IL MIO DIARIO DAL BOSCO

Si può scegliere di camminare nel bosco per molti motivi ed ognuno di essi determina anche la tipologia della camminata stessa.

Se cerchi funghi, gli occhi accompagneranno ogni tuo passo alla scoperta di quei cappellini che spuntano tra le foglie o in mezzo a radure e prati. Te ne starai in religioso silenzio per non farti scoprire, accorto a nascondere il tuo bottino al primo eco di parola umana che giungerà alle tue orecchie. Se sei un cavatore di tartufi, mostrerai  lo stesso atteggiamento, ma non sarai solo perché avrai il tuo fedele compagno di viaggio che ti accompagnerà come un’ ombra.

Se sei un cacciatore,  seguirai il cane nella cerca o nella ferma. I tuoi sensi saranno allertati a percepire  il minimo fruscio,  un battito d’ali o un  canto che romperà il silenzio del bosco. Camminerai anche velocemente per raggiungere l’animale e nei momenti di attesa studierai i colori, i profumi e le piante che ti circondano. Pagine di bosco si apriranno ai tuoi occhi attenti a individuare tracce nel terreno di impronte, feci, pelo. Scoprirai ogni angolo, ogni anfratto, ogni pozza d’acqua e imparerai le abitudini di tutti gli abitanti del bosco, dagli insetti ai grandi selvatici.

Se sei un amante della montagna in generale, camminerai e a volte canticchierai, osserverai quanto ti circonda con animo leggero e il tuo spirito si rinnoverà e si alimenterà del benessere che il bosco ti trasmetterà.

In qualunque modo si affronti questo cammino è indubbio che la sacralità che da sempre contraddistingue questo luogo si avverte distintamente. Si è immersi in  un ambiente estraneo alla fretta quotidiana, all’immediatezza dei messaggi e alla disponibilità per chiunque. Il tempo sembra rallentare e quelle sensazioni e percezioni così poco necessarie nelle attività di tutti i giorni sembrano risvegliarsi. L’udito si acutizza e si è in grado di recepire il più piccolo rumore che sovrasti, anche di poco, quel sommesso e continuo stormire delle foglie. Il manto che copre il terreno attutisce ogni movimento del piede, perfino lo scricchiolio di piccoli rami calpestati. Chi vuole godere della spiritualità che questo spazio infonde, dovrà restare in silenzio, osservare la natura che si apre sotto i suoi occhi e scoprirà i suoi segreti. Cerri e faggi secolari accanto a nuove piantine pronte a diventare rigogliose e forti; fiori di radura come campanelli, margherite, ciclamini, orchidee selvatiche.

Il ronzio degli insetti impollinatori è continuo ed incessante e nelle zone dove il sole fa capolino, splendide farfalle si posano delicatamente sui petali a volte anche in coppia.

Non solo l’olfatto e la vista vengono appagati, durante una passeggiata nel bosco, ma anche il gusto. Nella stagione primaverile, infatti, saporite fragoline spuntano qua e là nelle radure e nei prati che costeggiano i sentieri.

La presenza degli animali è testimoniata dai “covacci” riconoscibili dalla “lavorazione” del terreno, cinghiali e caprioli non sono rari in queste zone.

I predatori sono in agguato e oggi una ghiandaia ne ha fatto le spese

Le impronte lasciate su suoli umidi , tronchi sporchi di fango o scortecciati, rivelano un’operazione di sfregamento  del corpo da parte dei grandi selvatici.

Flora e fauna in una simbiosi perfetta offrono una varietà di elementi necessari alla loro stessa sussistenza. I tronchi scavati sembrano fatti apposta per conservare l’acqua quando è più difficile trovarla oppure offrono ripari naturali

Pozze naturali nel terreno si riempiono e dissetano ogni tipo di animale, specialmente i cinghiali che amano rotolarsi in questi “insogli” per pulirsi dai parassiti.

Gli elementi atmosferici modificano alcune caratteristiche dell’ambiente boschivo. A volte i sentieri si trasformano in vere e proprie gole scavate dall’acqua

dove non è difficile trovare rocce bucate delle più strane forme

Fino a sembrare una rigida seduta

La mano dell’uomo appare nelle opere di disboscamento che da tempi immemori segue il taglio del bosco ceduo. Sono evidenti ceppaie e polloni di faggio e di cerro, insieme a nuove piantine che si fanno largo tra i grossi fusti.

Il bestiame da allevamento trova riparo in capanne temporanee occupate nei mesi estivi e il passaggio dei grossi bovini modifica il terreno al pari degli scavi dei cinghiali privando una parte di suolo erboso.

In passato la montagna era popolata di ovini e caprini e la vegetazione era molto rada, oggi le greggi sono diminuite in modo considerevole e di conseguenza arbusti e boschi si sono ripresi molti spazi soprattutto lungo i pendii.

La politica del comune mirava alla salvaguardia delle fonti di acqua soprattutto nel periodo estivo e i laghetti, o meglio gli inghiottitoi naturali, di Prati, Valleuvo e pozzi Fondazzano, venivano puliti regolarmente e vigilati dalle guardie campestri di notte e di giorno. Una rigida regolamentazione ne disciplinava l’uso e lo sfruttamento.

Trocchi per abbeverare il bestiame si trovavano vicini a tali fonti e ancora oggi vengono, in parte, utilizzati

Tracce di attività umana sono anche i resti di vecchie carbonaie, un’attività da vari anni dismessa, così come le fornaci di calce di cui resta documentazione nell’archivio storico del comune. Molto altro si potrebbe raccontare e ho già scritto; rimando a una lettura più a carattere storico in questi link

Stroncone: un paese abbracciato dalla montagna

STRONCONE E I SUOI BOSCHI

Usciti dal bosco ci aspetta uno spettacolo di colori dove il cielo si sposa con il prato.

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