STRONCONE NELLA GRANDE GUERRA

Vittorio Massoli-grande invalido della prima guerra mondiale-foto Paolo Massoli

Aveva appena preso confidenza con le nuove disposizioni governative, dopo essere stato catapultato dalla protezione dello Stato Pontificio, alla più estesa idea di Nazione, quando si trovò a piangere i suoi morti.

60 morti e 16 dispersi, su una popolazione di 3900 abitanti”, giovani vite poco più che ventenni: pastori, artigiani e agricoltori. Il loro nome ora è inciso, come una lunga litania, su un ricordo marmoreo che, con il tempo, è diventato solo un arredo storico della piazza. I bambini che vi corrono intorno, le persone che lo citano come punto di riferimento e i proprietari di macchine parcheggiate che ci passano accanto , nell’indifferenza più assoluta… Il sentimento patriottico che, all’indomani dell’armistizio serpeggiò incessantemente per tutta la penisola, è finito nell’oblio del tempo.

Quel Risorgimento “lontano”

Racchiuso tra le sue montagne, il territorio di Stroncone si estende verso valle alle vicine località di Narni, Terni e Collescipoli. Realtà sociali , fatta eccezione per Terni, con la sua connotazione industriale, più o meno simili. Eppure gli ideali politici che animarono gli stronconesi furono molto diversi. Fedeli alla loro fede guelfa, non si lasciarono mai corrompere dallo spirito rivoluzionario del Risorgimento. Sono scarsi i documenti a riprova del fatto che, cittadini di Stroncone, seguissero idee diverse dalla maggioranza. La stessa toponomastica, messa a confronto tra le varie località ci mostra, come anche le intitolazioni delle vie, perseguano scopi diversi. Via Mentana, largo Villa Glori, Via Garibaldi, via f.lli Cairoli, via Savoia… ricordi di luoghi ed eroi che riecheggiano il desiderio di indipendenza; ben lontani dalle nostre via Vici, via Lanzi, via Contessa, via Salvati…Tutti nomi di insigni cittadini che hanno operato a favore della piccola comunità. L’unica eccezione, se vogliamo, può essere rappresentata da “Piazza della Libertà”, ispirata agli ideali della Rivoluzione francese.

Non ci sono eventi a sostegno dell’avanzata nazionalistica, né descrizioni di cerimonie celebrative nei riguardi della proclamazione dell’Unità o nella riverenza al Re. D’altra parte, la fedeltà al Papa, aveva anche un riscontro economico. Come per gli altri comuni dell’Umbria, lo Stato Pontificio rappresentava una sorta di protezionismo che garantiva la stabilità economica, attraverso l’assicurazione delle commesse anche delle piccole imprese. Molte famiglie frequentavano Roma per lavoro e molti paesani avevano lì i loro natali. Un porto sicuro dove poter trovare fortuna, per poi tornare al proprio paese. I fratelli, stronconesi, Augusto e e Nazzareno Crisostomi, ad esempio, con il loro negozio in Via Gaeta realizzarono un cospicuo rendimento che gli permise di acquistare varie proprietà: casali e terreni.

Augusto e Nazzareno Crisostomi nel loro negozio di Roma- angolo di via Gaeta

Permise addirittura ad Augusto, di accedere alle cariche di Sindaco e Giudice Conciliatore e di avere una tomba di famiglia nel cimitero del capoluogo. Gaspare Vittori, capostipite della grande famiglia che originò l’Officina famosa in gran parte d’Italia e perfino all’estero, era nato a Roma. Le ragazze trovavano “posti da domestica” e giovanotti da autisti presso famiglie benestanti.

Il patriottismo dietro la porta

Diversa concezione patriottica, si può ritrovare, invece , nelle località viciniore, prima citate: busti marmorei o lapidi, ricordano e celebrano il passaggio di Garibaldi in quelle zone. Nel 1849, sembrerebbe che il suo esercito, si sia accampato, anche, presso Stroncone e Finocchieto, ma evidentemente il vento garibaldino non riuscì a soffiare così forte da coinvolgere chicchessia. I cittadini ternani avevano, viceversa, partecipato alle vicende risorgimentali, pagando anche con la propria vita.

Terni-Palazzo della Biblioteca Comunale

Quando nel 1849, fu proclamata la Repubblica romana, i ternani, accolsero Garibaldi come un Liberatore del popolo, gli dedicarono una lapide, ancora oggi, ben visibile nell’ex convento di San Valentino. Ottaviani nelle sue “Cronache di Terni”, descrive vari momenti storici in cui il patriottismo ternano si espresse in tutta la sua solennità.

Quando il telegrafo dette l’annuncio della presa di Roma,il sindaco sul balcone espose il tricolore. Si improvvisarono cortei e feste, suonarono le campane a stormo anche delle chiese e i concerti locali percorsero le strade mentre da ogni parte si gridava:” è stata presa Roma”. Un testimone oculare riferì che la piazza Vittorio Emanuele si illuminò dei tre colori. Nel 1882 per la morte di Garibaldi,” il giornale, l’Unione Liberale, uscì listata a lutto (…) nella città tutti i negozi si chiusero spontaneamente. Negli edifici pubblici e privati si fecero sventolare le bandiere nazionali abbrunate”.

Terni Palazzo della Biblioteca Comunale

Nel 1900, quando giunse la morte del re Umberto I:

il Consiglio Comunale stabilì un mese di lutto cittadino. Fu deciso che nel giorno dei funerale la Torre civica in piazza Vittorio Emanuele, suonerà lenti rintocchi . A Roma parteciparono: Chiaramonti in rappresentanza dei veterani, il Concerto comunale, 3 guardie e 20 vigili in uniforme”.

Sempre come ci ricorda Ottaviani, nel 1907, a Terni, in occasione del centenario della nascita di Garibaldi, fu apposta una lapide sulla parete di una casa colonica. L’iniziativa fu dei patrioti che tentarono una spedizione nell’agro-romano.

A Collescipoli, l’effige dell’eroe, è situata nella facciata del Palazzo Comunale.

La cittadina di Narni, oltre ad intitolare la piazza principale a Garibaldi, ospita due lapidi, una a lui dedicata e una a ricordo dei caduti narnesi in occasione delle guerre risorgimentali.

Un Comune “obbediente”

Quando, Stroncone, si ritrovò, suo malgrado a rappresentare un Comune del nuovo Regno, si adeguò, seppure a fatica, alle nuove disposizioni governative. Una burocrazia così rigida da richiedere addirittura le modalità di festeggiamenti per il natalizio del Re.

Registro di Protocollo 1880

Gli amministratori risposero a tutti gli inviti alle manifestazioni e alle offerte per comitati sorti con lo scopo di celebrare personaggi importanti del panorama nazionale.

Nel 1880, tra le uscite in bilancio, compare un’offerta per il monumento al Re.

Registro di Protocollo 1880

Per il 20 settembre, a Perugia, la Deputazione provinciale per l’Umbria, deliberò la commemorazione della memoria di Umberto I, con l’intervento delle rappresentanze dei municipi e degli enti con le rispettive bandiere. Parteciparono la delegazione comunale, il cui sindaco era Malvetani, e 3 rappresentanti della Congregazione di Carità.

Il 23 luglio del 1901 parteciparono all’inaugurazione di un ricordo marmoreo in memoria di Re Umberto I, di cui il professor Marasca, era stato promotore e il cui costo ammontò a £ 150. Il corteo si svolse a Terni, partendo alle 9 di mattina da piazza Palestro. Presenziò anche il Presidente della Congregazione di Carità, con il proprio vessillo.

Da un documento del 14 agosto 1902, veniamo a conoscenza che il sindaco estende l’invito ricevuto, al Presidente della Congregazione di Carità, per partecipare al pellegrinaggio nazionale in onore di Vittorio Emanuele II, in occasione del venticinquesimo anniversario della morte.

” Il Comitato direttivo che si è costituito, ha inviato una Circolare ai sindaci di tutti i Comuni del regno, perché si costituiscano sottocomitati locali per organizzare la partecipazione alla pietosa e solenne manifestazione, per far sì che riesca degna del Gran Re, che la Nazione con grato animo ricorda e rimpiange” ( Ministro Giolitti) Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia. Roma 13/08/1902 n. 189

“Onorare i nomi gloriosi della Redenzione Italiana è dovere di ogni buon cittadino. Ed uno dei più sacrosanti doveri del Popolo Italiano è di onorare la memoria del primo fattore dell’Unità ed Indipendenza della nostra comune Patria del Re Galantuomo Vittorio Emanuele. Il pellegrinaggio, il 9 gennaio 1903, sarà una dimostrazione di fede e devozione di tutta Italia verso l’Eccelsa Casa Savoia. ( segretario generale Rostagno)

Il Concerto Civico, sorto a Stroncone fin dal 1864, aveva tra i suoi servizi obbligatori: i Natalizi del Re e delle Regine; di Garibaldi; la data dello Statuto; la data della Breccia di Porta Pia.

Regolamento 1883

Un fronte lontano

Le conseguenze dirette della guerra non furono tangibili. I sentimenti che accompagnarono eventi così lontani, però, condizionarono le situazioni di vita di molte famiglie. Certamente l’aspetto religioso fu quello che più di altri si manifestò a sostegno di quanto andava accadendo:” si accendevano candele in chiesa, si facevano celebrare Messe, si appendevano alla Vergine e ai Santi Patroni cuori d’argento e tavolette votive, perché la guerra cessasse e i poveri superstiti tornassero sani e salvi..” Chi era in grado di leggere e scrivere, pochi in realtà, tenevano la corrispondenza con i soldati al fronte, anche per i familiari. Taide Malvetani, donna colta e disponibile, era tra questi. Giacomo Giacomini, un illustre letterato e compaesano, a lei dedicava le sue poesie da sottotenente impegnato al fronte. Mentre i giovani, animati dalla certezza della vittoria, così come era stata decantata da convinti politici e pensatori, marciavano con entusiasmo, le madri e le mogli “trasformarono le preghiere in canti malinconici e tristi mentre lavoravano nei campi sparsi di lacrime”. Quando arrivavano telegrammi di morti o feriti, era il sindaco a dover dare la triste notizia. I corpi d’armata elogiavano le gloriose gesta di chi si era immolato, ma, questo, certamente, non leniva l’immenso dolore.

Tuttavia, quando l’Italia entra in guerra, il 24 maggio 1915, il tempo a Stroncone continua a scorrere nella sua semplice quotidianità. Lo dimostrano le citazioni al Giudice Conciliatore dove la ruralità caratteristica della zona si divide tra pascoli abusivi, danni provocati a colture o animali per incuria o per interesse.

Alcune citazioni del 1916 “danno arrecato alla ghianda e alla caccia a Macchia Riservata; danni con i polli su cumuli di grano, sebbene avvisati di tenerli chiusi durante la permanenza di detti cumuli; danni per raccolta di mele; per togliere sassi che ingombrano la porta di una cantina; pagamento di un barattolo di tonno;prezzo di una vanga consegnata in buono stato e restituita rotta”

Un’ Amministrazione in…”guerra”

La manutenzione municipale nel territorio

Sono anni complessi, soprattutto per la vastità del territorio che richiede una manutenzione continua: strade, cimiteri, fontane, latrine…il capoluogo e le 4 frazioni; la zona montana.

La manutenzione stradale richiede: breccia, cemento, pietre, tubi di scolo…attrezzi funzionanti, muratori e braccianti sempre all’opera.

Per l’imbrecciatura della strada di Colle vengono pagate a Massoli Antonio, due giornate di lavoro con i buoi; per quella di Aguzzo al carrettiere Tobia

Nel 1915, Arca Savino, bracciante, viene pagato per “opera prestata nello spandimento della breccia in servizio della manutenzione stradale”; a Sopranzi Sante e altri per “opere diverse in servizio della manutenzione stradale da Corvaiano a Aguzzo”; a Vittori Gioberto per “arnesi dei cantonieri e stradini, £ 13,00. Per la strada di Finocchieto, nel 1915 il Consiglio Comunale decise di accedere a un mutuo per la sua costruzione .

Nel 1917, la ricostruzione del muro di riparo, presso la curva della passeggiata, costa 288,70;

La pulizia del paese non viene affidata solo allo scopino. Spesso, nelle voci di bilancio, in alcuni periodi dell’anno, compaiono altre persone, per pulizie straordinarie nelle strade del paese. Nelle frazioni, lo scopino svolgeva anche altre funzioni. Radice Achille, ad esempio, viene pagato per: “scavatura di 5 fosse nel cimitero di Aguzzo e compenso semestrale di pulizia delle strade di Aguzzo”.

Grimani Vincenzo e Ulderico Proietti, braccianti, ricevono compensi per “ausilio dello scopino per servizio straordinario di pulizia del paese”.

L’acqua con fontane e acquedotti è un bene prezioso di cui Stroncone non gode ricchezza. A Quintili Oreste vengono pagate £ 10,35 per “fornitura di tegole e mattoni occorsi ad alcune riparazioni alle pubbliche fontane”; a Vittori Gioberto, per “lavori dell’arte sua in servizio delle pubbliche fontane, £ 82,00“. Nel 1914 una perizia per l’approvvigionamento dell’acqua potabile a Vasciano dispone una spesa di £ 310,00; Nel 1917 il completamento dell’acquedotto nella frazione di Finocchieto richiede un preventivo di £ 1.717,14;

Nel 1915, Contessa Pericle e Contessa Timoteo, vengono pagati per ” lavori di ripulitura di una latrina pubblica e per la fornitura di rena per la chiusura di altre due pubbliche latrine”;

Altra necessità urgente, segnalata dalle autorità sanitarie, è l’ampliamento del cimitero del capoluogo dove le salme restano a lungo nella camera mortuaria in attesa di esumazioni, prima di essere sepolte. 1915: dagli Atti del Consiglio “Il cimitero difetta di spazio e l’inumazione ordinaria dei cadaveri ed è sprovvisto di un’area da concedere a pagamento ai privati per l’erezione dei tumuli e tombe di famiglia. Viene deliberato l’acquisto dalla Parrocchia S. Nicolò, del terreno che si estende dinanzi la porta del cimitero. I lavori avranno un costo complessivo di 9.448,33”.

Nel 1914, una relazione del medico Provinciale aveva dichiarato:”le fosse del capoluogo sono state scavate poco in profondità, perché il custode, che è il superiore del Convento, non ha sorvegliato l’operaio. L’area del cimitero è insufficiente ed è stata abolita la fossa carnaria sotto alla cappella del Cimitero. Il Comune ha 5 cimiteri ( Capoluogo, Coppe, Finocchieto, Vasciano, Aguzzo) tutti in pessime condizioni”. La situazione appare talmente grave che, la perizia, si chiude con la proposta di concentrare più sepolture nel capoluogo e abolirne alcuni delle frazioni, facendo accordi con i comuni limitrofi ( Narni e Configni).

Nel 1915 Colantoni Domenico e Santi Giuseppe, vespilloni,vengono pagati per “esumazione di 6 cadaveri nel cimitero centrale“. Così come la manutenzione di quelli delle frazioni come si legge nel registro dei bilanci:” vari braccianti per opere prestate nei lavori di restauro del Camposanto della frazione di Finocchieto”.

Il terremoto 11/11/1915

Nel 1915, alle ore 5,20 un terremoto con epicentro Stroncone, di magnitudo 4,7 danneggia gran parte delle abitazioni del centro storico. I costi per la ricostruzione vengono stimati in £ 138.330.

Come apprendiamo da una lettera dell’Osservatorio Ximeniano, diretto dai Padri Scolopi di Firenze, che giunse alcuni giorni dopo, al Sindaco, la zona colpita fu ristretta. La prima scossa violenta fu seguita da altre minori ma:” l’andamento del sisma non sembrerebbe destare preoccupazioni”. Da un documento della prefettura: “ Il giorno 11 corrente, una non lieve scossa di terremoto veniva sentita producendo enorme panico delle popolazioni in tutti i centri abitati che circondano la città di Terni, in special modo nel Comune di Stroncone e frazioni annesse ove il numero e l’intensità delle scosse avevano maggiormente impressionato gli abitanti. Da perizia risulta che quasi tutte le case sono lesionate. Angoli, muri, appoggi, architravi, porte e finestre, imposta delle volte…non compromettono, però l’abitabilità delle case” Gli edifici maggiormente lesionati risultano essere: la Caserma dei Reali Carabinieri; la parrocchia di San Nicolò, di cui si rende necessaria l’immediata chiusura; la chiesa di San Giovanni; la chiesa del Gonfalone; la chiesa di Coppe e i locali limitrofi che, insieme alla sagrestia dovranno essere abbandonati o demoliti.

Una nuova consapevolezza civica

Gli impegni dell’Amministrazione, aumentarono non solo per le sempre crescenti esigenze della popolazione e del territorio ma anche per la nuova consapevolezza di diritti per il singolo o per la classe sociale di appartenenza. I contadini, ad esempio, fin dal 1913, cominciarono a pretendere un servizio veterinario adeguato e manifestarono, per le vie del paese,contro il capitolato approvato dalla Giunta Comunale


Tale notizia fu riportata da un articolo del Corriere della Sera, datato: “Domenica 23 novembre 1913” dal titolo “Comune invaso da contadini per protestare contro il servizio veterinario”

“Circa 300 contadini affluiti dalle campagne per protestare contro il nuovo capitolato pattuito dal Municipio che concede al veterinario la condotta residenziale con l’obbligo della sola vigilanza zooiatrica e non della cura del bestiame che rimane così a carico dei singoli proprietari.” I manifestanti vennero calmati con l’intervento della forza pubblica.

I servizi sanitari furono motivo di dibattito continuo, la problematica delle condotte residenziali, la necessità di una seconda condotta medica e ostetrica, l’approvvigionamento di medicinali, temi ricorrenti e spesso controversi all’interno dei Consigli Comunali. Quando, nel 1915, il veterinario Mazara, venne richiamato alle armi, il sostituto non venne ritenuto all’altezza del suo servizio, dichiarato addirittura deplorevole, tanto da venire allontanato.

I grattacapi per i poveri amministratori erano pure sul fronte montano. Dopo vari richiami orali e censure, nel 1915 vengono licenziati due guardaboschi a causa di ripetute condotte immorali e per insubordinazione. Il danno non è di poco conto, se si considera l’importanza dei prati e dei laghi necessari di vigilanza continua per sconfino, pascolo abusivo o cattivo uso delle fonti d’acqua. Fu necessario, tempestivamente provvedere con un Bando di un concorso.

Nel 1915 le Scuole elementari e popolari passarono sotto il controllo provinciale.

Il Comune di Stroncone, a seguito di ciò, dovette versare alla Tesoreria di Stato, un contributo di £ 6.972,25. Dal prospetto provinciale, risultarono 12 scuole e 7 insegnanti. Tra le spese comunali, inutile dire, rientravano anche la manutenzione dei fabbricati. Le opere di consolidamento del fabbricato scuola Coppe , nel 1918, furono preventivate per una somma di £ 105.729. C’erano poi le spese di riscaldamento: carbone e legna, comprensivi di spese di trasporto, materiali necessari alla didattica.

Altre spese riguardavano i domicili di soccorso agli ospedali di Roma, di Civita Castellana o i rimborsi alle persone che si erano occupate degli infermi residenti nel comune. Inoltre, c’erano i contributi agli orfani di guerra. Nel 1917 vennero stanziate £ 200,00 annue “di contributo continuativo a favore degli orfani di guerra. Tali contributi devono essere ripartiti fra i patronati delle due Opere Nazionali: quello degli orfani dei contadini morti in guerra e quello per l’assistenza civile e religiosa degli orfani di guerra” Orfani si diventava anche a seguito delle malattie contratte durante la prigionia o il servizio.

Lo sforzo bellico imponeva anche un razionamento delle risorse alimentari, in particolare della carne, per assicurare sia ai soldati che alla popolazione un sufficiente approvvigionamento .

In seguito a questo, ad aprile del 1918, un decreto prefettizio ordinò la sospensione della metà delle fiere annuali del bestiame. Le fiere che si tenevano a Stroncone erano 4 : San Giorgio ad Aprile; Vascigliano a Giugno; Beato Antonio ad agosto e a Settembre quella del Colle della Madonna. In seguito al suddetto decreto vennero mantenute quelle di giugno ed agosto.

Seduta consiliare del Comune di Stroncone -1918

Uffici in via di “ammodernamento”

Se è vero che molte famiglie, vivevano con apprensione la lontananza dei propri cari al fronte, è vero anche che si trattava di una guerra lontana, con pochi risvolti sul piano sociale, se non per i provvedimenti presi dal governo centrale che ricadevano su ogni comune del regno e, di conseguenza, sui cittadini stessi. Il problema maggiore era di ordine economico perché, non solo, lo Stato aveva bisogno di fondi per fronteggiare le spese, ma, l’intero paese aveva avviato una riforma di modernizzazione del proprio apparato attraverso la costruzione di quelle infrastrutture necessarie a competere con gli altri Stati europei.

Nel 1914, il Comune era in piena attività di riforma: vennero modificati gli orari dell’ufficio perché non rispondenti più alle nuove esigenze della popolazione.

Venne deliberata un’apertura di 7 ore, come gli altri Uffici Governativi, con aperture pomeridiane e festive. Dal 1 aprile al 30 settembre dalle 8:00 alle 12:00 e dalle 15:00 alle 18:00. Le ore antimeridiane serviranno a soddisfare le esigenze del pubblico, quelle pomeridiane saranno dedicate al lavoro d’ufficio. Dal 1 ottobre al 31 marzo nei giorni festivi l’orario sarà dalle 9:00 alle 12:00″. Nel 1915, nel verbale di Giunta, si esprime la necessità di un nuovo impiegato di Stato Civile:”è crescente la mole di lavoro di ogni sorta e il comune non può lavorare più con soli 2 impiegati, quindi si nomina un applicato di Stato civile”. Le spese di gestione degli uffici erano notevoli, si andava dall’Abbonamento alla Raccolta Ufficiale delle Leggi e dei Dei Decreti, al materiale di cancelleria: bolli, timbri, carta sugante, perfino asciugamani. Le Ditte rifornitrici erano Alterocca e Conti di Terni.

C’era, poi, il riscaldamento: legna e carbone, un approvvigionamento che richiedeva anche spese di trasporto. Trasporto da Terni, carbone necessario al riscaldamento degli Uffici Comunali £ 10,00; carbone acquistato da Roversi Luigi, negoziante di Terni, £ 37,00; legna da ardere per gli Uffici Comunali, pagata a Contessa Eugenio per £ 112,00.

Sul fronte nuovi Progetti fu un periodo di pieno fermento. Già dal 1914 venne fatta la richiesta per avere un ufficio telegrafico che vide il coinvolgimento anche del deputato Faustini e del Ministro Giuffrida. Alterne vicende di ordine finanziario portarono all’inaugurazione solo nel 1921. Era una richiesta che accomunava Stroncone, ad altri comuni che, però, non ebbe immediata soddisfazione.

Nel 1918, gli amministratori vennero coinvolti nella progettazione della tramvia elettrica Terni-Poggio Mirteto stazione con variante stroncone. Tale progetto aveva come obiettivo quello di migliorare la rete sociale delle comunicazioni: “L’Italia deve vincere ora la battaglia della civiltà nel campo economico, come ha gloriosamente vinto in quello della guerra di redenzione.” Dalla relazione peritale apprendiamo che Stroncone potrebbe essere interessato in quanto dal suo territorio esporta quantità notevoli di: cereali, vino, olio, calce e legumi. Un’esportazione penalizzata a causa di facili mezzi di trasporto. (Tale iniziativa non fu portata a compimento).

La difficile ricerca di una identità e di una ricollocazione all’interno della nuova Nazione, nonostante gli sforzi degli amministratori, causarono malcontento nella popolazione e critiche sulla gestione finanziaria.Tutto questo mise in moto un provvedimento prefettizio che nel marzo del 1918 portò a un’accurata inchiesta sull’andamento dell’Amministrazione Comunale.

bibliografia

Documenti conservati presso archivio storico del Comune di Stroncone

Giovanni Rossi “Stroncone, alla scoperta di un antico borgo dell’Umbria” .Associazione San Michele Arcangelo-Stroncone,2016

Aldo Zucchi ” Stroncone, trent’anni d’autonomia comunale” Soc. Arti Grafiche Nobili di Terni, 1979

Oreste Grifoni”L’Umbria non canta più” Tip. Porziuncola Santa Maria degli Angeli,1931

Dario Ottaviani “ Il Novecento a Terni. Cronistoria dal 1900 al 1909“,ed. Panetto & Petrelli, Spoleto, 1988

Scuola Media Statale “L.Lanzi” di Stroncone “Quando parla il cuore” a cura delle docenti: F.De Santis, F.Fiorani, N. Passagrilli; ed. Thyrus, Arrone 2003

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