
L’espressione più utilizzata per descrivere Stroncone è quella di essere “un castello posto su un colle olivato”. In effetti , le caratteristiche peculiari sembrano proprio essere queste:
- paese medievale, che conserva nella struttura il pozzo, le antiche mura, le porte…;
- la produzione olearia con i numerosi uliveti che lo circondano, le mole e una produzione che gli è valso l’appellativo di “strada dell’olio”. La manifestazione “pane e olio” che si svolge ogni anno a fine novembre, richiama molti turisti attirati dalla possibilità di assaggiare tale prelibatezza.

A ben guardare il paesaggio, però, non si possono trascurare le montagne che circondano gran parte del suo territorio, comprese alcune frazioni. Macchialunga, Cimitelle, Monte Rotondo, la montagna di Vasciano e quella di Finocchieto. Il patrimonio boschivo, alternato a vallate e pianure ha visto, da sempre, gli abitanti, prodigarsi per sfruttare al massimo quanto si potesse ricavarne. La pastorizia e il taglio del legname sono state le attività che maggiormente hanno caratterizzato questi luoghi , anche se, non sono da trascurare,la produzione di carbone, l’estrazione di minerali, la semina di grano, la caccia, la raccolta dei frutti del bosco: tartufi, funghi, more, fragole…
Ma quanto hanno inciso nei bilanci comunali e quali difficoltà hanno incontrato le Amministrazioni Comunali che si sono succedute negli anni in cui la gestione, di tali risorse, poteva fare la differenza?

Tre saranno i grandi argomenti trattati: Boschi-Bestiame-Laghi. Intorno ad essi, vedremo intrecciarsi temi di rilevanza economica sia comunale che familiare, che hanno caratterizzato, una parte, della vita di questa comunità di inizio novecento, quando il territorio montano, era lontano da qualunque forma di turismo, sia esso escursionistico che di villeggiatura. Si parla di un’epoca in cui gli unici svaghi erano rappresentati dalla caccia e dove, un’unica rivendita di vino, consentiva agli operai impegnati nei lavori estivi, legati alla semina del grano, di trovare ristoro dopo ore estenuanti sotto il sole. Un luogo dove gli animali erano padroni esclusivi dei prati e delle valli, dove le uniche limitazioni erano rappresentate dai vincoli imposti dall’assegnazione comunale dei pascoli e dal controllo vigile dei guardiaboschi.
I BOSCHI

Negli anni successivi all’Unità d’Italia, tanto era la fretta e il desiderio di modernizzare lo stato appena nato, che, ci fu una corsa alla costruzione di tutte le infrastrutture che avrebbero permesso al Paese di stare al passo col resto d’Europa. I boschi della nostra Regione videro uno sfruttamento che ridusse di molto la loro estensione , a causa del legname necessario alle traverse per la costruzione di linee ferroviarie. Sicuramente, anche la montagna di Stroncone non fece eccezione al depauperamento.
Nel 1907, una citazione presso il Giudice Conciliatore, tratta di ” traverse provenienti da Rocca Carlea” che avrebbero dovuto essere portate alla strada comunale di Crocemicciola. Tra gli attori figurano persone provenienti da Roma o non dimoranti a Stroncone. Non è dato sapere se possa trattarsi di materiali necessari alla costruzione di linee ferroviarie ma un dato significativo, di sicuro, può venire dai verbali di contravvenzione per pascolo abusivo . Località come:
- Monti Grandi, Cesampa (o Cesanto), Solagno, Valle Pennoli, Quarticciolo e Monte Rotondo, risultano essere boschi giovani;
- a Macchia Riservata, Schioppo morto, Sterpare e Coste il bosco non è adatto al pascolo;
- Capoliana, Crocemicciola, Cimitelle e Canepine non sono assegnati ad alcun pascolo;
- Macchialunga: il pascolo è consentito solo agli animali da lavoro; Pipiolo non è adatto a pascolo caprino.
- Poi ci sono bandite, come quella di Coppe: un documento del 1899 afferma il divieto di pascolo per la messa a dimora di giovani pini; Ripe “Cadorce”, Ialli, Cesanto, Coranieri.
Nei verbali, sul taglio abusivo inoltre, non è raro leggere violazioni su “petagnie, polloni e matricine”.
1911: Felice da Soriano nel Cimino, paga 2 rate rispettivamente da £ 4.811,68 e £ 3.311,68 per il taglio del bosco a Solagno di Ruschio; Cesare, paga £ 1.500,00 per il taglio a bosco Martine.
1921: il Comune organizza un’asta pubblica per la vendita di n.1150 piante di alto fusto di Pino d’Aleppo di proprietà comunale.
- P. Arsenio, acquista dal Comune, per £ 20, un tronco di pino usato l’albero della cuccagna che servì in occasione della festa di Sant’Eugenia. “Il prezzo è adeguato e il Comune non potrebbe usarlo.”
1928: a novembre, un ciclone abbatte 7 piante nel bosco di Fontazzano e Taballe; il podestà ne autorizza la vendita e ne chiede tempestivamente la notifica del ricavato.

Un taglio a “regola d’arte”
Da un documento del 1891: “taglio dovrà essere eseguito a regola d’arte con ferri ben taglienti, non a bocca di lupo, né a strappo, ma a taglio piano e a scivolo, rasentando possibilmente la ceppaia, rispettando tutti i lasciti marcati con tinta rossa. E’ assolutamente vietato il taglio prima del levar del sole e di proseguirlo dopo il tramonto. Ogni tagliatore, incominciato il taglio in una ceppaia dovrà proseguirlo nella medesima, accuratamente ripulendola”.
1919- Uscite in bilancio relative al taglio dei boschi
- l’assessore Coletti riceve dal Comune £ 12,00 a compenso, tra le altre, della trasferta al bosco Montigrandi per verificare le contravvenzioni al capitolato nel taglio venduto;
- a S. Spartaco, vengono pagate £ 20,00 per 10 notti di alloggio fornite al brigadiere forestale, venuto, col sottoispettore di Terni, a visitare i tagli dei boschi comunali;
- a G. Generoso £ 18,20 per importo di vino consumato dagli operai che hanno assistito ai lavori di rilievo compiuti dall’Ispettore forestale nei tagliati boschi comunali.
1923- Uscite in bilancio riferibili al Taglio a macchia Riservata
- ad Edoardo, viene pagata la fornitura di vernice ed olio occorsi per la marcatura della Macchia Riservata;
- a Generoso, £ 125 per vino occorso per la marcatura della Macchia riservata;
- a Domenico £ 20,00 per tre giornate di lavoro;
- Trasferta a Perugia del personale comunale per il taglio del bosco
- a Luigi C. la retribuzione per affilatura di scure.
Una risorsa economica comunale
Che il patrimonio boschivo del comune sia una ricchezza, viene testimoniato da diverse tipologie di documenti.
Nella “Relazione della Provincia dell’Umbria, sui danni cagionati dal terremoto dell’11 novembre 1915“, si può leggere: il paese di Stroncone “ha monti alti, salubri e pittoreschi, ricchi di rigogliosi boschi di querce, elci, ontani, castagne con praterie affollate di bestiame; le sue colline feracissime per selve di olivi e viti, producono olio eccellente e uva prelibate. I monti contengono anche piriti di rame e di ferro e buonissime qualità di pietre per costruzione e taluna di colore carnicino è suscettibile alla lavorazione di blocchi ed a lastre levigandosi come il marmo. La popolazione industre e laboriosa è eminentemente dedita all’agricoltura e alla pastorizia che sono fonte di benessere e lucro…”
Nel 1927, la Milizia Nazionale forestale chiede a titolo gratuito un locale sia per l’ufficio che per abitazione di un distaccamento forestale.” In considerazione dell’importanza del patrimonio boschivo in codesta località e del vantaggio che potrebbe derivarne al servizio”.

Nel 1920, una relazione sulla variante alla Ferrovia economica a trazione elettrica, che avrebbe dovuto interessare il territorio di Stroncone, che non fu mai realizzata, si legge che il paese esporta: cereali, vino, olio, calce e legnami…
Nei bilanci comunali il taglio dei boschi e la vendita di legname sono voci che sono ordinarie ma non sempre vengono effettuate tant’è che, quando nel 1920, si registra un disavanzo di cassa, che ha prodotto sospensioni nei mandati di pagamento e reclami dei creditori, nella Relazione del Commissario prefettizio si può leggere che è necessario migliorare la gestione sulla risorsa boschiva realizzando e non solo preventivando, tagli di bosco.
Quando nel 1923, si redige il verbale di deliberazione della Giunta Municipale per il bilancio preventivo del 1924, il sindaco Rosa deve ammettere la modifica in negativo delle entrata relativa al taglio dei boschi. Infatti la somma preventivata deve scendere a £ 46.00, in quanto l’importo della perizia redatta dall’autorità forestale per il taglio delle zone boschive ai voc. Cesampa e valle Pennoli ascende a tale cifra.
Nel gennaio del 1927, con il R.D.Legge 2/1/1927 si realizzò l’aggregazione di alcuni comuni, tra cui Stroncone, a quello di Terni e, dopo pochissimi giorni, il podestà si affrettò a richiedere la documentazione di tutti i terreni e le piante catastali comprendenti i boschi.

Ad Aprile, nelle residenza comunale dell’ex Comune di Stroncone, si riunì una Commissione per la consegna di atti e documenti sulla gestione amministrativa.
- Tra i Contratti relativi alle zone montane, figuravano: posti di caccia, vendita dei boschi: Macchia Riservata, Cesanto, Cesarefolle ed altri; voc. Valli e Cimavalli;
- tra le pratiche diverse: Asta taglio boschi Cesanto; bosco Pini; condotta consorziale forestale; taglio boschi Taballe e Fondazzano; domini collettivi; collaudo taglio bosco, taglio Macchia Riservata, taglio Valli Cimavalli.
Un’entrata non preventivabile ma sicuramente certa veniva dalle numerose contravvenzioni che servivano a pagare anche il salario delle guardie campestri. Nel 1919, erano tre e percepivano 900 lire annue, ognuno, più la metà dei proventi delle contravvenzioni conciliate. I loro compiti, secondo la Tabella delle attribuzioni del vario personale, nel 1921, erano:
- La vigilanza continua nei boschi comunali;
- l’accertamento e denuncia delle contravvenzioni al regolamento di polizia rurale e di quelle per furto di legna.
La presenza delle guardie è molto importante.
Nel 1914, per reiterato comportamento indisciplinato verso i superiori e le loro mansioni, due di loro, vengono licenziate, venne aperto immediatamente un concorso. La Prefettura stessa ravvisò la “necessità di provvedere al più presto per non lasciare i boschi incustoditi”.
Un’economia (anche) familiare
Caccia:
Il Comune riscuote i fitti di caccia per appostamenti fissi, la tassa sulla licenza, sul porto di fucile e sui cani.
- Nel 1911,veniva versata una quota totale di £ 257, pagabile in due rate a luglio e a ottobre;
- Nel 1921, per il fitto di caccia a voc. Coste e Cesagrande servono £ 15.
- Nel 1920, il tributo sulla tassa dei cani da caccia era di £ 50 e i possessori, ne dovevano fare regolare denuncia entro il mese di febbraio, avendo cura di comunicare eventuali variazioni nel corso dell’anno.
La caccia,oltre a rappresentare un introito nei bilanci, è un’attività che divertiva la piccola comunità e rispondeva anche al bisogno alimentare. Quando ad esempio, il D.M.del 30/10/1920, limitò il consumo della carne e la conseguente riduzione degli orari di apertura degli esercizi di vendita, venne esclusa da tale divieto, la cacciagione.
Minerali:
- da un’analisi del 1900, delle Acciaierie di Terni, risulta che, il minerale di ferro estratto da Macchialunga è una limonite a ganga calcarea cristallina avente in (…manca…) metallo di 32,45%.
- da un’analisi della fabbrica di Rieti, viene invece il risultato del minerale estratto a Coste Martoni di Finocchieto che risulta composto da 49,20 di zolfo, 44,77 di ferro e il resto di ganga, residuo insolubile.
Pozzi della neve : nel 1911, tra le voci delle entrate dell’Amministrazione c’era il canone annuo di £ 57,37 per frutti di censo che Rosa Ilario, Filippo ed eredi Pietro pagavano al comune sui Pozzi della Neve.
I possessori di stalle, grotte e “caprarecce”, non di rado potevano affittare o essere remunerati in natura per aver offerto riparo a persone o animali all’occorrenza. Così ad esempio:
- nel 1905, C. Michele cita D.E.Eligio per il fitto di una stalla; S.Raffaele cita F. Vincenzo, per £ 30,00 per essersi ricoverato in tempo di pioggia nella capanna di sua proprietà a Macchiamorta;
- nel 1925, S. Amorevole, affitta una stalla ai Prati a G. Riccardo per 1 anno, alla cifra di 80£.
Il grano di montagna
La semina del grano in montagna, su terreni comunali, è un’opportunità cui, i contadini, accedono attraverso aste pubbliche. Ruschio e Valleone sono le zone più interessate. E’ un profitto in cui compartecipano famiglie e municipio.
Di questa attività, ci giungono indirettamente notizie, nel 1927, attraverso il rinnovo della richiesta per la rivendita di vino in località Prati. Il delegato del Podestà, a giugno , scrive al Prefetto affinché rilasci anche per l’anno in corso, la concessione di cui gode la rivendita da oltre 40 anni. ” Affluiscono ai Prati, lavoratori adibiti essenzialmente alla pastorizia e all’agricoltura e, in modo rilevante, specialmente durante la falciatura, mietitura e semina e viene gestita da una donna onesta e laboriosa L. Brigida. Il luogo è distante dal centro abitato per 9 km. Il consumo di vino è di 1 hl al mese nei mesi di giugno, luglio,agosto e settembre. Nella rivendita non si praticano giochi di alcun tipo.”
- 1880 Protocollo del Municipio: nel mese di giugno viene registrato come “vistato” il capitolato per la vendita del grano di montagna;

- Nel 1911, il grano raccolto sui beni di proprietà comunale, viene venduto a trattativa privata. Giuliano B. versa due rate: £ 787 e £ 335,25.
- Nel 1925 B. Pietro, cita in giudizio S. Carlo per £ 125, come risarcimento del danno recato con un branco di capre al seminato a grano in località Ruschio.
- 1928, 28 proprietari seminano su terreni comunali. Lo stimatore Grimani Costantino, deve accertare la quantità da corrispondere al comune.

Legna come combustibile per alimentare forni, fornaci o per uso bestiame
- 1928, C.Luigi “chiede di poter tagliare ginepri di proprietà comunale da utilizzare per cottura a calce ad uso proprio e non a scopo di commercio, a voc. Treiu, sopra una superficie non maggiore di 1 ettaro”. Nel 1904, M.Lorenzo vuole essere risarcito da S. Chiara per £ 10,50 Importo di 3 rubbie di calce vendutagli; V.Nicola contro S. Vincenzo per conteggiare il denaro ricavato dalla vendita di calce di proprietà comunale;
- G. Americo, chiede di tagliare nei boschi comunali per ” i bisogni dei forni per la cottura del pane”.
- 1927, a Macchialunga e Buco del Grugnale vengono multati per taglio abusivo di fasci di carpino e frasche di cerro per il bestiame, così pure a Monti Grandi e a Forchetta.
- Carbone, nel 1891, una “soma” di carbonella vale £ 250.Luigi E. taglia una quercia a Valle Lecina e carbonizzandola, ricava circa mezzo q.le di carbone. Nel 1929, nella Verifica periodica di Pesi e Misure, figura C. Natale di Finocchieto, carbonaio.
Non solo funghi…
La ghianda è un frutto che permette ai suini di avere carni morbide quindi, la sua raccolta, diventa preziosa, così come la salvaguardia delle querce che ne permettono la coltivazione. Nelle citazioni al giudice conciliatore non è raro trovare attori che se ne contendono il furto o il danneggiamento.
- Nel 1904 N.Carlo cita Isidoro per £ 8,00 per danno arrecato alla ghianda nel suo terreno di voc. Case Peruzzo,con maiali;
- Lo stesso, cita anche Ferdinando, per avergli danneggiato la ghianda nel terreno di voc. San Biagio;
- Nel 1916 Giuseppe vuole essere risarcito di £ 20,00 per la ghianda che è stata raccolta dal suo recinto a Macchia Riservata;
BESTIAME

Alla voce pascolo fa eco senza dubbio la parola bestiame. Entrambe, infatti sono strettamente legate alle entrate comunali di cui certamente un territorio rurale come Stroncone non può fare a meno.
Una tassa che viene da lontano
La tassa bestiame fu uno di quei cespiti che introdotto nel 1868, per permettere ai comuni di avere delle entrate con le quali espletare le spese di funzionamento del comune stesso. Fu un tipo di rendita sulla quale le varie Amministrazioni operarono rincari ogni volta che si presentava la necessità di provvedere “ai cresciuti bisogni pubblici reclamati dalla cittadinanza”, fu così che si pronunciò il sindaco Crisostomi nel 1914. Nel 1919, in tal senso scrisse la Prefettura dell’Umbria:”…considerando che quasi tutti i comuni umbri hanno bisogno di un aumento di proventi per ottenere il pareggio dei propri bilanci, modifica la tassa bestiame in minimo e massimo”. Questo faceva sì che, ad esempio, per un vitello, nel 1914, si pagava £3,70, nel 1919 si poteva arrivare a pagare £ 5,00; per una pecora da £ 0,50 a £1 e per una capra da£ 1,50 a £3,00.
Vale la pena citare qualche numero, per capire l’entità del profitto.
Dai censimenti del 1905 e del 1908
- 465 vaccini per passare, poi, nel 1908 a 545
- 122 cavalli e muli, per passare nel 1908 a 144
- 414 somari, nel 1908 diventano 426
- 511 suini, nel 1908 diventano 824
- 2288 capre , diventano tre anni più tardi 4953
- 4681 pecore, diminuiscono nel 1908 a 2385.
Nel 1922, il Tesoriere del Comune, Ubaldo Contessa, lamenta che, a causa della mancata riscossione della Tassa bestiame, nel mese di maggio si troverà impossibilitato a pagare gli stipendi.
Nel 1928, in seguito alla Legge sull’aggregazione dei comuni, tale tassa verrà unificata e nuovamente modificata, per cui, si arriverà a pagare per una vaccina £40, per un vitello £25, per i lanuti £5 e per le capre £15.
Diritti di pascolo

Una buona fetta di contravvenzioni sui terreni montani veniva dal pascolo abusivo e dallo sconfino da altri territori come Moggio e Cottanello.
- Nel 1921 a Valleone per “abbeveraggio di capre sconfinanti” la multa è di £ 150.
- Nel 1927, su 43 verbali, 33 sono per pascolo abusivo e la contestazione con la relativa somma da versare varia sia in base al numero di capi che al tipo di bestiame: gregge o da lavoro, nonché al tipo di terreno su cui si è infranta la regola: campo seminato, bandita o pascolo non assegnato.
- Il Comune assegna anche il pascolo invernale che avviene nelle zone più basse, quasi collinari. Nel 1923 affitta l’erba della Costa e della bandita di Coppe, rispettivamente per £ 500 e £ 400, dopo regolare asta, partita a base 300, con offerte in aumento di £ 10 e un deposito di £ 30.
La tipologia del bestiame
La qualità del bestiame presente nella nostra zona è descritto dalla relazione che, nel 1906, in merito alla questione sulla condotta residenziale, venne redatta dal veterinario.
“Ottime in generale si possono ritenere le condizioni del bestiame e questo benessere fisico, questa scarsità di casi di malattie infettive, più che alle cure igieniche che in generale non vengono rigorosamente osservate, è dovuto alla robustezza, sobrietà degli animali, specialmente bovini costituiti in massima parte dalla cosiddetta varietà montagnola piccola di statura di mantello grigio scuro, grandi corni, varietà di una rusticità eccezionale e molto adatti a questi monti ove la produzione foraggera è piuttosto scarsa. Anche l’assenza di bovini di razze più perfezionate e sensibili ai diversi morbi diminuisce i casi di malattia.
I LAGHI

Stroncone è un territorio povero di acqua ma nello stesso tempo le attività, cui è dedita la popolazione, sono prettamente rurali quindi necessitano di questo bene prezioso. Se ne deduce che, da sempre, questo bisogno sia stato soddisfatto insieme a un quanto più rigido controllo possibile per la salvaguardia di fontane, pozzi e laghi.
Nel 1868 il guardiaboschi municipale, Massoli Francesco, è in servizio notturno presso il “beveraggio”al lago dei Prati, quando viene ferito con un colpo di fucile alla regione clavicolare destra”.
In un territorio così grande la manutenzione di tali risorse prende una bella fetta di bilancio, soprattutto nella prossimità dei mesi estivi quando l’abbeveraggio degli animali in montagna rischia di essere compromesso da una mancata e tempestiva pulizia.
Ben se ne rende conto il Podestà di Terni, all’indomani dell’applicazione della Legge sull’aggregazione dei comuni, nel 1927. A maggio il delegato di Stroncone, avvisa che dovranno essere ripuliti i laghi di montagna

Nel mese di luglio, poiché non è stato provveduto, giunge un esposto dei proprietari di bestiame i quali scrivono richiedendo:
- immediata ripulitura dei laghetti: Prati, Valleuvo, sistemazione pozzi Fondazzano e Prati;
- sistemare la carreggiata che da Stroncone va ai Prati che serve al trasporto del grano e foraggio prodotto in montagna;
- l’acqua scarsa rende quasi impossibile abbeverare il numeroso bestiame, si chiede un accordo con l’Università Agraria di Finocchieto per ottenere che il bestiame da Stroncone possa recarsi per l'”abbeveraggio”, in quel territorio, in voc. Capo dell’acqua, come già nelle passate stagioni , previo pagamento;
- è un anno di eccezionale siccità, mai ricordata e i laghetti di raccolta di acqua piovana si sono quasi prosciugati e si è scoperto , in essi, un ammasso di sterco, terra e ogni sorta di immondizia. In genere, tale pulizia veniva fatta prima che l’acqua venisse a mancare.
La risposta, seppur tempestiva, del Podestà non offre, certamente soddisfazione ai poveri allevatori.

Un’ Amministrazione, da sempre, impegnata nella salvaguardia delle acque
Un’interessante documentazione si trova nel testo di Angeletti-Ciccarelli. Dai documenti sulle Riformanze, possiamo leggere che
- fin dal lontano 1466 si ravvisa “…la necessità urgente di ripulire le pozze d’acqua di montagna, non utilizzabili perché piene di rifiuti, detriti e quant’altro..”
- nel 1540 “i pastori si lamentano per la scarsità d’acqua in quanto i laghetti sono sporchi di fango e altra immondizia…Un consigliere propone di trovare i fondi necessari dal ricavato della vendita di due salme di grano del Comune e dal residuo della dativa di maggio”
- da sempre poi, sembra che un’attenzione particolare venga data al lavaggio dei panni da parte delle donne. Sia le riformanze più antiche, che un provvedimento del 1928, mirano a regolare questa pratica che sembra sfuggire ad ogni controllo in quanto esse, sono solite, nonostante i divieti, ad attuare il lavaggio nelle pubbliche fontane e laghetti destinati all’abbeveraggio del bestiame.

Finocchieto
L’ “abbeveraggio”, a pagamento,alla fonte di Capo d’Acqua, sembra essere una consuetudine, non solo per gli allevatori di Stroncone ma anche per quelli di Cottanello. La richiesta viene accettata solo dopo la concessione da parte dell’Università agraria di Finocchieto.

Uscite in bilancio per pulitura laghi di montagna e fontane


1923
- L. Stanislao riceve £ 125 per “pulitura” lago Valle UO
- F. Pietro riceve £ 250 per ” pulitura” lago I Prati
- Diversi ricevono £ 280 per “pulitura” lago di Ruschio
- Diversi ricevono £ 120 per lavori occorsi per la riparazione fontana Pozziche
- A. Agostino riceve £ 30 per la pulizia annuale del fosso Fieiu
- L. Salvatore riceve £ 30 per il restauro del pozzo delle Canepine
- M. Ettore viene risarcito per un trocco per “abbeverare” il bestiame in voc. Acqua del Carpino
- C. Alfonso riceve £ 40 per aver fornito vitto ed altro, somministrato in occasione della pulitura del lago di Ruschio
CONCLUSIONE
In occasione del trentesimo anniversario della riconquistata Autonomia Comunale, nel 1978, la Pro-loco, pubblicò un volume per celebrare gli anni della ricostituita gestione democratica.
E’ interessante il discorso che nel 1958, a due anni dalla sua elezione come sindaco, Terenzio Malvetani, tenne per fare il punto sulle realizzazioni dell’Amministrazione. Interessante, così come sarà quello che farà alla fine del mandato, nel 1960, e così come lo sarà quello del suo successore Vittori Alberto, nel 1970, perchè nei vari interventi, si possono ritrovare i tempi dibattuti fin qui.
Le difficoltà del bilancio, le tasse importanti, tra le quali, la tassa bestiame; il patrimonio boschivo come risorsa economica e la difficoltà sempre presente del reperimento dell’acqua.
Nella difficile situazione finanziaria in cui si trovava il Comune, Malvetani, cercò di reperire fondi da quelle entrate che non erano state esatte dai precedenti amministratori , tra le quali c’era la voce: boschi. Un capitolo che gli costò anche delle critiche :” questi invece…non fanno altro che vendere boschi…” al quale egli ribatté con un tema già più volte replicato:” il comune deve, da solo, provvedere a fornire tutti i servizi che deve espletare”. Nei 10 milioni di deficit di cassa c’era la mancata riscossione di imposte comunali di cui faceva parte la mancata vendita di tagli boschivi, pur figuranti in bilancio.( una pratica che si ripete, come abbiamo già visto dai bilanci del 1921).
Particolare attenzione venne data alla costruzione e al restauro di opere legate all’approvvigionamento idrico, tra le quali riportiamo: lavori di riparazione del lago e delle cisterne nelle zone montane dei Prati, di Crocemicciola, dei Pozzi Nuovi; costruzione di nuove cisterne in località Cimitelle e Colmartino. Anche il Vittori parlò di:opere di riparazione della fontana di Fondi, della fontana di Vasciano, di Finocchieto e del pozzo di Fondazzano; nello sviluppo economico e turistico della montagna, incluse il“miglioramento dei pascoli e degli abbeveratoi per il bestiame nella zona montana”.
Si parlò ancora di Tassa bestiame come uno tra i principali cespiti d’imposta e si affermò che la sua entità era stabilita da una Commissione provinciale e quindi identica ad ogni altro comune del circondario.
Le realizzazioni compiute dall’Amministrazione così vennero citate:”divengono imponenti ove si consideri che il Comune non raggiunge i quattromila abitanti, in gran parte dediti all’agricoltura, ha giacitura prevalentemente montana e la possibilità contributiva degli amministrati è molto modesta”
Quello che maggiormente emerge nelle intenzioni degli Amministratori dell’epoca, è una prospettiva progettuale nuova per la zona montana. Abbandonata l’idea di un semplice luogo destinato a pastorizia e agricoltura, si intravedeva quello che oggi è sotto gli occhi di tutti. Probabilmente, all’inizio, la volontà fu quella di unire i mezzi moderni che la tecnologia metteva a disposizione per migliorare situazioni di difficoltà e di isolamento cui senza dubbio, certe zone si trovavano, mi riferisco a luce e telefono.
Complice una politica nazionale che attraverso i vari Ministeri elargiva finanziamenti per le varie opere pubbliche, gli amministratori, poterono accedere e improntare una gestione del territorio che solo i posteri poterono giudicare.
- La Legge 991 del 1952 fece conseguire una parziale reinclusione nei territori considerati montani;
- contributo statale di 3.600.000 per la redazione di un “piano economico generale della proprietà silvo-pastorale,
- predisposizione di servizi, quali: allaccio del telefono, piano regolatore e viabilità per la “valorizzazione turistica della zona montana de I Prati”;
- La Legge 622 sulle opere di bonifica montana, fece reperire i fondi dal Ministero del Lavoro, per finanziare la strada Stroncone-Prati per un costo di 185 milioni di lire.
Sicuramente l’intenzione di togliere Stroncone dall’isolamento culturale ed economico attraverso lo sfruttamento di luoghi così ameni che, pochi Comuni, potevano vantare fu un sogno allettante. Quanto poi, nel tempo, questo abbia rappresentato o mantenuto, quei benefici che, senza dubbio, all’inizio si saranno goduti, ognuno di noi ne risponde per sé. Questo perché ogni generazione ha comunque dentro questa realtà sempre meno selvaggia ma sempre rurale che in modo o nell’altro gli è entrata nel cuore.
BIBLIOGRAFIA
Angeletti G.,”Toponomastica stronconese”, ed. Thyrus, 2004
Angeletti G. e Ciccarelli A.,” Le fontane di Stroncone”, ed. Thyrus ,2002
Aldo Zucchi “Stroncone trent’anni d’autonomia comunale” ed. Società Arti Grafiche Nobili di Terni, 1979
Documenti conservati presso l’Archivio storico del Comune di Stroncone