STRONCONE: IL CASTELLO TRA GLI ULIVI

Ho contemplato a lungo questo vecchio ulivo
cresciuto in terra arida
piegato e scavato dal vento maestrale
sbattuto da tempeste e arso dal sole cocente.
Tuttavia, carico di frutti, dona olio fragrante
come chi dopo una vita dura vive ancora
donando fiducia e creando speranza.
(Padre Enzo Bianchi)

La mola degli eredi Contessa

Quando muore il notaio Ulisse Contessa e successivamente sua moglie Domenica De Angelis, si costituisce il Consiglio di famiglia per tutelare l’ingente patrimonio familiare a vantaggio dei tre figli rimasti orfani. Dal 1917 al 1921, attraverso i documenti di gestione semestrali, possiamo ricavare importanti informazioni sulla cura, sulla raccolta e sulla lavorazione dell’oliva. I numerosi possedimenti di terreni olivati, infatti, nonché la proprietà di una mola, ci illustrano spese di mantenimento, di gestione e ricavato rispetto ad una attività così diffusa ed economicamente rilevante per l’intera comunità.

Raccomandazioni per gli affittuari: “le piante d’olivo devono essere letamate e concimate con concime pecorino, caprino o chimico di buona qualità. E’ proibita la semina del grano in tutti gli oliveti, si permette solo la semina delle fave e delle erbe da foraggio che permettono le arature primaverili e non oltre il mese di giugno”

Spese : a Vittori Vitaliano, per saldo lavori di meccanica eseguiti alla mola; a Serangeli, elettricista, per lavori alla mola; cuoio e pistone nuovi per una pressa alla mola e accomodatura di bascola £485; trasporto della sanza più volte a Terni, effettuato da Petrucci Erminio per 14 giornate di lavoro a £ 35 al giorno; opere a raccogliere le olive £ 2 giornaliere; opere per raccogliere il letame; trasporto del letame di montagna ai piantoni, col somaro; a Giubila Agostino potatura ai piantoni per 30 giorni a £ 4,50; a Ventura Costantino per opere di aratura e a Martoni Pietro per zappatura piantoni; a Grimani Martino per 2 opere con 2 buoi per arare i piantoni; ad Alberto Armeni, per saldo energia elettrica fornita durante la stagione olearia, £ 300;assicurazione Sindacato Pugliese per gli operai della mola £ 18,04; alla Ditta Alterocca di Terni, bollettari e carta da lettere per la mola £ 38,00; pece greca per la macina dell’oliva; pagamento ai tagliatori di legna per la mola;

Ricavato:vendita di olio di 3 qualità, 8 litri per £ 24,00; vendita di olio di 1 qualità requisito dal Comune per £ 6000,00; incasso di £ 3244 dai vicendari, quale tassa macinatura oliva a £ 0,40 la molitura; ricavo dalla vendita della sanza 184 rubbie a £ 16,00; vendita olio di prima qualità: 10 quintali e 60 kg e mezzo a £ 450; seconda qualità: 2 quintali e 3 kg a £ 400; terza qualità, 3 quintali e 7 kg a £ 350; ricavato della vendita di olio da carrataccio.

MOLE IN ATTIVITA’ NEGLI ANNI 1927-28

Stroncone capoluogo: via Oricello, di proprietà Giotto Contessa, mola da olio a elettricità; voc. Marsciano:di Malvetani Francesco; Cerreta: di Danielli Argeo, mola da olio a elettricità; Grimani Ada, mola da olio a 1 pila Coppe: Serlorenzi Giuseppe, mola da olio a elettricità;

Un’Amministrazione rurale

Le Confraternite avevano terreni in voc. S. Janni, Scentelle, Malvizza, Passaluto , Cerreta e Termini. Il Comune era proprietario di quello a Colle della Madonna e del Curato. In vari documenti le colline di Stroncone vengono definite “fruttifere di olivi”. L’olio da sempre ha rappresentato una fonte economica. Nel 1928, il Reverendo Parroco Don Enrico Grimani scrive al Commissario prefettizio per poter utilizzare i proventi della vendita del poco olio prodotto di questa stagione, nel fondo di dotazione della chiesa della Madonna del Colle dove c’è un’alta venerazione della popolazione.

Spese e ricavi: le uscite in bilancio, nei registri della Tesoreria Comunale riguardano la zappatura:” a Giacomino Settimio per zappatura olivi Madonna del Colle”; la stima del frutto pendente ad opera di Contessa Goffredo; spesa per olivi da destinarsi nel terreno comunale.

Nel 1880 Stefanini Emidio, offre £ 200 per la vendita dell’oliva al Colle della Madonna; nel 1896, il prodotto dell’oliva viene valutato £ 800; nel 1906, la Tesoreria denuncia un ricavato di £ 265,30; Nel 1910 Angeletti Giocondo, paga il prezzo dell’oliva, £ 752; il frutto pendente dell’oliva comunale, nel 1922, viene messo all’asta.

Nel 1928, il prezzo dell’olio di raccolta è pari a £378,40:

-il ricavato dal frantoio Malvetani: 5.900 kg a £ 8,50 per un totale di £ 49,50

-dal frantoio Contessa: 33,150 kg a £ 8,50 per un totale di 278,40

-dal frantoio f.lli Danielli: 46,00 kg a £ 8,50 per un totale di £ 391,00

-per raccoglitura olive £ 192,50; per potatura £ 150,00; spese: 376,40 ricavo: £718,90

Anni ’20 la politica annonaria

Negli anni 1919-28, la produzione olearia subisce il controllo dell’Amministrazione governativa centrale, anche in seguito alla Politica Annonaria.

Nel 1920, viene vietata l’esportazione delle olive da frantoi della campagna olearia. “Tale divieto non vuole creare ostacoli ai produttori nel loro commercio ma assicurare alla provincia l’olio occorrente per il suo consumo. Il decreto prefettizio dell’11/XI/ 1920, ha lo scopo di accertare in modo rigoroso, senza creare ostacoli al libero spostamento della merce nell’ambito provinciale, le disponibilità effettive di olio della stessa provincia allo scopo di assicurare il fabbisogno tenuto presente la scarsità del nuovo raccolto”. In una nota si legge che l’anno precedente, nonostante il raccolto fosse stato abbondantissimo, alcune difficoltà hanno impedito il corretto approvvigionamento a tutti. Nella denuncia del detentore di olio deve esserci il quantitativo di olio prodotto ogni 7 giorni.

Prezzo olio al 20 ottobre 1920 (decreto prefettizio):

£ 1100 il quintale per olio di prima qualità puro lampante finissimo; £900 il quintale per olio di seconda qualità puro lampante difettoso al gusto;£ 700 il quintale per olio di terza qualità non mangiabile; £ 600 il quintale per olio al solfuro.

Nel gennaio 1921, un Verbale dell’Adunanza Sindaci di: Terni, Sangemini, Cesi, Acquasparta, Montecastrilli, Polino, Arrone, si legge che :” la produzione olearia del territorio di Terni, è insufficiente ai bisogni della popolazione, deve considerarsi requisita per intero”.

A Marzo, viene invece, revocato il divieto di esportazione, quindi il commercio all’interno del Regno è libero. Di questo ordinamento non fanno parte le partite di olio cedute direttamente ai comuni per i bisogni locali e quelle già assegnate dalla Prefettura ai Comuni.

Un documento della Regia Prefettura, a dicembre, vuole conoscere “l’ammontare della raccolta delle olive e il fabbisogno presunto di olio di oliva per la popolazione non produttrice”.

L’olio: un bene prezioso per l’intera comunità

Le citazioni presso il Giudice Conciliatore sono sempre interessanti perché permettono di veder uno spaccato della società anche nei suoi aspetti della semplicità quotidiana comprendendo sia le persone più abbienti che quelle più umili.

Quelle che andremo ad analizzare, mostrano quanta importanza avessero gli uliveti e con quanta cura la gente del paese si prodigasse per conservarli.

Innanzitutto, le brocche per olio, o, i vasi da olio, compaiono in ogni corredo o elenco di oggetti ereditati e acquistano un valore in denaro anche quando non sono in buono stato.

Gli animali domestici, anche quelli più innocui diventano nocivi quando recano danno probabilmente al frutto già caduto che deve essere raccolto.

1904: Carlo N., contro Antonio e sua moglie Altavilla, per avergli recato danno con galline, per £ 4 e con suini per £ 8, nei suoi terreni olivati a voc. Piantoncelli”; Ferdinando B. contro Benedetto N. danno arrecato con 5 maiali, nel terreno olivato a voc. Pisciarelli; Antonio B. contro Carlo N., perchè i suoi “2 somari hanno rosicato gli olivi nel suo terreno”; Francesco P. contro Valentino G., per £ 7 danno arrecato con galline, nel terreno olivato in via dell’Orno; Angelo L. contro Sebastiano per danno arrecato con 15 capre nel suo terreno voc. Caprafico, olivato.

Terenzio M. contro Pietro G., per £ 20,00 per essere stato più volte a cacciare nel suo terreno di San Liberatore, tirando sugli ulivi col frutto pendente.

Altre citazioni, anni 1904-05, denunciano carenze nella coltivazione degli uliveti

Sante L. contro Giuseppe A. per £ 70,00, rimborso di danni prodotti perché il citato trasportava del letame altrove mentre doveva servire per concimare i terreni ritenuti a colonia; Gavallotti Ida, vedova Rosa, contro Sebastiano C., £ 80,00, per non aver completamente letamato gli ulivi di Casabianca e Vici da lui tenuti a Colonia e per non aver letamato e completato la potatura degli ulivi a voc. San Lorenzo; Andrea C. contro Giovanni M. per lavori di stazzatura con pecore nell’oliveto; altri, danni arrecati all’oliveto transitando con la traia piena di grano nel terreno olivato nel tempo della “callafredda”.

I miei ricordi

All’alba la radio già risuonava nelle grandi stanze dagli alti soffitti. Elsa si preparava per cominciare una lunga giornata all’oliveto di via San Francesco che sarebbe terminata solo al suono dell’Avemaria. Sulla testa un fazzoletto copriva il ciuffo di capelli bianchi e gli immancabili orecchini a cerchietto d’oro. Una giacca pesante arrivava fino alla gonna che nascondeva lunghe mutande di lana; le calze pesanti affondavano in calzettoni di lana e finivano dentro grossi scarponi. Al collo la tradizionale mantellina lavorata all’uncinetto; completava il tutto il canestro con dentro un frugale pranzo. Anche se la rugiada non permetteva di iniziare la raccolta, in un tale orario, essendo la capo-opera aveva il compito di organizzare tutta l’attività che si sarebbe svolta, quindi si doveva trovare sul posto in anticipo. C’erano le scale da sistemare, i teli da posizionare, il fuoco da accendere per creare un po’ di tepore nelle fredde giornate nebbiose di novembre. Durante la raccolta ognuno occupava un ruolo: c’era chi batteva i rami dalle alte scale e chi in terra raccoglieva ramoscelli e vaghi di oliva fuggiti sul terreno; chi adoprava le ” coglitore“, una specie di grembiule con una grande sacca che permetteva la raccolta direttamente dall’albero. Le mole lavoravano a pieno ritmo giorno e notte con ritmi estenuanti. Quando il proprietario terminava la molitura, offriva un gran pranzo dove non mancavano frittelli di mele e broccoli.

L’oliveto va curato tutto l’anno, i piantoni vanno potati due volte all’anno e mani sapienti, usano attrezzi antichi come scubbie, cesoie, seghetti, accette, male-peggio… per non compromettere la salute della pianta e il conseguente raccolto. Se l’albero presenta del marcio, va pulito e scalfito per preservarne l’integrità e favorirne la fioritura. Nei giorni precedenti la “coglitura” il campo va pulito per rendere più agevole la raccolta. Viene falciata l’erba, tolti pollioni e succhioni che vengono bruciati. Bisogna controllare l’efficienza degli attrezzi e la stabilità delle scale, controllare i teli ed effettuare rammendi sulle lacerazioni. La tradizione vuole che si cominci il giorno di Santa Caterina, 25 novembre.

Documenti conservati presso l’archivio storico del Comune di Stroncone

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