L’Istruzione a Stroncone dal 1880 al 1920

“Istruire il popolo quanto basta, educarlo più che si può”

cit. Ministro della P.I Guido Baccelli 1894

Nella complicata organizzazione dello stato unitario, il ruolo della scuola risultò fondamentale perché rappresentava la strada principale, per indirizzare la cultura sociale e politica della popolazione, secondo linee che non si discostassero, da quella che era l’ideologia della classe dirigente. Più che la lotta all’analfabetismo, apparve importante, trasmettere quei valori di patria, lavoro, famiglia, accettazione della condizione sociale…escludendo tutto quello che avrebbe potuto favorire pensieri divergenti in grado di minare l’ordine costituito.

La gestione comunale e amministrativa, i tentativi di elevare la professione dell’insegnante attraverso la conquista di un degno stato giuridico, il difficile rapporto con le popolazioni rurali e le condizioni di vita disagiate in ambienti umili e poveri, classi numerose, a volte fino a 60 alunni per classe… realtà ricorrenti di fine ‘800, e Stroncone, non faceva di certo eccezione.

Il maestro, anzi la maestra

“Ma la mia maestra, che per noi fu ed è una seconda mamma è stata la sig. Giulia Faggioli, è superfluo parlare di lei, quando si è detto il suo nome si è detto tutto; chi non la conosce? chi non l’ama?chi non la stima come il suo nome merita? se l’educazione, la religione, l’abbiamo apprese dalla mamma, …da lei sono state rafforzate e moltiplicate, quando recito la coroncina al S. Cuore, ritorno tra i banchi della scuola; …mi rivedo in quella stanzetta con la mia maestra. Che dire dell’amor di Patria? Sapeva inculcarlo così bene nei nostri cuori e ci parlava della nostra bella penisola con un modo tutto suo particolare…Cara buona signora! Il vostro ricordo è legato a me come le mie persone più care…mi sarà caro sempre ricordare la mia cara maestra ai nipoti e pronipoti. Iddio benedica sempre le vostre azioni buone e vi conservi ancora in vita a conforto dell’umanità sofferente che da voi trova sempre conforto di parole e di carità. ( Taide Malvetani)

Questo è il ricordo che Taide Malvetani, poco più che ventenne, affidava alle pagine del suo diario nel 1901. Le sue parole descrivono proprio lo spirito educativo del tempo finalizzato a ” spargere” l’amore per la patria, la religione, la famiglia.

La maestra Giulia Valentini in Faggioli, godeva di una grande stima che le derivava anche dall’essere la consorte del medico condotto Augusto. I due non ebbero figli e, probabilmente, la “compassionevole dote” che suscitava in Taide molta ammirazione era proprio dovuta alle tragiche situazioni che poteva osservare, di riflesso, nella professione del marito. Egli stesso si fece portavoce, svariate volte, dei più umili nel sostenere la causa per un sussidio a causa dell’ estrema indigenza. Nel 1905, ad anno scolastico già iniziato venne chiamata a sostituire il dimissionario Chiorri Cesare, nella 2 e 3 maschile. Il Consiglio comunale deliberò la sua assunzione per un anno, anche perchè aveva già insegnato nelle medesime classi. La votazione avvenne con palline bianche e nere, su 16 votanti: 15 favorevoli e 1 astenuto.

Alla fine dell’ ‘800, il grado inferiore dell’insegnamento, sembrava essere esclusivo appannaggio delle donne. Un documento che riporta i nomi dei dipendenti comunali del 1911, conta 21 insegnanti donne e 5 uomini. Tra questi ultimi, uno era un sacerdote. Alla maestra si richiedeva di accompagnare con il suo senso materno la trasmissione di quelle attività che dovevano garantire il ruolo femminile all’interno del nucleo domestico. I contenuti delle materie che formavano il corso di studio nella Scuola Normale, prevedevano quei lavori donneschi che potevano estendersi dalla cura di piante e animali all’arte del cucito e del ricamo.

“…le candidate devono mostrare di aver acquisito speciale abilità nel tagliare o nell’apparecchiare gli oggetti di biancheria o gli abiti …e nel saperli bene cucire; e devono essere interrogate intorno al modo da tenere nell’insegnare i lavori di cucito nelle classi elementari” ( art.169 cap.XVI Regolamento del Ministro Boselli 1889)

Qualcuno ha definito, queste prime donne che si emancipavano dalla famiglia borghese e anelavano ad uno status diverso da quello di moglie e madre, come delle “pioniere”. Le Scuole, infatti, si trovavano spesso distanti dal luogo di origine e quindi dagli affetti più cari, per non parlare dei paesi dove esercitare tale professione, spesso situati in zone periferiche che mal si adattavano allo stile vissuto in città. A ciò si aggiunga che ad esse veniva richiesta massima integrità morale. Sindaci e Ispettori scolastici si informavano, addirittura, anche attraverso le ” voci di paese” considerate attendibili.

1906-L’Ispettore scolastico chiede informazioni sul conto della maestra Rocchetti Maura; chiede alla maestra Masi se sia maritata civilmente. Non dimentichiamo, inoltre, che per esercitare la professione di insegnante i comuni dovevano rilasciare certificato di indubbia moralità.

Mosca Maria proveniva da Pievetorina e aveva frequentato gli studi a Camerino; Vergnano Isabella era di Torino e aveva studiato a Novara; Uguccioni Tersilia era di Pesaro; Celestina Buranti era di Ravenna; Boccanera Giovanna di Leonessa e Ippoliti Angelina di Città Reale, per citare quelle più lontane. Avevano avuto esperienze in scuole di città e portavano a loro corredo encomi e menzioni di merito e lodi. Di certo la campagna stronconese doveva essere ben altra cosa rispetto ai loro sogni: Vasciano, Aguzzo, Finocchieto, Coppe, non solo erano scuole rurali ma spesso erano anche considerate non classificate o miste, uniche…con una numerosa popolazione di alunni 50-60 per classe oppure svuotate per la scarsa frequenza. Era una popolazione scolastica disagiata perchè l’idea di scuola pubblica era lungi dal divenire luogo di aggregazione per figli di famiglie abbienti. La borghesia si rivolgeva a scuole e precettori privati e dunque le scarne aule rispecchiavano esattamente le condizioni di vita degli allievi. Eppure esse svolgevano la professione con abnegazione e solerzia.

La signora Nobili Gaetanina, poverina! quanto era bruttina, la natura con lei era stata davvero matrigna, zoppa, un viso piuttosto lungo, brutta la bocca con denti finti, il labbro inferiore sporgente che pareva a volte gli toccasse il mento, forse per troppo bagnarsi l’indice nel rivoltare pagine di libri e di quaderni…per il resto scrupolisissima nell’adempiere il suo dovere, attivissima , infaticabile, aveva tutti gli anni più di cento ragazzi, per la prima, li tirava avanti eccome…le fu concessa la medaglia d’oro per 50 anni di insegnamento, non volle fosse festeggiata perché era in corso la guerra del 1915-18.(Taide Malvetani)

La scuola…non certo una priorità per tutti!

Nel giugno del 1896, l’Ispettore Scolastico, lamenta “l’infrequenza” della scuola di Finocchieto e afferma, in una nota, che la giunta comunale può variare i mesi di vacanza. Anche la maestra di Aguzzo chiede di chiudere la scuola e fa richiesta per due mesi di stipendio anticipati.

Probabilmente, anche qui, accadeva quello che era comune a tutte le realtà contadine: nei mesi invernali, quando i lavori della campagna erano fermi, le classi si affollavano ma appena ricominciavano l’aratura e la semina, i ragazzi aiutavano nei campi, disertando la scuola. D’altro canto, la povertà era considerata una eccezione all’obbligo scolastico , come aveva sancito anche la Legge Coppino ( 1877) definendola un impedimento legittimo. Era anche vero però che il Regio decreto del 9 Ottobre 1895, sull’Istruzione obbligatoria affermava che: “sindaci, ispettori e insegnanti dovevano operare a far sì che i fanciulli tutti si iscrivano alle scuole

In un’ Italia dove il 78 % della popolazione era analfabeta e per lo più contadina mezzadrile, l’istruzione, seppur importante rimaneva comunque un passo indietro rispetto alle misere condizioni di vita dei più. Era questa la vera battaglia che i giovani maestri si trovavano a combattere quotidianamente. A Stroncone, il quadro della situazione si poteva facilmente desumere dalle richieste per sussidi alla Congregazione di Carità. Famiglie numerose che venivano sostenute da un unico lavoratore spesso chiamato a giornata, contadini e artigiani che contavano sull’aiuto dei figli per svolgere le loro attività. Anche elemosinare era considerata un mezzo di sostentamento e quando la malattia si abbatteva su di loro non restava che sperare in un seppur minimo e temporaneo aiuto economico

F. Amabile, è malata e quindi impossibilitata a lavorare, solo il marito deve provvedere a mantenere la numerosa famiglia e non può neanche comprarsi le medicine

C. Angelo, ha il figlio gravemente malato, giovane sostegno della famiglia, capace di dargli un aiuto col lavoro

A. Giuseppe, da lungo tempo malato non ha di che mantenere i suoi tre figli piccoli

P. Paolo, non trova lavoro a giornata e ha moglie e figlio da mantenere

M.Stanislao, è da molti giorni malato e non può guadagnarsi da vivere

P. Attanasio vive di elemosina ma ora è malato e vive nell’indigenza

A. Angelo è povero e carico di famiglia

G. Enrico è muratore ed è malato di febbre tifoidea, non ha beni di fortuna e mantiene la famiglia col lavoro delle sue braccia e ora che non può guadagnare, chiede un sussidio

perfino le avverse condizioni meteorologiche, erano in grado di mettere in ginocchio la povera economia

G. Pietro “stante il cattivo tempo si trova inabile a poter lavorare”

R. Felicita ricava poco dal lavoro e non può essere aiutata dai figli che “con queste stagioni hanno da pensare non poco per sè”

M. Francesco non può lavorare a causa del rigido inverno

In questa situazione drammatica, si confrontavano quotidianamente gli insegnanti, facendo fronte anche alle situazioni disagiate dei locali in cui operavano.

Il Direttore Napolitano, nel 1888, fa presente al sindaco i provvedimenti da prendere nell’edilizia scolastica fatiscente: nella scuola di Vascigliano, le finestre devono essere munite di vetri; nella scuola di Vasciano e Finocchieto, vanno sistemati il tetto e il pavimento; denuncia il locale angusto di Santa Lucia, in cui sono raccolti bambini di 2 e 3 classe; nel capoluogo occorre sistemare” i mattonati per impedire che i bambini inciampino nei mattoni smossi”

L’Amministrazione e la Congregazione di Carità aiutavano per quello che era nelle loro possibilità imbrigliate, anch’esse, negli assidui controlli del potere centrale, rappresentato dal sottoprefetto e mal si muovevano nelle rigide maglie della burocrazia statale.

Nel 1899, la maestra Vergnano , scrive per segnalare lo stato di estrema povertà di molte sue allieve che “si presentano a scuola sprovviste degli oggetti più indispensabili per scrivere: quaderni,penne, pennini e carta sugante. A causa di tale mancanza non può ottenere da loro il profitto richiesto.” La Congregazione concede £ 2

Nel mese di dicembre del 1900, la scolaresca di Vasciano, si deve trasferire nella casa parrocchiale a causa del tetto malridotto. La casa parrocchiale è ancora senza occupazione da parte del titolare che è atteso da un momento all’altro. Il comune paga una mensilità di £ 1,90 al reggente la parrocchia.

Il libro

La formazione pedagogico-didattica degli insegnanti di fine ‘800, era varia e non sempre avveniva con un titolo legale. Una risposta a tale mancanza, venne dalle Conferenze pedagogiche con la circolare del Ministero P.I. n.706 del 22/06/ 1883: ” Vista l’utilità che hanno recato le conferenze pedagogiche tenutesi negli scorsi anni in alcune città del regno, allo scopo di diffondere le cognizioni dei modi più efficaci d’istruzione e di educazione nelle scuole primarie e popolari, volendo dare uno stabile e definitivo assetto a tali conferenze decreta che le conferenze pedagogiche avranno luogo ogni anno… nella seconda quindicina del mese di settembre”

Le Conferenze volevano contribuire alla formazione degli insegnanti specialmente venendo incontro a quelle situazioni in cui, per la carenza di personale si permetteva di svolgere questa professione anche a chi non aveva requisiti. Si svolgevano nei capoluoghi di provincia, nei centri maggiori erano presiedute dal Provveditore, in quelli minori dall’Ispettore scolastico, come appunto il caso di Stroncone.

Un aspetto non trascurabile di questa difformità nella preparazione del corpo docente, era la preoccupazione dello Stato, per la trasmissione di un sapere , non sempre, in linea con il pensiero politico prevalente e dunque “pericolosa”. Ecco allora che la scelta del libro del testo ad opera dello Stato, serviva a garantire contenuti uguali e una omogeneità del pensiero pedagogico: “scongiurando un’ampia e sconfinata libertà nell’uso dei libri di testo”. Il libro diventava così, il mezzo indispensabile, non solo per l’insegnamento delle nozioni, ma anche per comunicare e “suggerire” , attraverso le letture, ” regole sociali di comportamento”. Si capisce, allora, come, fornire libri, alle scolaresche, diventava un obbligo verso cui il Comune e la Congregazione di Carità non potevano sottrarsi.

Francesca Cattani a nome dei suoi scolari fa istanza di £ 8 per acquistare libri e quaderni. Gliene vengono concesse soltanto 2

Nel dicembre del 1902, la Congregazione comunica al Direttore di aver fornito ai fanciulli poveri delle scuole elementari di Stroncone, £ 3,05 per l’acquisto di libri. I prezzi dei libri variavano: £0,60- £ 0,15-£0,30- £ 1,00-£1,90

Al figlio di Adele Forzanti, vedova e in povertà, vengono forniti i libri per il figlio maggiore che frequenta le scuole elementari del comune.

Una professione ricercata ma irta di ostacoli

Nel 1864, la carenza di maestri era talmente alta che a fronte dei 50 000 necessari, ce n’erano solo 16.770. Nel 1892 la situazione era talmente grave che si ricorse anche ad arruolarli attraverso gli annunci sul Corriere dei Comuni .

Il corso di studi era di 4 anni, 2 per il corso inferiore e altri 2 per quello superiore, poi bisognava conseguire la patente. In realtà, per oltre un decennio, per ovviare alla mancanza di tali figure, si accettavano anche persone che tali requisiti non li avevano e spesso erano i Consigli Comunali a deliberare sull’assunzione di questo o quella persona.

E’ il caso di Pisani Maria di Catanzaro, che non riuscì a conseguire il titolo nella Scuola Normale di Rieti, a causa di una malattia, che venne chiamata a sostituire il maestro Frattaroli, nella frazione di Vasciano, nel 1908. L’Ispettore scolastico la raccomandò pur essendo sprovvista di titolo e tale Atto, venne regolarmente approvato dal Consiglio Provinciale Scolastico. Quando nel 1911, chiese le dimissioni, sulle note che accompagneranno l’accettazione delle dimissioni, si leggerà che:” il modo in cui ha condotto il suo officio ha compensato quello che non aveva“.

Per lo più, le donne, avevano la patente per il grado inferiore e, spesso, pur possedendo anche quella di grado superiore erano impiegate nel gradino più basso. Era rarissimo, poi, vederle impegnate in materie come la ginnastica ad esempio, in quanto il corso si praticava nei ginnasi e nei licei a carattere misto, un ambiente quindi disdicevole secondo i pregiudizi del tempo. Le classi del grado superiore erano riservate, quasi sempre ai colleghi maschi che portavano “ esempio delle forza, del coraggio, in una parola della virilità” ( Il rinnovamento scolastico, 1893).

La diversa considerazione tra sessi, caratterizzava anche il trattamento economico, che era a sua volta diverso a seconda che l’insegnamento avvenisse in scuole rurali o urbane e grado scolastico. Le donne venivano a percepire un salario di un terzo inferiore a quello dei maestri. Nonostante il legislatore avesse più volte cercato di uniformare titoli di studio, abilitazioni e trattamenti economici con le leggi: Orlando, Casati, Credaro, tuttavia, a causa della carenza del personale scolastico, i Consigli Comunali, almeno nei piccoli centri continuarono a gestire la figura dell’insegnante. Questo comportava che gli incarichi erano sempre provvisori e lasciati alla discrezionalità degli amministratori, lo stesso stipendio non era sempre adeguato e spesso appigliato alle larghe maglie delle eccezioni che le Leggi lasciavano aperte. Certamente i disagi non erano solo per i maestri ma anche per le stesse amministrazioni che potevano trovarsi a causa di improvvise dimissioni nell’impossibilità di garantire la regolarità dello svolgimento dell’ anno scolastico. Evento che non di rado avveniva anche a Stroncone.

In particolare, quando il maestro Chiorri lasciò l’incarico ad anno già iniziato, non solo ci si trovò nella situazione di dover provvedere nell’immediatezza a ricoprire le classi ma, il Chiorri portava via con sé anche la competenza nella direzione del Civico Concerto, il che causò un ulteriore problema di non facile soluzione.

Spesso, gli incarichi venivano abbandonati a causa del misero stipendio e, soprattutto in questi anni di fine secolo, il maestro, per sbarcare il lunario faceva anche un secondo lavoro. Inoltre, come già precedentemente detto, la disparità di trattamento economico tra scuole rurali e urbane, faceva protendere per l’accettazione di mandati cittadini, dove anche la vita quotidiana si rivelava meno disagiata.

Dai registri della Tesoreria Comunale, possiamo risalire al trattamento economico del personale della scuola del luogo: la ritenuta che più lo evidenzia, è la ritenuta di una giornata di stipendio ai sensi della L. 8/7/1904 n.407 art.29 essa prevedeva il pagamento da versarsi alla Cassa Depositi e Prestiti” per provvedere in avvenire a rendere più larga e proficua l’educazione e l’istruzione degli orfani degli insegnanti elementari”.L’importo della giornata equivarrà alla trecentosessantesima parte dello stipendio annuale netto, goduto dal direttore e dall’insegnante al 1 gennaio del corrente anno” (1904).

Napolitano Cipriano : £ 3,48; Valentini Giulia: £ 2,50; Danielli Ginevra £ 2,13; Buranti Celestina £ 1,66; Frattali Luigi £ 1,40; Leonardi Salvatore : £ 0,70.

Napolitano Cipriano quando prende servizio nel 1881, nelle scuole del grado inferiore percepisce uno stipendio di £608, due anni dopo, passa a quello superiore e il suo stipendio è di £ 770. Nel 1886 diventa Direttore delle scuole con uno stipendio di £ 796 che però vengono aumentate in sei anni fino a raggiungere £ 1000.

Nel 1908 la maestra Borzacchini Ines viene nominata a Finocchieto con uno stipendio di £ 600 annue e un aumento, fino a 660,00 con delibera della Giunta e approvazione del Consiglio Provinciale Scolastico;

Le altre ritenute erano poi riferite al Contributo Monte Pensioni ( 19 giugno 1878 Atto c. 74), e alla ritenuta di Ricchezza Mobile ( 14 luglio 1864).

La gestione amministrativa locale e statale

Nel 1896, per la Pubblica Istruzione, il Comune di Stroncone riceve £ 399,52 in sussidi dallo Stato e £ 100 dalla Provincia per un totale di £ 499,52

Nel 1889 riceve un Contributo dallo Stato per gli aumenti di stipendio ai Maestri £ 216,68; le spese per l’Istruzione pubblica ammontano in totale a £ 6 409,00, tra esse, £ 100 sono destinate a mobili, arredi. Si tratta di spese per l’affitto di locali: S. Filippo, Vasciano, Finocchieto, Aguzzo; contributo Monte pensioni; manutenzione locali; illuminazione e riscaldamento; premi agli alunni. C’è anche l’acquisto del calendario scolastico £ 15 in 6 copie

Per effetto della Legge 8 luglio 1904, ( ministro Orlando), la Tesoreria della Provincia di Perugia, versa in favore del comune di Stroncone 945,75 centesimi, per il concorso dello Stato nella spesa per gli aumenti di stipendio agli insegnanti elementari. Nel 1906, saranno £ 365 ed inoltre riceverà dal Ricevitore Provinciale in Perugia, £ 116,78 per sussidio istruzione elementare in base al Mandato dell’Amministrazione Provinciale dell’Umbria

Nel 1911, l’Amministrazione delle Scuole passa alla Provincia con la Legge 4 giugno 1911 n. 487

Il Comune di Stroncone deve contribuire versando annualmente, alla Tesoreria di Stato £ 6,972,25.

Nel 1911, lo stesso M.P.I. però paga al Comune parte della somma stanziata per l’esercizio delle Scuole elementari £ 3 188,00 per effetto della L. 15/7/1906 n.383 e per il concorso dello Stato per l’aumento dello stipendio dei maestri elementari agli effetti della Legge 11/ 4 /1886.

Bibliografia

Documenti conservati presso Archivio storico del Comune di Stroncone

Ministero del Tesoro-Bollettino Ufficiale volume XXIV anno 1906, Roma Tipografia Nazionale di G. Bertero e C. Via Umbria

Archivio Centrale dello Stato- fonti per la storia della scuola -C.Covato e A.M. Sorge, “L’istruzione normale dalla legge Casati all’età giolittiana”- Arti grafiche Panetto-Petrelli, Spoleto -Roma, 1994

F. Rosa-L’Istituzione scolastica nel periodo successivo all’Unità-

LA CACCIA A STRONCONE: PRIMA META’ DEL ‘900

I monti intorno all’abitato, trasmettono un senso di stabilità e protezione. Le cime arrotondate e le linee morbide, si susseguono in un sinuoso sali-scendi…Guardandole, ci coglie, quasi, la voglia di seguire, con un dito, quei contorni, che si stagliano contro il cielo, quasi a volerne ripetere il disegno. Essi, sembrano avvolgere le case con i boschi misti di conifere e alberi caducifoglie sparsi lungo i fianchi. Una riserva naturale di “frutti” e animali, stanziali e migratori, che vi trovano un habitat favorevole alla riproduzione. Fin dal più lontano passato, questi luoghi, hanno rappresentato, per gli industriosi stronconesi, una fonte di sussistenza. Sopra ogni altra attività, la caccia, sembra essere quella più longeva, che, per passione tramandata, di generazione in generazione, si ripete come un rito sacro agli inizi dell’autunno.

Montagna e Caccia, un binomio quasi inscindibile…

“...poi i boschi tutt’intorno, la solitudine e lo stesso perfetto silenzio che la caccia esige, favoriscono una grande eccitazione del pensiero.” (Plinio il Giovane)

Nel 1600, Mezenzio Carbonario, descriveva le montagne intorno alla città di Terni, come “selve aspre da legnare e cacciare tanto a volatili, quanto a quadrupedi” …e ancora, “ricca di (…) animali come piccioni buonissimi che vengono a mangiarli da altre città. Lepri, cinghiali, tordi se ne mangiano tanti (…).

Una caccia secolare: le “palombe”

Trovandosi nella linea migratoria, prima di giungere sul litorale laziale, l’ Appennino centro meridionale, tra settembre e ottobre, può assistere al passo di colombacci e colombelle. Un momento, nella stagione venatoria, tra quelli più attesi ed emozionanti. I boschi di pinete, querce, cerri, faggi, castagni, carpini…offrono cibo e riparo a questi volatili che amano cercare il cibo, durante il giorno, spostandosi con voli di “traccheggio” al mattino e alla sera. Ghiottissimi di ghiande prediligono le zone in cui questi alberi sono presenti, e la maturazione del frutto coincide proprio con i “loro viaggi autunnali“. La quercia sembra essere un bene prezioso nelle nostre zone e non sono poche le citazioni presso il Giudice Conciliatore o nei verbali di contravvenzione dei casi in cui viene danneggiata insieme al suo frutto.

1916-Giuseppe M. viene citato per £ 20,00, per aver raccolto la ghianda nel recinto di Macchia Riservata, provocando danni all’esercizio della caccia alle palombe”.

L’Umbria insieme alle Marche è la regione in cui la caccia alla palomba è stata praticata da tempi molto antichi e dove i cacciatori hanno affinato le tecniche di cattura. La caccia con i volantini, ad esempio, è una di queste, mentre, l'”azzico”, sembra, proprio essere, un’invenzione tutta umbra. E’ costituito da un colombaccio che muove le ali, mentre è nell’atto di strappare la ghianda dalla quercia. Si diceva che i cacciatori umbri e marchigiani, avessero fatto, di questa attività,” una religione”. Tanto ebbe, nel passato, rilevanza storico-economica, che lo Stato Pontificio, nel 1600, legiferò in più occasioni per regolamentarla e tutelarla.

Un territorio agreste

Nel periodo preso in considerazione, il territorio era ben diverso da come si presenta oggi. Fatta eccezione per le abitazioni incastellate, tutto intorno era campagna e boscaglia, dove si alternavano coltivazioni di olivi e viti. L’immediata periferia, con località come Palombara, San Liberatore, Collepila, Madonna del Colle, che, in un recente passato, hanno visto un intenso sviluppo edilizio, erano luoghi dove era possibile esercitare l’attività venatoria.

Palombara, deve il suo nome al luogo idoneo per la caccia ai colombi. Citazioni al Giudice Conciliatore: 1905-M. Terenzio contro G. Pietro per £ 20,00 per essere stato più volte a cacciare nel suo terreno a San Liberatore tirando sugli ulivi col frutto pendente. A Collepila, c’era un roccolo per l’uccellagione: un intricato labirinto di siepi ai piedi di un grosso leccio, visibile ancora oggi . Madonna del Colle, veniva considerato luogo idoneo per il tiro a piattello in quanto lontano dall’abitato.

Le tecniche di uccellagione

Nel periodo del “passo”, i proprietari di fondi, assoldavano al proprio servizio, cacciatori che procuravano la selvaggina destinata ai mercati non solo regionali. I cacciatori spargevano cibo negli appostamenti facendo così abituare a sostare i colombacci. Creavano, con delle piante, capanni e spiazzi dove veniva posto il becchime. Quando i volatili arrivavano, le reti, dette panie, venivano tirate e catturavano un sostanzioso numero di capi. Era una caccia senza fucile, che fruttava un notevole guadagno per i proprietari, che potevano essere anche affittuari del fondo. L’esistenza della figura del cacciatore di professione, si può evincere da un documento comunale in cui alla richiesta di G. Vincenzo, di rilascio del porto di fucile a tassa ridotta, si risponde che, non essendo cacciatore di professione, bensì calzolaio, era tenuto a pagare la quota per intero. Gli avvistamenti dei selvatici risultano già dai registri del 1879. Tra le tecniche di uccellagione, c’era anche il roccolo, una costruzione in muratura o in legno, alta e stretta, con una torretta al centro di varie siepi e piante. Avvistati gli animali, il “roccolatore” lanciava uno spauracchio che costringeva i volatili a ripararsi tra la vegetazione in cui erano preparate le trappole. Queste catture servivano anche per rifornire i cacciatori degli uccelli di richiamo per capanni e appostamenti fissi.

Nel 1901 un documento, così stabiliva la Caccia con panie. ” Ove un cacciatore con boschetto fisso e panie volesse esercitare contemporaneamente più boschetti anche in località diverse dello stesso comune, occorre sia munito di tante licenze quanti siano i posti in cui caccia. Nella domanda collettiva occorre indicare, oltre i posti, anche le persone che lo rappresentano. La tassa di concessione per la licenza è di £ 24,40 più 0,60 per marca; per le altre licenze sussidiarie la tassa si riduce la metà, ossia 12,80. Tra i documenti da dichiarare serve anche il nullaosta con dichiarazione che il richiedente ha ottemperato gli obblighi sull’istruzione elementare riguardo a sé o alla prole“.

Anche nel 1928, per esercitare tale attività occorreva comunicare il luogo e il proprietario del fondo

1909Vittori Vitaliano e G. Luigi, a più riprese, si citarono presso il giudice conciliatore per dispute sulla caccia. Da esse scopriamo che 2 tordi e 3 fringuelli, utilizzati per 50 mattine, potevano valere fino a £ 30,00; che il mantenimento di un fringuello cieco, costava £5,40, e £ 6,00 un tordo e una cecafella; il costo di una gabbia era di £ 1,00 e che, la metà di fitto di caccia, relativo ad una quercia per uso caccia, aveva il valore di £ 7,50; un fringuello cieco e altri richiami vivi, £ 25,00.

Un’attività che teneva unita una comunità

Non è difficile immaginare, nelle mattine di cielo sereno, gli uomini avviarsi a piedi o con mezzi di fortuna, assieme ai loro cani, per i sentieri montani fischiettando e pregustando la cattura e la narrazione che l’avrebbe accompagnata. Che sia vacante o di appostamento, la caccia, richiedeva comunque, una tecnica e un’abnegazione non indifferenti. Scrutare il cielo, trascorrere ore ed ore su capanni o nascosti dietro ramazzole, presupponeva anche un impegno fisico, insieme alla costanza e alla tenacia. Racconti e resoconti, poi, animavano bettole e botteghe in una sana competizione basata sullo sfottersi a vicenda…Il tutto in una condivisione sociale e una comunione di intenti anche nella gestione del patrimonio boschivo e montano che qui, ogni cittadino considerava e considera proprio.

Un’arte per pochi: l’abilità di fare cartucce

Le cartucce venivano fabbricate in casa, per la mancanza di disponibilità economiche o per passione per la balistica, con procedimenti lunghi ed elaborati. Dosi diverse da persona a persona, erano il risultato combinato tra l’ arma cui erano destinate e le prede da abbattere; venivano conservate gelosamente dai cacciatori più esperti, condivise solo a familiari e amici più intimi.

Materiali, quasi sempre di recupero, si sposavano con la capacità di riutilizzo insieme a tecniche e abilità raffinate. I bossoli venivano riciclati e riadattati attraverso il taglio dell’orlatura e la calibratura del fondello; Il piombo, rimediato da altri oggetti, veniva fuso e poi trasformato in pallini attraverso colini adatti; per riempire lo strato che separava la polvere dal piombo, veniva prodotto il borraggio: sughero macinato oppure semola; i cartoncini, che servivano per chiudere i vari strati, erano fatti a mano con stampi di ferro battuti col martello; i tubetti o innesco, già utilizzati, venivano ribattuti e spianati per essere riempiti di fulminato di mercurio (fiammiferi) e riutilizzati. Altri strumenti consentivano di dosare la cartuccia in modo equilibrato: dosatori ( dose paro e colmo); bilancini di precisione; imbuti di piccole dimensioni; bordatrici a mano per creare il bordo che, insieme ai cartoncini, avrebbero chiuso le cartucce. Corpetti Ermenegilda e Contessa Otello, erano rivenditori di polveri piriche, dette anche polveri nere, che venivano usate per fare cartucce. Erano molto pericolose poiché avevano una potenza difficile da gestire ed inoltre potevano compromettere la velocità dello sparo, perché sensibili all’umidità.

Se per le classi più abbienti, la cacciagione serviva ad arricchire la tavola, per le persone più modeste poteva fare la differenza tra mangiare o saltare i pasti, inoltre era un modo per consumare la carne alternandola ai cibi poveri. C’era l’usanza di cuocere e conservare gli uccelletti sott’olio che, dunque, diventavano provviste alimentari. A causa della crisi economica degli anni ’20, venne emanato il D.M. del 30 ottobre 1920, che doveva regolamentare l’uso delle carni fresche o conservate. Dal divieto, la cacciagione venne esclusa.

Dalle ore 15 del mercoledì a tutto il venerdì di ciascuna settimana, è vietato vendere al pubblico e consumare nei pubblici esercizi, carni bovine, bufaline, ovine (…) Dal divieto sono eccettuate le frattaglie, la cacciagione (…) “

La società dei cacciatori

Da un documento del 25 marzo 1929Sin dal 1891 in Stroncone, iniziatore il Comune (che procura un onesto divertimento ai cittadini), si fondò una Società di Cacciatori che preso in affitto il bosco comunale di Macchia Riservata, istitutiva una riserva per la caccia alle palombe”.

La Società intenta causa contro Contessa che voleva impiantare nelle sue proprietà, all’interno della riserva, una servitù di caccia. Il Contessa riconoscendo i diritti comunali pretese una palomba ogni anno, cosa che la Società fece. Alla sua morte, l’erede David disse che la Legge era cambiata e che le distanze erano cambiate e lui poteva cacciare. Per trascuratezza della Società dei cacciatori vinse per vie legali. Si chiede, quindi, al Podestà di poter recuperare tale cosa dal momento che oltre a far cosa grata alla popolazione di Stroncone che non ha divertimenti di sorta, rende al Comune un reddito annuo di £ 1500. L’ex Comune di stroncone, ora Terni, riserva tutte le sue proprietà di circa 130 ettari nelle località di Macchia riservata, Valle Castiglioni, Tavola, Cesanto, Capoliana, non includendo i piccoli appezzamenti privati che per 36 anni non hanno obiettato.

Fitti di caccia comunale e relativa normativa

Il fitto dei posti da caccia, ha da sempre rappresentato una voce nei bilanci comunali.

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Nel 1911 il costo era di £ 257,00 diviso in due rate.

B. Costantino fa domanda per avere il capanno a Finocchieto; M. Benedetto per Monterotondo; G.Antonio per Fontazzano; Rosa Ilario per Pipiolo; V. Serviliano per Macchia riservata; Corpetti Federico per Collepicchio e per Montigrandi; C. Ugo e G. Domenico per Macchia Riservata.

Nel 1921, a causa del disavanzo di cassa,nel bilancio comunale, che perdurava dall’anno precedente, venne aumentata la quota di £ 20,00.

Nel 1924 la Direzione Generale dell’Agricoltura, con un telegramma, rendeva noto che la domanda di concessione di Riserva di caccia era stata accolta

Nel 1927, in voc. Solagno Valle li Pennoli venne adibito un capanno da caccia.

Nel 1928, a Monterotondo, M. Arduino, venne multato perché sistemava il boschetto da caccia in proprietà comunale; L. Antonio, perché sistemava il boschetto da caccia in voc. Lubrelle, proprietà comunale.

1928- C. Antonio, fece domanda di licenza per cacciare con capanno con frasche e richiami vivi senza preparazione di sito;

Nel 1928 pagarono la tassa per porto di fucile, rivoltella e per licenza di caccia con panie: Alfonso A., Ruggero G., Antonio C., Antonio L., Italo P., Florido P., Pietro C., Domenico M., Luigi N., Giuseppe P., Nazzareno A., Giosuè S., Giulio P., Emiliano L., Guido D., Ernesto S., Contessa D., Eugenio C., Vittorio P., Generoso S., Guido S., Giocondo S., Leonardo L., Giovanni G., Martino G., Luigi G., Pietro F.; il costo del porto di fucile era di £114,10; quello di porto di rivoltella, 153,10; la tassa della caccia con panie , venne aumentata di £ 0,60 per un totale di 108,65.

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Nel 1929, il Comune di Rieti, emanò un’ordinanza di: Divieto di costruire capanni e altri ripari in Moggio, per uso caccia.

Nel 1942 i posti di caccia comunale risultavano essere: Macchia Riservata; Pipiolo; Macchialunga; Fondazzano ( in alcuni documenti anche Fontazzano; Montigrandi; Taballe; Monterotondo; Cimavalli; Mandrioli. Essi venivano attribuiti attraverso un’asta pubblica.

Essere titolare di porto di fucile, era pregiudiziale per ottenere un qualsiasi sussidio. E’ il caso di D. Otello che, nel 1936, chiese di essere iscritto nel registro dei poveri e perciò dichiarò di non aver rinnovato la licenza da caccia, dal momento che nell’anno precedente,a causa di essa, gli era stata precluso l’inserimento negli elenchi comunali.

Il certificato di abilità al maneggio delle armi, doveva essere rilasciato dalla sezione di tiro a segno. Se un minorenne voleva rinnovare il porto di fucile, per uso caccia, doveva esibire, fino all’anno in cui concorreva alla leva, il certificato di frequenza del tiro a segno.

11 maggio 1923 Documento comunale “... costituzione di una società per il tiro di addestramento al piattello per cacciatori locali, chiedono il permesso di cominciare l’attività in località Colle della Madonna, luogo piano e distante dall’abitato. Sempre nel 1923, ad agosto, il Presidente della soc. Tiro a volo di Stroncone, Augusto Genuini, chiese di poter indire gare di tiro a piattello con premi in denaro. Osservando la data è lecito supporre che potrebbe trattarsi di gare organizzate in occasione dei festeggiamenti per il Beato Antonio.

Un’altra entrata per le casse comunali, derivante, seppur indirettamente dall’esercizio venatorio, era la tassa sui cani. Nel 1911 è di £ 2. Nel 1920, secondo il decreto luogotenenziale del 1918, vennero aggiornate le tariffe e, la quota fissata, per i cani da caccia, passò a costare £ 50 annue.

Nel 1924 la Direzione Generale dell’Agricoltura, con un telegramma, rendeva noto che la domanda di concessione di Riserva di caccia era stata accolta.

La regolamentazione dello Stato

Dal Bollettino delle privative industriali del Regno d’Italia-vol.11 parte 1 del 1912

ISTRUZIONI PER LA VIGILANZA CONTRO LA CACCIA DI FRODO: ” La vigilanza è affidata ai Carabinieri Reali, alle Guardie di città, agli Agenti forestali, agli Agenti di Finanza, alle Guardie municipali, alle Guardie campestri, agli Agenti daziari (…) La vigilanza è diretta a prevenire ovvero a reprimere la caccia di frodo. La vigilanza preventiva provvede a impedire che venga presa o uccisa selvaggina in tempi o con mezzi vietati”. (…) Dovranno essere vigilati luoghi resi inservibili e distrutti mezzi aucupi vietati, la vigilanza, inoltre, deve impedire il commercio di selvaggina per questo tale vigilanza deve essere estesa dai luoghi di caccia alle vie di comunicazione fino ai negozi e ai locali di consumo. La vigilanza repressiva è vivamente raccomandata perché rende improduttivo il bracconaggio impedendo il commercio del prodotto”. (…) Occorre pertanto che gli agenti, i quali risiedono nell’abitato (…) pratichino indagini (…) per scoprire la selvaggina presa o uccisa di frode, valendosi di ogni indizio o notizia, utili allo scopo e sopra tutto senza preoccupazioni alcune nei riguardi delle persone e dei luoghi che debbono essere oggetto delle indagini stesse”. (…) Agli agenti che accertano la contravvenzione spetta il quarto della somma pagata dal contravventore per condanna del magistrato o per oblazione”.

La professione del cacciatore, venne riconosciuta dal D.L. del 21 Aprile 1919 n. 603 in tema di: “Assicurazione obbligatoria contro l’invalidità e la vecchiaia, per le persone di ambo i sessi che prestano l’opera loro alle dipendenze di altri”. All’art.1 tra: operai, apprendisti, garzoni, assistenti, commessi …ecc.,troviamo gli impiegati delle industrie, dei commerci, delkl’agricoltura , compresa la caccia e la pesca..

LEGGE 7/6/ 1928 n. 1248 in difesa della granicoltura

Il provvedimento venne emanato per proteggere il raccolto del grano. Consentiva la cattura dei passeri e dei nidi, anche nei mesi di aprile e di maggio. Consentiva detta cattura anche con il fucile …”qualora non sia possibile operare la cattura con reti”.

Inoltre, specificava che …”tale difesa non deve essere un pretesto per dar luogo ai più gravi abusi, specie in considerazione del tempo in cui verrebbe esercitata, tempo della riproduzione di tutte le specie nobili stanziali”.

Divieto di caccia per neve: Il 12 dicembre 1929, la Commissione Provinciale Venatoria, emanò il divieto di caccia, specialmente nelle frazioni e nelle borgate: “data la stagione in cui può improvvisamente cadere la neve”.

1937 Norme per la selvaggina importata

Il Ministero dell’Agricoltura e Foreste, dettava così, le norme per la selvaggina importata dall’estero:

L’ordinanza aveva come scopo quello di tutelare il territorio nazionale a livello sanitario dall’importazione di animali destinati al ripopolamento delle Riserve di caccia affetti da tularemia o da altre forme infettive. “….devono essere scortati da un certificato rilasciato da un veterinario di Stato attestante l’origine e la provenienza da località immuni da tularemia o da altre forme infettive; devono essere riconosciuti sani dal veterinario di confine; nelle riserve devono essere mantenuti in isolamento per un periodo di giorni…”

Guardie campestri e guardaboschi

Un territorio vasto come quello del Comune di Stroncone, con un imponente patrimonio boschivo, non ha mai potuto fare a meno di avere alle sue dipendenze guardie campestri e guardaboschi. Purtroppo, però, le vicende che hanno visto alternarsi, negli anni, queste figure ha creato non pochi grattacapi agli amministratori, che, si sono trovati più volte ad applicare sanzioni disciplinari.

Nel 1883, Brunetti Ernesto, venne nominato Guardia campestre di un Consorzio formato tra il Comune di Stroncone e alcuni particolari della borgata di Finocchieto. Nel 1886 venne nominato nel capoluogo con un salario annuo di £ 360,00. Nel foglio del registro del personale comunale, viene definito competente nella lettura e nella scrittura.

Massoli Francesco nel 1868 venne nominato guardabosco municipale con giuramento e un assegno annuo di £ 191,52 poi alzato a £ 225,00. Nel 1874, mentre era in servizio notturno presso il laghetto di abbeveraggio di Ruschio, venne colpito da un colpo di fucile e ferito alla spalla.

Nel 1900, lo stipendio era di £ 900 annue, più la metà dei proventi delle contravvenzioni conciliate.

Nel 1911 a Massoli A., guardabosco comunale, venne inflitta una punizione disciplinare per £5,00 dal Sottoprefetto.

Nel 1911, erano iscritti tra i dipendenti comunali, come guardie campestri: Gasbarri Generoso, Giubila Andrea e Brunetti Ernesto.

Nel 1912 chiesero di entrare a far parte dei dipendenti comunali Rossi Gabriele e Massoli Ernesto.

Nel febbraio del 1914, a seguito di Pubblico Concorso, resosi necessario a seguito delle dimissioni di Rossi Gabriele e della morte di Brunetti, prese servizio Massoli A., per la durata di un biennio. Tale incarico, però non riuscì ad approdare alla data di scadenza, in quanto, già a novembre, il Massoli, venne sospeso per indisciplina e insubordinazione. “Incurante dei suoi doveri e dedito al vino, incurante dei richiami verbali ripetutamente ricevuti. Nella seduta consiliare, del 13 novembre, con voto segreto si sospende il suo salario per 15 gg.” In realtà la vicenda era molto più complessa. La situazione del Massoli si univa, infatti, a quella di un altro omonimo ( almeno nel cognome) anche lui guardia comunale, che aveva ricevuto la sospensione del salario a causa di insubordinazione. Entrambi vennero licenziati. Contro di loro si possono leggere le seguenti motivazioni: “hanno dimostrato ad esuberanza di essere privi di ogni senso morale e quindi assolutamente inetti al compimento dei loro doveri. Oltre ad essere dediti al vino, attaccabrighe, indisciplinati, insensibili ai richiami e alle punizioni, ricevono denaro e donativi da quelli ai quali dovrebbero contestare le contravvenzioni sia per pascolo abusivo sia per furto di legname e simili. L’Amministrazione non può più avallare tali comportamenti ormai noti pena la sua rovina e il decoro. Ad unanimità con scrutinio segreto fatto con palline bianche e nere viene deliberata la cessazione dal servizio al 31/ 12 / 1914.”

Il 5 febbraio 1915, i Carabinieri ritirarono dall’abitazione di Massoli A. le armi date in consegna dall’Amministrazione comunale: 1 moschetto n.1870 con baionetta triangolare e cinghia di cuoio naturale; 1 berretto con il monogramma G.B.; 1 pacchetto di cartucce a pallanota n.8 delle quali 3 esplose; nega di aver avuto in consegna una rivoltella.

Il 15 febbraio 1915, venne bandito un nuovo Concorso per la nomina di due guardaboschi. Dalla prefettura arrivò la seguente raccomandazione: “Si ravvisa la necessità di provvedere al più presto per non lasciare i boschi incustoditi” . La situazione non cambiò di molto. Il 7 ottobre 1919, vennero sospesi dal salario per 5 giorni Serlorenzi B. e Massoli D. per negligenze continue. A maggio avevano già ricevuto la censura.

E la storia continuò. Nel 1928 venne sospeso il salario ai guardaboschi Leonardi A. e Giacomini G., perché” più volte, nel mese di ottobre si recarono senza regolare permesso in perlustrazione nei boschi comunali ognuno per proprio conto dilettandosi di caccia”. Il delegato del Podestà, propose, allora, di sospendere loro lo stipendio di due giornate ma non il servizio. Propose, inoltre che:” venga rilasciato il permesso di porto d’armi per rivoltella e moschetto perché le armi attualmente possedute sono inservibili e così si evita che, per difesa personale portino il fucile con il quale potrebbero andare a caccia“.

Bibliografia

Documenti conservati presso l’Archivio storico del Comune di Stroncone

Mazzotti G., “Fra querce e palombe”, editoriale Olimpia, Arti Grafiche Città di Castello, 1976

https://www.ilcolombaccio.it/CMS/category/tradizione-caccia-al-colombaccio-in-umbria/

Angeletti Giorgio “Toponomastica stronconese” ed. Thyrus, 2004

Testimonianze orali

STRONCONE: IL CASTELLO TRA GLI ULIVI

Ho contemplato a lungo questo vecchio ulivo
cresciuto in terra arida
piegato e scavato dal vento maestrale
sbattuto da tempeste e arso dal sole cocente.
Tuttavia, carico di frutti, dona olio fragrante
come chi dopo una vita dura vive ancora
donando fiducia e creando speranza.
(Padre Enzo Bianchi)

La mola degli eredi Contessa

Quando muore il notaio Ulisse Contessa e successivamente sua moglie Domenica De Angelis, si costituisce il Consiglio di famiglia per tutelare l’ingente patrimonio familiare a vantaggio dei tre figli rimasti orfani. Dal 1917 al 1921, attraverso i documenti di gestione semestrali, possiamo ricavare importanti informazioni sulla cura, sulla raccolta e sulla lavorazione dell’oliva. I numerosi possedimenti di terreni olivati, infatti, nonché la proprietà di una mola, ci illustrano spese di mantenimento, di gestione e ricavato rispetto ad una attività così diffusa ed economicamente rilevante per l’intera comunità.

Raccomandazioni per gli affittuari: “le piante d’olivo devono essere letamate e concimate con concime pecorino, caprino o chimico di buona qualità. E’ proibita la semina del grano in tutti gli oliveti, si permette solo la semina delle fave e delle erbe da foraggio che permettono le arature primaverili e non oltre il mese di giugno”

Spese : a Vittori Vitaliano, per saldo lavori di meccanica eseguiti alla mola; a Serangeli, elettricista, per lavori alla mola; cuoio e pistone nuovi per una pressa alla mola e accomodatura di bascola £485; trasporto della sanza più volte a Terni, effettuato da Petrucci Erminio per 14 giornate di lavoro a £ 35 al giorno; opere a raccogliere le olive £ 2 giornaliere; opere per raccogliere il letame; trasporto del letame di montagna ai piantoni, col somaro; a Giubila Agostino potatura ai piantoni per 30 giorni a £ 4,50; a Ventura Costantino per opere di aratura e a Martoni Pietro per zappatura piantoni; a Grimani Martino per 2 opere con 2 buoi per arare i piantoni; ad Alberto Armeni, per saldo energia elettrica fornita durante la stagione olearia, £ 300;assicurazione Sindacato Pugliese per gli operai della mola £ 18,04; alla Ditta Alterocca di Terni, bollettari e carta da lettere per la mola £ 38,00; pece greca per la macina dell’oliva; pagamento ai tagliatori di legna per la mola;

Ricavato:vendita di olio di 3 qualità, 8 litri per £ 24,00; vendita di olio di 1 qualità requisito dal Comune per £ 6000,00; incasso di £ 3244 dai vicendari, quale tassa macinatura oliva a £ 0,40 la molitura; ricavo dalla vendita della sanza 184 rubbie a £ 16,00; vendita olio di prima qualità: 10 quintali e 60 kg e mezzo a £ 450; seconda qualità: 2 quintali e 3 kg a £ 400; terza qualità, 3 quintali e 7 kg a £ 350; ricavato della vendita di olio da carrataccio.

MOLE IN ATTIVITA’ NEGLI ANNI 1927-28

Stroncone capoluogo: via Oricello, di proprietà Giotto Contessa, mola da olio a elettricità; voc. Marsciano:di Malvetani Francesco; Cerreta: di Danielli Argeo, mola da olio a elettricità; Grimani Ada, mola da olio a 1 pila Coppe: Serlorenzi Giuseppe, mola da olio a elettricità;

Un’Amministrazione rurale

Le Confraternite avevano terreni in voc. S. Janni, Scentelle, Malvizza, Passaluto , Cerreta e Termini. Il Comune era proprietario di quello a Colle della Madonna e del Curato. In vari documenti le colline di Stroncone vengono definite “fruttifere di olivi”. L’olio da sempre ha rappresentato una fonte economica. Nel 1928, il Reverendo Parroco Don Enrico Grimani scrive al Commissario prefettizio per poter utilizzare i proventi della vendita del poco olio prodotto di questa stagione, nel fondo di dotazione della chiesa della Madonna del Colle dove c’è un’alta venerazione della popolazione.

Spese e ricavi: le uscite in bilancio, nei registri della Tesoreria Comunale riguardano la zappatura:” a Giacomino Settimio per zappatura olivi Madonna del Colle”; la stima del frutto pendente ad opera di Contessa Goffredo; spesa per olivi da destinarsi nel terreno comunale.

Nel 1880 Stefanini Emidio, offre £ 200 per la vendita dell’oliva al Colle della Madonna; nel 1896, il prodotto dell’oliva viene valutato £ 800; nel 1906, la Tesoreria denuncia un ricavato di £ 265,30; Nel 1910 Angeletti Giocondo, paga il prezzo dell’oliva, £ 752; il frutto pendente dell’oliva comunale, nel 1922, viene messo all’asta.

Nel 1928, il prezzo dell’olio di raccolta è pari a £378,40:

-il ricavato dal frantoio Malvetani: 5.900 kg a £ 8,50 per un totale di £ 49,50

-dal frantoio Contessa: 33,150 kg a £ 8,50 per un totale di 278,40

-dal frantoio f.lli Danielli: 46,00 kg a £ 8,50 per un totale di £ 391,00

-per raccoglitura olive £ 192,50; per potatura £ 150,00; spese: 376,40 ricavo: £718,90

Anni ’20 la politica annonaria

Negli anni 1919-28, la produzione olearia subisce il controllo dell’Amministrazione governativa centrale, anche in seguito alla Politica Annonaria.

Nel 1920, viene vietata l’esportazione delle olive da frantoi della campagna olearia. “Tale divieto non vuole creare ostacoli ai produttori nel loro commercio ma assicurare alla provincia l’olio occorrente per il suo consumo. Il decreto prefettizio dell’11/XI/ 1920, ha lo scopo di accertare in modo rigoroso, senza creare ostacoli al libero spostamento della merce nell’ambito provinciale, le disponibilità effettive di olio della stessa provincia allo scopo di assicurare il fabbisogno tenuto presente la scarsità del nuovo raccolto”. In una nota si legge che l’anno precedente, nonostante il raccolto fosse stato abbondantissimo, alcune difficoltà hanno impedito il corretto approvvigionamento a tutti. Nella denuncia del detentore di olio deve esserci il quantitativo di olio prodotto ogni 7 giorni.

Prezzo olio al 20 ottobre 1920 (decreto prefettizio):

£ 1100 il quintale per olio di prima qualità puro lampante finissimo; £900 il quintale per olio di seconda qualità puro lampante difettoso al gusto;£ 700 il quintale per olio di terza qualità non mangiabile; £ 600 il quintale per olio al solfuro.

Nel gennaio 1921, un Verbale dell’Adunanza Sindaci di: Terni, Sangemini, Cesi, Acquasparta, Montecastrilli, Polino, Arrone, si legge che :” la produzione olearia del territorio di Terni, è insufficiente ai bisogni della popolazione, deve considerarsi requisita per intero”.

A Marzo, viene invece, revocato il divieto di esportazione, quindi il commercio all’interno del Regno è libero. Di questo ordinamento non fanno parte le partite di olio cedute direttamente ai comuni per i bisogni locali e quelle già assegnate dalla Prefettura ai Comuni.

Un documento della Regia Prefettura, a dicembre, vuole conoscere “l’ammontare della raccolta delle olive e il fabbisogno presunto di olio di oliva per la popolazione non produttrice”.

L’olio: un bene prezioso per l’intera comunità

Le citazioni presso il Giudice Conciliatore sono sempre interessanti perché permettono di veder uno spaccato della società anche nei suoi aspetti della semplicità quotidiana comprendendo sia le persone più abbienti che quelle più umili.

Quelle che andremo ad analizzare, mostrano quanta importanza avessero gli uliveti e con quanta cura la gente del paese si prodigasse per conservarli.

Innanzitutto, le brocche per olio, o, i vasi da olio, compaiono in ogni corredo o elenco di oggetti ereditati e acquistano un valore in denaro anche quando non sono in buono stato.

Gli animali domestici, anche quelli più innocui diventano nocivi quando recano danno probabilmente al frutto già caduto che deve essere raccolto.

1904: Carlo N., contro Antonio e sua moglie Altavilla, per avergli recato danno con galline, per £ 4 e con suini per £ 8, nei suoi terreni olivati a voc. Piantoncelli”; Ferdinando B. contro Benedetto N. danno arrecato con 5 maiali, nel terreno olivato a voc. Pisciarelli; Antonio B. contro Carlo N., perchè i suoi “2 somari hanno rosicato gli olivi nel suo terreno”; Francesco P. contro Valentino G., per £ 7 danno arrecato con galline, nel terreno olivato in via dell’Orno; Angelo L. contro Sebastiano per danno arrecato con 15 capre nel suo terreno voc. Caprafico, olivato.

Terenzio M. contro Pietro G., per £ 20,00 per essere stato più volte a cacciare nel suo terreno di San Liberatore, tirando sugli ulivi col frutto pendente.

Altre citazioni, anni 1904-05, denunciano carenze nella coltivazione degli uliveti

Sante L. contro Giuseppe A. per £ 70,00, rimborso di danni prodotti perché il citato trasportava del letame altrove mentre doveva servire per concimare i terreni ritenuti a colonia; Gavallotti Ida, vedova Rosa, contro Sebastiano C., £ 80,00, per non aver completamente letamato gli ulivi di Casabianca e Vici da lui tenuti a Colonia e per non aver letamato e completato la potatura degli ulivi a voc. San Lorenzo; Andrea C. contro Giovanni M. per lavori di stazzatura con pecore nell’oliveto; altri, danni arrecati all’oliveto transitando con la traia piena di grano nel terreno olivato nel tempo della “callafredda”.

I miei ricordi

All’alba la radio già risuonava nelle grandi stanze dagli alti soffitti. Elsa si preparava per cominciare una lunga giornata all’oliveto di via San Francesco che sarebbe terminata solo al suono dell’Avemaria. Sulla testa un fazzoletto copriva il ciuffo di capelli bianchi e gli immancabili orecchini a cerchietto d’oro. Una giacca pesante arrivava fino alla gonna che nascondeva lunghe mutande di lana; le calze pesanti affondavano in calzettoni di lana e finivano dentro grossi scarponi. Al collo la tradizionale mantellina lavorata all’uncinetto; completava il tutto il canestro con dentro un frugale pranzo. Anche se la rugiada non permetteva di iniziare la raccolta, in un tale orario, essendo la capo-opera aveva il compito di organizzare tutta l’attività che si sarebbe svolta, quindi si doveva trovare sul posto in anticipo. C’erano le scale da sistemare, i teli da posizionare, il fuoco da accendere per creare un po’ di tepore nelle fredde giornate nebbiose di novembre. Durante la raccolta ognuno occupava un ruolo: c’era chi batteva i rami dalle alte scale e chi in terra raccoglieva ramoscelli e vaghi di oliva fuggiti sul terreno; chi adoprava le ” coglitore“, una specie di grembiule con una grande sacca che permetteva la raccolta direttamente dall’albero. Le mole lavoravano a pieno ritmo giorno e notte con ritmi estenuanti. Quando il proprietario terminava la molitura, offriva un gran pranzo dove non mancavano frittelli di mele e broccoli.

L’oliveto va curato tutto l’anno, i piantoni vanno potati due volte all’anno e mani sapienti, usano attrezzi antichi come scubbie, cesoie, seghetti, accette, male-peggio… per non compromettere la salute della pianta e il conseguente raccolto. Se l’albero presenta del marcio, va pulito e scalfito per preservarne l’integrità e favorirne la fioritura. Nei giorni precedenti la “coglitura” il campo va pulito per rendere più agevole la raccolta. Viene falciata l’erba, tolti pollioni e succhioni che vengono bruciati. Bisogna controllare l’efficienza degli attrezzi e la stabilità delle scale, controllare i teli ed effettuare rammendi sulle lacerazioni. La tradizione vuole che si cominci il giorno di Santa Caterina, 25 novembre.

Documenti conservati presso l’archivio storico del Comune di Stroncone

STRONCONE E LA SABINA

“L’Appennino è una montagna a dimensione umana, abitabile e abitato da così lungo tempo da essere, il lavorio dell’uomo nei secoli, parte sostanziale del paesaggio.(…) E’ nella civiltà dell’abitare (…) in tutto ciò che colgono i sensi, che risuona la presenza di chi ci ha preceduto” (cit.) Giovanni Lindo Ferretti

I Prati di Stroncone e le montagne che li circondano, sono sempre stati abitati dai nativi del luogo. I pastori di greggi e gli allevatori di mucche, tori, suini e cavalli sono coloro che più ne hanno sfruttato le risorse, insieme a chi produceva la calce, ai carbonari, boscaioli, cacciatori, raccoglitori di funghi, e in tempi non lontani, coltivatori di grano e patate; oltre, poi,alle persone comuni che vi trascorrevano il periodo estivo. Non metteva paura la mancanza di acqua e di luce, le case con i servizi igienici di fuori, magari in comune con altri…quella semplicità era il “legante” per aggregare famiglie, in una condivisione di cibi e allegria. La montagna, oltre ai suoi frutti, offriva cacciagione, pascoli e sentieri da battere anche solo per fare passeggiate. Ecco allora che si incontravano e si incrociavano luoghi confinanti e si “vivevano” come “propri” in una “sana mescolanza” di idee e principi.

I LUOGHI E LE PERSONE

Raicato e Moggio hanno avuta una notevole importanza, almeno fino alla fine degli anni ’60 per le loro fonti d’acqua. Si partiva dai Prati con contenitori di ogni sorta, le donne più audaci, con la loro ciambella in testa, affrontavano i sentieri con le brocche in testa e le loro gonne lunghe coperte dall’immancabile grembiule.

Il lago di Sant’Antonio è da sempre meta di cacciatori, coglitori di   funghi, ma anche di semplici passeggiate. Si raggiunge attraversando la forcella dell’Acciaia e poi si segue il sentiero. Sembra che in tempi remoti in questo territorio ci sia stato un Convento. Salendo fino a Colle Tavola, si può ammirare un bel panorama: il Lago di Piediluco, Ventina e il Terminillo. Non molti anni fa, si potevano pescare tinche e rane… gran divertimento soprattutto per i ragazzetti che si arrangiavano con canne di bambù e ami rimediati da piccoli pezzetti di ferro.

La Cappelletta di Greccio, alla sommità dei monti Grandi è una sorta di rifugio e luogo immancabile da visitare per chi si trattiene ai Prati qualche giorno o per chi ci trascorre le vacanze. Salendo si attraversa una faggeta i famosi “faggi scritti” dove negli anni passati sono stati incisi: cuori, nomi e date.

La Croce di Ruschio è situata, più in basso, rispetto al Monte dei tre Confini, è al termine dell’ampia vallata di Ruschio. Da essa parte il sentiero francescano che porta al Santuario di Greccio. Da qui si può ammirare la piana di Rieti.

Dalla località Valle Leona ( Valleone), si sale per Fondazzano e scendendo poi, per il sentiero, si arriva ai Prati di Cottanello.

Lontani dall’aver perduta importanza, oggi, questi territori hanno sentieri e percorsi battuti da ciclisti, motociclisti, runners, pellegrini…essi con le loro frequentazioni assolvono quella funzione di mescolanza da sempre vissuta e sentita dalle anime fin dai tempi remoti.

I LUOGHI E LE PERSONE NEI DOCUMENTI

Spesso i confini tra territori, diventano un ingombrante fardello, soprattutto quando si incrinano i rapporti col Comune di appartenenza. Talvolta la causa può essere ricercata nella lontananza tra il capoluogo e la frazione. Forse fu proprio un’incompatibilità di questo tipo, che coinvolse anche la gestione del territorio montano, che portò, nel 1891, la comunità di Vasciano a produrre domanda di separazione per aggregarsi al comune di Configni. Notizia che fu riportata anche dal Corriere dei Comuni, nel 1892. L’articolo afferma che il Comune di Stroncone si espresse negativamente.

Dott. Faggioli Augusto nasce a Selci Sabina nel 1860 ed è medico condotto a Stroncone dal 1889. Insieme a sua moglie Giulia Valentini, insegnante nelle scuole del Comune di Stroncone, sono tra le famiglie illustri nella piccola comunità. La loro cappella funebre è situata nella parte antica del cimitero del capoluogo.

Frattali Luigi, nato a Montasola nel 1840 e Ippoliti Angelina, nata a Città Reale nel 1846, sono insegnanti nelle frazioni del comune di Stroncone. La maestra Pisani Maria, insegnante a Vasciano, viene dalla provincia di Catanzaro, si forma nella Scuola Normale di Rieti.

Rosati Valentino, è nato a Moggio nel 1843 e nel 1911, figura tra i dipendenti comunali come procaccia rurale.

1891- disputa tra Angelini di Configni e Orsini di Stroncone

Adele Forzanti è di Configni, nel 1902, diventa vedova di Massoli Oreste; ha 3 figli piccoli. Decide di trasferirsi a Stroncone e si rivolge alla Congregazione di carità per essere inserita tra i poveri del Comune.

Matilde B., sempre nel 1902, chiede un sussidio alla Congregazione di Carità di Stroncone, per avere £1,90, necessarie per pagare il Dottor Goccia di Cottanello, che l’ha operata al petto.

Nel 1904, i Giudici Conciliatori di Configni e di Stroncone sono impegnati nelle questioni dei Consigli di Famiglia degli orfani Brunetti e dell’interdetto Attili A. nato a Torri. Nello stesso anno si verifica una contesa tra pastori di Collevecchio e Stroncone. Cardellini conduce il bestiame di un certo Bonifazi e si allontana senza pagare la “quota di erbaggio”al Colantoni di Stroncone. Il Cancelliere Diamanti di Stroncone deve fare ricerche per rintracciare tali persone e così scopre che il gregge è stato diviso tra Amatrice e Ponzano Romano dove risiede il Bonifazi. Il Cardellini risulta abitare in una capanna a Rocca Carlea, alla porta della quale gli viene affissa la citazione.

Nel 1905 Giosuè P. di Cottanello cita Adolfo F. per £ 20,00 per avergli tenuto 3 giorni una vacca vendutagli e per viaggi fatti da Castiglione a Stroncone. Giuseppe C. di Stroncone, acquista una vacca dai Marchesi Vincentini di Rieti.

Nel 1909, Luisa P. è una giovane orfana che a Rieti, è a servizio. ” Cresce operosa e onesta”.

Nel 1911, tra le entrate comunali, c’è un’oblazione per conciliazione della contravvenzione per sconfino die, 8 suini da parte di C. Giuseppe da Greccio.

Nel 1914, una relazione del medico provinciale, denuncia lo stato deplorevole in cui versano i cimiteri di Stroncone e propone addirittura di chiudere quelli delle frazioni e di accordarsi con i comuni di Configni e di Narni.

Angelo L. domiciliato a residente a Configni, cita in giudizio Saturnino C. per £ 67. Somma prestata per l’acquisto di una somara.

Nel 1920, Silvestro S., si trova nel Ricovero di mendicità di Rieti, il Comune di Stroncone paga £ 4 al giorno, in quanto è domiciliato a Stroncone per mestiere di calzolaio.

Nelle uscite in bilancio del comune di Stroncone, viene registrata la spesa di £ 4200,00 per le pretese del comune di Configni, a causa dello scavalco del medico, nella frazione di Vasciano.

Nei giorni 7-8 settembre 1923, la Società musicale di Configni presta servizio a Vasciano, in occasione della festa di Maria S.S.

Nel 1927, una donna di Cottanello viene multata, per £ 15, per pascolo abusivo in territorio comunale. Un uomo di Cottanello viene sorpreso a tagliare una”petagna” di quercia verde e multato per £ 15.

Nello stesso anno, abitanti di Stroncone e sabini, vengono multati per pascolo abusivo in località Montigrandi, perchè il bosco è ancora giovane e non adatto al pascolo. Altre contravvenzioni sono per taglio abusivo di frasche. In tale località esiste ancora il confine papale (pietra con lo stemma papale). Analoghi verbali sono fatti per sconfino pascoli in zona Valleone e Buco del Grugnale. In epoca più recente, c’è ancora chi ricorda quando i guardaboschi Luca e Pietro, accompagnavano il bestiame sconfinante, in paese, fino alla Fontana Vecchia e lo tenevano fino al pagamento dell’ammenda da parte dei proprietari.

Settimio A. si rivolge al Giudice Conciliatore contro Angelo L.per £ 11,65 residuo di una porzione di una contravvenzione pagatagli all’esattore di Rieti.

Nel luglio 1927, il podestà del Comune di Cottanello, Piacentini, scrive al delegato del podestà di Stroncone perché venga concesso l’abbeveraggio a Capo d’Acqua, di Finocchieto, per il bestiame che si trova ai confini tra Cottanello e Finocchieto.

LE VIE DI COMUNICAZIONE

Quando in epoca moderna si rese necessario collegare in modo adeguato i vari comuni tra di loro e alle città più grandi, così da promuovere un significativo progresso economico con lo scambio di merci e persone, anche i comuni del vecchio Stato Pontificio, si dettero da fare per uscire da quello che li vedeva confinati ad un percorso di pellegrinaggio religioso.

Le strade provinciali e quelle ferroviarie

La Ferrovia L’Aquila-Rieti Terni, con fermata Stroncone, venne inaugurata il 23 ottobre 1883.

Il 15 gennaio 1901, il Comune di Stroncone dette incarico al Collegio degli ingegneri civili, architetti e periti di Terni, per la Strada Provinciale Poggio Mirteto-Terni secondo il tracciato: Cottanello per Sella di Configni-Finocchieto-Coppe-Stroncone.

Tutto l’iter già svolto necessita che il Progetto sia accompagnato da un voto plebiscitario della regione richiedente per tacitare tutte le voci contrastanti. Quindi d’accordo con le Amministrazioni comunali di Terni, Stroncone e Poggio Mirteto, viene deliberato un Pubblico Comizio a Poggio Mirteto per il 27 gennaio (domenica) alle ore 14:30, nei locali del Teatro; viene chiesto di partecipare, anche alla Congregazione di Carità”. Da altri documenti apprendiamo che il Prefetto vieta alla Congregazione di carità, di usufruire del fondo di riserva per prelevare la quota necessaria alla partecipazione al comizio. Si tratta di £ 35,40 per spese di rappresentanza. Essa è una spesa nuova, non giustificata ed estranea agli scopi della Pia amministrazione. Così scrive il Prefetto:”…non sapendo come spiegarsi l’intervento dei membri della Congregazione di Carità ad un comizio per ottenere un progetto stradale”

Nella relazione peritale del Terremoto dell’11/11/1915, viene descritto lo stato di viabilità di Stroncone: “Dista da Terni 8 km e da qui si accede con l’unica eccellente strada carrozzabile, la quale ben presto avrà il congiungimento con la provinciale finocchietana per Poggio Mirteto”

Nel 1921, dai bilanci comunali viene tolta la spesa di £ 1000,00 per il tronco di strada Finocchieto-Configni.

Nel 1924, in un documento inviato al Passavanti, dal delegato del podestà di Stroncone, apprendiamo che, tra le pratiche di interesse vitale ci sono la Strada finocchietana .

e la ferrovia Terni-Configni-Fara Sabina.

LA FERROVIA ECONOMICA A TRAZIONE ELETTRICA

Le iniziative per attuare tale progetto, iniziarono nel 1885.

Dal verbale della riunione con i rappresentanti degli Enti interessati, svoltasi nel 1918, si possono ricavare le seguenti informazioni.

La tramvia allaccerebbe la Valle del tevere con quella del Nera, partendo da Poggio Mirteto, per giungere a Terni, migliorando anche le comunicazioni con roma e Rieti. La linea toccando i vari paesi servirebbe una popolazione non inferiore ai 100.000 abitanti e darebbe sfogo ai molti prodotti agricoli e minerali di cui è ricca la regione Sabina. es.3 miniere di lignite e quella di Roccantica in pieno esercizio per opera del Commissariato dei Combustibili Nazionali che dà un notevole prodotto giornaliero; quella di Aspra e di Cottanello, entrambe verranno assunte dal suddetto Commissariato per intensificare lo sfruttamento del vasto bacino litignifero. A Cottanello c’è una cava di pregiati marmi che deve essere riattivata da una società che l’ha già presa in gestione; i residui di detta pietra sono ottimi per la fabbricazione del cemento ed è allo studio l’impianto per uno stabilimento. E’ rinata la vecchia vetreria di Poggio Mirteto che da sola dà un traffico di 10 000 tonnellate annue di prodotti del suolo come: legname, carbone, calce ottima che si ricava dalla pietra calcarea e materiali laterizi, concorreranno ad aumentare il traffico che ora si esercita in quantità notevoli a mezzi di carri e bestie da soma. Prodotti agrari in abbondanza in sabina sono: olio, vino e frutta che già esporta a Roma, a Terni, che aumenterebbe se ai costosi e tardi mezzi di trasporto, si sostituisse una ferrovia economica. Inoltre il movimento dei viaggiatori verrebbe duplicato dacchè la villeggiatura che prima numerosissima accorreva nella nostra regione se ne allontanò quando la provincia romana adottò un’importante rete tramviaria che metteva in comunicazione tutti i centri del suo vasto territorio con la capitale. Se un mezzo economico e rapido allacciasse i Comuni sabini con Roma e Terni, essi tornerebbero ad essere luoghi ricercati di villeggiatura, non solo per la bellezza dei paesaggi ma anche per la purezza dell’aria e dell’acqua di cui sono dotati. La linea porterà numerosi vantaggi, non solo alla sabina e a Terni ma all’intera Italia che ha bisogno di migliorare le sue comunicazioni delle arterie del corpo sociale.”

La variante venne illustrata in una relazione tecnica dall’ing. Vallini Enrico nel 1920. Il tracciato comprendeva: Stazione Poggio Mirteto-Roccantica-Cottanello-Stroncone-Terni. Nella lettera che accompagnò tale relazione, l’ing. scrisse: “l’alba del 1920 ha dunque visto completato il progetto di questa ferrovia che costituisce una vecchia e santa aspirazione di tutta la sabina e della Bassa umbria. accompagniamolo col nostro augurio nella fiduciosa speranza di una sua sollecita attuazione”.

Nel 1921, nei bilanci comunali si può leggere : ” si toglie lo stanziamento per il contributo tramvia Terni-Poggio Mirteto, per ora non funzionerà”. Esso era pari a 7000,00.

Documenti conservati nell’Archivio Storico del Comune di Stroncone

STRONCONE NELLA GRANDE GUERRA

Vittorio Massoli-grande invalido della prima guerra mondiale-foto Paolo Massoli

Aveva appena preso confidenza con le nuove disposizioni governative, dopo essere stato catapultato dalla protezione dello Stato Pontificio, alla più estesa idea di Nazione, quando si trovò a piangere i suoi morti.

60 morti e 16 dispersi, su una popolazione di 3900 abitanti”, giovani vite poco più che ventenni: pastori, artigiani e agricoltori. Il loro nome ora è inciso, come una lunga litania, su un ricordo marmoreo che, con il tempo, è diventato solo un arredo storico della piazza. I bambini che vi corrono intorno, le persone che lo citano come punto di riferimento e i proprietari di macchine parcheggiate che ci passano accanto , nell’indifferenza più assoluta… Il sentimento patriottico che, all’indomani dell’armistizio serpeggiò incessantemente per tutta la penisola, è finito nell’oblio del tempo.

Quel Risorgimento “lontano”

Racchiuso tra le sue montagne, il territorio di Stroncone si estende verso valle alle vicine località di Narni, Terni e Collescipoli. Realtà sociali , fatta eccezione per Terni, con la sua connotazione industriale, più o meno simili. Eppure gli ideali politici che animarono gli stronconesi furono molto diversi. Fedeli alla loro fede guelfa, non si lasciarono mai corrompere dallo spirito rivoluzionario del Risorgimento. Sono scarsi i documenti a riprova del fatto che, cittadini di Stroncone, seguissero idee diverse dalla maggioranza. La stessa toponomastica, messa a confronto tra le varie località ci mostra, come anche le intitolazioni delle vie, perseguano scopi diversi. Via Mentana, largo Villa Glori, Via Garibaldi, via f.lli Cairoli, via Savoia… ricordi di luoghi ed eroi che riecheggiano il desiderio di indipendenza; ben lontani dalle nostre via Vici, via Lanzi, via Contessa, via Salvati…Tutti nomi di insigni cittadini che hanno operato a favore della piccola comunità. L’unica eccezione, se vogliamo, può essere rappresentata da “Piazza della Libertà”, ispirata agli ideali della Rivoluzione francese.

Non ci sono eventi a sostegno dell’avanzata nazionalistica, né descrizioni di cerimonie celebrative nei riguardi della proclamazione dell’Unità o nella riverenza al Re. D’altra parte, la fedeltà al Papa, aveva anche un riscontro economico. Come per gli altri comuni dell’Umbria, lo Stato Pontificio rappresentava una sorta di protezionismo che garantiva la stabilità economica, attraverso l’assicurazione delle commesse anche delle piccole imprese. Molte famiglie frequentavano Roma per lavoro e molti paesani avevano lì i loro natali. Un porto sicuro dove poter trovare fortuna, per poi tornare al proprio paese. I fratelli, stronconesi, Augusto e e Nazzareno Crisostomi, ad esempio, con il loro negozio in Via Gaeta realizzarono un cospicuo rendimento che gli permise di acquistare varie proprietà: casali e terreni.

Augusto e Nazzareno Crisostomi nel loro negozio di Roma- angolo di via Gaeta

Permise addirittura ad Augusto, di accedere alle cariche di Sindaco e Giudice Conciliatore e di avere una tomba di famiglia nel cimitero del capoluogo. Gaspare Vittori, capostipite della grande famiglia che originò l’Officina famosa in gran parte d’Italia e perfino all’estero, era nato a Roma. Le ragazze trovavano “posti da domestica” e giovanotti da autisti presso famiglie benestanti.

Il patriottismo dietro la porta

Diversa concezione patriottica, si può ritrovare, invece , nelle località viciniore, prima citate: busti marmorei o lapidi, ricordano e celebrano il passaggio di Garibaldi in quelle zone. Nel 1849, sembrerebbe che il suo esercito, si sia accampato, anche, presso Stroncone e Finocchieto, ma evidentemente il vento garibaldino non riuscì a soffiare così forte da coinvolgere chicchessia. I cittadini ternani avevano, viceversa, partecipato alle vicende risorgimentali, pagando anche con la propria vita.

Terni-Palazzo della Biblioteca Comunale

Quando nel 1849, fu proclamata la Repubblica romana, i ternani, accolsero Garibaldi come un Liberatore del popolo, gli dedicarono una lapide, ancora oggi, ben visibile nell’ex convento di San Valentino. Ottaviani nelle sue “Cronache di Terni”, descrive vari momenti storici in cui il patriottismo ternano si espresse in tutta la sua solennità.

Quando il telegrafo dette l’annuncio della presa di Roma,il sindaco sul balcone espose il tricolore. Si improvvisarono cortei e feste, suonarono le campane a stormo anche delle chiese e i concerti locali percorsero le strade mentre da ogni parte si gridava:” è stata presa Roma”. Un testimone oculare riferì che la piazza Vittorio Emanuele si illuminò dei tre colori. Nel 1882 per la morte di Garibaldi,” il giornale, l’Unione Liberale, uscì listata a lutto (…) nella città tutti i negozi si chiusero spontaneamente. Negli edifici pubblici e privati si fecero sventolare le bandiere nazionali abbrunate”.

Terni Palazzo della Biblioteca Comunale

Nel 1900, quando giunse la morte del re Umberto I:

il Consiglio Comunale stabilì un mese di lutto cittadino. Fu deciso che nel giorno dei funerale la Torre civica in piazza Vittorio Emanuele, suonerà lenti rintocchi . A Roma parteciparono: Chiaramonti in rappresentanza dei veterani, il Concerto comunale, 3 guardie e 20 vigili in uniforme”.

Sempre come ci ricorda Ottaviani, nel 1907, a Terni, in occasione del centenario della nascita di Garibaldi, fu apposta una lapide sulla parete di una casa colonica. L’iniziativa fu dei patrioti che tentarono una spedizione nell’agro-romano.

A Collescipoli, l’effige dell’eroe, è situata nella facciata del Palazzo Comunale.

La cittadina di Narni, oltre ad intitolare la piazza principale a Garibaldi, ospita due lapidi, una a lui dedicata e una a ricordo dei caduti narnesi in occasione delle guerre risorgimentali.

Un Comune “obbediente”

Quando, Stroncone, si ritrovò, suo malgrado a rappresentare un Comune del nuovo Regno, si adeguò, seppure a fatica, alle nuove disposizioni governative. Una burocrazia così rigida da richiedere addirittura le modalità di festeggiamenti per il natalizio del Re.

Registro di Protocollo 1880

Gli amministratori risposero a tutti gli inviti alle manifestazioni e alle offerte per comitati sorti con lo scopo di celebrare personaggi importanti del panorama nazionale.

Nel 1880, tra le uscite in bilancio, compare un’offerta per il monumento al Re.

Registro di Protocollo 1880

Per il 20 settembre, a Perugia, la Deputazione provinciale per l’Umbria, deliberò la commemorazione della memoria di Umberto I, con l’intervento delle rappresentanze dei municipi e degli enti con le rispettive bandiere. Parteciparono la delegazione comunale, il cui sindaco era Malvetani, e 3 rappresentanti della Congregazione di Carità.

Il 23 luglio del 1901 parteciparono all’inaugurazione di un ricordo marmoreo in memoria di Re Umberto I, di cui il professor Marasca, era stato promotore e il cui costo ammontò a £ 150. Il corteo si svolse a Terni, partendo alle 9 di mattina da piazza Palestro. Presenziò anche il Presidente della Congregazione di Carità, con il proprio vessillo.

Da un documento del 14 agosto 1902, veniamo a conoscenza che il sindaco estende l’invito ricevuto, al Presidente della Congregazione di Carità, per partecipare al pellegrinaggio nazionale in onore di Vittorio Emanuele II, in occasione del venticinquesimo anniversario della morte.

” Il Comitato direttivo che si è costituito, ha inviato una Circolare ai sindaci di tutti i Comuni del regno, perché si costituiscano sottocomitati locali per organizzare la partecipazione alla pietosa e solenne manifestazione, per far sì che riesca degna del Gran Re, che la Nazione con grato animo ricorda e rimpiange” ( Ministro Giolitti) Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia. Roma 13/08/1902 n. 189

“Onorare i nomi gloriosi della Redenzione Italiana è dovere di ogni buon cittadino. Ed uno dei più sacrosanti doveri del Popolo Italiano è di onorare la memoria del primo fattore dell’Unità ed Indipendenza della nostra comune Patria del Re Galantuomo Vittorio Emanuele. Il pellegrinaggio, il 9 gennaio 1903, sarà una dimostrazione di fede e devozione di tutta Italia verso l’Eccelsa Casa Savoia. ( segretario generale Rostagno)

Il Concerto Civico, sorto a Stroncone fin dal 1864, aveva tra i suoi servizi obbligatori: i Natalizi del Re e delle Regine; di Garibaldi; la data dello Statuto; la data della Breccia di Porta Pia.

Regolamento 1883

Un fronte lontano

Le conseguenze dirette della guerra non furono tangibili. I sentimenti che accompagnarono eventi così lontani, però, condizionarono le situazioni di vita di molte famiglie. Certamente l’aspetto religioso fu quello che più di altri si manifestò a sostegno di quanto andava accadendo:” si accendevano candele in chiesa, si facevano celebrare Messe, si appendevano alla Vergine e ai Santi Patroni cuori d’argento e tavolette votive, perché la guerra cessasse e i poveri superstiti tornassero sani e salvi..” Chi era in grado di leggere e scrivere, pochi in realtà, tenevano la corrispondenza con i soldati al fronte, anche per i familiari. Taide Malvetani, donna colta e disponibile, era tra questi. Giacomo Giacomini, un illustre letterato e compaesano, a lei dedicava le sue poesie da sottotenente impegnato al fronte. Mentre i giovani, animati dalla certezza della vittoria, così come era stata decantata da convinti politici e pensatori, marciavano con entusiasmo, le madri e le mogli “trasformarono le preghiere in canti malinconici e tristi mentre lavoravano nei campi sparsi di lacrime”. Quando arrivavano telegrammi di morti o feriti, era il sindaco a dover dare la triste notizia. I corpi d’armata elogiavano le gloriose gesta di chi si era immolato, ma, questo, certamente, non leniva l’immenso dolore.

Tuttavia, quando l’Italia entra in guerra, il 24 maggio 1915, il tempo a Stroncone continua a scorrere nella sua semplice quotidianità. Lo dimostrano le citazioni al Giudice Conciliatore dove la ruralità caratteristica della zona si divide tra pascoli abusivi, danni provocati a colture o animali per incuria o per interesse.

Alcune citazioni del 1916 “danno arrecato alla ghianda e alla caccia a Macchia Riservata; danni con i polli su cumuli di grano, sebbene avvisati di tenerli chiusi durante la permanenza di detti cumuli; danni per raccolta di mele; per togliere sassi che ingombrano la porta di una cantina; pagamento di un barattolo di tonno;prezzo di una vanga consegnata in buono stato e restituita rotta”

Un’ Amministrazione in…”guerra”

La manutenzione municipale nel territorio

Sono anni complessi, soprattutto per la vastità del territorio che richiede una manutenzione continua: strade, cimiteri, fontane, latrine…il capoluogo e le 4 frazioni; la zona montana.

La manutenzione stradale richiede: breccia, cemento, pietre, tubi di scolo…attrezzi funzionanti, muratori e braccianti sempre all’opera.

Per l’imbrecciatura della strada di Colle vengono pagate a Massoli Antonio, due giornate di lavoro con i buoi; per quella di Aguzzo al carrettiere Tobia

Nel 1915, Arca Savino, bracciante, viene pagato per “opera prestata nello spandimento della breccia in servizio della manutenzione stradale”; a Sopranzi Sante e altri per “opere diverse in servizio della manutenzione stradale da Corvaiano a Aguzzo”; a Vittori Gioberto per “arnesi dei cantonieri e stradini, £ 13,00. Per la strada di Finocchieto, nel 1915 il Consiglio Comunale decise di accedere a un mutuo per la sua costruzione .

Nel 1917, la ricostruzione del muro di riparo, presso la curva della passeggiata, costa 288,70;

La pulizia del paese non viene affidata solo allo scopino. Spesso, nelle voci di bilancio, in alcuni periodi dell’anno, compaiono altre persone, per pulizie straordinarie nelle strade del paese. Nelle frazioni, lo scopino svolgeva anche altre funzioni. Radice Achille, ad esempio, viene pagato per: “scavatura di 5 fosse nel cimitero di Aguzzo e compenso semestrale di pulizia delle strade di Aguzzo”.

Grimani Vincenzo e Ulderico Proietti, braccianti, ricevono compensi per “ausilio dello scopino per servizio straordinario di pulizia del paese”.

L’acqua con fontane e acquedotti è un bene prezioso di cui Stroncone non gode ricchezza. A Quintili Oreste vengono pagate £ 10,35 per “fornitura di tegole e mattoni occorsi ad alcune riparazioni alle pubbliche fontane”; a Vittori Gioberto, per “lavori dell’arte sua in servizio delle pubbliche fontane, £ 82,00“. Nel 1914 una perizia per l’approvvigionamento dell’acqua potabile a Vasciano dispone una spesa di £ 310,00; Nel 1917 il completamento dell’acquedotto nella frazione di Finocchieto richiede un preventivo di £ 1.717,14;

Nel 1915, Contessa Pericle e Contessa Timoteo, vengono pagati per ” lavori di ripulitura di una latrina pubblica e per la fornitura di rena per la chiusura di altre due pubbliche latrine”;

Altra necessità urgente, segnalata dalle autorità sanitarie, è l’ampliamento del cimitero del capoluogo dove le salme restano a lungo nella camera mortuaria in attesa di esumazioni, prima di essere sepolte. 1915: dagli Atti del Consiglio “Il cimitero difetta di spazio e l’inumazione ordinaria dei cadaveri ed è sprovvisto di un’area da concedere a pagamento ai privati per l’erezione dei tumuli e tombe di famiglia. Viene deliberato l’acquisto dalla Parrocchia S. Nicolò, del terreno che si estende dinanzi la porta del cimitero. I lavori avranno un costo complessivo di 9.448,33”.

Nel 1914, una relazione del medico Provinciale aveva dichiarato:”le fosse del capoluogo sono state scavate poco in profondità, perché il custode, che è il superiore del Convento, non ha sorvegliato l’operaio. L’area del cimitero è insufficiente ed è stata abolita la fossa carnaria sotto alla cappella del Cimitero. Il Comune ha 5 cimiteri ( Capoluogo, Coppe, Finocchieto, Vasciano, Aguzzo) tutti in pessime condizioni”. La situazione appare talmente grave che, la perizia, si chiude con la proposta di concentrare più sepolture nel capoluogo e abolirne alcuni delle frazioni, facendo accordi con i comuni limitrofi ( Narni e Configni).

Nel 1915 Colantoni Domenico e Santi Giuseppe, vespilloni,vengono pagati per “esumazione di 6 cadaveri nel cimitero centrale“. Così come la manutenzione di quelli delle frazioni come si legge nel registro dei bilanci:” vari braccianti per opere prestate nei lavori di restauro del Camposanto della frazione di Finocchieto”.

Il terremoto 11/11/1915

Nel 1915, alle ore 5,20 un terremoto con epicentro Stroncone, di magnitudo 4,7 danneggia gran parte delle abitazioni del centro storico. I costi per la ricostruzione vengono stimati in £ 138.330.

Come apprendiamo da una lettera dell’Osservatorio Ximeniano, diretto dai Padri Scolopi di Firenze, che giunse alcuni giorni dopo, al Sindaco, la zona colpita fu ristretta. La prima scossa violenta fu seguita da altre minori ma:” l’andamento del sisma non sembrerebbe destare preoccupazioni”. Da un documento della prefettura: “ Il giorno 11 corrente, una non lieve scossa di terremoto veniva sentita producendo enorme panico delle popolazioni in tutti i centri abitati che circondano la città di Terni, in special modo nel Comune di Stroncone e frazioni annesse ove il numero e l’intensità delle scosse avevano maggiormente impressionato gli abitanti. Da perizia risulta che quasi tutte le case sono lesionate. Angoli, muri, appoggi, architravi, porte e finestre, imposta delle volte…non compromettono, però l’abitabilità delle case” Gli edifici maggiormente lesionati risultano essere: la Caserma dei Reali Carabinieri; la parrocchia di San Nicolò, di cui si rende necessaria l’immediata chiusura; la chiesa di San Giovanni; la chiesa del Gonfalone; la chiesa di Coppe e i locali limitrofi che, insieme alla sagrestia dovranno essere abbandonati o demoliti.

Una nuova consapevolezza civica

Gli impegni dell’Amministrazione, aumentarono non solo per le sempre crescenti esigenze della popolazione e del territorio ma anche per la nuova consapevolezza di diritti per il singolo o per la classe sociale di appartenenza. I contadini, ad esempio, fin dal 1913, cominciarono a pretendere un servizio veterinario adeguato e manifestarono, per le vie del paese,contro il capitolato approvato dalla Giunta Comunale


Tale notizia fu riportata da un articolo del Corriere della Sera, datato: “Domenica 23 novembre 1913” dal titolo “Comune invaso da contadini per protestare contro il servizio veterinario”

“Circa 300 contadini affluiti dalle campagne per protestare contro il nuovo capitolato pattuito dal Municipio che concede al veterinario la condotta residenziale con l’obbligo della sola vigilanza zooiatrica e non della cura del bestiame che rimane così a carico dei singoli proprietari.” I manifestanti vennero calmati con l’intervento della forza pubblica.

I servizi sanitari furono motivo di dibattito continuo, la problematica delle condotte residenziali, la necessità di una seconda condotta medica e ostetrica, l’approvvigionamento di medicinali, temi ricorrenti e spesso controversi all’interno dei Consigli Comunali. Quando, nel 1915, il veterinario Mazara, venne richiamato alle armi, il sostituto non venne ritenuto all’altezza del suo servizio, dichiarato addirittura deplorevole, tanto da venire allontanato.

I grattacapi per i poveri amministratori erano pure sul fronte montano. Dopo vari richiami orali e censure, nel 1915 vengono licenziati due guardaboschi a causa di ripetute condotte immorali e per insubordinazione. Il danno non è di poco conto, se si considera l’importanza dei prati e dei laghi necessari di vigilanza continua per sconfino, pascolo abusivo o cattivo uso delle fonti d’acqua. Fu necessario, tempestivamente provvedere con un Bando di un concorso.

Nel 1915 le Scuole elementari e popolari passarono sotto il controllo provinciale.

Il Comune di Stroncone, a seguito di ciò, dovette versare alla Tesoreria di Stato, un contributo di £ 6.972,25. Dal prospetto provinciale, risultarono 12 scuole e 7 insegnanti. Tra le spese comunali, inutile dire, rientravano anche la manutenzione dei fabbricati. Le opere di consolidamento del fabbricato scuola Coppe , nel 1918, furono preventivate per una somma di £ 105.729. C’erano poi le spese di riscaldamento: carbone e legna, comprensivi di spese di trasporto, materiali necessari alla didattica.

Altre spese riguardavano i domicili di soccorso agli ospedali di Roma, di Civita Castellana o i rimborsi alle persone che si erano occupate degli infermi residenti nel comune. Inoltre, c’erano i contributi agli orfani di guerra. Nel 1917 vennero stanziate £ 200,00 annue “di contributo continuativo a favore degli orfani di guerra. Tali contributi devono essere ripartiti fra i patronati delle due Opere Nazionali: quello degli orfani dei contadini morti in guerra e quello per l’assistenza civile e religiosa degli orfani di guerra” Orfani si diventava anche a seguito delle malattie contratte durante la prigionia o il servizio.

Lo sforzo bellico imponeva anche un razionamento delle risorse alimentari, in particolare della carne, per assicurare sia ai soldati che alla popolazione un sufficiente approvvigionamento .

In seguito a questo, ad aprile del 1918, un decreto prefettizio ordinò la sospensione della metà delle fiere annuali del bestiame. Le fiere che si tenevano a Stroncone erano 4 : San Giorgio ad Aprile; Vascigliano a Giugno; Beato Antonio ad agosto e a Settembre quella del Colle della Madonna. In seguito al suddetto decreto vennero mantenute quelle di giugno ed agosto.

Seduta consiliare del Comune di Stroncone -1918

Uffici in via di “ammodernamento”

Se è vero che molte famiglie, vivevano con apprensione la lontananza dei propri cari al fronte, è vero anche che si trattava di una guerra lontana, con pochi risvolti sul piano sociale, se non per i provvedimenti presi dal governo centrale che ricadevano su ogni comune del regno e, di conseguenza, sui cittadini stessi. Il problema maggiore era di ordine economico perché, non solo, lo Stato aveva bisogno di fondi per fronteggiare le spese, ma, l’intero paese aveva avviato una riforma di modernizzazione del proprio apparato attraverso la costruzione di quelle infrastrutture necessarie a competere con gli altri Stati europei.

Nel 1914, il Comune era in piena attività di riforma: vennero modificati gli orari dell’ufficio perché non rispondenti più alle nuove esigenze della popolazione.

Venne deliberata un’apertura di 7 ore, come gli altri Uffici Governativi, con aperture pomeridiane e festive. Dal 1 aprile al 30 settembre dalle 8:00 alle 12:00 e dalle 15:00 alle 18:00. Le ore antimeridiane serviranno a soddisfare le esigenze del pubblico, quelle pomeridiane saranno dedicate al lavoro d’ufficio. Dal 1 ottobre al 31 marzo nei giorni festivi l’orario sarà dalle 9:00 alle 12:00″. Nel 1915, nel verbale di Giunta, si esprime la necessità di un nuovo impiegato di Stato Civile:”è crescente la mole di lavoro di ogni sorta e il comune non può lavorare più con soli 2 impiegati, quindi si nomina un applicato di Stato civile”. Le spese di gestione degli uffici erano notevoli, si andava dall’Abbonamento alla Raccolta Ufficiale delle Leggi e dei Dei Decreti, al materiale di cancelleria: bolli, timbri, carta sugante, perfino asciugamani. Le Ditte rifornitrici erano Alterocca e Conti di Terni.

C’era, poi, il riscaldamento: legna e carbone, un approvvigionamento che richiedeva anche spese di trasporto. Trasporto da Terni, carbone necessario al riscaldamento degli Uffici Comunali £ 10,00; carbone acquistato da Roversi Luigi, negoziante di Terni, £ 37,00; legna da ardere per gli Uffici Comunali, pagata a Contessa Eugenio per £ 112,00.

Sul fronte nuovi Progetti fu un periodo di pieno fermento. Già dal 1914 venne fatta la richiesta per avere un ufficio telegrafico che vide il coinvolgimento anche del deputato Faustini e del Ministro Giuffrida. Alterne vicende di ordine finanziario portarono all’inaugurazione solo nel 1921. Era una richiesta che accomunava Stroncone, ad altri comuni che, però, non ebbe immediata soddisfazione.

Nel 1918, gli amministratori vennero coinvolti nella progettazione della tramvia elettrica Terni-Poggio Mirteto stazione con variante stroncone. Tale progetto aveva come obiettivo quello di migliorare la rete sociale delle comunicazioni: “L’Italia deve vincere ora la battaglia della civiltà nel campo economico, come ha gloriosamente vinto in quello della guerra di redenzione.” Dalla relazione peritale apprendiamo che Stroncone potrebbe essere interessato in quanto dal suo territorio esporta quantità notevoli di: cereali, vino, olio, calce e legumi. Un’esportazione penalizzata a causa di facili mezzi di trasporto. (Tale iniziativa non fu portata a compimento).

La difficile ricerca di una identità e di una ricollocazione all’interno della nuova Nazione, nonostante gli sforzi degli amministratori, causarono malcontento nella popolazione e critiche sulla gestione finanziaria.Tutto questo mise in moto un provvedimento prefettizio che nel marzo del 1918 portò a un’accurata inchiesta sull’andamento dell’Amministrazione Comunale.

bibliografia

Documenti conservati presso archivio storico del Comune di Stroncone

Giovanni Rossi “Stroncone, alla scoperta di un antico borgo dell’Umbria” .Associazione San Michele Arcangelo-Stroncone,2016

Aldo Zucchi ” Stroncone, trent’anni d’autonomia comunale” Soc. Arti Grafiche Nobili di Terni, 1979

Oreste Grifoni”L’Umbria non canta più” Tip. Porziuncola Santa Maria degli Angeli,1931

Dario Ottaviani “ Il Novecento a Terni. Cronistoria dal 1900 al 1909“,ed. Panetto & Petrelli, Spoleto, 1988

Scuola Media Statale “L.Lanzi” di Stroncone “Quando parla il cuore” a cura delle docenti: F.De Santis, F.Fiorani, N. Passagrilli; ed. Thyrus, Arrone 2003

Vittori Vitaliano: genio del suo tempo (1880-1957)

Vitaliano Vittori ( foto archivio gruppo fb “Stroncone, l’altro ieri, ieri, oggi, domani”)

Le origini

Gaspare Vittori nasce a Roma nel 1828, da famiglia agiata che, da generazioni, si divide tra Roma e Stroncone. Suo nonno Giuseppe, agricoltore benestante, si trasferisce a Roma per esercitare il mestiere di “industriante” . Quando rientra al paese è sposato e ha 7 figli. Anche suo padre, Raffaele e sua madre Angela Frascarelli, non resistono al richiamo della grande città e lì fanno nascere, anche loro, 7 figli. Gaspare sposa Paolina Bernabei, di 10 anni più grande. Torna a Stroncone e qui vive il dolore più grande che un genitore possa trovarsi ad affrontare: la morte del figlio ventenne, Vitaliano, colpito da un fulmine sul campanile della chiesa di San Michele Arcangelo. Gioberto, l’altro ed unico figlio, nato nel 1852, può essere considerato il capostipite della famiglia Vittori che dette origine alla Grande Officina.

Una grande bottega per un grande artigiano

Gioberto, nei registri comunali, viene definito ” fabbro chiavaro”. E’ un abile e apprezzato artigiano, non solo, sul piano professionale ma anche nella vita pubblica. E’ infatti inserito in quelle che sono le associazioni più importanti dell’epoca, come la società operaia, fin dal 1901 il cui presidente è Mauro Rosa; il Civico Concerto. In particolar modo è impegnato a curare l’organizzazione di quest’ultimo dove è capobanda e socio, nonché garante per alcuni bandisti apprendisti. Si espone in prima persona nella denuncia presso il Comune, nel 1919, contro il maestro Menghini, quando, questi, sembra trascurare l’attività bandistica causandone “una mal gestione”.

Nel 1911, compare tra i dipendenti comunali come ” appaltatore dell’illuminazione pubblica con lampade all’acetilene” o “lampionario”.

Nella sua bottega le commesse non mancano, soprattutto per gli attrezzi che riguardano la manutenzione di strade, fontane o quelli necessari per i lavori agricoli. Le liquidazioni dei bilanci comunali e le citazioni presso il giudice conciliatore contro clienti morosi, ne dimostrano l’operosità.

“A Vittori Gioberto, fabbro-meccanico di qui, £82,00 per lavori dell’arte sua in servizio delle pubbliche fontane come alla nota liquidata”; “£13,00 in servizio degli arnesi dei cantonieri e stradini, come alla nota liquidata” ; ” £16,50 lavori diversi negli uffici e fornitura di utensili per gli edifici stessi come alle note liquidate”; ” £ 18,00 riparazione ai fanali della frazione Vasciano e provvista di tubi, come da nota liquidata”; ” £3,75 lavori di riparazione alle cabine elettorali, come alla nota liquidata”; ” £ 12,00 lavori e provvide in servizio della Banda comunale come alla nota liquidata”;

Concorre con altre ditte a realizzare opere per il Comune come ad esempio:

fornitura di una cancellata in ferro per il Monumento ai Caduti, £ 2.500; supplemento prezzo di fiamme di ghisa occorse per il Monumento £ 303,20″; “fornitura di un mascherone di ghisa per fontana pubblica £ 40,00″;” trasporto a mezzo ferroviario di una fontanella di ghisa £ 56,75; ” fornitura 5 carriole con ruote in ferro per nettezza urbana, £ 475,00.

Vittori Gioberto al Giudice Conciliatore cita per ” accomodatura di pompe, £ 9,50 e £ 3, riparazioni su un aratro con ruote, £ 50,00; impianto a gas, £ 36,00; accomodatura di una pompa irroratrice per le viti, £ 4,00; accomodatura di una pompa, £ 1,50.

L’officina è sita in via Contessa e, nel 1923, la troviamo registrata come Ditta Vittori Gioberto e figli. Tuttavia, mentre Vitaliano sembra seguire le orme paterne, fin da piccolo, Ubaldo, è meno interessato. Ben presto i loro destini si divideranno e Ubaldo si dedicherà al negozio di articoli casalinghi in via Delfini gestito con la moglie La Bella Laura.

Vitaliano, una vita in ascesa, interprete del suo tempo

Dotato di grande e versatile personalità, Vitaliano, ebbe una vita lavorativa e politica sempre in ascesa, coronata da soddisfazioni sia nella vita pubblica che privata. La sua felice intuizione fu quella di coniugare con successo, le linee politiche del suo tempo con l’abilità, l’ingegno e la competenza. L’entusiasmo della sua giovane età fece il resto.

Uno dei problemi dell’Italia unita e del primo dopoguerra, fu la necessità di ammodernare l’attività agricola. L’economia di molte regioni era basata sullo sfruttamento di terreni che rendeva poco e metteva in crisi i mercati. I provvedimenti presi dal governo centrale ebbero tutti lo scopo di sensibilizzare e informare i contadini, spingendoli verso l’adozione di nuovi strumenti e tecniche di lavorazione. Vennero istituiti dapprima i Comizi agrari, le Cattedre ambulanti e poi i Consorzi. Questi Enti, furono presenti anche a Stroncone, fin dal 1896: “contributo al Comizio agrario, £ 6,60″; nel 1921:“è aumentato il sussidio alla cattedra ambulante di agricoltura, £ 80,00”.

Essi promuovevano e organizzavano fiere, mercati, concorsi, esposizioni…La politica fascista, lanciando “la battaglia del grano”, favorì anche l’emigrazione coloniale per l’utilizzo di terreni fertili nelle zone conquistate. Tutto ciò, se non migliorò di molto il mercato economico, tuttavia,dette slancio al progresso meccanico con una parabola ascendente sul piano delle invenzioni e produzioni di: pompe, ruote, turbine, “azionati da locomobili a vapore”che permettevano anche bonifiche o irrorazioni di terreni altrimenti incoltivabili. All’inizio, trattori e aratri erano di provenienza straniera ma, poi, anche in Italia, sorsero piccole e” medie imprese metalmeccaniche che producevano attrezzature agricole di ogni tipo, spesso di livello pari alle più prestigiose industrie straniere”.

E’ in questo ampio contesto che si colloca la genialità di Vitaliano. Partecipò, ricevendo encomi, premi e medaglie a moltissimi concorsi e fiere anche internazionali. Giunse fino a Tripoli, dove vinse la medaglia d’oro e d’argento in due diverse manifestazioni. Dal 1910 al 1930 fu protagonista in varie città italiane, da Genova a Caltanissetta, distinguendosi per i suoi manufatti, alcuni dei quali, dotati di brevetto. L’aratro siciliano trainato da cavalli e quello a trampolo per i cammelli, pompe irroratrici e solfatrici a zaino, solfatrici e torchio per vinacce, sono solo alcuni degli attrezzi agricoli presentati che gli valsero diplomi d’onore e Gran Croci di merito.

Da bottega a opificio: le origini dell’Officina Vittori

Seppur affascinato dalla lavorazione del ferro, Vitaliano si impegnò anche nella costruzione di motori a vapore impiegati, in modo particolare, nella trebbiatrice a grano.

lampade utilizzate per motori a vapore

In effetti, sia nei registri comunali che nelle citazioni presso il Giudice Conciliatore, cui si rivolge per essere risarcito di opere di trebbiatura effettuate e non pagate, lo troviamo con la definizione: “trebbiatore“( diversamente da suo padre, definito “fabbro”): ” Vittori Vitaliano di Gioberto per trebbiatura di grano, £ 27,00″ (1905); “£ 14,00 per trebbiatura di grano”; “£ 80,00 per lavori eseguiti”; “£ 197,25 per trasporto col camion a Terni, prezzo di copertoni e forniture varie” (1925). Nel 1925, appare negli elenchi dei proprietari di ” locomobili e trebbiatrici esistenti in questo territorio: Vittori Vitaliano, 2 trebbiatrici e relativi motori”. Così pure appare nelle convocazioni delle Verifiche periodiche di” pesi e misure”. Questo, almeno fino al 1929, quando, proprio dai documenti di quest’ultime, scopriamo che la nuova denominazione è: Ditta Vittori Vitaliano e C. .Certamente ormai, da tempo, la bottega si stava trasformando in un vero e proprio opificio, dove, anche, giovani del luogo trovavano un’occupazione. Ne è un esempio il referto medico del Dottor Gangi del 1922:

Nel 1905, si accese, nella sua officina, la prima lampada elettrica e avviò le macchine con motori elettrici. Nel 1908 iniziò la costruzione di attrezzi e macchine agricole, in particolare l’aratro voltarecchio a trazione animale che sostituì il vecchio e rudimentale aratro di legno.

Maglio costruito da Vitaliano Vittori nel 1920

Negli anni della Grande Guerra trasformò l’azienda nella lavorazione delle granate per cannone da 75 mm. La sede dell’Officina non fu sempre la stessa così come la società che, per un breve periodo di tempo fu consociata con altre famiglie stronconesi. Un altro fiore all’occhiello della produzione fu il mobilio scolastico in ferro e legno con banco a catena brevettato. Rappresentanti giravano per l’Italia a prendere ordinazioni e commesse e c’era collaborazione con le industrie del ternano.

La vita politica

Vitaliano, oltre ad aver studiato, dimostrava una spiccata personalità, era dunque, normale la sua partecipazione alla cosa pubblica in una piccola società come quella di Stroncone. Nel 1915 fu tra gli assessori nel Consiglio Comunale e si trovò a gestire l’ emergenza finanziaria del terremoto dell’11 novembre 1915

Dal 1918 al ’19 sostituì nella carica di sindaco, Francesco Malvetani , richiamato al servizio militare. In questi anni si rinnovò la capitolazione del “Concerto Civico”( 1919) , di cui faceva parte anche come bandista e socio. Fu assessore in vari anni accanto al sindaco Mauro Rosa (1923-24),

Quando questi, nel 1925, rassegnò le proprie dimissioni, fu tra i candidati per ricoprirne il ruolo. Successivamente fece parte della Giunta di Dario Contessa(1925-26). Furono anni molto frenetici e complicati per l’amministrazione stronconese, che venne coinvolta in molte opere di interesse nazionale, come la rete viaria e ferroviaria o la contrattazione con le banche per accesso a mutui e prestiti.

Vitaliano fu, spesso, coinvolto in prima persona come “persona delegata del sindaco”, e si recò in trasferta a Roma, Spoleto,Poggio Mirteto e Terni.

Gli amministratori, spesso, si trovarono a decidere su progetti di tipo economico che gravano, a volte, anche in modo pesante, e cercavano di conciliare le esigenze della popolazione. Fu il caso della Ferrovia economica a trazione elettrica, che impegnò una parte del bilancio ma che, poi, non si realizzò.

la motivazione che inseriva Stroncone nel percorso era in una relazione che ne spiegava le ragioni economiche di spostamento di merci e persone da e verso il Paese.

Durante la crisi economica del 1919, si recò a Terni per :“conferire con la sottocommissione di requisizione dei cereali circa l’aumento dell’assegnazione granaria insufficiente fatta al Comune” . Nel 1923 , a Spoleto per “contrattare il mutuo per conto del Comune”. A Terni partecipò come “membro della commissione giudicatrice del Concorso per Messo Comunale”. Furono anni difficili e non mancarono crisi sul piano amministrativo, tant’è che partì anche un’inchiesta a seguito di denuncia, sulla cattiva gestione del bilancio. Ancora una volta, però, tutto si può comprendere inquadrando il momento storico. Se la guerra, nel nostro territorio non rappresentò combattimenti e distruzioni, tuttavia, gli effetti nell’economia non tardarono a farsi sentire. Tutti i Comuni erano pressati dalle imposte prelevate dal Governo centrale che aveva reduci da ricollocare, spese di guerra da risanare, crisi dei mercati da fronteggiare…di certo non fu proprio poco più di una battaglia, come i letterati del tempo avevano osato prevedere…Lo Stato concesse alle municipalità di applicare altre tasse come quella sui beni di lusso: pianoforti, biliardi, autovetture, domestici…di sovratassare quella sul focatico, sul bestiame e sui cani, ma…una piccola comunità rurale, contadina e artigiana come Stroncone di certo non poteva contare sui beni di lusso, né poteva “dissanguare”i suoi cittadini tassando beni di prima necessità.

D’altra parte però bisognava provvedere alle problematiche del vasto territorio: capoluogo, frazioni e montagna; gestire la sanità, con le condotte mediche e veterinarie, la scuola, la manutenzione di strade e fonti d’acqua… nonché rispondere alle nuove esigenze della popolazione, come il servizio pubblico, l’illuminazione nelle frazioni e l’acquedotto.

Nel consiglio comunale vengono deliberate £ 6.500 annue alla Ditta Rapida, per il servizio automobilistico Terni Stroncone e viceversa

Nel 1920, il bilancio fu revisionato da un commissario prefettizio che relazionò e analizzò le voci di spesa e di entrata, razionalizzando la gestione economica del Comune.

Segni di stima vennero, a Vitaliano, anche da altre istituzioni o da semplici cittadini. Nel 1927, quando la” Federazione fascista autonoma delle Comunità artigiane in Italia”, chiese un elemento idoneo a ricoprire la carica di fiduciario per l’organizzazione locale degli artigiani, venne proposto il suo nome .

Nel 1925, si prodigò nel portare conforto alla popolazione, e nell’intervenire, insieme al sindaco Rosa e all’assessore Contessa, per organizzare i trasporti d’acqua con i Vigili del Fuoco, durante un furioso incendio scoppiato nella frazione del Colle.

Dal 1934 al 1939 ricoprì la carica di Consultore nel Comune di Terni, in rappresentanza della delegazione di Stroncone; nel 1945 venne nominato Commissario dei Presidenti dell’Opera Nazionale maternità e infanzia. Dal 1948 al 1952 fu sindaco della riconquistata autonomia comunale; nel 1952 fu nominato Commissario Prefettizio per il Comune di Stroncone; nel 1956 gli venne conferita l’onorificenza di Cavaliere della Repubblica Italiana. Nel 1960 fu premiato anche dalla Camera di Commercio di Terni con il diploma e la medaglia d’oro per ” miglioramenti tecnici di carattere sociale, nei servizi al pubblico”.

Oggi una targa commemorativa gli dedica la Passeggiata grazie all’acquisizione del terreno su cui sorge, realizzata negli anni del dopoguerra, quando era a capo dell’Amministrazione comunale.

La vita privata

Nel 1904 sposò Taide Malvetani di Terenzio e Eva Bruni. Di famiglia benestante, Taide è figlia e nipote di sindaci e parroci, proprietari di immobili e di mole di grano ed olio. Matrimonio di interesse, combinato tra casate importanti? chi può dirlo? La realtà ci mostra una lunga e duratura unione coronata da 9 figli che riuscì a superare sia crisi familiari che economiche. Un brutto lutto, sembra voler replicare a distanza di anni, nella stessa famiglia, la sofferenza dei due genitori con la morte a 20 anni della figlia Viviana. Taide era una donna colta e laboriosa, che si prodigava per gli altri mettendo a disposizione le sue capacità. Leggeva e scriveva lettere a chi glielo chiedeva, raccontava storie ai bambini e sferruzzava guanti e calzini perfino per i soldati. Superò una crisi familiare quando si trattò di abbandonare la casa del marito, in seguito alla spartizione dei beni con il fratello Ubaldo. Seppure a malincuore, lasciò la casa di via Contessa e non esitò ad utilizzare la sua dote per acquistare la casa di via dell’Arringo, dove oggi, una targa porta il suo nome. Il primo figlio nacque nel 1906, Orlando, seguirono poi: Paolina, Anna, Vittorio, Gaspare, Maria, Viviana, Alberto e infine Eugenia nel 1925. Quando l’Officina si trasferì nella sede definitiva, allevò galline, coltivò l’orto e ogni specie di pianta da frutto. Si muoveva sempre con uno stuolo di figli e nipoti al seguito, felici di poter condividere con lei quella serenità e saggezza che emanava con lo sguardo. Si diceva che sapesse la Divina Commedia a memoria e che la ripetesse a quei bimbetti che l’ascoltavano con aria trasognata. Corrispondeva con Giacomo Giacomini, direttore dell’Idioma Gentile, cui era abbonata e sostenitrice. Vitaliano e Taide riuscirono a festeggiare le nozze d’oro nel 1954

circondati dall’affetto della numerosa famiglia cui intanto si erano aggiunti nipoti e pronipoti.

Chiesa di San Nicolò 1954

I miei ricordi

Taide era una donna piccola e robusta, il viso rotondo e l’immancabile ciuffo di capelli grigi pettinato come tutte le donne anziane del tempo. Taide…Nonna Taide! Sì perché le persone di cui ho parlato fin qui, fanno parte della mia famiglia e io le ho nel cuore da sempre. Quando è morta io avevo 4 anni eppure di lei mi ricordo tutto…quello che faceva per me aveva qualcosa di magico… a volte mi portava a vedere la piccola finestrella del lungo corridoio della sua casa, poi, mi prendeva in braccio per aspettare la rondinella che lasciava una caramella sul davanzale…La ricordo sul letto di morte, ma non ricordo manifestazioni di tristezza…lei era lì con il viso sereno, paga di una vita incorrotta, ancora una volta non volle tradire chi, in quel volto vedeva la pace e la tranquillità.

Nonno Gioberto e nonno Vitaliano, li ho “conosciuti” dal tono della voce dei miei cari quando mostravano oggetti a loro appartenuti o da loro costruiti: biancheria, alari, pinze, soffietti per il camino…lì c’era tutta l’enfasi che affermava la stessa notorietà e fama che avevano avuto in vita.

Nei tiepidi pomeriggi della mezza stagione, la domenica, anche mia madre si concedeva il riposo dalle faccende domestiche. Ben vestite, uscivamo e, poiché, i luoghi in cui passeggiare non erano molti, complice, un certo sentimento religioso,arrivavamo fino al Convento di San francesco per una visita al Beato Antonio. Io camminavo lungo i muretti che costeggiano ancora oggi, parte della strada. Quasi sempre, arrivati alla ” curva dell’Officina”, il cancello aperto ci invitava ad entrare. La porticina di ferro grigio, era semichiusa, segno che c’era sicuramente qualcuno. I lavori erano fermi ma l’Officina per la famiglia Vittori era una seconda casa: c’era l’orto, l’amico che cercava una tavoletta o un pezzetto di ferro, il nipote che doveva costruire qualcosa per la scuola, le ordinazioni che dovevano partire il lunedì mattina…zio Alberto, zio Gaspare, zia Maria e poi figli, nipoti e pronipoti che “transitavano” per un primo lavoro, fare esperienza o in cerca di diversa occupazione…clienti e amici per un consiglio, un aiuto o un parere professionale…tutti venivano accolti dall’allegro fischiettio dei Vittori, gente allegra e ottimista. Il grande e lungo capannone ospitava le macchine da falegnameria e da carpenteria. Un forte odore di legno, segatura e trucioli, saldatura e limatura di ferro entrava nelle narici fino quasi ad impregnare la pelle; ti accoglieva ancora prima di entrare dentro.

Oggi il tetto malandato e le erbacce oltre il cancello chiuso, sono tristi tracce di un luogo che, per molti anni è stato un punto di riferimento per l’intera comunità. Restano le opere e i manufatti, indistruttibili testimonianze di un’arte preziosa che purtroppo non ha potuto continuare a svilupparsi,privando, così, l’intero territorio di una fetta di economia che poteva essere sfruttata anche dal punto di vista dell’archeologia industriale.

Bibliografia

P. Lombardi ” L’evoluzione dell’agricoltura italiana nel Novecento. Il caso di San Patito Sannitico” Tesi di laurea, A.A. 2014-15

Documenti conservati presso Archivio Storico del Comune di Stroncone

Documenti Archivio Vitaliano Vittori

Fonti orali

Giacomo Giacomini e “L’idioma gentile” anni ’20

Un illustre Stronconese poco conosciuto

Sconosciuto ai più, Giacomo Giacomini, è ancora vivo nel ricordo di Ornella e Flavia, che, a dispetto della loro età, rammentano bene alcuni particolari della vita di questo insigne concittadino. Ornella, in particolare, lo ricorda perché, sua nonna, Taide Malvetani, donna colta e raffinata, era abbonata al suo giornale e di tanto in tanto vi corrispondeva. Flavia ricorda bene la spiccata intelligenza di questo ragazzo che per essa si distingueva e i sacrifici dei genitori per farlo studiare. Ricordano, inoltre, la figlia Giuliana (o forse sorella ?), che divenne maestra e insegnò a Stroncone; poi “sposò un pezzo grosso della finanza e si trasferì a Genova“. Di sicuro, sappiamo che nel periodo di pubblicazione del giornale, ebbe una bambina: Maria Luisa, che nacque il 30 luglio 1922.

30 luglio 1922

Il legame con Stroncone, del Giacomini, è rappresentato, anche, dalle letterine che scrivevano le bambine Bianca e Nunziatina. C’era, infatti, una sezione del giornalino, riservata alla corrispondenza di “zia Bianca”, dove, per lo più bambini, descrivevano fatti del loro modesto vissuto. A settembre 1923, Bianca, in una di queste lettere, così descriveva Stroncone

Stroncone (Perugia), 20 settembre 1923

Bianca è abbonata a tale rivista, lo testimonia un appunto a fondo pagina nel 1923

La storia del giornale

Venne pubblicato, per la prima volta, il 15 aprile 1921 con lo scopo di estendere, perfezionare e utilizzare in maniera corretta, la lingua italiana, scoraggiando, anche, l’uso di quei francesismi che sembravano inquinare “quell’idioma che Dante consacrò ed il Petrarca ingentilì”.

Fino al settembre del 1925, quando cessò la sua diffusione, fu strumento attraverso cui, fanciulli e adulti (desiderosi di migliorarsi), poterono confrontare le loro capacità e conoscenze, applicandosi in composizioni scritte, esercizi di grammatica, di prosa, di memorizzazione e approfondire la loro cultura attraverso lo studio dei classici.

La struttura del giornale

Nella copertina appariva il sommario;

poi si aprivano le pagine dedicate a una novella, quasi sempre a sfondo morale, spesso di E. De Amicis

Le Pagine Belle erano destinate alle opere dei grandi classici.

Un Concorso Permanente di Composizione italiana raccoglieva gli elaborati degli abbonati, pubblicandone i migliori. Non venivano disdegnati gli errori che venivano evidenziati con il suggerimento per le dovute correzioni. Questo modo di procedere metteva in luce anche quello che era il livello di capacità degli alunni nei vari ordini di scuola e, il giornale, si fece carico di queste difficoltà, proponendo “corsi” di perfezionamento e di insegnamento vero e proprio sulla stesura di un componimento.

L’idioma gentile e la riforma del 1923

La filosofia, da sempre, ha messo al centro l’educazione dei fanciulli per una buona organizzazione dello Stato. Quando Giovanni Gentile ebbe l’incarico di riformare l’istruzione pubblica, da buon filosofo, lo fece sul modello politico-sociale del momento, quindi fu espressione dell’ideale fascista. Per dirla con Antonio Martino:“eternerà con l’omonima riforma il modo fascista di intendere l’istruzione”.Dalle pagine del suo giornale, il Giacomini fu specchio di tale realtà. I Programmi gentiliani si prefissavano la “formazione di un cittadino con diritti e doveri, rispettoso della famiglia, della società e dello Stato”. Tutti i racconti, le poesie e le prose, le riflessioni che i lettori erano invitati a fare, erano all’insegna del rispetto e dell’amore per i genitori, per la patria, per la bandiera…venivano valorizzati i sentimenti di amicizia, fedeltà, perdono…poi c’era il ricordo imperituro di date, luoghi e nomi che resero glorioso il suolo italiano. Inoltre, il giornale si proponeva di estendere la sua divulgazione verso le colonie per tenere vivo quel sentimento nazionale in terra straniera.

L’orologio civico sec.XIX (Stroncone)

foto archivio Danielli

Il tempo. Il più grande e il più antico dei tessitori. Ma la sua fabbrica è un luogo segreto, il suo lavoro silenzioso, le sue mani mute. ( Charles Dickens)

Nel XIX sec., ogni città si dotò di un orologio pubblico che, oltre ad essere utile alla popolazione, le conferiva prestigio. Esso, aveva lo scopo di regolare la vita sociale e lavorativa dei cittadini e doveva avere la massima visibilità possibile. A tale scopo, era, spesso, collocato nella facciata del palazzo comunale la cui posizione era, già di per sé elevata e, quindi, rendeva ben visibile l’orologio. In questo contesto, assumeva una notevole importanza, il Moderatore dell’orologio (detto anche Temperatore). Si trattava di persona di rilievo che aveva delle conoscenze tecniche, sconosciute ai più, che gli permettevano di regolare i complicati ingranaggi, non solo per garantire l’esattezza dell’ora, ma, anche, per svolgere l’ordinaria manutenzione.

STRONCONE

foto archivio Danielli

A Stroncone l’orologio è collocato nel Palazzo Municipale. Guarda dall’alto il Monumento ai Caduti, voluto sull’onda patriottica degli anni 20. Da tempo immemore sorveglia Piazza della libertà, elitario punto di incontro tra gli abitanti del castello e il circondario; li accompagna scandendo il tempo delle loro attività. La piazza è, infatti, passaggio obbligato per chi entra nel paese, è punto di arrivo di mezzi pubblici e privati, siano essi gli antichi somari o le più moderne autovetture; è il bar, è il punto di riferimento per appuntamenti, partenze e arrivi…non è difficile supporre che chiunque si trovasse a passare di là non “buttasse l’occhio” in alto verso le sue grandi lancette.Nei bilanci comunali del Comune di Stroncone, tra i dipendenti, la figura del ” Moderatore”, compare già nel 1827 con il compito di “controllare il funzionamento dell’orologio comunale”. Nel 1911, Sabatini Eugenio è il moderatore dell’orologio di Vasciano e De Santis Eligio è moderatore di quello di Stroncone. Nel 1919, a Eligio, si sostituisce De Santis Pietro. Nel 1921 viene redatto il “Regolamento Comunale” dove vengono ribadite le mansioni e i compiti dei vari dipendenti comunali.

regolamento comunale 1921-retribuzioni
regolamento comunale 1921

Documenti conservati presso l’archivio storico del Comune di Stroncone;

Foto Archivio Danielli

Il Patriottismo a Stroncone: 1923 la festa della consegna delle bandiere alle scuole

Prefazione

Quello che più mi affascina, nello studio dei documenti che riguardano il mio paese, è il periodo storico che segue la Proclamazione dell’Unità d’Italia. Osservare attraverso di essi il movimento politico culturale che si andava espandendo per “costruire” l’Italia e gli italiani. Tutto ciò diventa estremamente interessante se si prende ad esempio un piccolo centro come Stroncone, dove il ceto sociale maggiormente rappresentato è composto da contadini e allevatori che si dividono tra campagna e montagna, secondo i cicli stagionali, e gli artigiani, prevalentemente, collocati all’interno del “castello”.

Tanto vicine, eppure così lontane

Pur essendo molto vicino a Terni, da essere, quasi, considerato la sua periferia, Stroncone, vive una realtà molto diversa. Chiuso tra le sue montagne, sembra non aver recepito i grandi cambiamenti di fine ‘800 che pervasero la città con la costruzione delle grandi fabbriche e tutto ciò che ne sarebbe derivato. Parliamo delle aspirazioni capitalistiche di grandi imprenditori che, videro in Terni, la città ideale per impiantare industrie, capaci di fornire materiali necessari alla costruzione di infrastrutture per la giovane nazione; di moderne filosofie legate alla condizione operaia, sia in fabbrica che in città; (la ricerca di un lavoro sicuro, infatti, portò a un sovraffollamento con conseguenti situazioni di criticità sia dal punto di vista abitativo che igienico-sanitario); una nuova cultura, attraverso la mescolanza di dialetti, usi, costumi e tradizioni…

Di tutto ciò a Stroncone arrivò ben poco ma, paradossalmente le “carte” comunali, di contro, ci mostrano un paese particolarmente attento e scrupoloso nell’applicazione di tutte quelle norme che arrivavano a pioggia sottoforma di Decreti Regi. Un vero e proprio Paese del Regno, con un’Amministrazione attenta ad ogni nuovo atto legislativo. Attiva e partecipe di Comitati, celebrazioni e di qualsiasi altra manifestazione venisse imposta o suggerita dall’alto. Certamente c’è da chiedersi quanto la popolazione capisse di tutto quello che stava avvenendo e possiamo solo immaginare in che modo le nuove normative andassero, talvolta, a cozzare contro comportamenti consuetudinari e consolidati, tanto da essere scambiati essi stessi per leggi vere e proprie.

Tuttavia la volontà e il rigore che venivano espressi ne fanno un paese che può essere preso ad emblema di quanto stava avvenendo politicamente, nell’organizzazione dell’amministrazione pubblica nel più ampio panorama nazionale.

La festa di consegna delle bandiere : 17 giugno 1923

Nel contesto, sopra esposto si colloca la Celebrazione di Consegna delle bandiere che avvenne in tutta Italia.

Una descrizione dettagliata di tale cerimonia, ad esempio, è possibile ritrovarla nel sito: “Il notiziario bobbiese” ( http://www.ilnotiziariobobbiese.net/wordpress/?p=383 ); per quanto riguarda Stroncone possiamo solo presupporre il fermento che animò il borgo nei giorni precedenti.

Chi, come me, ha abitato all’interno del paese, seppur in epoche più recenti, rispetto a quelle di cui discorriamo, non avrà difficoltà ad immaginare il vociare concitato, il via vai delle persone, il rumore degli strumenti di lavoro nelle botteghe, il passaparola e le chiacchiere di strada…per una cerimonia così importante non possono mancare le autorità ed ecco che gli inviti del sindaco Mauro Rosa si estendono a politici e prelati. Tuttavia Stroncone non è un nome di risonanza e così l’unica personalità rilevante sarà il Prefetto che, rimarrà piacevolmente soddisfatto dell’ospitalità e ringrazierà con un telegramma.

Gli altri, pur sentendosi coinvolti nella causa patriottica si scusano dell’assenza per impegni già presi.

Il Vescovo
il deputato

Come risulta dal: “Verbale di liquidazione di spese impreviste” del mese di settembre 1923, del Consiglio comunale, un’intera comunità è alle prese con l’organizzazione.

Per la confezione delle Bandiere Suore Francescane: Confezione bandiere tricolori; Ferracci Pietro: spese diverse per confezione di bandiere tricolori in occasione della venuta del R. Prefetto; Danielli Odoardo: fornitura di stoffe per le bandiere; Pietro Martoni:fattura di n. 41 aste per bandiere; Danielli Giuseppe: Fattura di lance per bandiere; Castelli Luigi: imbottitura aste per bandiere. Per il ricevimento del Prefetto, così come si conviene: Salvati Adolfo: vitto somministrato agli “chauffeurs” e per il vino somministrato al Concerto; Leonardi Francesca: fornitura di liquori e paste; Danielli Cesarina: cottura polli per il banchetto; La musica non deve mancare e la Banda civica accompagna sempre le celebrazioni nazionali: Marino Giacomini:spese per il trasporto del palco per il concerto; Serangeli Salvatore: illuminazione al palco del concerto. Altre spese sono per migliorare l’aspetto del paese: Ditta Blasi: verniciatura dello stemma comunale; Gasbarri Generoso:9 giornate per pulizia straordinaria del paese; Giuseppina : pulizia straordinaria degli uffici comunali

Il tricolore nella Legge 31/01/1923

La consegna delle bandiere alle scuole, si inserisce nei provvedimenti legislativi presi dal Ministero della Pubblica Istruzione, nel 1923. Fu il sottosegretario Lupi che introdusse l’omaggio degli alunni al Tricolore. Il 31 gennaio 1923 venne decretato che “ogni sabato, alla fine delle lezioni, gli scolari debbono rendere omaggio al Tricolore con il saluto romano e cantando coralmente gli inni patriottici” (cit.Giorgio Vecchio). Quindi ogni scuola doveva possedere e custodire con cura una bandiera. Un nuovo decreto, a settembre, ne stabilì le dimensioni, “l’obbligatorietà e i modi della sua esposizione da parte degli uffici pubblici di province e comuni” ( cit. Giorgio Vecchio)

Bibliografia

Vecchio G., Il tricolore in Almanacco della Repubblica: storia d’Italia attraverso le tradizioni, le istituzioni e le simbologie repubblicane, a cura di M. Ridolfi, Paravia Bruno Mondadori Editori, 2003

Documenti conservati presso l’archivio storico del Comune di Stroncone

STRONCONE DAL 1860 AL 1904

Uno spaccato di società attraverso gli enti di beneficenza

Il 15 dicembre 1860, muore Giuseppe Rosa, esponente di una delle famiglie più in vista, nella piccola e rurale realtà stronconese. Alla sua casata è legata l’Opera Pia destinata alla fondazione e al mantenimento dell’Ospedale. Dalle disposizioni testamentarie, risulta che, 800 scudi, dovranno essere gestiti in modo da costituire un “capitale sicuro e sufficiente a produrre la rendita necessaria a ricevere e a mantenere nel miglior modo possibile, in detto ospedale, numero 4 malati poveri di ambo i sessi”.

Giuseppe, muore alla vigilia di grandi stravolgimenti politico-amministrativi che vedranno, proprio negli enti di beneficenza, concretizzarsi uno dei primi provvedimenti.

Pur riconoscendo l’importanza del ruolo che essi hanno avuto soprattutto attraverso la predicazione, “…istruendo il popolo, inculcandogli le norme del vivere civile, prestando assistenza ai poveri, procurando l’educazione, l’istruzione e in qualsiasi modo il miglioramento morale ed economico non possono oggi sottrarsi alla necessità di rinnovarsi e di migliorare adattandosi ai mutevoli bisogni della progrediente società in cui operano”. All’indomani della proclamazione del Regno d’Italia, così ,si attuò una laicizzazione di molte pratiche. Nella riorganizzazione dell’Amministrazione, vennero inclusi alcuni “affari” della chiesa. In particolare i registri di Stato civile che erano stati fino ad allora appannaggio delle parrocchie confluendo in un unico ufficio pubblico. Dal 1862 al 1890, si susseguirono Regi decreti, passando per le Leggi Rattazzi e Crispi, che normalizzarono le amministrazioni di tutti gli enti caritatevoli, inglobandoli in un’unica Congregazione di Carità, istituita in ogni Comune, la cui gestione era affidata ad un Consiglio, eletto dal Comune. Certamente, il passaggio delle “cose ecclesiastiche” a quelle politiche, non fu indolore, anzi avvenne con riluttanza e resistenza.

-1901 a Stroncone, il Presidente della Congregazione venne più volte richiamato a presentare la modifica dello Statuto del concentramento. Nei vari solleciti venivano specificate le norme cui dovevano attenersi le disposizioni per conferire benefici. Inoltre, interpretando la riluttanza del Presidente, il sottoprefetto così si esprimeva:” le modificazioni richieste (…) che la S.V. trova inutili, superflue e assurde sono state richieste dal Ministero dell’Interno, né alla loro adozione può opporsi…è necessario pertanto che questa deliberazione venga fatta conoscere a tutta la Congregazione che ne deve prendere atto”.

  • Opera pia S. Diego:deve essere chiara l’indicazione dell’ammontare del patrimonio e specificare come ha luogo la beneficenza Rosa. si deve conoscere a che punto sono le pratiche per la erezione in ente morale dell’Ospedale”.
  • Opera pia Orsini: indicare il numero e l’ammontare delle doti, le norme per il conferimento delle medesime e cioè i limiti d’età per aspirare al beneficio cioè dai 15 ai 30 anni. La buona condotta e la povertà risultante da certificati del sindaco; la decadenza del beneficio quando a 35 anni non abbiano contratto matrimonio o sia incorsa, la beneficata, in una delle condanne di cui alla lettera F dell’art. 22 del nuovo Testo Unico della Legge Comunale e Provinciale. Inserire la disposizione che la dote conferita e non pagata deve essere depositata nella Cassa Postale di risparmio con libretto intestato alla dotante”.

1891: a Terni si riunì il Consiglio Comunale, per discutere sui reclami fatti dai Priori delle confraternite che si opponevano all’accentramento. Ad essi venne replicato che la Legge 17-07-1890, non “ha demolito le confraternite ma ne ha trasformato lo scopo, adattandolo a forme più benefiche di pietà cristiana più rispondenti ai tempi attuali”...” Nessuno potrà impedire a chi lo vorrà di riunirsi in preghiera o di quotarsi per far dire le messe che vogliono…”

La Legge del 3/08/1862, n.753 e il seguente R.D. del 27 novembre, mirava a regolamentare, anche, lasciti testamentari ed elargizione di sussidi che, spesso, venivano diretti evadendo le stesse richieste espresse nel legato.

-1600: F. Federici di Terni, lasciava 100 scudi per un suffragio di 100 messe, la Confraternita ne fece celebrare solo 36; Pacifico T., lasciava 46 scudi per 30 messe, la confraternita le ridusse a 16.

Le Amministrazioni degli enti benefici erano, sovente, carenti e deficitarie per la mancanza di bilanci aggiornati, archivi e registri contabili.

A Stroncone, per anni si trascinò, tra gli avvocati Pasqualini e Falciola e il tribunale, la causa Angeletti, in riferimento all’incauta amministrazione dell’oratorio S. Filippo Neri. La gestione patrimoniale venne messa in discussione quando l’Angeletti non volle uniformarsi all’accentramento, e rifiutò di consegnare i verbali di bilancio. Il sottoprefetto di Terni, allora, incaricò un commissario che, a seguito di accertamenti, dichiarò la pessima condotta finanziaria portata avanti dall’Angeletti , stabilendo un danno economico pari a £1475,81. Anche all’Amministratore dell’opera pia Orsini, Genuini, venne imputata la cattiva gestione dei fondi di riserva ed a causa di ciò, ebbe la sospensione dello stipendio .

La nuova normativa prevedeva che il controllo contabile dovesse essere bimestrale ed essere inviato alla sottoprefettura entro 10 giorni. Se ciò non avveniva, la notifica del richiamo era immediata.

La Congregazione di carità 1900

VERBALE DELLA CONGREGAZIONE DI CARITA’, AMMINISTRAZIONE DELLE CONFRATERNITE CONCENTRATE- 25 MARZO 1900

Presidente: Serlorenzi Giovanni Membri: Napolitano Cipriano, Lelli Luigi, Vittori Giuseppe, (risulta assente Desideri Ettore, nome che troviamo in altri verbali, come assente, e che confermerebbe il numero di 4 membri, destinato ai Comuni al di sotto dei diecimila abitanti, come previsto dalla Legge. Il suo mandato venne a decadere in quanto fin dal 1899, non si presentò ad alcuna adunata. Preso atto di ciò, il sottoprefetto lo notificò all’interessato e al Comune affinchè il Consiglio potesse provvedere alla surrogazione) Amministratori: Danielli Antonio: confraternita Gonfalone; Sopranzi don Augusto: confraternita del Suffragio; Malvetani don Antonio:confraternita S.Giovanni; Vittori Romolo: confraternita del S.S. Sacramento. Tesoriere della Congregazione: Contessa Ubaldo Segretario: Vittori Bizio Inutile dire che sono i nomi delle persone più in vista della comunità. Si va dal notaio al farmacista passando per i preti. Tralasciando le voci di bilancio corrispondenti a crediti, censi e mutui che ogni amministratore presenta in rendiconto, ci soffermeremo sui verbali di cassa delle opere pie, casse di prestanza agrarie e confraternite, per dare un’idea del patrimonio che gravitava intorno a questi enti benefici. OPERE PIE: Orsini: £ 276 S.Diego: £ 237 Rosa: £ 682 CASSE PRESTANZE: Stroncone: £ 1482 Aguzzo: £ 938 Coppe: £ 331 Vasciano: £ 807 Finocchieto: £ 1131 totale entrate riferite al 1899: £ 5.889,46 CONFRATERNITE: San Giovanni £ 9 Sacramento £ 28 Gonfalone £ 59 Suffragio £ 119 S. Filippo Neri £ 119 Le rendite riscosse nel 1900 ammontano a £ 7638. Uscite: £ 1773 Il 4 Aprile, il sottoprefetto chiese con sollecitudine il bilancio della Confraternita S.Filippo Neri, riferito al 1900, “in quanto non sono chiare le uscite di detta confraternita, alla quale si chiede di inserire nella passività la somma di £ 50,15, come contributo al mantenimento degli inabili al lavoro cui la confraternita è obbligata”.La risposta fu che tale somma non fu possibile stanziarla a causa della rendita esigua. Sempre nell’Aprile dello stesso anno, il Comune chiese un rimborso per le spese di ricovero degli ammalati negli ospedali, secondo il R.D. 28 agosto 1896. Il Presidente invece, rispose: la “spedalità” è dovuta solo agli “Ospedali Riuniti di Roma” e non di altri. “Questa Congregazione, non conta fra le sue Opere pie quella Ospedaliera e non può pretendersi da nessuna delle Opere pie che la Congregazione amministra. Le Opere pie hanno tutte uno scopo al quale non si può derogare per disposizioni testamentarie o per decreti reali”.

Nel 1901, la Congregazione di carità, nella persona del presidente, venne coinvolta a partecipare al Comizio di Poggio Mirteto svolto per sensibilizzare la costruzione della strada provinciale. Il prefetto negò di utilizzare il fondo di riserva per £35,40 occorse per spese di rappresentanza in quanto si trattava di una spesa nuova e non giustificata ed estranea agli scopi della Pia Amministrazione:“non sapendo come spiegarsi l’intervento dei membri della Congregazione di Carità ad un comizio per ottenere un progetto stradale”.

Cenni storici

La Congregazione di Stroncone amministrava : Le Confraternite:Oratorio S.Filippo Neri,S.S.Sacramento,Gonfalone,San Giovanni e Suffragio; I monti frumentari: Coppe, Vasciano, Aguzzo, Comunale, Finocchieto;(nel 1891, vennero soppressi e sostituiti con la Cassa prestanze agrarie che aveva come fine il prestito agli agricoltori meno agiati); Opera pia Rosa:venne istituita il 29 giugno 1896,lo scopo era la fondazione di un ospedale; Opera pia S.Diego:fu istituita il 2 settembre 1617 ,scopo era sussidiare i poveri, particolarmente zitelle povere e oneste; opera pia dotalizia Orsini:ebbe origine con il testamento di Costanza Costanzi vedova Orsini, in data 4 gennaio 1885. Lo scopo era “dotare le donne delle famiglie Rosa e Genuini”. Il diritto alla dote era sancito dal matrimonio che doveva avvenire prima dei 35 anni. A estinzione delle discendenze le rendite sarebbero state devolute in beneficenza. A gennaio, a giugno e a luglio, in occasione degli anniversari delle rispettive morti della casata Orsini e cioè: Costanza, Luigi e Tobia, venivano elargite le elemosine ai poveri del Comune che rientravano in un apposito elenco. Nell’anniversario della morte di Tobia Orsini il 25 luglio 1901, vennero distribuite elemosine per un totale di £ 25,00. I beneficiari risultarono essere in numero di 56, così distribuiti: 6 uomini e il resto donne di cui: 21 sposate, 12 sole e 14 vedove. Nel 1904, nell’anniversario della morte di Costanza ved. Orsini, la situazione cambia di poco: 6 uomini, 24 donne sposate, 9 donne sole e 13 vedove.

1904- Per essere ammessi nel ricovero dei mendici, tra gli altri, occorrevano:

  • certificato di nullatenenza, non aver parenti in grado di mantenerli; non avere malattie sordide, cutanee e contagiose.

I Beni immobili delle opere pie e delle confraternite

In ottemperanza al R. D. sull’accentramento, tutti gli enti benefici compilarono gli inventari e la Congregazione di Stroncone decise di vendere quelli che non fruttavano più riconvertendo i capitali ottenuti in consolidati che avrebbero dato una rendita superiore, come i certificati nominativi del Debito Pubblico e Nazionale. La perizia degli immobili e la relativa vendita, attraverso un’asta pubblica, venne curata da Ubaldo Contessa e Vittori Bizio. Terreni pascolivi, olivati, seminativi, boschi, viti,castagni disseminati in tutto il territorio: pianura, montagna, collina: S.Janni, Cerreta, Malvizza, Scentelle, Macchiamorta…e poi case all’interno del paese: vico Oricello, via degli Archi… La vendita non avrebbe dovuto interessare: i locali del Gonfalone, destinati ad uso ospedale e la casa appartenuta alla Confraternita S.Giovanni per evitare danni che potrebbero arrecarsi alle pregevoli opere d’arti dipinti sulla volta della chiesa sottostante”.

La società stronconese attraverso le istanze alla Congregazione di Carità

Sono innumerevoli le istanze contenute nei faldoni dell’Archivio Storico del Comune e toccando quelle pagine ingiallite, polverose e sbiadite si sente la miseria, la povertà e la sofferenza che hanno suggerito le parole per perorare quelle tristi cause. Per i poveri astanti, spesso analfabeti, che firmano con una croce, scrivono personaggi di spicco come notai, sacerdoti, impiegati, medici e farmacisti. A volte le istanze sono scritte in modo approssimato con tanti errori ortografici, segno che la persona aveva qualche erudizione di scrittura. D’altra parte fin dai più antichi documenti, Stroncone appare, nonostante la sua natura rurale, un comune che investe nella “cultura”. Dal 1848 ebbe una banda civica che sussidiava e gestiva, le scuole elementari erano presenti in ogni frazione e gli amministratori furono sensibili sia all’edilizia che al corredo degli studenti.

La stessa Congregazione venne investita più volte da richieste per dotare gli scolari del necessario per frequentare le lezioni.

1899– la maestra Virginia, scriveva per segnalare che le sue allieve erano estremamente povere e non in grado di provvedere agli oggetti più indispensabili : quaderni, penne, pennini e carta sugante. A causa di tale mancanza non può ottenere da loro il profitto richiesto. Vengono accordate £ 2; 1902 -la Direttrice Cattani a nome dei suoi scolari: Claudio V.,figlie di Sebastiano C., Sigfrido S., Aurelio L., Vittorio N., Ottavio S., Antonio F., Pietro L., Costanza C., Biagio P., fa istanza per ottenere £ 8 per acquistare libri e quaderni; 1901 La Congregazione provvede all’acquisto di libri per i fanciulli poveri delle scuole elementari per £ 3,05.

Fame, malattie croniche, famiglie numerose, inabilità al lavoro giornaliero…sono tra i motivi che spingono, occasionalmente o regolarmente a chiedere un sussidio per se stessi o per familiari.

Attanasio P. dimorante in questa parrocchia dall’età di 80 anni, tutto storpio, da vari mesi non può uscire, è costretto a letto e non ha mezzi. Chiede sussidio non solo ora ma almeno ogni mese perché si tratta di vera miseria. Non occorrono informazioni perché è troppo conosciuto e non è questa la prima volta che si raccomanda” si concedono £ 2; Paola C.chiede, quasi mensilmente, il sussidio:” per sostenere la sua vita priva di vista perciò inabile al lavoro; per poter campare la vita meno pesantemente;perché si trova nella condizione di mendicare per vivere…” le viene concessa £ 1.

Un accenno particolare deve essere rivolto alla donna nei suoi molteplici ruoli. Lavoratrice in casa e fuori, contadina, balia o domestica; figlia, moglie e madre di numerosi figli, spesso nati a distanza di pochissimi anni. Una figura sociale che quando viene a mancare per malattia o decesso mette in crisi tutto il contesto familiare.

Bernardino C.ha la figlia ammalata da un mese e mezzo e per accudirla non può lavorare; Biagio P.Ha la figlia ammalata e lui è vecchio, chiede un sussidio per la prossima Pasqua; Ferdinando C. ha la moglie che, dopo un parto difficile si è dovuta operare e si è ammalata gravemente di febbre alta e altri mali, gli viene dato un sussidio di £ 5; Giuseppe G. chiede un sussidio per custodire e sostenere sua sorella inferma; Pietro L. è vedovo e ha un figlio a balia, chiede un sussidiotrovandosi in critiche condizioni per l’avvenuta morte della moglie, per poter far fronte alle spese che incontra per l’allevamento dell’ultimo dei 4 figli, bambino di soli 5 mesi lasciatogli dalla defunta consorte”. Settimio V. ha la moglie malata, si trova ad occuparsi di numerosi figli e i mezzi guadagnati servono a sostenere la malattia; Amabile F. affetta da bronchite cronica, chiede un sussidio perché impossibilitata al lavoro e solo il marito deve provvedere alla numerosa famiglia; Bernardino B. ha perso la moglie dopo lunga e penosa malattia per la quale ha dovuto sopportare molte spese ed ora trovandosi quasi privo di ogni sostentamento chiede sussidio.

Quando hanno esaurito tutti i loro ruoli e la vecchiaia avanza, se sono sole, vedove o nubili, devono cercare comunque un sostentamento e spesso lo trovano in un misero sussidio che a volte viene loro accordato mensilmente, previo domanda (Ersilia L. :”voglia accordare il solito sussidio”) quando sono evidenti le condizioni precarie di salute che impediscono una qualunque attività redditizia.

E’ il caso di Lucia, Barbara e Modesta:prive di mezzi e impossibilitate a lavorare, versano in condizioni miserevoli; Carolina: vedova,resa inabile al lavoro dalla grave età e dagli acciacchi, non riesce a sbarcare il lunario; Maddalena: malata e in squallida miseria senza speranza di provvedersi un tozzo di pane” e poi ancora Paola, Angela, Santa…

Lo status di mendicante: essere proprietari o mendicare, due modi di essere che definiscono lo stato sociale. In questa modesta comunità, il mendicante, pur avendo perso quella particolarità che nel medioevo, vedeva questa figura necessaria, affinché si potesse manifestare nel Signore quel sentimento caritatevole così necessario per guadagnare la vita eterna, è tuttavia una persona che ha la sua ragione di essere, in un contesto sociale di povertà e miseria. Non ha neanche quella connotazione negativa di vagabondo che avrà nei secoli successivi perché, questa, è una comunità di lavoratori agricoli, artigiani, commercianti che non si meraviglia di avere al suo interno persone prive di ogni bene.

Federico C. possidente ; Guglielmo L. mendicante; Augusto C. possidente ; Sabatina P. è mentecatta; a Teresa M., vedova, il sussidio viene negato perché possiede beni e non è bisognosa di famiglia; Veneranda V.non ha alcun bene di sostanza e si trova nell’estrema indigenza”. Domenico D.A. è mendicante, affetto da epilessia; Guglielmo L. è mendicante; Pietro L. chiede un rimborso per aver dato alloggio a mendicante.

Le Malattie sono lunghe, invalidanti, trascurate sia per la mancanza di igiene che per mancanza di denaro per acquistare medicinali o pagare interventi medici.

Maria F. da qualche tempo giace in letto malata”; Salvatore S. ha 80 anni e da vari mesi infermo; Natale S. non ha da lavorare da qualche anno perché si dice vinto da grave e lunga malattia, già pietosamente beneficato chiede ancora un sussidio per comprarsi le medicine”;

Annalucia A.è malata di cancro alla faccia che gli dà insopportabile dolore e necessita di medicine che gli deve procurare il marito”. La sua vicenda dura alcuni anni ed è possibile ripercorrere il suo calvario attraverso le istanze presentate nei vari anni. Dal 1899, si arriva al 2 ottobre del 1902 ( nel frattempo è anche diventata vedova), e stavolta l’istanza è presentata,alla Congregazione , dal parroco, il quale dice che: le 15 £ mensili non hanno provveduto che al suo sostentamento, ma è necessario anche provvedere alla cura del grave malore anche per evitare la diffusione del morbo pericolosissimo, chiede pertanto un locale adibito a uso ospedale fornito di letti e necessario pel ricovero di infermi. Il 10 ottobre, non essendo ancora pervenuta alcuna risposta, il parroco sollecita e poco dopo si provvede all’assistenza con l’ordine di somministrare disinfettanti affinché il morbo non si diffonda. Nella lettera, il parroco aveva dichiarato che il marito probabilmente era morto a causa dell’inoculazione del morbo attraverso punture di mosche che si erano posate sulla piaga versante pus. ” Le £ 15 assegnategli non bastano neanche per il vitto giornaliero e di medicazioni antisettiche non se ne può parlare mentre queste sarebbero da tenersi in prima linea per garantire la salute pubblica” Firmano la lettera anche alcuni esponenti della comunità.

Borgioni Tito, chimico farmacista chiede a Biagio “essendo l’epoca dei conti” £ 1,20 per medicinali da lui presi e se non si metterà in pari, trascorsi 20 giorni non potrà più per l’avvenire prendere medicinali a credito e verrà citato .

Angelo C. deve portare a Roma sua figlia ammalata; Francesco B. “ha incurabile malattia e perciò impossibilitato a qualsiasi lavoro” Giulia F.” è affetta da tempo da grave malattia. La consigliano tutti e anche i medici a recarsi a Roma alla clinica poiché tutti i rimedi suggeriti dall’arte sanitaria a nulla sembra che giovino. La famiglia chiede sussidio” . Vengono concesse £ 5; Filomena M. ” si deve recare a Roma per cura di malattia cardiaca”. Nazzareno C. è affetto da vari giorni da febbre infettive per la quale abbisogna di cure e assistenza molto dispendiosa; Biagio P. e Angelo A. chiedono sussidio per pagare il conto del farmacista Borgioni Tito.

Interventi medici che possono avvenire anche tra le pareti domestiche, come nel caso di Nazzarena C.: madre di 4 figli, versa nell’estrema indigenza, è gravemente inferma da 5 mesi e deve subire un’operazione chirurgica difficilissima e pericolosa. Nell’impossibilità di andare in qualche ospedale si deve far operare in casa fra le miserie e lo squallore di chi nulla possiede. Scrive per lei il dottor Rocchetti e la Congregazione concede £ 4.

Malattie a volte causate da carenze alimentari o aggravate dalle misere cibarie che non apportavano il giusto nutrimento.

Angelo V.“tormentato da fiera malattia e mancante del necessario alimento consigliato dal dottore curante”; Domenico M.ha come garzone un giovanotto di 27 anni reduce dall’Africa dove ha acquistato febbri che lo rendono inabile al lavoro, spesso a letto e necessita di mangiare carne…”;Americo O. ” ha la moglie malata e 6 figli da governare con una bambina lattante di 38 giorni che non può essere allattata”. L’istanza è accompagnata dal certificato medico del dott. Faggioli che dichiara di aver visitato la moglie Santa e di aver riconosciuto “la necessità di un’abbondante alimentazione e di sospendere l’allattamento”. Vengono concesse £6 da ritirarsi £ 1 al mese.

Situazioni di vita precarie, legate a lavori stagionali o a giornata, talmente fragili da essere facilmente destabilizzate anche da un clima torrido o gelido.

Paolo P.non trova lavoro a giornata”;Enrico G.“è muratore è malato e non ha beni di fortuna, mantiene la famiglia con il lavoro delle sue braccia e ora che non può guadagnare ha esaurito i pochi risparmi”;Giuseppe A. Capocomico di Magliano, si trova nei pressi di Stroncone. (forse in occasione della festa del Beato Antonio) Chiede un sussidio per poter tornare con la sua famiglia a Magliano; Stanislao M.da molti giorni malato e non può guadagnarsi da vivere“; Feliciola R. fa istanza perché è già in età in cui poco guadagno si ricava dal lavoro ed essendo impossibilitata ad essere aiutata dai figli che con queste stagioni hanno da pensare non poco per sè; Pietro G. stante il continuo tempo cattivo, si trova inabile a poter lavorare e si trova in estremo bisogno; Francesco M. a causa del rigido inverno non può lavorare perché il somaro è vecchio e carico di malanni.

La solidarietà

Il periodo storico che accompagna i primi passi dell’Unità d’Italia è complicato soprattutto a livello economico, cambiano i rapporti con i mercati, viene introdotta la moneta unica e a livello amministrativo si chiedono grossi sacrifici ai Comuni per far quadrare i bilanci e contemporaneamente promuovere una politica di ammodernamento e ampliamento delle infrastrutture. La solidarietà, allora, tra enti simili, anche ,di varie regioni aiuta a dare una mano.

Quando l’alluvione di Modica mise in ginocchio la comunità, devastando le campagne, distruggendo case e strade e uccidendo 112 persone, la Congregazione di tale luogo chiese un sussidio:“rovina, morte e miseria…”Dalla Congregazione stronconese, vennero accordate non più di £ 5 a causa delle poco floride condizioni dell’ente. Tutta Italia rispose raccogliendo beni di prima necessità attraverso la costituzione di comitati spontanei.

Nel 1901 la Società operaia di Stroncone, chiese al Presidente della Congregazione di Carità di inoltrare al R. prefetto dell’Umbria, l’autorizzazione per una tombola di £ 250 a totale beneficio della società. Il Presidente dette parere favorevole, scrisse al Tesoriere Provinciale di Pg e mandò un vaglia di £ 442 come deposito per ottenere il Decreto dalla R. Prefettura dell’Umbria.

BIBLIOGRAFIA

Documenti conservati presso l’Archivio storico del Comune di Stroncone

Congregazione di Carità di Terni, ” Confraternite e legati di Beneficenza” Terni,tip.dell’industria,1892

Laura Palmeggiani, “Dall’amministrazione pontificia a quella unitaria” in Storia illustrata delle Città dell’Umbria a cura di Elio Sellino Editore ed.1993