“Le guerre non ci sarebbero più se i loro morti potessero tornare”
cit. Stanley Baldwin
CORRADO CONTESSA
Il telegramma che avvisò della sua morte, arrivò in una fredda giornata di novembre.

Trovò la morte a Monfenera, durante un assalto delle truppe tedesche che riuscirono a penetrare le linee italiane per conquistare la pianura. Il combattimento fu cruento, le truppe e le artiglierie resistettero fino allo stremo delle forze.

URBANO SAVINO
“All’alba del 6 agosto 1916 migliaia di cannoni aprirono il fuoco devastante da Tolmino al mare, poi l’azione si concentrò sulla testa di ponte davanti a Gorizia (…) il Sabotino fu conquistato in soli 40 minuti. Negli altri settori l’azione non fu così fortunata…”
E’ in questo scenario, nella battaglia di Podgora, che, probabilmente trovò la morte Savino. La battaglia iniziata a giugno del 1915, capitolò per mano degli italiani soltanto l’anno successivo, il 6 agosto 1916. Per ironia della sorte, nello stesso giorno il combattimento, fu a lui fatale.
MARTONI PROIETTI ANTONIO
La chiamata alle armi lo portò, dai dolci pendii stroncolini, alle vette più alte dei confini, nelle truppe degli Alpini. Quota 2200 sul Monte Pasubio, in uno degli inverni più rigidi del secolo. La sopravvivenza imponeva di scavare gallerie, ricoveri e strade per consentire le comunicazioni con il fondovalle. A Maggio 1916, nell’offensiva di Primavera, gli austriaci attaccarono tale posizione e le ostilità continuarono per alcuni mesi. Il 15 maggio gli austriaci annunciarono l’attacco con 400 cannonate., costringendo gli italiani ad abbandonare le cime dei monti. La neve contribuì al successo austriaco. A settembre, mese nefasto per il nostro Antonio, gli italiani, tentarono di riconquistare il terreno perduto ma senza successo.
COSTANZI ENRICO
Reclutato nelle truppe di fanteria, poco più che ventenne, muore a Hudi Log in Slovenia. Annibale Calderale, in una sua lettera, descrive le condizioni di vita della stessa trincea ed è, quindi lecito supporre, che siano le medesime, vissute dallo stesso Enrico.
“…Tutti i giorni che siamo stati in 1 linea non abbiamo avuto un momento di pace (…) le artiglierie e tutte le altre armi sono state continuamente in azione…siamo stati sempre (…) faccia a faccia con nemico…
Nel suo narrare descrive le condizioni di patimento anche durante i momenti di riposo, al riparo, dentro le gallerie.
“Vestiti pesanti come si era, tutti armati (1 pistola, 1 pugnale facoltative 3 spigoli-munizioni) maschera antigas tascapane con bombe e tutti gli altri accessori, ammassati uno addosso all’altro, mancava l’aria era un patimento indescrivibile”.
Le condizioni igieniche precarie e deplorevoli erano comuni a tutte le trincee ed erano derivate dalla convivenza, non solo con pulci e topi, ma anche con i cadaveri dei propri compagni o con le malattie, tifo, colera, per non parlare delle situazioni legate al clima che rendevano la vita in questi luoghi, ancor più difficile come il fango o la pioggia che facevano ammalare i piedi fino a causarne, spesso, l’amputazione.
“C’erano pure tanti topi (…) che passavano e ripassavano su di noi, si diceva che non toccavano il formaggio e si cibavano di cadaveri”.
VITTORI VINCENZO-BRUNETTI ETTORE- PROIETTI GERVASIO
Vennero considerati dispersi, quindi morti, rispettivamente il 26 ottobre, il 9 e il 18 novembre, 1917, nel ripiegamento sul Tagliamento.
Vincenzo, di professione fabbro, probabilmente, trovò la morte durante lo sfondamento del fronte italiano da parte delle truppe austro tedesche a Caporetto; Ettore e Gervasio, durante i combattimenti sul Monte Nero.
Sul fronte dell’Alto Isonzo, le truppe austro-ungariche sferrarono un grande attacco, era l’ottobre del 1917, cogliendo impreparate le nostre truppe . Nella Conca di Plezzo, gli italiani, numericamente inferiori dovettero battere in ritirata con enormi sacrifici di vite.
VALENTI QUINTILIO
Soldato, muore il 10 novembre 1915, combattendo a Zagora, nella IV Battaglia sull’Isonzo.
Antonio Ferrara, nelle sue lettere dal fronte, così descrive quei momenti :
“L’ordine di operazione dice Attacco a Zagora puntando a q.300 e successivamente su Zagomilla e sul Trincerone del Monte Kuk” (…)…alle 12 precise ha inizio l’azione…il II battaglione del 125° è inchiodato al terreno (…) dal fuoco delle mitragliatrici (…) Gli ufficiali, sprezzanti del pericolo, si gettano per primi all’assalto trascinando i gregari e pagano con la vita il loro ardimento”
PROIETTI GIOVANNI
Venne dichiarato ferito e, presumibilmente morto, il 23 ottobre 1915, durante il combattimento al M. San Michele, III° Battaglia sull’Isonzo, che cominciò il 18 ottobre e terminò il 4 novembre. I morti italiani furono circa 20000 e i feriti 60000.
MARTONI VALENTINO
Nell’autunno del 1915 ci furono ripetuti tentativi di occupare il M. Sleme. Ad Ottobre si verificarono violenti attacchi alle postazioni italiane. Fu durante uno di questi che, probabilmente, Valentino trovò la morte. Un documento dell’epoca lo dichiara “disperso per fatto d’armi, svoltosi sul Monte Sleme il16-10-1915″.
PETRUCCI PIETRO
La Battaglia del Solstizio, come venne definito il combattimento a Fossalta di Piave, ebbe inizio il 15 giugno 1918, con l’offensiva austriaca. Pietro, venne considerato disperso il giorno successivo…peccato… non seppe mai che il suo sacrificio contribuì ad una vittoria italiana che risollevò il morale dei compagni alla vista del ritiro del nemico.
CAROBELLI ORESTE
Apparteneva al reparto fanteria, fu colpito da una scheggia di granata che ne provocò la morte il 16 maggio 1917. Si trovava in località “Quota 383 Plava”.
Il 15 maggio 1917 …” dalla testa di ponte di Plava (…) partì l’assalto di quota 383, furono 3 giorni di aspri combattimenti che provocarono la morte di 6000 soldati e 300 ufficiali”.
Sulla Plava per circa due anni si verificarono continue battaglie per rivendicarne il rispettivo possesso. Collina strategica, testa di ponte sul fiume Isonzo, rappresentava una posizione fondamentale anche per conquistare il Monte Kuk. La situazione di stallo consentì la realizzazione di alcune strutture ancora oggi visibili: gallerie, postazione medica, caverne e fortificazioni.
LEONARDI AMEDEO
Cadde nel Costone Nord di Agai il 9 luglio 1915. La tattica era quella di conquistare il Costone Agai. Le prime azioni si svolsero dal 7 al 20 luglio, molte furono le vittime, L’attacco principale fu attuato dalla Brigata Alpi, reparto erede dei Cacciatori delle Alpi, fondato da Garibaldi; era formato da due Reggimenti di Fanteria di Perugia e Spoleto.
MALAFOGLIA GIACOMO
Morì il 24 maggio 1917 a Quota 144, in uno scenario che potrebbe essere quello descritto in una lettera di Giovanni Piazza di Monfalcone.
Quota 144 …” il posto più pericoloso del fronte sulla linea diretta per Trieste (…) le cannonate in tutte le direzioni facevano paura anche ai più temerari eroi (…) gli Austriaci sparavano con mitragliere e cannoni con tutti i mezzi che la scienza mette a disposizione per contrastare l’avanzata. Fatti i circa 50 metri mi trovo a terra, in mezzo a noi scoppia una granata, morti e feriti..”
CIOCCHI OTTAVIO
Era un militare di fanteria, trovò la morte sul M. Zebio, il 18 giugno 1917.
L’offensiva sull’Altopiano di Asiago iniziò il 10 giugno 1917 e fu nota come la Battaglia dell’Ortigara, i combattimenti proseguirono fino al 29 giugno fino al ripiegamento degli ultimi reparti italiani. Nel suo Diario di Guerra, il Generale A. Gatti, deprecava la tattica italiana di non voler retrocedere verso posizioni stabili a vantaggio, del mantenimento, di posizioni più avanti e instabili. Una modalità di avanzamento che contrastava con quella austriaca che riusciva a resistere perché “recuperava le postazioni arretrate anche a costo di tornare indietro di km”, “Se non torniamo noi di buon grado indietro, ci fa tornare il nemico, perché la guerra è fatta di realtà, e non di desideri o di illusioni”.
MASSOLI OTTAVIO
Sergente nel Reggimento di artiglieria, muore sul campo in prossimità di Plezzo, il 12 settembre 1915. In quei giorni, come titolò il ” Messaggero Toscano” del 14 settembre 1915, ” Le nostre truppe attaccano le postazioni austriache nella Conca di Plezzo”.
VITTORI ORESTE
Non fece in tempo a ricordare la battaglia di Caporetto, quella che venne considerata la disfatta peggiore di tutta la guerra sul fronte italiano. A tali fatti, probabilmente, si lega la sua morte che avvenne pochi giorni prima dell’attacco decisivo datato 24 ottobre. Il certificato dichiara che, Oreste, appartenente al reparto mobilitato, muore il 1 ottobre 1917, nel ripiegamento di Caporetto.
GRIMANI POMPEO

A un mese dall’Armistizio cade sull’Altopiano di Asiago nel 1918.

DRAGO MARCO morì per meningite nell’ospedale militare di Siena il 6 giugno 1918.
MALACCHIA SETTIMIO
Militare nel reparto mitraglieri, muore con onore in seguito a ferite il 20 maggio 1918.
MAILIA AUGUSTO
Fanteria di linea muore il 5 agosto 1916.
MASSIMIANI GIUSEPPE
Sergente di fanteria muore nel 22 febbraio 1917, all’ospedale militare di Ravenna per ascesso cerebrale consecutivo a ferita.
PALMIERI FRANCESCO
Data del decesso 25 settembre 1916.
MASSOLI EGISTO
Muore in seguito a ferita di grossa scheggia di granata all’addome, il 1 gennaio 1918.
PALMIERI ATTILIO e suo fratello EGIDIO
Egidio, muore nell’ospedale territoriale Croce Rossa a Schio il 12 settembre 1916.
PROIETTI MARIANO e suo fratello PIETRO
Mariano, bersagliere, muore l’11 febbraio 1918 presso ambulanza chirurgica d’Armata n. 6 in seguito ad emorragia secondaria, a ferita da pallottola, di fucile, alla coscia destra.
Pietro, arruolato nella fanteria di linea, muore, l’8 novembre 1915, all’ospedale da campo per ferite multiple da bomba a mano.
RICCI DECIMO
Muore in combattimento il 5 agosto 1915.
SERLORENZI GIOVANNI e suo fratello GIUSEPPE
Giovanni è Caporal Maggiore, trova la morte il 3 dicembre 1915.
SOPRANZI EZIO
Fatto prigioniero, muore per malattia di cuore.
FRISONI EMILIO
Bombardiere, muore il 6 giugno 1917 ” sul campo dell’onore in seguito a gravi ferite riportate, mentre valorosamente combatteva per la giusta Causa Italiana“. Tale raccomandazione giunse da Nervesa. Probabilmente il nefasto episodio avvenne durante la Battaglia del Solstizio. Montello-Nervesa della Battaglia, fu ” teatro di violenti scontri tra gli opposti schieramenti che causarono molti morti”.
STENTELLA COSTANTINO
Soldato, muore nel mese di luglio 1916.
CELI ANGELO
Fu sepolto nel cimitero di guerra di Sagrado. Il decesso venne dichiarato nel 75° Ospedaletto da Campo e fu causato da ferite.
PROIETTI ARMANDO
Cade in combattimento il 4 dicembre 1917.
GIUBILA MARCO
Nel luglio 1915 versa in gravi condizioni per enterite nell’Ospedale militare di Riserva in Ferrara. Il 20 aprile 1916 muore all’ Ospedaletto da Campo in seguito a broncopolmonite da morbillo.
PETRUCCI MAURIZIO viene considerato disperso in combattimento il 6 giugno 1917.
PALMIERI FRANCESCO
Trova la morte il 25 settembre 1916. Alla sua famiglia vengono consegnati gli oggetti personali: 1 portafogli-1 portamonete-2 fazzoletti-corrispondenza varia e £ 30,50.
PULITA GERMANO
Lascia la campagna e i suoi animali per trovare la morte arruolato nel Genio Zappatori, nella località di Campiello. Qui si trovava la stazione ferroviaria delle truppe italiane, gli austriaci riuscirono ad occuparla, nello stesso periodo in cui ne venne dichiarata la morte: il 3 giugno 1916. L’opera del Genio fu fondamentale in questo tipo di guerra. Tale reparto, venne impiegato per scavare trincee, gallerie, indebolire fortificazioni nemiche…Nelle stazioni, spesso, era di supporto ai ferrovieri civili per i grandi trasporti di materiali, il ripristino e la manutenzione dei collegamenti ferroviari. Inoltre era impiegato nella realizzazione di ponti e altre strutture necessarie per facilitare i traffici di merci e persone.
CONTESSA TERENZIO
Arruolato nei reparti di fanteria, muore nel combattimento di Buso il 19 giugno 1916.
MARTONI FABRIZIO ferito a seguito di combattimento, il 5 giugno 1917. Nel mese di luglio, venne informata la famiglia e il padre si recò a Mestre, presso l’ospedale militare, con un biglietto gratuito, per visitarlo.
CONTESSA PIETRO
Un telegramma ne annuncia la morte alla famiglia ” Con profondo ma orgoglioso dolore viene comunicata la morte di Contessa Pietro caduto prode sul campo dell’onore il 13 aprile 1917, valorosamente pugnando per il Re e per una più grande patria”
DRAGO PIETRO e ARCA SAVINO
Furono prigionieri nel campo austriaco di Sigmundsherberg. Il luogo era destinato agli italiani che venivano occupati nelle attività più varie, dalla riparazione di scarpe e vestiti allo smontaggio di mezzi e veicoli. Dopo la disfatta di Caporetto, tra novembre e maggio 1918, arrivarono a migliaia feriti e debilitati dalle privazioni. Molti morirono e trovarono sepoltura nel cimitero annesso al campo, qui, vennero inumate 2398 salme italiane.
Savino, fu prigioniero dal 4 giugno 1917, mentre Pietro fu dichiarato: “deceduto presso il nemico il 6 dicembre 1917, nell’ospedale del campo e sepolto nel cimitero locale.“
PARTITI RAGAZZI MORTI DA UOMINI
E poi ci sono loro…di essi le mie informazioni si fermano ai soli nomi incisi sulla fredda lapide.
ANDRIELLI EUGENIO
BARTOLI BERNARDINO
BARTOLI TULLIO
BRUNETTI OTTAVIO
BRUNETTI PROIETTI ENRICO
I DUE FRATELLI COIA: EUGENIO E IRENO
COLETTI SAVINO
CONTESSA BERNARDINO fu DOMENICO
CONTESSA BERNARDINO fu PIETRO
CONTESSA SALVATORE
DE ANGELIS ERMANNO
EGIDI VALENTINO
FERRACCI ORESTE
FRANCESCHINI ACHILLE
GIACOMINI CESARE
GIUBILEI LUIGI
GRIMANI AUGUSTO
GRIMANI GIULIO
GRIMANI PIETRO
LEONARDI AMEDEO
LEONARDI ROBERTO
LEONORI DOMENICO
LIORNI ODOARDO
MARINI ADRIANO
MARTONI FRANCESCO
PETRARCHINI BENIAMINO
SALVATI GIOVANNI
SALVATI GUIDO
SATURNINI SETTIMIO
VENTURA MARIANO
ANASETTI FAMIANO
CECCARELLI COSTANTINO
COSTANZI GUGLIELMO
FERRACCI DOMENICO
LANZI AGOSTINO
LEONORI GIOVANNI
LIORNI GIOVENALE
MARTONI ANTONIO
PETRARCHINI FAUSTINO
VITTORI VINCENZO
Una sorte accomunata a quella di altri simili e non solo italiani. Francesi, austriaci, inglesi, tedeschi…tutti partiti al richiamo della Patria per veder sventolare la propria bandiera su un pezzetto di terra conquistata.
UNA TRAGEDIA CONDIVISA
L’ECO DEL RISORGIMENTO
L’entusiasmo risorgimentale aveva forgiato gli animi. Negli anni precedenti la guerra, “gli Italiani” vennero “fatti” anche attraverso la celebrazione e la commemorazione di eventi e di eroici personaggi che divennero il simbolo della libertà e dell’Unità. Alcuni luoghi divennero meta di pellegrinaggi. In ogni centro il Concerto Civico, nella sua funzione di “incivilire il popolo”,si esibiva, obbligatoriamente, nelle cerimonie che rievocavano le date più significative del processo di unificazione, come la breccia di Porta Pia, lo Statuto o per festeggiare i natalizi della famiglia reale e di Garibaldi. Il patriottismo doveva arrivare ad ogni strato della popolazione comprendendo gli umili e gli illetterati permettendo loro di elevarsi a tanto nobile intento.
Nelle scuole, dalle pagine di De Amicis, si esaltavano valori di lealtà, onore, rispetto, coraggio. Giacomo Giacomini, direttore della rivista scolastica “L’Idioma gentile”, da ufficiale, nelle sue poesie, pur descrivendo le tribolazioni che aveva intorno, non tradì mai il sentimento patriottico e conclude una delle sue odi con un “Avanti Italia è il suono de l’allarme!“
Luisa Ciappi, insegnante e collega di Giacomini, nella sua corrispondenza, non nasconde il disappunto per essere una donna e vedere, così, preclusa la possibilità di attuare il suo impegno per la nazione.
” Come deve esser bello scendere dalla cattedra e lasciar dietro di noi i ragazzi che sempre ci hanno sentiti entusiasti per la Patria per tradurre in atto i sentimenti e i desideri sentiti fortemente tra i banchi della scuola. Normale è avvolgere con l’esempio e con la parola che sa giungere al cuore uomini che devono sacrificare gli amori più forti della vita per l’altro immenso! Invidio lei che può raggiungere quanto avevo desiderato ardentemente Parli di me sì, ma con parola semplice e mi ricordi come una collega e sorella italiana, che qui nella solitudine dolorosa di soggiorno campagnuolo ha saputo tanto ingagliardire i suoi sentimenti da compiere una cosa troppo ardita. Ardita sì ma sarei anche ora pronta a ricominciare da capo se solo non avessi il peso di un corpo femminile.“
La cronaca, poi, narrerà del suo tentativo di imbrogliare la vigilanza, con un travestimento, per tentare di essere arruolata; tentativo che, però, non andò a buon fine.
Robert Brooke aveva esultato all’inizio della guerra con queste parole: ” Che sia ringraziato Dio (…), ha afferrato la nostra giovinezza e ci ha svegliato dal sonno”.
Fu questo il clima in cui maturò, per molti giovani, la convinzione di partire per combattere il nemico emulando, soprattutto, le imprese garibaldine. Ma tanto lontano era il fronte, quanto lontana era la cruda realtà da quelli ideali. Sicuramente, chi restava in seconda linea, in aria, in mare o addetto alla mitragliatrice, poteva ancora parlare di sacrifici necessari per far Grande La Patria, ma chi si trovò nella trincea, in prima linea, in entrambi i fronti, cambiò radicalmente modo di pensare.
Quello italiano, il 24 maggio 1915, fu il nuovo fronte che si aprì su una guerra ormai lontana dall’ottimismo, certo di un conflitto lampo, della Primavera precedente. Dotati di armi leggere, i nostri soldati raggiunsero le montagne più alte pronti ad affrontare sofferenze inimmaginabili.
LA GUERRA MOSTRA IL SUO VERO VOLTO
Animati da patriottismo o da interessi economici, tutti erano convinti che la guerra sarebbe stata veloce e poco più di una battaglia. Tutti erano fieri di poter dimostrare la propria superiorità militare ignorando la crudeltà dei combattimenti che sarebbe sopraggiunta.
Crudeltà e ferocia, invece, presero corpo fin dalle prime battaglie e bombardamenti.
Il capitano francese Spears ne ebbe la certezza di fronte ad uno dei primi bombardamenti d’artiglieria tedesca: “…adesso per la prima volta fummo pervasi dalla sensazione che una Cosa orrenda, disumana avanzasse verso di noi per stritolarci nella sua morsa”.
La forza della disperazione sarà la capacità che permetterà a tutti gli eserciti di avanzare e continuare, nonostante tutto, o nella speranza di sopravvivere o nel coraggio di morire.
L’ Ammiraglio Tirpitz nell’ottobre del 1914 così scriveva alla moglie: ” Questa guerra è la più grande follia compiuta dalle razze bianche”.
Valentine Fleming, così descriveva il terreno di morte delle trincee:” file di uomini (…) incrostati di fango, la barba lunga, gli occhi incavati dalla continua tensione, uomini impotenti di fronte all’incessante pioggia di granate che li tempesta (…) Sarà una lunga guerra, nonostante che dall’una e dall’altra parte ogni singolo uomo desideri che cessi all’istante”
IL FANGO “Bava velenosa”
Martin Gilbert, nel primo e secondo volume de: “La grande storia della prima guerra mondiale”, descrive queste situazioni climatiche al limite: neve, acqua gelata, pioggia incessante e fango. ” La pioggia torrenziale caduta durante la notte aveva reso le trincee pressoché indifendibili. ” Acqua che arriva al ginocchio e, spesso, anche alla cintola. Una ” melma densa e appiccicosa (…) trincee come trappole mortali”.
Riporta, inoltre, un articolo sul fango, pubblicato dalle truppe francesi. Le seguenti parole risultano esaurienti e chiare per determinare la condizioni di vita: “…di fango si muore, come si muore di pallottole, solo che la morte è più orribile. (…) Il fango nasconde i gradi, restano solo povere bestie sofferenti. (…) in quella pozzanghera ci sono delle chiazze rosse: è il sangue di un ferito. L’inferno non è fuoco (…) l’inferno è fango!”
LA TERRA DI NESSUNO
Si attraversava per avanzare, incontro al nemico. Appena si era allo scoperto bisognava stare curvi e correre per qualche metro, poi, subito, di nuovo a terra e al segnale ripartire fino all’occupazione della trincea nemica. Il carico sulle spalle era molto e impediva movimenti veloci ed agili. I soldati inglesi portavano oltre 30 kg…quasi impossibile scavalcare, correre e buttarsi a terra…Chi non trovava subito la morte, restava in questa striscia di terra, per ore, giorni…a volte la morte sopraggiungeva dopo terribili patimenti provocati da ferite sanguinanti e incancrenite. La necessità di continuare le operazioni, o la pericolosità del momento impedivano il recupero di feriti e cadaveri. Quando questo, finalmente avveniva, poteva essere un’esperienza sconvolgente per l’alto numero di mosche che banchettavano sui corpi inermi.
A.P. Herbert così scriveva: Le mosche! Oh Dio, le mosche che insozzavano la sacralità della morte. Vederle sciamare dagli occhi dei morti e spartire il pane con i sodati!”
” Ci tiene divisi, fratello, un destino ineluttabile. Da due fossati contrapposti fissiamo negli occhi la morte” Cit. Edvard Slonski
Durante le ritirate, molti erano i dispersi…un inviato del Times, scrisse che all’inizio della guerra contro la Serbia, l’Austria nella ritirata perse talmente tanti uomini che, alcuni cadaveri, furono ritrovati solo quando ” il lezzo penetrante dell’umanità in decomposizione ” ne ha rivelata la presenza.
L’infermiera Florence Farmborough, raccontò che: “tedeschi, austriaci e russi venivano raccolti cadaveri e deposti l’uno accanto all’altro. Sciami di mosche li ricoprivano come un nero sudario…”
L’esperienza degli addetti a prelevare i corpi straziati in quel lembo di terra contesa, fu devastante e difficile da dimenticare anche a distanza di anni. Cappellani, barellieri, infermieri, spesso camminavano tra i corpi agonizzanti dove gli occhi ancora speravano di essere salvati…di notte e col tempo tiranno, quelli in peggiori condizioni venivano lasciati lì a condividere il luogo della morte con lo stesso nemico.
NATALE 1917
Il 23 Dicembre 1917, una fitta nevicata fece desistere l’attacco austriaco che pur era stato annunciato da un massiccio bombardamento e sembrava avere la meglio. …”il generale Conrad disse che avrebbe celebrato il Natale andando a messa a Venezia. (…) Gli italiani ripresero i monti perduti e furono loro a partecipare alla messa a Venezia “ e a ringraziare Dio della loro liberazione”.
CONCLUDO CON UNA POESIA DI McCRAE, SCRITTA DOPO DUE GIORNI TRASCORSI IN MEZZO A CORPI STRAZIATI DAI GAS, SUL FRONTE OCCIDENTALE
Fioriscono i papaveri nei campi di Fiandra
fra le croci che, fila dopo fila,
segnano il nostro posto; e nel cielo
volano le allodole, levando coraggioso il canto
che quaggiù fra i cannoni quasi non s’ode.
Noi siamo i Morti. Qualche giorno fa
eravamo vivi, sentivamo l’alba, vedevamo rifulgere il tramonto,
amavamo ed eravamo amati e ora siamo distesi
nei campi di Fiandra.
BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA
Documenti conservati presso Archivio Storico del Comune di Stroncone
Foto e documenti Archivio Roberto Perquoti
Documenti Archivio personali
Martin Gilbert ” La grande guerra mondiale” volume I° e II°, Arnoldo Mondadori Editore S.P.A. Milano, 1998
Pagina Fb ” Grande Guerra 1915-1918
http://www.anf-vicenza.it “Quota 383 Monte Plava”
http://www.storiaememoriadibologna.it “Quota 383 (Plava-Slovenia)
http://www.espresso. repubblica.it Annibale Calderale “Vita a Hudi Lag-Carso
http://www.espresso.repubblica.it Antonio Ferrara” Falciati dalle raffiche”