Quando Augusto chiuse la porta di casa, quella mattina, lo fece con un gesto di stizza e di malumore. Il cielo non preannunciava niente di buono ed un vento freddo anziché allontanare le nuvole sembrava volerle concentrare tutte sopra la collina. La stagione invernale era ancora lontana ma l’autunno non era migliore. L’arrivo delle piogge, infatti, avrebbe disconnesso le strade e danneggiato gli argini dei fossi. La manutenzione straordinaria e le relative spese per gli attrezzi, il materiale e per i braccianti, in aiuto ai cantonieri, era il tasto dolente del bilancio. Di certo non si potevano lasciare isolate le numerose frazioni dove abitavano molte famiglie. I contadini erano sempre pronti a protestare quando per l’assistenza sanitaria e veterinaria, quando per le servitù di pascolo o per gli interventi alle fonti d’acqua. L’ultima manifestazione riportata anche dal Corriere dei Comuni, risaliva solo alla settimana scorsa. Era ancora bruciante l’imbarazzante situazione di fronte al Sottoprefetto che sempre più spesso reclamava un controllo maggiore sulla gestione pubblica.
A tale contesto pensava, mentre si recava agli uffici comunali e, di certo, anche questa, non si prospettava una buona giornata. Sul suo tavolo era arrivata fresca, fresca, una lettera firmata dal capobanda e da tutti i bandisti anziani per rimostranze contro il Maestro che, a dire loro, non si impegnava abbastanza per il Concerto Civico, causandone la decadenza. Una bella gatta da pelare. Il Maestro Giulio, aveva diretto, per circa 10 anni, con competenza e passione il Corpo musicale, curando i nuovi allievi e riuscendo sempre a gestire i rapporti, non sempre facili, tra i musicanti e gli organizzatori. Aveva attraversato gli anni difficili della guerra, e quando il Comune non era riuscito più a fornire una stanza, aveva messo a disposizione persino la sua casa per le prove. Eppure il periodo post bellico aveva lasciato un segno, lo stipendio era basso, e così, un accordo verbale col vecchio sindaco, lo aveva autorizzato a contattare altri comuni cui offrire la sua opera, tanto, per sbarcare il lunario. Questo sembrò un’onta per i soci conservatori del Concerto che lo attaccarono fino al punto di chiederne la censura e il conseguente licenziamento. Eppure, pensava Augusto, Giulio aveva sempre difeso i suoi musicanti, li aveva accolti con benevolenza quando alla sera stanchi, dopo una dura giornata di lavoro, spesso nei campi o nelle botteghe, si presentavano poco attenti. Cercava sempre di essere clemente con il rigore del regolamento quando arrivavano in ritardo o quando si lasciavano andare a comportamenti poco ortodossi a rischio di multa. Soprattutto nei servizi prestati nei Comuni vicini, a volte il campanilismo prendeva il sopravvento e un bicchierino di troppo faceva perdere il controllo ritenuto doveroso e decoroso per l’intero Corpo del Concerto. La riunione del Consiglio era stata fissata per la settimana a venire e con un sospiro di sollievo, pensò che in tale tempo forse gli sarebbe balenata una soluzione.
La pace ritrovata, aveva portato un po’ ovunque la voglia di celebrare la Vittoria attraverso il ricordo di quell’eroismo dimostrato dai morti e dai reduci. Questo recava un po’ di serenità alle famiglie che dovevano elaborare lutti e invalidità. Ovunque si innalzavano lapidi e monumenti a ricordo di chi era morto per la Liberazione e si raccoglievano fondi attraverso la costituzione di Comitati che si formavano anche nei più piccoli centri. Molte spese però erano sostenute dalle Amministrazioni che spesso, non riuscivano neanche a soddisfare i servizi essenziali. Così era stato anche per la festa della Consegna delle Bandiere alle scuole, sancita da un Decreto, che prevedeva l’omaggio al Tricolore degli alunni, ogni sabato al termine delle lezioni; ogni scuola avrebbe dovuto possederlo con il contributo del Comune. La Manifestazione si era recentemente conclusa e la gente ne continuava a parlare tanto era stata coinvolgente per la popolazione tutta. Di lavoro ce n’era stato molto. Una festa da organizzare di sana pianta a cominciare dal reperimento della stoffa e dalle operazioni di cucito, per non parlare dell’ospitalità da offrire alle autorità che sarebbero intervenute. I sarti Aristodemo e Achille, reclutarono le donne per la confezione delle bandiere e le stesse Suore Francescane non si ritrassero all’invito. Gaspare e Vittorio nella loro officina fabbricarono le aste e le lance. Nell’occasione a Generoso vennero pagate nove giorni in più di lavoro per la pulizia straordinaria del paese; venne sospesa la mattanza al mattatoio comunale e vennero multati quelli che legavano muli e somari sulla pubblica piazza, così, come era previsto nei giorni di festa. Tutto doveva concorrere a migliorare l’aspetto del paese e alla ditta Blasi venne commissionata la verniciatura dello Stemma comunale. Pericle, titolare di una rivendita di vino fu incaricato di offrire da bere agli chauffeurs e ad Adolfo ai musicanti del Concerto Civico. La musica non doveva mai mancare per accompagnare le celebrazioni nazionali. Cesarina aveva cucinato polli e altre pietanze per il sottoprefetto e i suoi accompagnatori; Francesca servito paste e dolciumi. A pensarci ora sembrava poca cosa ma il timore che qualcosa potesse andare storto aveva fatto collezionare non poche notti insonne al nostro caro sindaco. C’era, inoltre, il palco da trasportare, da montare e bisognava provvedere alla sua illuminazione… Alla fine si trattava di uscite straordinarie per il misero bilancio che si impoveriva sempre più! Per fortuna tutto funzionò alla perfezione ; gli scolari si esibirono in canti patriottici e preghiere guidati dai maestri e da don Federico. Dopo il discorso delle autorità fu issata la bandiera, come previsto dal cerimoniale e lo stesso sottoprefetto si congratulò con l’intera Amministrazione.
Le spese di gestione erano diventate sempre più onerose. Quando lo Stato volle per sé il monopolio di alcuni prodotti, Augusto già sapeva che il debito sarebbe andato oltre ogni aspettativa e che il Sottoprefetto sarebbe intervenuto per richiedere un controllo finanziario. Eppure diversamente non si poteva fare. Eliminati domestici, pianoforti, e biliardi, quasi sconosciuti in tale realtà sociale, tutto il resto era già stato tassato ampiamente; un ulteriore rincaro non sarebbe stato sostenibile per nessun ceto della popolazione. Alla fine, si dovette decidere di accedere a un mutuo; la conseguenza fu quella di generare una situazione economica sempre più difficile e compromettente. Bixio, il fedele segretario, entrò in ufficio con uno sguardo desolato, portando altri resoconti finanziari e altre fatture inevase con altrettanti solleciti. La ditta Alterocca reclamava già da mesi il saldo del debito contratto in più di un ordine, per il materiale di cancelleria e l’abbonamento del servizio telefonico. Ubaldo, nella sua veste di Tesoriere entrò subito dietro e comunicò che se le tasse non fossero state versate in tempo, sarebbero stati a rischio gli stipendi dei dipendenti comunali. Una situazione certo condivisibile con la maggior parte dei Comuni Italiani, indebitati con la Cassa di Mutui e Prestiti per ammodernare l’apparato burocratico e dotarsi di infrastrutture come strade, energia elettrica, scuole, acquedotti e sistemi fognari, necessari ad una popolazione sempre in aumento. Un dato di fatto che però non leniva la frustrazione degli amministratori.
Augusto lasciò l’ufficio ed entrò nella Sala Consiliare. I pesanti tendaggi alle finestre impedivano alla luce di entrare e sembravano chiudergli il respiro. Guardò il grande tavolo ovale delle assemblee e le pesanti sedie che lo attorniavano. Un elegante lampadario a gocce centrava il soffitto illuminando gli stemmi delle casate più importanti che avevano fatto la storia del piccolo borgo. Quanti cambiamenti erano accaduti in pochi anni, da quando questo piccolo paese viveva beato, abbracciato dalle sue montagne e protetto dallo Stato Pontificio! Fedele da secoli al papato che ne garantiva il benessere economico anche attraverso il mercato dei suoi prodotti. Cos’era cambiato? Prima della Guerra, il risveglio era stato quello di ritrovarsi a far parte di uno Stato, di un Regno…di colpo erano cambiate consuetudini e regole, e la necessità di adeguare il lento cammino della vita contadina era andato sempre più scontrandosi con l’ ambizione di fare dell’Italia una nazione moderna capace di competere a livello europeo tra le grandi potenze. Augusto rifletteva e capiva ogni giorno di più di non poter andare oltre…non per vigliaccheria, non per incapacità, piuttosto per l’amore smisurato verso la sua gente. Tirò fuori dalla tasca una busta sgualcita che da giorni gli faceva compagnia e la porse al suo uomo di fiducia. Non senza commozione Bixio, la prese ma non la guardò, la portò all’impiegato del Protocollo e mestamente tornò al suo tavolo…ben presto sarebbe stato al servizio di un nuovo sindaco.
