STRONCONE DAL 1860 AL 1904

Uno spaccato di società attraverso gli enti di beneficenza

Il 15 dicembre 1860, muore Giuseppe Rosa, esponente di una delle famiglie più in vista, nella piccola e rurale realtà stronconese. Alla sua casata è legata l’Opera Pia destinata alla fondazione e al mantenimento dell’Ospedale. Dalle disposizioni testamentarie, risulta che, 800 scudi, dovranno essere gestiti in modo da costituire un “capitale sicuro e sufficiente a produrre la rendita necessaria a ricevere e a mantenere nel miglior modo possibile, in detto ospedale, numero 4 malati poveri di ambo i sessi”.

Giuseppe, muore alla vigilia di grandi stravolgimenti politico-amministrativi che vedranno, proprio negli enti di beneficenza, concretizzarsi uno dei primi provvedimenti.

Pur riconoscendo l’importanza del ruolo che essi hanno avuto soprattutto attraverso la predicazione, “…istruendo il popolo, inculcandogli le norme del vivere civile, prestando assistenza ai poveri, procurando l’educazione, l’istruzione e in qualsiasi modo il miglioramento morale ed economico non possono oggi sottrarsi alla necessità di rinnovarsi e di migliorare adattandosi ai mutevoli bisogni della progrediente società in cui operano”. All’indomani della proclamazione del Regno d’Italia, così ,si attuò una laicizzazione di molte pratiche. Nella riorganizzazione dell’Amministrazione, vennero inclusi alcuni “affari” della chiesa. In particolare i registri di Stato civile che erano stati fino ad allora appannaggio delle parrocchie confluendo in un unico ufficio pubblico. Dal 1862 al 1890, si susseguirono Regi decreti, passando per le Leggi Rattazzi e Crispi, che normalizzarono le amministrazioni di tutti gli enti caritatevoli, inglobandoli in un’unica Congregazione di Carità, istituita in ogni Comune, la cui gestione era affidata ad un Consiglio, eletto dal Comune. Certamente, il passaggio delle “cose ecclesiastiche” a quelle politiche, non fu indolore, anzi avvenne con riluttanza e resistenza.

-1901 a Stroncone, il Presidente della Congregazione venne più volte richiamato a presentare la modifica dello Statuto del concentramento. Nei vari solleciti venivano specificate le norme cui dovevano attenersi le disposizioni per conferire benefici. Inoltre, interpretando la riluttanza del Presidente, il sottoprefetto così si esprimeva:” le modificazioni richieste (…) che la S.V. trova inutili, superflue e assurde sono state richieste dal Ministero dell’Interno, né alla loro adozione può opporsi…è necessario pertanto che questa deliberazione venga fatta conoscere a tutta la Congregazione che ne deve prendere atto”.

  • Opera pia S. Diego:deve essere chiara l’indicazione dell’ammontare del patrimonio e specificare come ha luogo la beneficenza Rosa. si deve conoscere a che punto sono le pratiche per la erezione in ente morale dell’Ospedale”.
  • Opera pia Orsini: indicare il numero e l’ammontare delle doti, le norme per il conferimento delle medesime e cioè i limiti d’età per aspirare al beneficio cioè dai 15 ai 30 anni. La buona condotta e la povertà risultante da certificati del sindaco; la decadenza del beneficio quando a 35 anni non abbiano contratto matrimonio o sia incorsa, la beneficata, in una delle condanne di cui alla lettera F dell’art. 22 del nuovo Testo Unico della Legge Comunale e Provinciale. Inserire la disposizione che la dote conferita e non pagata deve essere depositata nella Cassa Postale di risparmio con libretto intestato alla dotante”.

1891: a Terni si riunì il Consiglio Comunale, per discutere sui reclami fatti dai Priori delle confraternite che si opponevano all’accentramento. Ad essi venne replicato che la Legge 17-07-1890, non “ha demolito le confraternite ma ne ha trasformato lo scopo, adattandolo a forme più benefiche di pietà cristiana più rispondenti ai tempi attuali”...” Nessuno potrà impedire a chi lo vorrà di riunirsi in preghiera o di quotarsi per far dire le messe che vogliono…”

La Legge del 3/08/1862, n.753 e il seguente R.D. del 27 novembre, mirava a regolamentare, anche, lasciti testamentari ed elargizione di sussidi che, spesso, venivano diretti evadendo le stesse richieste espresse nel legato.

-1600: F. Federici di Terni, lasciava 100 scudi per un suffragio di 100 messe, la Confraternita ne fece celebrare solo 36; Pacifico T., lasciava 46 scudi per 30 messe, la confraternita le ridusse a 16.

Le Amministrazioni degli enti benefici erano, sovente, carenti e deficitarie per la mancanza di bilanci aggiornati, archivi e registri contabili.

A Stroncone, per anni si trascinò, tra gli avvocati Pasqualini e Falciola e il tribunale, la causa Angeletti, in riferimento all’incauta amministrazione dell’oratorio S. Filippo Neri. La gestione patrimoniale venne messa in discussione quando l’Angeletti non volle uniformarsi all’accentramento, e rifiutò di consegnare i verbali di bilancio. Il sottoprefetto di Terni, allora, incaricò un commissario che, a seguito di accertamenti, dichiarò la pessima condotta finanziaria portata avanti dall’Angeletti , stabilendo un danno economico pari a £1475,81. Anche all’Amministratore dell’opera pia Orsini, Genuini, venne imputata la cattiva gestione dei fondi di riserva ed a causa di ciò, ebbe la sospensione dello stipendio .

La nuova normativa prevedeva che il controllo contabile dovesse essere bimestrale ed essere inviato alla sottoprefettura entro 10 giorni. Se ciò non avveniva, la notifica del richiamo era immediata.

La Congregazione di carità 1900

VERBALE DELLA CONGREGAZIONE DI CARITA’, AMMINISTRAZIONE DELLE CONFRATERNITE CONCENTRATE- 25 MARZO 1900

Presidente: Serlorenzi Giovanni Membri: Napolitano Cipriano, Lelli Luigi, Vittori Giuseppe, (risulta assente Desideri Ettore, nome che troviamo in altri verbali, come assente, e che confermerebbe il numero di 4 membri, destinato ai Comuni al di sotto dei diecimila abitanti, come previsto dalla Legge. Il suo mandato venne a decadere in quanto fin dal 1899, non si presentò ad alcuna adunata. Preso atto di ciò, il sottoprefetto lo notificò all’interessato e al Comune affinchè il Consiglio potesse provvedere alla surrogazione) Amministratori: Danielli Antonio: confraternita Gonfalone; Sopranzi don Augusto: confraternita del Suffragio; Malvetani don Antonio:confraternita S.Giovanni; Vittori Romolo: confraternita del S.S. Sacramento. Tesoriere della Congregazione: Contessa Ubaldo Segretario: Vittori Bizio Inutile dire che sono i nomi delle persone più in vista della comunità. Si va dal notaio al farmacista passando per i preti. Tralasciando le voci di bilancio corrispondenti a crediti, censi e mutui che ogni amministratore presenta in rendiconto, ci soffermeremo sui verbali di cassa delle opere pie, casse di prestanza agrarie e confraternite, per dare un’idea del patrimonio che gravitava intorno a questi enti benefici. OPERE PIE: Orsini: £ 276 S.Diego: £ 237 Rosa: £ 682 CASSE PRESTANZE: Stroncone: £ 1482 Aguzzo: £ 938 Coppe: £ 331 Vasciano: £ 807 Finocchieto: £ 1131 totale entrate riferite al 1899: £ 5.889,46 CONFRATERNITE: San Giovanni £ 9 Sacramento £ 28 Gonfalone £ 59 Suffragio £ 119 S. Filippo Neri £ 119 Le rendite riscosse nel 1900 ammontano a £ 7638. Uscite: £ 1773 Il 4 Aprile, il sottoprefetto chiese con sollecitudine il bilancio della Confraternita S.Filippo Neri, riferito al 1900, “in quanto non sono chiare le uscite di detta confraternita, alla quale si chiede di inserire nella passività la somma di £ 50,15, come contributo al mantenimento degli inabili al lavoro cui la confraternita è obbligata”.La risposta fu che tale somma non fu possibile stanziarla a causa della rendita esigua. Sempre nell’Aprile dello stesso anno, il Comune chiese un rimborso per le spese di ricovero degli ammalati negli ospedali, secondo il R.D. 28 agosto 1896. Il Presidente invece, rispose: la “spedalità” è dovuta solo agli “Ospedali Riuniti di Roma” e non di altri. “Questa Congregazione, non conta fra le sue Opere pie quella Ospedaliera e non può pretendersi da nessuna delle Opere pie che la Congregazione amministra. Le Opere pie hanno tutte uno scopo al quale non si può derogare per disposizioni testamentarie o per decreti reali”.

Nel 1901, la Congregazione di carità, nella persona del presidente, venne coinvolta a partecipare al Comizio di Poggio Mirteto svolto per sensibilizzare la costruzione della strada provinciale. Il prefetto negò di utilizzare il fondo di riserva per £35,40 occorse per spese di rappresentanza in quanto si trattava di una spesa nuova e non giustificata ed estranea agli scopi della Pia Amministrazione:“non sapendo come spiegarsi l’intervento dei membri della Congregazione di Carità ad un comizio per ottenere un progetto stradale”.

Cenni storici

La Congregazione di Stroncone amministrava : Le Confraternite:Oratorio S.Filippo Neri,S.S.Sacramento,Gonfalone,San Giovanni e Suffragio; I monti frumentari: Coppe, Vasciano, Aguzzo, Comunale, Finocchieto;(nel 1891, vennero soppressi e sostituiti con la Cassa prestanze agrarie che aveva come fine il prestito agli agricoltori meno agiati); Opera pia Rosa:venne istituita il 29 giugno 1896,lo scopo era la fondazione di un ospedale; Opera pia S.Diego:fu istituita il 2 settembre 1617 ,scopo era sussidiare i poveri, particolarmente zitelle povere e oneste; opera pia dotalizia Orsini:ebbe origine con il testamento di Costanza Costanzi vedova Orsini, in data 4 gennaio 1885. Lo scopo era “dotare le donne delle famiglie Rosa e Genuini”. Il diritto alla dote era sancito dal matrimonio che doveva avvenire prima dei 35 anni. A estinzione delle discendenze le rendite sarebbero state devolute in beneficenza. A gennaio, a giugno e a luglio, in occasione degli anniversari delle rispettive morti della casata Orsini e cioè: Costanza, Luigi e Tobia, venivano elargite le elemosine ai poveri del Comune che rientravano in un apposito elenco. Nell’anniversario della morte di Tobia Orsini il 25 luglio 1901, vennero distribuite elemosine per un totale di £ 25,00. I beneficiari risultarono essere in numero di 56, così distribuiti: 6 uomini e il resto donne di cui: 21 sposate, 12 sole e 14 vedove. Nel 1904, nell’anniversario della morte di Costanza ved. Orsini, la situazione cambia di poco: 6 uomini, 24 donne sposate, 9 donne sole e 13 vedove.

1904- Per essere ammessi nel ricovero dei mendici, tra gli altri, occorrevano:

  • certificato di nullatenenza, non aver parenti in grado di mantenerli; non avere malattie sordide, cutanee e contagiose.

I Beni immobili delle opere pie e delle confraternite

In ottemperanza al R. D. sull’accentramento, tutti gli enti benefici compilarono gli inventari e la Congregazione di Stroncone decise di vendere quelli che non fruttavano più riconvertendo i capitali ottenuti in consolidati che avrebbero dato una rendita superiore, come i certificati nominativi del Debito Pubblico e Nazionale. La perizia degli immobili e la relativa vendita, attraverso un’asta pubblica, venne curata da Ubaldo Contessa e Vittori Bizio. Terreni pascolivi, olivati, seminativi, boschi, viti,castagni disseminati in tutto il territorio: pianura, montagna, collina: S.Janni, Cerreta, Malvizza, Scentelle, Macchiamorta…e poi case all’interno del paese: vico Oricello, via degli Archi… La vendita non avrebbe dovuto interessare: i locali del Gonfalone, destinati ad uso ospedale e la casa appartenuta alla Confraternita S.Giovanni per evitare danni che potrebbero arrecarsi alle pregevoli opere d’arti dipinti sulla volta della chiesa sottostante”.

La società stronconese attraverso le istanze alla Congregazione di Carità

Sono innumerevoli le istanze contenute nei faldoni dell’Archivio Storico del Comune e toccando quelle pagine ingiallite, polverose e sbiadite si sente la miseria, la povertà e la sofferenza che hanno suggerito le parole per perorare quelle tristi cause. Per i poveri astanti, spesso analfabeti, che firmano con una croce, scrivono personaggi di spicco come notai, sacerdoti, impiegati, medici e farmacisti. A volte le istanze sono scritte in modo approssimato con tanti errori ortografici, segno che la persona aveva qualche erudizione di scrittura. D’altra parte fin dai più antichi documenti, Stroncone appare, nonostante la sua natura rurale, un comune che investe nella “cultura”. Dal 1848 ebbe una banda civica che sussidiava e gestiva, le scuole elementari erano presenti in ogni frazione e gli amministratori furono sensibili sia all’edilizia che al corredo degli studenti.

La stessa Congregazione venne investita più volte da richieste per dotare gli scolari del necessario per frequentare le lezioni.

1899– la maestra Virginia, scriveva per segnalare che le sue allieve erano estremamente povere e non in grado di provvedere agli oggetti più indispensabili : quaderni, penne, pennini e carta sugante. A causa di tale mancanza non può ottenere da loro il profitto richiesto. Vengono accordate £ 2; 1902 -la Direttrice Cattani a nome dei suoi scolari: Claudio V.,figlie di Sebastiano C., Sigfrido S., Aurelio L., Vittorio N., Ottavio S., Antonio F., Pietro L., Costanza C., Biagio P., fa istanza per ottenere £ 8 per acquistare libri e quaderni; 1901 La Congregazione provvede all’acquisto di libri per i fanciulli poveri delle scuole elementari per £ 3,05.

Fame, malattie croniche, famiglie numerose, inabilità al lavoro giornaliero…sono tra i motivi che spingono, occasionalmente o regolarmente a chiedere un sussidio per se stessi o per familiari.

Attanasio P. dimorante in questa parrocchia dall’età di 80 anni, tutto storpio, da vari mesi non può uscire, è costretto a letto e non ha mezzi. Chiede sussidio non solo ora ma almeno ogni mese perché si tratta di vera miseria. Non occorrono informazioni perché è troppo conosciuto e non è questa la prima volta che si raccomanda” si concedono £ 2; Paola C.chiede, quasi mensilmente, il sussidio:” per sostenere la sua vita priva di vista perciò inabile al lavoro; per poter campare la vita meno pesantemente;perché si trova nella condizione di mendicare per vivere…” le viene concessa £ 1.

Un accenno particolare deve essere rivolto alla donna nei suoi molteplici ruoli. Lavoratrice in casa e fuori, contadina, balia o domestica; figlia, moglie e madre di numerosi figli, spesso nati a distanza di pochissimi anni. Una figura sociale che quando viene a mancare per malattia o decesso mette in crisi tutto il contesto familiare.

Bernardino C.ha la figlia ammalata da un mese e mezzo e per accudirla non può lavorare; Biagio P.Ha la figlia ammalata e lui è vecchio, chiede un sussidio per la prossima Pasqua; Ferdinando C. ha la moglie che, dopo un parto difficile si è dovuta operare e si è ammalata gravemente di febbre alta e altri mali, gli viene dato un sussidio di £ 5; Giuseppe G. chiede un sussidio per custodire e sostenere sua sorella inferma; Pietro L. è vedovo e ha un figlio a balia, chiede un sussidiotrovandosi in critiche condizioni per l’avvenuta morte della moglie, per poter far fronte alle spese che incontra per l’allevamento dell’ultimo dei 4 figli, bambino di soli 5 mesi lasciatogli dalla defunta consorte”. Settimio V. ha la moglie malata, si trova ad occuparsi di numerosi figli e i mezzi guadagnati servono a sostenere la malattia; Amabile F. affetta da bronchite cronica, chiede un sussidio perché impossibilitata al lavoro e solo il marito deve provvedere alla numerosa famiglia; Bernardino B. ha perso la moglie dopo lunga e penosa malattia per la quale ha dovuto sopportare molte spese ed ora trovandosi quasi privo di ogni sostentamento chiede sussidio.

Quando hanno esaurito tutti i loro ruoli e la vecchiaia avanza, se sono sole, vedove o nubili, devono cercare comunque un sostentamento e spesso lo trovano in un misero sussidio che a volte viene loro accordato mensilmente, previo domanda (Ersilia L. :”voglia accordare il solito sussidio”) quando sono evidenti le condizioni precarie di salute che impediscono una qualunque attività redditizia.

E’ il caso di Lucia, Barbara e Modesta:prive di mezzi e impossibilitate a lavorare, versano in condizioni miserevoli; Carolina: vedova,resa inabile al lavoro dalla grave età e dagli acciacchi, non riesce a sbarcare il lunario; Maddalena: malata e in squallida miseria senza speranza di provvedersi un tozzo di pane” e poi ancora Paola, Angela, Santa…

Lo status di mendicante: essere proprietari o mendicare, due modi di essere che definiscono lo stato sociale. In questa modesta comunità, il mendicante, pur avendo perso quella particolarità che nel medioevo, vedeva questa figura necessaria, affinché si potesse manifestare nel Signore quel sentimento caritatevole così necessario per guadagnare la vita eterna, è tuttavia una persona che ha la sua ragione di essere, in un contesto sociale di povertà e miseria. Non ha neanche quella connotazione negativa di vagabondo che avrà nei secoli successivi perché, questa, è una comunità di lavoratori agricoli, artigiani, commercianti che non si meraviglia di avere al suo interno persone prive di ogni bene.

Federico C. possidente ; Guglielmo L. mendicante; Augusto C. possidente ; Sabatina P. è mentecatta; a Teresa M., vedova, il sussidio viene negato perché possiede beni e non è bisognosa di famiglia; Veneranda V.non ha alcun bene di sostanza e si trova nell’estrema indigenza”. Domenico D.A. è mendicante, affetto da epilessia; Guglielmo L. è mendicante; Pietro L. chiede un rimborso per aver dato alloggio a mendicante.

Le Malattie sono lunghe, invalidanti, trascurate sia per la mancanza di igiene che per mancanza di denaro per acquistare medicinali o pagare interventi medici.

Maria F. da qualche tempo giace in letto malata”; Salvatore S. ha 80 anni e da vari mesi infermo; Natale S. non ha da lavorare da qualche anno perché si dice vinto da grave e lunga malattia, già pietosamente beneficato chiede ancora un sussidio per comprarsi le medicine”;

Annalucia A.è malata di cancro alla faccia che gli dà insopportabile dolore e necessita di medicine che gli deve procurare il marito”. La sua vicenda dura alcuni anni ed è possibile ripercorrere il suo calvario attraverso le istanze presentate nei vari anni. Dal 1899, si arriva al 2 ottobre del 1902 ( nel frattempo è anche diventata vedova), e stavolta l’istanza è presentata,alla Congregazione , dal parroco, il quale dice che: le 15 £ mensili non hanno provveduto che al suo sostentamento, ma è necessario anche provvedere alla cura del grave malore anche per evitare la diffusione del morbo pericolosissimo, chiede pertanto un locale adibito a uso ospedale fornito di letti e necessario pel ricovero di infermi. Il 10 ottobre, non essendo ancora pervenuta alcuna risposta, il parroco sollecita e poco dopo si provvede all’assistenza con l’ordine di somministrare disinfettanti affinché il morbo non si diffonda. Nella lettera, il parroco aveva dichiarato che il marito probabilmente era morto a causa dell’inoculazione del morbo attraverso punture di mosche che si erano posate sulla piaga versante pus. ” Le £ 15 assegnategli non bastano neanche per il vitto giornaliero e di medicazioni antisettiche non se ne può parlare mentre queste sarebbero da tenersi in prima linea per garantire la salute pubblica” Firmano la lettera anche alcuni esponenti della comunità.

Borgioni Tito, chimico farmacista chiede a Biagio “essendo l’epoca dei conti” £ 1,20 per medicinali da lui presi e se non si metterà in pari, trascorsi 20 giorni non potrà più per l’avvenire prendere medicinali a credito e verrà citato .

Angelo C. deve portare a Roma sua figlia ammalata; Francesco B. “ha incurabile malattia e perciò impossibilitato a qualsiasi lavoro” Giulia F.” è affetta da tempo da grave malattia. La consigliano tutti e anche i medici a recarsi a Roma alla clinica poiché tutti i rimedi suggeriti dall’arte sanitaria a nulla sembra che giovino. La famiglia chiede sussidio” . Vengono concesse £ 5; Filomena M. ” si deve recare a Roma per cura di malattia cardiaca”. Nazzareno C. è affetto da vari giorni da febbre infettive per la quale abbisogna di cure e assistenza molto dispendiosa; Biagio P. e Angelo A. chiedono sussidio per pagare il conto del farmacista Borgioni Tito.

Interventi medici che possono avvenire anche tra le pareti domestiche, come nel caso di Nazzarena C.: madre di 4 figli, versa nell’estrema indigenza, è gravemente inferma da 5 mesi e deve subire un’operazione chirurgica difficilissima e pericolosa. Nell’impossibilità di andare in qualche ospedale si deve far operare in casa fra le miserie e lo squallore di chi nulla possiede. Scrive per lei il dottor Rocchetti e la Congregazione concede £ 4.

Malattie a volte causate da carenze alimentari o aggravate dalle misere cibarie che non apportavano il giusto nutrimento.

Angelo V.“tormentato da fiera malattia e mancante del necessario alimento consigliato dal dottore curante”; Domenico M.ha come garzone un giovanotto di 27 anni reduce dall’Africa dove ha acquistato febbri che lo rendono inabile al lavoro, spesso a letto e necessita di mangiare carne…”;Americo O. ” ha la moglie malata e 6 figli da governare con una bambina lattante di 38 giorni che non può essere allattata”. L’istanza è accompagnata dal certificato medico del dott. Faggioli che dichiara di aver visitato la moglie Santa e di aver riconosciuto “la necessità di un’abbondante alimentazione e di sospendere l’allattamento”. Vengono concesse £6 da ritirarsi £ 1 al mese.

Situazioni di vita precarie, legate a lavori stagionali o a giornata, talmente fragili da essere facilmente destabilizzate anche da un clima torrido o gelido.

Paolo P.non trova lavoro a giornata”;Enrico G.“è muratore è malato e non ha beni di fortuna, mantiene la famiglia con il lavoro delle sue braccia e ora che non può guadagnare ha esaurito i pochi risparmi”;Giuseppe A. Capocomico di Magliano, si trova nei pressi di Stroncone. (forse in occasione della festa del Beato Antonio) Chiede un sussidio per poter tornare con la sua famiglia a Magliano; Stanislao M.da molti giorni malato e non può guadagnarsi da vivere“; Feliciola R. fa istanza perché è già in età in cui poco guadagno si ricava dal lavoro ed essendo impossibilitata ad essere aiutata dai figli che con queste stagioni hanno da pensare non poco per sè; Pietro G. stante il continuo tempo cattivo, si trova inabile a poter lavorare e si trova in estremo bisogno; Francesco M. a causa del rigido inverno non può lavorare perché il somaro è vecchio e carico di malanni.

La solidarietà

Il periodo storico che accompagna i primi passi dell’Unità d’Italia è complicato soprattutto a livello economico, cambiano i rapporti con i mercati, viene introdotta la moneta unica e a livello amministrativo si chiedono grossi sacrifici ai Comuni per far quadrare i bilanci e contemporaneamente promuovere una politica di ammodernamento e ampliamento delle infrastrutture. La solidarietà, allora, tra enti simili, anche ,di varie regioni aiuta a dare una mano.

Quando l’alluvione di Modica mise in ginocchio la comunità, devastando le campagne, distruggendo case e strade e uccidendo 112 persone, la Congregazione di tale luogo chiese un sussidio:“rovina, morte e miseria…”Dalla Congregazione stronconese, vennero accordate non più di £ 5 a causa delle poco floride condizioni dell’ente. Tutta Italia rispose raccogliendo beni di prima necessità attraverso la costituzione di comitati spontanei.

Nel 1901 la Società operaia di Stroncone, chiese al Presidente della Congregazione di Carità di inoltrare al R. prefetto dell’Umbria, l’autorizzazione per una tombola di £ 250 a totale beneficio della società. Il Presidente dette parere favorevole, scrisse al Tesoriere Provinciale di Pg e mandò un vaglia di £ 442 come deposito per ottenere il Decreto dalla R. Prefettura dell’Umbria.

BIBLIOGRAFIA

Documenti conservati presso l’Archivio storico del Comune di Stroncone

Congregazione di Carità di Terni, ” Confraternite e legati di Beneficenza” Terni,tip.dell’industria,1892

Laura Palmeggiani, “Dall’amministrazione pontificia a quella unitaria” in Storia illustrata delle Città dell’Umbria a cura di Elio Sellino Editore ed.1993

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