Il suo nome è Bianca

essere bambini negli anni ’20

Non ricordiamo l’infanzia – la immaginiamo. La cerchiamo, invano, attraverso strati di polvere oscura e recuperiamo brandelli di ciò che pensiamo fosse.
(Penelope Lively)

Del mio luogo nativo poche cose ho da dire. Stroncone è un ameno paesello a 430 metri circa sul livello del mare e dista 9 chilometri dalla città di Terni. Esso diede i natali all’illustre signor direttore del nostro simpaticissimo giornalino: non ti pare sia già molto? Inoltre fu la culla del Beato Antonio Vici, il cui sacro ed incorrotto corpo si conserva alla venerazione dei fedeli nella Chiesa dei Frati Minori, a poca distanza dal paese”.

(Bianca Coletti, dalle pagine del giornale: “L’Idioma Gentile” -1922)

Bianca, ha 10 anni e si avvia a diventare una donnina timorosa di Dio e fedele ai principi della morale del tempo. La sua è una famiglia benestante, la mamma Giulia Malvetani, appartiene ad una delle famiglie più in vista che annovera tra i suoi membri, ecclesiastici e rappresentanti politici. Le sue sorelle, Taide e Rosa, hanno sposato altrettanti esponenti della borghesia stronconese, impegnati politicamente e socialmente. Andare a trovare i nonni materni è, sempre, una festa. Il casolare è completato da stalla, cantina, granaio, molino dell’olio ed è sempre un viavai di persone che lavorano o che chiedono udienza per favori o elemosine. Nessuno viene mandato via e a tutti viene offerta ospitalità. La dispensa è colma ed abbondante di ogni “ben di Dio”, le succulente merende sono condite dai racconti della nonna sempre piacevoli da ascoltare.

Pur essendo una piccola realtà rurale, Stroncone non appare isolato dal mondo e malgrado la crisi derivata dalla guerra, cerca in tutti i modi di rialzarsi e dare dignità alla sua politica amministrativa. Si può leggere in questo contesto lo sforzo economico di consolidare e ampliare l’impianto di illuminazione: ” per dotare tutte le famiglie del beneficio della luce”, con un mutuo presso la Cassa di DD e PP, e l’attivazione, inoltre, dell’ufficio Poste e Telegrafo che venne inaugurato nel dicembre 1921, grazie anche all’interessamento di eminenti politici.

ESTATE

Agosto

E ‘ l’estate del 1922 . Bianca è felice e soddisfatta perché è stata promossa alla classe V. Ne è fiera e lo scrive sulle pagine del suo giornalino preferito, “L’Idioma Gentile” diretto dall’illustre concittadino Giacomo Giacomini. Dal suo” piccolo cantuccio solitario” guarda al suo futuro e legge con avida curiosità i racconti dei suoi coetanei. Ammette però, di sentirsi ” …confusa nel leggere le descrizioni di viaggi e di luoghi di villeggiatura, il mare sconfinato ed azzurro, le grandi città ricche di monumenti…” e si augura: “…con l’andar del tempo spero di vedere anch’io un po’ di mondo e di descriverti tante cose belle” La sua quotidianità si svolge in modo semplice con i suoi genitori e le sorelline minori: Luigina ed Albertina.

La mamma riceve regolarmente la rivista; l’abbonamento è annuale e costa 12 lire. E’ consapevole di come alcune letture possano aiutare a crescere secondo alcuni valori. L’educazione mira a formare uomini onesti e laboriosi, pietosi verso condizioni umane difficili, e, nello stesso tempo, vuole infondere fiducia verso l’ingegno. L’educazione che, sprona all’azione, rifuggendo ogni forma di svago insensato, passa anche attraverso le pagine dei grandi autori come De Amicis, Manzoni, Alfieri, Dante… Nel giornalino, molte sono le storie di povertà, di miseria che mirano ad esaltare la carità e la bontà di cuore; sono, inoltre, ricche di sentimenti forti come la fedeltà alla Patria, la fiducia, l’onore. Vogliono suscitare un senso di compassione e, anche, quando il protagonista è avaro ed arrogante, nella conclusione, egli si ravvede delle sue prepotenze e, in lui, prevalgono il senso di pietà e la consapevolezza dell’errore. Bianca, oltre ad amare queste storie, segue, con diligenza, anche i consigli per migliorare la grammatica e per scrivere bene, sta attenta a non usare “francesismi”, così come le viene raccomandato, a favore di un più corretto uso dei termini della lingua italiana.

“Fanciullo, ricordati di amar la tua lingua. Devi amarla perché è il vincolo più saldo della nostra unità di popolo, l’eco del nostro passato, la voce del nostro avvenire, verbo non solo, ma essenza dell’anima della patria”

E. De Amicis

Senza invidia, guarda gli scalmanati compagni arrampicarsi sugli alberi, correre e fare capriole, acchiappare lucertole e farfalle. Lei, è una donnina perbene e sa che certi giochi le sono preclusi e così continua a pettinare la sua bambola. Ha promesso alla mamma di aiutarla nelle faccende domestiche e di imparare a fare la pasta. Nella camera che divide con le sorelle, ci sono una scansìa per i libri, un tavolinetto, due sedie, un cassettone e un lavamano. Tutto è pulito ed ordinato; nella parete vicino ai letti è appesa l’immagine della Madonnina.

I pomeriggi trascorrono sereni all’ombra degli alberi del cortile e qualche passeggiata rompe la monotonia di quelle interminabili giornate. La meta preferita è il paese, dove abitano le zie e i cuginetti. Sulle vie si aprono le botteghe di fabbri e falegnami, il rumore dei loro attrezzi accompagna il lento trascorrere delle ore; i ciabattini quando è bel tempo, portano il loro banchetto sulla strada e chiacchierando accompagnano lo spago che cuce le tomaie. A sera, riempiranno le osterie, insieme ad operai e braccianti per concedersi una chiacchierata davanti a un bicchiere di vino. In via Contessa c’è la piccola, ma già famosa, officina Vittori e la zia Taide che racconta favole bellissime e offre gustose merende. Quei pomeriggi corrono veloci e prima del suono dell’Ave Maria si è già a casa. Nelle calde notti con le finestre aperte si può sentire la musica di stornelli e serenate. Mandolini, chitarre e violini sostano sotto alle finestre. Quando le note si fanno troppo stridenti o, per scherzo, escono a casaccio, delle belle annaffiature fanno scappare gli improvvisati musicisti.

E’ questa un’estate insolitamente calda anche in località estere, come testimonia un telegramma, giunto al Sindaco, Petrucci, del 10/07/1922. Disposizioni ministeriali raccomandano indicazioni sanitarie-profilassi infettiva verso gli animali in piena efficienza: disinfezione periodica a brevi intervalli acqua potabile zona protezione serbatoi percorso conduttura incaricando persone responsabili di ispezionare mulini, pastifici e depositi di cereali… Un avvertimento da non sottovalutare considerando che la principale attività economica della comunità proviene dall’allevamento e dall’ agricoltura.

Dalla finestra della sua casa, oltre il muro del cortile, Bianca, osserva la grande distesa dorata che, a breve, sarà teatro della più lunga fatica dei lavori agricoli, per le famiglie dei contadini: la mietitura. Adulti e bambini, per giorni con falci e forconi, dalle prime luci dell’alba, tagliano il grano; tutti sono impegnati: ognuno con un compito preciso. Solo le colazioni portate dal fattore interrompono il frenetico e sfiancante lavorio delle braccia; l’ombra di qualche albero aiuta a riprendersi dalla calura estiva. Il grano viene ammonticchiato lungo i solchi dove lucertole e serpi si rincorrono al canto incessante delle cicale. Sull’aia dei casolari avviene, poi, la trebbiatura. Zio Vitaliano, proprietario dell’Officina Vittori, con la sua trebbiatrice è presente in quella che è, in assoluto, la festa più importante dell’estate. Un grande banchetto, infatti, concluderà il grande lavoro nei campi. Tutti sono contenti per la sua riuscita; anche quest’anno si sono evitati incendi, purtroppo non così rari, e i temporali che avrebbero potuto rovinare l’intero raccolto. Non ci sono stati incidenti alle persone e dunque si può brindare e ballare fino a tarda sera, pregustando il meritato riposo.

Con trepida attesa e devozione, finalmente, il 21 , arriva la festa del Beato Antonio. Uno scampanìo festoso accompagna i paesani fin dal primo mattino insieme a scoppi di mortaretti. Messe e funzioni liturgiche si sono svolte, anche, nei giorni precedenti. La solenne processione con il simulacro del Beato è collocato su un altare provvisorio addobbato di velluti e frange preziose; un’interminabile folla di popolo è accompagnata dalla musica del Concerto Civico diretto dal Maestro Cerù. Sono presenti le Confraternite con i loro vessilli, le suore, i frati minori, il clero e rappresentanti dell’ Amministrazione Comunale. I canonici impartiscono benedizioni ai devoti inginocchiati. Il suono delle campane a distesa chiude le celebrazioni religiose. Nel pomeriggio è tutto un susseguirsi di giochi per la festa popolare. Corse di cavalli e biciclette, tiro alla fune e corsa dei sacchi. Ad un cenno del Maestro, la Banda, suona marce e pezzi d’opera. Al centro della piazza allieta gli uomini seduti ai tavolini del bar e le donne che elegantemente passeggiano; tutti, almeno oggi, sembrano dimenticare disgrazie e sfortune. C’è anche l’albero della cuccagna che fa divertire grandi e piccini

Nel 1923, sul Colle della Madonna si svolgerà il tiro a piattello con premi in denaro, così come autorizzerà il sottoprefetto alla richiesta del presidente della Soc. di Tiro a volo, Augusto Genuini. Tale Società si costituirà nel maggio 1923, per il tiro di addestramento per i cacciatori locali da svolgere in località Colle della Madonna, luogo piano e distante dall’abitato.

In piazza arrivano saltimbanchi e pagliacci e per pochi soldi mostrano la loro arte dentro abiti dai vivaci colori che sembrano fatti a posta per mascherare una vita fatta di miseria e solitudine. Forse la stessa cosa si può dire per gli ambulanti, strillano per attirare i clienti dietro i loro carrettini di dolciumi e di oggetti vari. A sera, uno spettacolo pirotecnico, illumina il cielo e congeda i “festaroli“.

AUTUNNO

Settembre

L’autunno porta con sé il raccolto di prodotti tipici di questo paesaggio collinare

La vite e l’olivo sono da sempre le colture più prelibate e vedono molte persone impegnate nei campi e nelle cantine che si alternano nei loro compiti. Le donne più esperte cucinano per i braccianti. I lavori cominciano molto prima delle raccolte vere e proprie; ci sono una serie di attrezzi ed utensili da sistemare: sacchi di iuta, ceste, scale, forbici…torchi, botti e tini. Inoltre, bisogna tagliare le erbacce e potare gli ulivi dai “succhioni”. La vite destinata alla vendemmia, è, spesso coltivata, ” abbracciata” all’olivo, e, dunque interi terreni, sono interessati dalle stesse opere. Per il trasporto dei prodotti vengono utilizzati carretti, muli e asini. L’uva da tavola, viene fatta appassire e conservata in dispensa per l’inverno, così come le olive che vengono messe ” alla gelata”. Dentro ceste con il sale, affinché perdano l’amaro, vengono esposte alla brina mattutina: serviranno per cucine gustose.

Il 20 settembre, l’Italia, commemora l’anniversario della presa di Porta Pia. In paese ci sarà festa e suonerà anche la Banda come prevede il regolamento del suo Statuto, tra i servizi obbligatori.

In questo giorno, cinquant’anni fa, si compiva il sogno di tutti i nostri Grandi, da Dante a Carducci, da Machiavelli a Mazzini. Roma era finalmente nostra; sul Campidoglio sventolava il tricolore” ( G. Giacomini, 1922)

Dalla montagna arrivano castagne, funghi e noci. Tutte prelibatezze delle quali far scorpacciate prima di aggiungerle alla dispensa. Le castagne, private dei ricci, saltano dentro la padella bucherellata, sul fuoco del camino per la gioia di tutti e rendono piacevoli i primi freddi.

OTTOBRE

E ‘ l’inizio di un nuovo Anno Scolastico

Emilia ha appena suonato la prima campanella. Bianca comincia la V classe elementare. Sua sorella Luigina e il suo cuginetto Costante frequentano la prima classe e a breve entreranno l’altra sorellina Albertina e la cuginetta Maria. Per Bianca essere la maggiore è segno di fierezza ed orgoglio. E’ diligente, studia ed è stata sempre promossa con bei voti. Pur essendo ancora una bambina, ha compreso bene quali sono i comportamenti da evitare. Il divertimento smodato ed eccessivo che impedisce l’intelligenza. Il lavoro e lo studio da prediligere come attività di persone operose che rispondono ai principi e ai valori indicati dalla religione, dalla morale e dalla Patria. Sono anni difficili, la guerra ha seminato miseria e povertà, ma fuggendo lo sconforto, esse vengono prese come obiettivo di una nuova rinascita, sono lo stimolo per migliorarsi e agire. Ecco allora che anche Robinson Crusoe, diventa il nuovo eroe da imitare

Come il naufrago più fiacco e più pigro costrettovi dal pericolo che lo minaccia, nuota, si agita e fa per salvarsi, sforzi di cui si credeva assolutamente incapace, così l’uomo, sotto lo stimolo della miseria, aguzza l’ingegno e trae spesso vantaggi insperati dal suo lavoro”

I cari maestri, Guido Contessa, Ginevra Danielli e il Direttore Napolitano, li accolgono sulla porta, salutando cordialmente tutte le mamme presenti . Nelle cartelle hanno trovato posto pennini nuovi, libri e quaderni. Non tutti i bambini, però sono ben vestiti e accuditi. Ci sono alcuni con i vestitini rattoppati, spettinati e anche un po’ sudici; a scuola si imbrattano di inchiostro e non stanno mai fermi.

Le aule sono state imbiancate e disinfettate, i vetri puliti, anche se sono un po’ malconci, il pavimento è sconnesso e come ha già sollecitato al sindaco, il Direttore Napolitano, con una missiva del 31 agosto , andrebbe sistemato perché ” i bambini ci inciampano”. Servono, inoltre, 50 banchi perché la popolazione scolastica è in continuo aumento.

Fa ancora caldo ed Emilia ha provveduto a puntellare le finestre e a sistemare nelle aule un secchio d’acqua, asciugamani e strofinacci puliti e sbiancati. Essere la bidella di questa scuola è un lavoro oneroso e lo stipendio è misero; non basta a fronteggiare il rincaro continuo dei prezzi. Il Comune, dal quale dipende, le passa 2 indennità caroviveri ma, a causa della forte crisi economica anche l’Amministrazione deve fare dei tagli alla pianta organica così

con il Decreto 27 maggio 1923 n. 1177 verranno eliminati quei posti i cui titolari non prestano la loro opera per intero , tra cui il bidello. Emilia, dovrà, quindi, accontentarsi di un modesto aumento di stipendio. Il servizio della Bidella verrà compensato con la somma di £ 45 mensili compresi i periodi di vacanza”.

Alle pareti sono appesi, ben in vista, il ritratto del Re e il Crocifisso, come raccomandato dall’Amministrazione Provinciale Scolastica “Il toglierli è violazione di una precisa disposizione regolamentare e offende la religione dominante dello Stato e il principio unitario della Nazione simboleggiata ed espresso nella Persona Augusta del Sovrano” . I Sindaci devono vigilare affinché siano ben visibili nelle scuole.

Come è consuetudine, si svolge la Festa degli Alberi. Fin dal 1898, voluta dal Ministro della Pubblica Istruzione Baccelli, essa ha lo scopo di infondere nei giovani, l’amore per la natura e per la difesa degli alberi. Come dice il maestro,” le piante devono essere rispettate perché costituiscono una delle principali ricchezze del nostro paese, impediscono le inondazioni, favoriscono la formazione di ricche sorgenti d’acqua potabile, abbelliscono giardini e monti. I ragazzi che lanciano sassi contro gli alberi o ne incidono i tronchi o rompono e calpestano gli arbusti sono monelli degni di gran biasimo”. Alcune piante giovani vengono messe a dimora con l’aiuto dei ragazzi più grandi e tutti partecipano alla cerimonia.

Alla metà di ottobre una brutta infezione febbrile costringe, Bianca, a letto per ben 15 giorni. Durante la malattia, il dottor Faggioli la visita spesso, anche due volte al giorno; misura la febbre, prescrive medicine e si ferma a consolare le sorelline e la mamma preoccupate. Il papà, si reca in farmacia dove il dottor Vittori anche di notte è sempre a disposizione per preparare rimedi e unguenti. Non sono infrequenti, tra i bambini questi episodi, in particolare la difterite è quella che fa più paura e quando avviene tra gli scolari, il sindaco è costretto a chiudere la scuola.

L’11 Aprile del 1923” la Scuola di Finocchieto viene temporaneamente chiusa dall’Ufficiale Sanitario del Comune per casi di difterite.”

Novembre

Quante tristi ricorrenze e celebrazioni aprono questo mese grigio e nebbioso! Negli anni della guerra, Bianca è piccola e poco ricorda ma i discorsi degli adulti sono carichi di aneddoti e di misere storie. Parlano di addii strappati e soffocati nel pianto, dei lunghi periodi in attesa di una lettera, dei comizi nelle piazze, delle proteste, della rassegnazione e della fame… Il maestro racconta la gioia che accompagnò la fine del conflitto: campane che suonarono a gloria, la musica che girava per il paese e una folla grande che cantava l’Inno e gridava “Viva il Re, viva L’Italia!”

Per la commemorazione dei defunti, l’1 e 2 novembre, nelle strade che conducono al Camposanto è un andirivieni di donne, uomini e ragazzi che portano corone, fiori, piccole croci e lumi. Le voci sono sommesse anche nei saluti. Sono giornate, generalmente accompagnate da nebbia, “acquerugiola fine che bagna le ossa” e cielo nuvoloso. Le campane rintoccano in modo funebre per ricordare i morti che attendono lacrime e preghiere. Nei vialetti sassosi le siepi di bosso sono state potate e ovunque ci sono ghirlande, fiori e candele.

E’ un luogo diventato inadeguato per la popolazione e la Giunta Comunale ha approvato l’ampliamento già da tempo. I nuovi lavori, però non sono ancora iniziati e c’è necessità di riesumare alcune salme.

Il 4 novembre è la giornata dedicata ai Caduti. Tutti gli scolari partecipano alla Messa e al corteo che deporrà una corona d’alloro al Monumento della Piazza. Gli uomini portano coccarde e distintivi sulle loro giacche e la Banda intona l’Inno. Il Sindaco ancora una volta esalta l’eroismo dei morti ed ha parole di conforto per le famiglie rimaste sole. Il Tricolore sventola anche dalle finestre e accompagna la lunga processione lungo le vie del paese.

Gli anni appena trascorsi sono stati duri per tutti, anche per una famiglia agiata come quella dei Coletti. La guerra, pur lontana, ha fatto le sue vittime anche qui. Bianca ha visto coetanee accettare la morte di padri e fratelli con la rassegnazione e l’orgoglio di essersi immolati da eroi. I feriti ebbero una medaglia al valore. La sofferenza era amplificata dalle difficili condizioni economiche in cui versava l’intero paese. Disposizioni prefettizie si susseguivano senza sosta in base alle normative emanate dal governo centrale e riguardavano essenzialmente i rifornimenti di viveri. Era la fame a fare più paura. Nel 1918 carne, pasta, olio, grassi e zucchero…erano razionati …il pane immangiabile…mancava la legna. Per molto tempo le file davanti ai negozi furono interminabili ed estenuanti sotto la pioggia torrenziale o sotto il sole cocente.

Nel 1921, nell’elenco dei poveri del comune di Stroncone figuravano 318 famiglie per un totale di 1253 componenti. Notevoli difficoltà per stilare l’elenco dei poveri vennero affrontate dalle amministrazioni. Difficoltà che trovarono soluzione in un provvedimento emanato dalla Regia prefettura il 17/03/1922: “saranno iscritti nell’elenco dei poveri coloro che si trovano in stato di miserabilità o che pur essendo in grado di sopperire col complessivo reddito della famiglia agli ordinari bisogni della vita in condizioni di parità di tutti i componenti, non possano in caso di malattia sopportare la maggiore spesa per assistenza medica per acquistare medicinali”

Il ricordo degli anni di guerra e dei martiri che si sono immolati per la Patria è più vivo che mai. Bianca ricorda con quanta solennità si sia svolta, l’anno precedente, la cerimonia che ha portato all’altare della Patria la salma del milite ignoto. Tutti i Comuni Italiani accompagnarono il triste viaggio del soldato, secondo le disposizioni inviate ai prefetti dal documento del Comitato Esecutivo: Onoranze al milite ignoto.

In tutti i Comuni d’Italia e in tutti i centri delle colonie e dell’Estero, dove battono cuori italiani nel 4 novembre deve svolgersi una solenne ed austera cerimonia in onore dei morti per la Patria”

A Stroncone fu esposta la Bandiera nazionale. Tutti i bambini delle scuole parteciparono ad un corteo insieme alle più alte cariche dell’Amministrazione e ai componenti del Concerto civico. Dopo un discorso tenuto da un apposito oratore, fu offerta una corona votiva al monumento ai caduti e dalle 11:00, per mezz’ora, suonarono ” a Gloria” tutte le campane.

All’indomani della fine della guerra, anche Stroncone rispose al monito: ” NON DIMENTICARE!” e così, il 12 settembre 1920, venne inaugurato il Monumento ai Caduti in piazza della Libertà. Esso riportava i nomi di 78 concittadini, il sindaco Francesco Malvetani, li vantò con queste parole:

L’Italia nostra sorta per virtù di popolo dalle rovine degli scomparsi potentati, che l’avevano per lunghi secoli martoriata, ha dovuto percorrere, per raggiungere la meta sospirata dai mille patrioti immolatisi ad essa, una lunga via aspra di triboli di ogni fatta. Ma finalmente, superando le vicende ora tristi, ora liete, sempre sanguinose (…) oggi, nell’ultima titanica lotta ha visto coronate di vittorioso successo le lunghe aspirazioni grazie al valore dei suoi figli, che caddero per la sua grandezza e per la sua libertà.”

Per la Nazione l’onore riconosciuto ai morti andò oltre il semplice tributo.

Nel 1923, il Sottoprefetto invita i sindaci a vigilare sulla buona condotta delle vedove che godono della pensione di guerra, togliendola a coloro che tengono una condotta scandalosa e quindi indegne. Coloro dovranno essere segnalate agli Uffici Centrali e al Ministero delle Finanze.

INVERNO

Dopo la scuola, Bianca ripete la lezione alla mamma. Lei è lì, vicino alla finestra che dà sul cortile e l’ascolta ricamando. Le dita affusolate si muovono agili e leggere su stoffe di lino, cotone e seta per realizzare preziosi corredi. La pendola scandisce le ore di lunghi e interminabili pomeriggi invernali. Al suono dell’Ave Maria, una preghiera accompagna i riti della giornata che si va concludendo.

Dicembre

A volte è necessario recarsi a Terni per rifornirsi di qualche stoffa e di altri beni di consumo. Essendo la più grande, Bianca, ha il permesso di accompagnare la mamma. Si parte con carrozza e garzone.

In prossimità del Natale c’è un gran viavai di gente affaccendata tra le botteghe. Le vetrine sono addobbate con festoni e alimenti. Le pizzicherie appendono salumi e formaggi tra strisce colorate e, quelle dei dolciumi, tra fili d’oro e d’argento, appendono pupazzi e animali di zucchero e cioccolato. Quelle dei giocattoli sono le più belle: trenini, bambole, dai vestiti vivaci e veicoli di latta, soldatini di legno o cartapesta. Lungo le strade gli ambulanti mostrano i loro carretti con verdura, pesce, polli, canestri d’uova e le immancabili castagne. Passando davanti alle osterie si avverte un odore forte di sporco e di fumo misto a vino. Ai tavoli si gioca, si beve, si parla…

Andare a vedere il treno è un’esperienza inebriante per la giovane sognatrice. Alla stazione c’è confusione e molte persone; viaggiatori, fattorini, ferrovieri, chi si abbraccia e chi si saluta con le lacrime agli occhi; emigranti, facchini…un giornalaio strilla per attirare l’attenzione e ad un tratto viene interrotto dal fischio del treno che arriva con un gran rumore di ferraglia, si avvicina, fischia e poi si ferma. Gente si sporge dal finestrino, alcuni scendono, altri salgono…poi, così come era arrivata, tutta quella folla, al ripartire del treno, abbandona i binari; nella stazione piomba il silenzio e resta il vuoto.

Il giorno della Vigilia, un garzone porta un pino per fare l’albero di Natale. Tutte le sorelline sono eccitate, la mamma lo colloca in mezzo alla sala e si preparano gli addobbi: ovatta bianca per la neve, candeline e fili argentati. Il giorno di Natale si arricchirà di dolciumi e regalini. Bianca spera di ricevere un bel libro illustrato, mentre le sue sorelline una bambola, magari di quelle che chiudono gli occhi e muovono la testa. Ai suoi piedi un piccolo presepe con statuine di cartapesta ricorda la Natività, poggia su un piccolo tappeto di muschio raccolto nel fosso vicino casa. Con quanta devozione le bimbe collocano il bambinello e recitano preghiere! Per il pranzo sono invitati i parenti e si cucina dal giorno precedente: tovaglie ricamate e servizio buono. I piatti sono gustosi: antipasti con uova, olive e altre verdure conservate, brodo di gallina e arrosto di agnello, uva passa e dolci concludono il lauto pranzo. Nel camino arde ancora il ceppo messo la sera prima come vuole tradizione, perché arda nella notte Santa . Durante il pomeriggio, la casa si riempie di vicini che vengono a fare gli auguri e portano biscotti o uova fresche, lo stesso fa Giulia, con un’attenzione particolare alle persone povere che non hanno il coraggio di elemosinare ma soffrono in silenzio dentro mura grigie e annerite dal fumo dei camini. Lo ha imparato dalla sua nonna paterna, Annetta:

” a quelli poveri che passano,” diceva ” dategli un pezzo di pane, che non si nega a nessuno e mandateli via, ma la carità vera è quella che si fa ai poveri vergognosi; lei intendeva tante famiglie che non chiedono la carità e languono nella miseria” ( dal Diario di Taide Malvetani 1901)

Quest’anno, forse sarà un Natale meno tribolato perché

con un telegramma del 23/11/1922, Il prefetto, notifica che, in occasione delle Feste Natalizie, il Commissario generale di approvvigionamento, ha autorizzato la vendita di acrni e dolci durante le feste natalizie.

Febbraio

Prima della Quaresima, arriva il periodo più scherzoso e divertente dell’anno: il Carnevale. Un divertimento che coinvolge adulti e bambini. Per le strade e per le vie, si possono incontrare, folle chiassose in maschera con vestiti vecchi e fogge di ogni colore. Per i giovanotti e le ragazze, si tratta di un’occasione per conoscersi e frequentarsi; si mangiano ciambelle e si beve vino; le sale sono illuminate da lampade all’acetilene o dalla luce elettrica. Le feste avvengono in casa, tra vicini e conoscenti, oppure in locali pubblici. Tuttavia, anche tale periodo è rigidamente disciplinato da norme e provvedimenti.

“E’ vietato l’uso delle maschere durante il Carnevale nei luoghi pubblici e aperti al pubblico. I percorsi mascherati tradizionali possono svolgersi con le modalità che consentono l’ordine pubblico. I contravventori saranno passibili di arresto”.

Contessa Dante e Ferracci Luigi chiedono l’autorizzazione al sottoprefetto per tenere feste da ballo pubbliche in occasione del Carnevale. In locale privato in via del carcere per 3 volte alla settimana e chiedono di autorizzare Danielli Odoardo già munito di licenza a vendere vino e liquori per tutta la durata della festa.

Natale Marini chiede il permesso di tenere feste da ballo private nella sua casa dove attualmente vende il vino dei propri fondi. Dette feste sono private e senza scopo di lucro ed avranno luogo dopo l’orario di chiusura e a porte chiuse non potendo intervenire che le sole persone invitate.

PRIMAVERA

Con i primi tiepidi soli, spariscono mantelli e abiti pesanti, su peschi e mandorli sbocciano i primi fiori è il periodo delle scampagnate e delle merende fuori. A volte, Giulia e le sue figlie raggiungono la Cappellina di Santa Maria situata lungo il sentiero francescano. E’ un luogo suggestivo perché secondo una tradizione popolare, la Madonna, avrebbe parlato ad una pastorella .

Un giorno, una piccola pastorella ebbe la grazia di sentire la voce della Madonna che le ordinava di andare dal parroco del paese per essere rimossa da quel sito per essere collocata in uno più decente…era il 1738

La strada è faticosa e sassosa, davanti solo montagne, Macchialunga è la più alta e sulla sua cima arrotondata, d’inverno si può ammirare la neve. Bianca è felice per questa camminata e, fedele agli insegnamenti ricevuti, non vuole perdersi nulla di quanto le avviene intorno; nella sua mente ricorda le parole del maestro:

” Non bisogna andar per la strada con il naso sempre all’aria inseguendo angeli e rondoni”, come dice il Carducci, ma osservare con cura tutto ciò che ci circonda.

Sulle ripe che fiancheggiano il cammino, capre barbute si arrampicano tra arbusti di mirto e mortella, il loro profumo, unito a quello della ginestra, impregna l’aria e i polmoni quando i lunghi respiri accompagnano le soste. Lungo il sentiero la natura esplode in tutta la sua bellezza, cespugli di rosa canina, margherite, mammole e ciclamini, è un tripudio di colori. Lungo la via non è difficile incontrare piccole carovane di gente con, a seguito, asini carichi di provviste. Si tratta per lo più di pastori che si avviano a trasferire le greggi ai pascoli più alti o braccianti impegnati nelle coltivazioni del grano di montagna. Tutti si fermano anche se per un veloce segno della croce. Quante volte è stato rifugio per improvvisi acquazzoni! Il pavimento è fatto di grosse pietre dove cresce anche l’erba ai muri sono appese devozioni per richieste di grazia e voti.

La Cappella di Santa Maria, oggi

Marzo-Aprile:

Il 10 marzo, un telegramma del Prefetto, stabilisce la chiusura di scuole ed uffici, in occasione del cinquantenario della morte di Mazzini, “In segno di onoranza al grande Italiano,” la bandiera dovrà essere esposta a mezz’asta .

Nei giorni successivi, un gran fermento agita l’intero paese. Tutta la comunità è impegnata ad organizzare la “Festa della consegna delle Bandiere alle scuole”. I sarti e, perfino, le suore sono impegnate nella confezione, gli artigiani lavorano per realizzare le aste e gli esercenti sono impegnati nella preparazione del banchetto da offrire al Prefetto che sarà presente.

Nella seduta Consiliare del 10 luglio 1923 vengono deliberate le seguenti spese impreviste:

Per la confezione delle Bandiere Suore Francescane: Confezione bandiere tricolori; Ferracci Pietro: spese diverse per confezione di bandiere tricolori in occasione della venuta del R. Prefetto; Danielli Odoardo: fornitura di stoffe per le bandiere; Pietro Martoni: fattura di n. 41 aste per bandiere; Danielli Giuseppe: Fattura di lance per bandiere; Castelli Luigi: imbottitura aste per bandiere. Per il ricevimento del Prefetto, così come si conviene: Salvati Adolfo: vitto somministrato agli “chauffeurs” e per il vino somministrato al Concerto; Leonardi Francesca: fornitura di liquori e paste; Danielli Cesarina: cottura polli per il banchetto; La musica non deve mancare e la Banda civica accompagna sempre le celebrazioni nazionali: Marino Giacomini: spese per il trasporto del palco per il concerto; Serangeli Salvatore: illuminazione al palco del concerto. Altre spese sono per migliorare l’aspetto del paese: Ditta Blasi: verniciatura dello stemma comunale; Gasbarri Generoso:9 giornate per pulizia straordinaria del paese; Giuseppina : pulizia straordinaria degli uffici comunali

La consegna delle bandiere alle scuole, si inserisce nei provvedimenti legislativi presi dal Ministero della Pubblica Istruzione, nel 1923. Fu il sottosegretario Lupi che introdusse l’omaggio degli alunni al Tricolore. Il 31 gennaio 1923 venne decretato che “ogni sabato, alla fine delle lezioni, gli scolari debbono rendere omaggio al Tricolore con il saluto romano e cantando coralmente gli inni patriottici” (cit.Giorgio Vecchio). Quindi ogni scuola doveva possedere e custodire con cura una bandiera. Un nuovo decreto, a settembre, ne stabilì le dimensioni, “l’obbligatorietà e i modi della sua esposizione da parte degli uffici pubblici di province e comuni” ( cit. Giorgio Vecchio).

Ad aprile, in occasione del Natale di Roma:

” Il Consiglio dei Ministri, dispone che sia festa Nazionale del lavoro, saranno passati in rassegna i reparti di Milizia Nazionale volontaria per la sicurezza nazionale. Sarà giorno festivo per scuole e uffici pubblici”

Maggio

Maggio, il “glorioso” Maggio, è un susseguirsi di ricorrenze sull’ Unità d’Italia. Cerimonie, discorsi e letture, a scuola e in paese sono tutte improntate a ricordare le gesta e gli eroi che hanno reso grande l’Italia.

Ancora vivo è il ricordo di Garibaldi, di cui si ricorda la morte avvenuta il 2 giugno. Anche le pagine dell’Idioma Gentile ne riassumono la vita e le gesta perché:

” …ricordare i propri grandi morti è dovere e bisogno dell’animo; ma anche e soprattutto perché ci sorride la speranza che dall’esempio dell’Eroe i giovani traggano ispirazione ed entusiasmo per fare cose nobili e grandi”. E ancora,

” La storia non vide mai più leonino coraggio, più disprezzo della vita, più amore per la libertà e per la Patria. Onore ai Prodi!”

Il 24 maggio per la ricorrenza del passaggio sul Piave delle truppe italiane, si legge il discorso del Re:

” Soldati di terra e di mare! L’ora solenne delle rivendicazioni nazionali è suonata…a voi la gloria di piantare il tricolore d’Italia sui termini sacri, che la natura pose a confini della Patria nostra…”

AGOSTO 1923…UN ANNO DOPO

Bianca è felice, è stata promossa a pieni voti alla classe VI

Nel 1922, viene istituzione la classe VI, anche a Stroncone, richiesta per ampliare il corso scolastico .

Reclamata dall’intera popolazione e necessaria per l’aumentato incremento dell’Istruzione”. Il M.P.I. si espresse con parere favorevole a patto che l’Amministrazione, in sede di Consiglio, avesse deliberato di sostenerne le spese relative a stipendi e liquidazioni.

EPILOGO

Non so se tu abbia mai realizzato il sogno di viaggiare e di vedere il mondo… so con certezza, però che gli insegnamenti ricevuti hanno fatto di te una persona seria, dalla morale rigorosa e devota ai principi religiosi.

Sicuramente la responsabilità di essere un esempio per le tue sorelle ti ha sempre contraddistinta. Il tuo aspetto austero, il tuo sorridere pacato anche di fronte all’evento divertente, contrastava con l’ilarità e la risata argentina di Luigina che emanava simpatia al solo guardarla per la sua gestualità e la sua voce squillante.

Ricordo la tua stanza da lavoro: il pavimento lucido, quasi uno specchio, la penombra creata da tende chiare e profumate; i giornali ben riposti e il cestino da lavoro come non fosse, mai, stato toccato, le poltrone rosse con i merletti appoggiati sulle spalliere e il tuo libro delle preghiere.

La villetta, con il pozzo, le panchine e i gerani fioriti, spiccava per grazia tra i palazzi moderni appena costruiti e spuntati col boom degli anni ’70. Tu, incurante di tali modernità, te ne stavi a coltivare il tuo giardino tra tigli profumati ed erba tagliata. Ai miei occhi di bambina, incutevi un po’ di timore per la severità del tuo sguardo ed ora mi piacerebbe pensare che da lassù, mi guardi, con benevolenza…

… Ciao, cara zia Bianca.

DOCUMENTI CONSERVATI PRESSO ARCHIVIO COMUNALE DEL COMUNE DI STRONCONE

Brani tratti da “L’idioma gentile ” annate 1922-1923

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