L’influenza dei francescani a Stroncone, tra il XIV e il XV sec. attraverso la lettura dei testamenti femminili

L’influenza dei francescani a Stroncone, tra il XIV e il XV sec. attraverso la lettura dei testamenti femminili

Con l’amore del prossimo il povero è ricco, senza l’amore del prossimo il ricco è povero.
(Sant’Agostino)

E’ il 1213. Durante una delle sue interminabili peregrinazioni, Francesco si ferma davanti ad un’edicola della Madonna, nei pressi di Stroncone. Un’ immagine che richiama molti pellegrini perché considerata miracolosa e, per questo, più volte, elargita di indulgenze. Il luogo è poco distante dal paese, immerso nel bosco e nel silenzio della natura. Un luogo ideale per contemplare la grandezza di Dio e immergersi nella preghiera.

Francesco il semplice, ultimo fra gli uomini, la cui fama a dispetto della sua umiltà, giunse fino ai confini del mondo allora conosciuto e che lo portò, addirittura, ad incontrare il sultano in Terra Santa durante la quinta crociata. Tradizione vuole che in ogni luogo visitato, gruppi di seguaci abbiano voluto seguirne il cammino e costruire un sito ove vivere in comunità secondo la sua “Regola”. Ne sono un esempio: Foligno, Trevi, Narni, Spoleto…

A ciò Stroncone non fece eccezione e “un primo alloggio” venne costruito secondo le indicazioni del “povero modello datoli dal Santo” come afferma Padre Agostino.

La chiesa venne costruita ove sorgeva l’edicola precedentemente detta e fino al 1550, verrà chiamata Santa Maria, per poi prendere il nome di “Convento di San Francesco”, come viene conosciuta ancora oggi. Il francescano Luciano Canonici la definì: ” faro di luce ed oasi dello spirito, non solo per il paese ma per tutta la zona”.

La devozione per Maria, testimoniata dallo stesso Francesco si unì, presto, alla pratica della carità evangelica ed è pienamente documentata nei testamenti presi in esame, dove vengono citate varie chiese dedicate alla Vergine: Santa Maria de Plateis, Santa Maria de Roccha, o Rocca Santa Maria, Santa Maria di Terni, Santa Maria Nicolecte, Santa Maria di Finocchieto. Santa Maria degli Angeli, di Assisi, è addirittura destinataria di un pellegrinaggio e della celebrazione di messe gregoriane.

Interessante è il lascito di Vannella uxor Pietro Vitalis, nel 1398, che dispone sia offerta alla chiesa di San Francesco una libra di candele per la festa di Santa Maria nel mese di agosto fino a 10 anni dopo la morte della stessa testatrice; Margarite, uxor Mactei Antoni Marutie, lascia 9 libre di denaro per un’immagine della beata vergine Maria da “farsi” nella chiesa di S.Michele Arcangelo; Cicchola figlia del fu Lotius Mariane, lascia 10 libre di denari cortonesi per un’immagine della Madonna da “farsi” nella chiesa di S.Nicolò.

I conventi francescani: una strada da percorrere nel cammino della fede

I luoghi, scelti per la fondazione dei primitivi conventi, erano eremi dove, in estrema indigenza, abitarono i primi confratelli. Avevano quelle caratteristiche scelte da Francesco: lontani dalla città per vivere la spiritualità, ma nello stesso tempo, abbastanza vicini per esercitare la predicazione portando la parola di Dio tra la gente.

A Stroncone, Il primitivo convento fu più volte ampliato e modificato per consentire una maggiore permanenza dei frati, probabilmente la stesso destino toccato agli altri, sorti nello stesso periodo. Quello che caratterizzò da subito il sito stronconese fu la funzione di “cerniera” come lo definisce il Sensi tra l’Umbria meridionale e la Valle reatina, dove videro la fondazione altri importanti luoghi francescani . Come riporta Angeletti, inoltre, il territorio di Stroncone, comunicava con Roma attraverso un tratto della via Salaria; con Piediluco e Marmore attraverso il Monte Terminuto. Percorsi non eccessivamente impervi che determinavano una frequentazione di pellegrini e di gente che si spostava anche per praticare attività economiche. I legami tra il Comune e la valle reatina sono evidenziati anche dalla spiritualità che legava i cittadini ad altri conventi, al punto da essere citati nei legati testamentari.

Il Convento di Fonte Colombo: Francesca figlia di ser Thomas magistri Andree e Marutia figlia del fu Deodatis, lasciano un mediale d’olio; Ritella figlia del fu Vannes Annenis, 4 petictos di olio; Giovannetta figlia del fu Jannochi, lascia una libra di candele;

Il Convento di Poggio Bustone: Ritella figlia del fu Loterius Torresei, lascia un mediale d’olio. A volte sono citati entrambi come nel testamento di Cicchula filia olim Lutius Mariani che lascia un mediale d’olio per 10 anni dopo la sua morte ad ognuno.

Il sentimento di carità cristiana verso i francescani è testimoniato anche dai lasciti verso altri conventi distanti dal luogo di Stroncone, come San Francesco di Piediluco e Monteluco di Spoleto.

Lontano dalla città ma dentro la società

Il movimento francescano, con la sua ribellione verso una scontata forma di religione e di società che respingeva i più sfortunati, a vantaggio della ricchezza e dell’opulenza, portava un messaggio semplice, soltanto all’apparenza e camminò sul filo dell’eresia per molto tempo, prima di essere approvato dalla Chiesa cattolica.

La manifesta ed ostentata povertà, se da una parte sembrava accusare il ricco, dall’altra parte impensieriva il povero che, comunque, non aveva cercato tale condizione e da essa voleva fuggire. Tuttavia, Francesco con il suo entusiasmo, infiammava gli animi dei suoi seguaci. I conventi si moltiplicarono a vista d’occhio e la loro sussistenza fu condizionata, molto, dalla carità cristiana delle città in cui operarono. Dove l’attività religiosa riuscì ad attirare la spiritualità dei cittadini, a volte, in concorrenza con lo stesso clero secolare, le elemosine e le pratiche liturgiche contribuirono a consolidare e a mantenere l’esistenza del Convento stesso. Cosa che avvenne a Stroncone, come dimostrato dai molti lasciti testamentari e dai documenti che attestano la fervente attività che si svolgeva al suo interno.

In una nuova dimensione politica del sociale, il ricco vedeva nella solidarietà verso il povero la possibilità di riscattarsi dal peccato e, il misero, che, spesso, si trovava talmente bisognoso, da desiderare solo la morte, dava un nuovo significato al suo ruolo, offrendo al Cristo le proprie sofferenze.

Non di rado, nelle disposizioni testamentarie, si provvedeva a far distribuire pane per i poveri come “usanza del castello” o a destinare lasciti per fanciulle o famiglie misere.

Angelutia uxor Johannutii Mactielli vuole che i suoi eredi facciano pane con una salma di grano e che distribuiscano detto pane ” pro deo et anima sua” alle persone povere del castello; Spontanea filia olim Antonii Andriocchi, dispone che i suoi terreni a voc. pede Macchia Morta e a voc. Paro delle pere, vadano a Sabecta e a Lodovica e in caso di morte delle stesse, saranno ereditati dai loro padri o fanciulle e persone povere del castello “pro amore Dei”; Paula filia Petri Iohannis Palutii, stabilisce che suo marito distribuisca tuniche e altri panni alle persone povere del castello; Lucia filia olim Bartholi, dispone che domino Ieronimo, arcipresbitero di Sant’Angelo, distribuisca pane ai poveri del castello per la sua anima e per quelle degli uomini della sua famiglia tra cui suo figlio; Constantia uxor olim Simelli Colecte, lascia alle figlie di Bartolomei Chinalli, dieci bolognini ” pro amore Dei” Matalona uxor olim Antonio Lutii, lascia una tunica celeste del valore di 6 braccia per le sue nozze a Margherita, ma se dovesse morire senza discendenza, tale tunica dovrà andare ad un’altra persona povera; Lucia, moglie di Angelo Petri Johannis, dispone che, se i suoi eredi, moriranno senza discendenza, parte della sua dote sia distribuita tra le persone povere del castello; Agnese vedova Palloni, vuole che in caso di mancata discendenza tra i suoi eredi, i suoi beni vengano distribuiti alle persone povere; Eugenia figlia di Francesco Ferracti, dispone che in caso di morte o mancata discendenza da parte del figlio, i suoi beni tornino alla casa di suo padre e dispone che sua madre distribuisca i panni esistenti nella sua cassa e il suo letto a suo piacere ” pro anima” della testatrice

I terziari

Seguire Francesco non significava, sempre, abbandonare lo stato laico, per chi avesse una famiglia o un’attività. Si poteva vivere nell’amore di Dio con l’esempio, con la lettura del vangelo, fuggendo da ogni forma di violenza e recando conforto al prossimo. Accanto all’opera dei frati, venne istituito, quasi ovunque, il Terz’ordine francescano della Penitenza, formato da uomini pii e donne devote. Già nel 1289, Niccolò IV emanò una Bolla con la quale ne disciplinava lo Stato laico. Non furono rade le controversie tra Comuni e religiosi. Quando, attratti dalla nuova forma di testimonianza di fede, molti vollero farne parte, si trattò di capire chi e quando potesse essere escluso dai doveri di cittadino, sottraendosi agli obblighi comunali. Papa Sisto IV, infatti, aveva elargito, anche ad essi, gli stessi privilegi, riservati ai “religiosi”. L’Angeletti riporta come, anche a Stroncone, si verificarono situazioni di questo tipo. Tutto si risolse con l’entrata ufficiale nella Confraternita: al termine dell’anno di noviziato, nuovi membri entrarono a far parte della Confraternita del Terz’ordine con una cerimonia nella Cappella di San Sebastiano.

Tra le famiglie, che si contraddistinsero, per l’appartenenza a questo Ordine, è doveroso citare quella, nobile, dei Vici, che, oltre ad avere eminenti familiari tra i religiosi, donò alla comunità stronconese il proprio figlio Antonio, proclamato Beato, poco tempo dopo la sua morte. E’ facile supporre l’influenza che tale casato ebbe nell’elargire contributi, anche in denaro, per ingrandire e migliorare il convento insieme alle altre famiglie patrizie del luogo.

La Confraternita del Terz’ordine aveva un altare proprio, dedicato a Santa Elisabetta. Il Sensi, afferma che tale Confraternita potrebbe risalire al XV sec. come compare “nel Registro Cappella di San Diego o del Terz’ordine francescano nella Chiesa di San Francesco”. Anche se i lasciti testamentari erano modesti, la loro presenza all’interno di detti documenti, dimostra che tale istituzione fosse ben radicata nel territorio. I membri, venivano chiamati anche pinzochi o bizzochi.

Marta filia q. Mactey Cole Iannis, concede alla pinzoca Mauritia, di abitare per tutta la vita in un “plancatum” di sua proprietà; Francischa uxor Bartolomei Damiani, lascia una libra di cere alla “Fraternitate Stronconi”; domina Paula olim Mactei Salzerii, lascia “bizzochis tertii ordinis Sancti Francisci” un pezzo di terra in voc. Valle verde de Interamna; Sancta uxor olim Antoni Petri Tocchi, una libra di cere alla “fraternitate dicti castri, pro divinis officiis celebrandis”; Francischa uxor Bartholomei Damiani, lascia alla ” fraternitate” una libra di cera; stessa cosa fa Florella uxor q. Cole Florelle; Iohanna filia q. Cole Menichelli Francisci, 10 bolognini; Carutia del fu Giovanni Angeutii lascia alla confraternita di Santa Maria di Stroncone, un pezzo di panno di canapa.

Le Confraternite locali, alla fine del Medioevo risultano essere tre, tutte site all’interno del Castello: nella P.zza S.Giovanni, la Compagnia della Misericordia, che gestiva l’ospedale di San Rocco; vicino San Nicolò: la Compagnia del Gonfalone; Madonna della Porta di Sotto: la Confraternita del SS Sacramento.

Numerosi lasciti erano per l’Ospedale ma si trattava per lo più della cera o di piccole somme di denaro.

Clarella olim Somarocchus, lascia un letto vecchio, una coltre e lenzuola; Angelutia filia olim Lutius Odutii, lascia il suo letto; Agnese vedova Mactiellus lascia 20 soldi; Fiorella, vedova di Giovanni cole Fiorelli, lascia all’ospedale 2 ducati

La sussistenza nella provvidenza divina

“…come pellegrini e forestieri…in questo mondo, servendo il Signore in povertà ed umiltà, vadano per l’elemosina con fiducia.” Così scrive Francesco nella sua Regola e così fanno i Frati utilizzando la “Questua” come mezzo di sostentamento per il loro corpo e la loro anima. Il Sensi, riporta un interessante documento che mostra come i vari conventi viciniori si accordassero per distribuire i confini entro i quali elemosinare alcuni prodotti. Un codice di comportamento che potesse garantire il fabbisogno di tutti senza accaparramenti a danno di altri. Ed ecco che :…” i frati di Terni non vengano a cercare a Stroncone fichi e cascio e quelli di Stroncone non vadano a cercare, soprattutto a Miranda, pane, vino, legumi, cipolle, olio e legna”. Era, ad essi,vietata anche la Fiera di Campitello. Altre norme definivano la “cerca” tra i frati di Narni e tra gli stessi frati di San Simone, dove si vietava a questi ultimi di elemosinare il mosto.

Nonostante tutto, però, la carità francescana si esprimeva anche tra gli stessi conventi come dimostra un episodio narrato da Agostino da Stroncone, riferibile all’anno 1495. Una grossa nevicata teneva isolati i frati di Greccio per molti giorni, così il Guardiano di Stroncone, mandò un asino carico di pane e ” giovani gagliardi ad aprire la strada“.

Come già detto, la vicinanza con la valle reatina e con Narni, in particolare, faceva oggetto di devozione e quindi di generosità, i conventi di Greccio e di Sant’Urbano.

Clarelle uxor Mactey Cecchurelli , lascia a San Francesco di Greccio un mediale d’olio; Biannecta uxor olim ser Simeonis Antoniutii, lascia un quarto di fieno per quattro anni dal momento della sua morte; Andriola filia olim Andree Martoni, un mediale d’olio per otto anni dal momento della sua morte; Mariola Ciccholi Salvatelli, lascia tre ” pectitos ” di olio; Lucia filia olim Bartholi, lascia ai frati di San Francesco di Stroncone, un recentario di olio; Margarita uxor olim Antonii Iohannis Clare, ” viginti sertas” di fieno; Vannella Ihoanni Polloni, un “recentarium di olio; Domina Gentilis uxor olim Petrutii Misticanze lascia un mediale di olio e un ” centinarium” di fichi da distribuire nei due anni successivi alla sua morte; Ihoanna filia q.Cole Menichelli Francisci, un mediale d’olio; Cicchola uxor olim Herrighus Janne, lascia un mediale d’olio da distribuirsi in 6 anni; Cicchula filia olim Lutius Mariani un mediale d’olio per 10 anni dopo la sua morte; Thomas Marinutii,un cero del valore di 8 bolognini; Matalona uxor olim Antonio Lutii, lascia un ” petictum di olio e 3 sertas di fichi“; Lucia, moglie di Angelo Petri Johannis, ” unum pedictum di olio” da distribuirsi in 3 anni.

Paula filia Petri Iohannis Palutii, lascia allo Speco di Sant’Urbano, una pianeta del valore di tre ducati

I lasciti testamentari, tuttavia, non riguardavano solo alimenti ma, anche, paramenti sacri, abiti e perfino soldi per la “fabricha” o mobili.

Paramenti sacri e abiti

Marta filia q. Mactey Cole Iannis, lascia 10 ducati per un messale, calice o pianeta; Paula filia Petri Iohannis Palutii, una pianeta del valore di due ducati e mezzo; Lorita vedova di ser Pietro Mactielli, lascia 8 ducati del valore di 9 libre ciascuno per una pianeta;

Margarita uxor q. Antonii Iohannis Cecchini, lascia alla Chiesa di San Francesco di Stroncone, un abito o tunica per un presbitero; Catherina uxor Luce Iacobutii, lascia un panno di lino; Ceccha uxor Jacobutius di Paolo, lascia una tunica per ogni frate

Beni immobili e mobili

Vannella uxor Iohannis Verardoni, in caso di mancata discendenza da parte dei suoi figli, lascia un terreno in voc. Macchiamorta alla chiesa di San Francesco; Vannella Ihoanni Polloni, dispone che alla morte di suo marito la chiesa di San Francesco erediti un terreno in voc. Colli

Marella filia q. Mactheus Simutii, lascia un fiorino ” pro audiutorio claustri fiendi”; Marutia uxor olim Marco di Pietro Colotii, lascia 48 bolognini “pro fabrica“; Maria, vedova di Thomas Marinutii, lascia 20 soldi “pro altare videlicet pro figuris“;Biannecta uxor olim ser Simeonis Antoniutii, lascia a San Francesco di Stroncone, un cassetto dipinto esistente nella sua casa; Vannella Ihoanni Polloni, una cassa di legno; Eugenia moglie di Santo Franceschelli, dispone che i suoi eredi paghino 10 bolognini per contribuire alla statua di San Sebastiano, nella chiesa di San Francesco.

Legati in denaro

Maria uxor Iacobi Aduline, lascia a San Francesco di Stroncone 10 soldi; Clarola uxor Colecte Petri Chiarecte, lascia 9 libre di denaro; Lucia filia olim Bartholi, lascia ai frati di San Francesco di Stroncone un ducato ” ad rationem pro necessitatibus…” Margarita uxor olim Antonii Iohannis Clare, lascia mezzo ducato ” pro actatione dicti loci”; Margarita filia olim Laurentii Ihoannecte, due ducati; Augetis Mactielli lascia a San Francesco di Stroncone “pro reparatione eiusdem ecclesie ducatum unum auri; Vannella uxor olim Angeli Gratiole, mezzo ducato ” pro reparatione”; Constantia uxor olim Simelli Colecte, lascia due ducati ” pro rebus necessariis dicti loci”; Magdalena uxor Mactey Petri Butii, lascia 5 carlini; Clarella uxor olim Honofri Angelilli, mezzo ducato ” pro actatione eiusdem ecclesie”; Clarella olim Somarocchus, lascia 9 fiorini; Margherita moglie di Giovanni Chiarecte, lascia 3 ducati ” pro divino culto”; Francesca moglie di Menechellus Colecte Marutie, lascia 5 ducati del valore di 60 bolognini e due ducati per la celebrazione delle messe ” pro Deo et anima sua”; Menutella, vedova di Salvo, lascia 15 soldi cortonesi

Mariola Ciccholi Salvatelli, lascia tre ” pectitos ” di olio;

Le funzioni liturgiche tra spiritualità e ricompense in nome della carità

La cera

Quasi in tutti i testamenti, ricorre uno o più lasciti per la cera. Nelle funzioni liturgiche, la candela è simbolo di luce e assume tutte le connotazioni possibili attribuitegli dalla religione. Dall’idea di Dio, come luce che rischiara il mondo, a simbolo di fede che traccia il cammino di ogni credente. Ma c’è di più. Un aneddoto riportato nella “ Franceschina”, mette in evidenza la preoccupazione dei francescani per avere un altare sempre ben fornito di cera così da ottenere una illuminazione dignitosa a rendere onore al Divino. In esso si narra che il Signore stesso ne avesse fatto richiesta apparendo in sogno a frate Angelo di Monteleone; fatto analogo, accadde al futuro Beato Antonio, mentre era in preghiera, per questo, si dice che “…con molta sollecetudine procurava la cera in qualunque modo lui podeva.”

Le Messe

La costituzione di Compagnie che all’interno della chiesa avevano il loro altare, come quella dei Mulattieri o quella della Corda o ancora del Terz’ordine, di cui si è già parlato, garantiva celebrazioni di riti vari dai quali si ricavava un compenso.

Molto sentita era la pratica della celebrazione delle Messe Gregoriane a favore, non solo dell’anima della testatrice ma spesso anche per i propri familiari. Si trattava di un ciclo di Messe che dovevano essere celebrate per 30 giorni continuativi.

Francesca vedova di Antonio Paravise, lascia a Frate Antonello un ducato per la celebrazione di tali messe più 2 ducati alla chiesa ” pro fabrica”; Caterina, figlia di Antonello Bartolomei, fa dono a frate Giovanni di Antonio, guardiano di San Francesco, una tovaglia di seta per la celebrazione delle messe di San Gregorio” pro anima” della stessa testatrice

Catherina uxor Luce Iacobutii, lascia una tunica per la celebrazione di Messe Gregoriane; Francischa Laurentii, chiede la celebrazione delle Messe gregoriane; Vannella Iohannis Palloni lascia un ducato per la celebrazione delle Messe di San Gregorio per la sua anima e per quella dei suoi genitori; Lucia filia ser Arcangeli Sanctis, lascia una tunica color” bruschini” e mezzo ducato ” pro missis Sancti Gregori”; Francischa uxor Bartolomei Damiani, una tovaglia di seta per la celebrazione delle Messe di San Gregorio; Larita uxor olim ser Petri Mactielli, una coperta di seta rossa e un capitale di seta per celebrare messe gregoriane per la sua anima e per quella di suo marito; Angela, vedova di Giuliano Speranzie, stabilisce che i suoi eredi facciano celebrare le messe gregoriane con l’obbligo di fare del pane con 3 salme di grano, una salma per anno.

Non vanno dimenticate, inoltre, le 18 Messe rivelate dell’Arcangelo Gabriele, meno citate tra i testamenti presi in esame ma la cui pratica era nota e seguita.

Jacobutia vedova di Giovanni Mactiilli, lascia un ducato e un cero per la celebrazione delle messe di San Gregorio e per 18 Messe rivelate per Sant’Angelo Gabriele, così come fa Maddalena vedova Macteutius, che lascia mezzo ducato e Carutia moglie di Salvatius Ciutii Jacobe che lascia 36 bolognini e una libra di candele.

Inoltre, essendo una chiesa sepoltuaria, l’officiatura di Messe in suffragio rappresentava un guadagno che si prolungava negli anni.

Marta filia q. Mactey Cole Iannis, vi stabilisce la sua sepoltura, lascia 10 ducati del valore di 72 libre per ciascun ducato, per messale, calice e pianeta; Levatella filia Cicchonus Johannis, lascia un mediale olio per la sua sepoltura; Clarutia di Giovanni Giramii lascia per la sua sepoltura 10 libre pro victu fratrum; Marutia uxor olim Antonio Petrigne, elegge preferibilmente la propria sepoltura a San Francesco e in subordine a Sant’Angelo.

La predicazione itinerante e il messaggio di Francesco

Francesco ha fatto della predicazione itinerante lo strumento, privilegiato, per portare il messaggio evangelico. Ma in un’epoca che qualcuno ha definito “…massa di uomini in movimento”, questo non fu, poi, così straordinario. Una figura tra le tante persone ” in viaggio” era rappresentata dal pellegrino che incarnava una sorta di status sociale riconoscibile dagli abiti e dall’atteggiamento. Era colui che per espiare colpe, per esaudire un voto o anche solo per devozione, si recava in luoghi di culto per ritirarsi in preghiera nella spiritualità, accentuata dal disagio e dalla mancanza di agi che caratterizzavano ogni sua meta. I terziari francescani non furono estranei a questa forma di religiosità e la stessa regina Elisabetta, protettrice dell’ordine, si recò a Santiago de Compostela, dove depose la sua corona. Con il tempo, si attribuì a tali persone una sorta di delega, che veniva ricompensata con elemosine in denaro o altro.

Domina Gentilis uxor olim Petrutii Misticanze, chiede a suo nipote, di recarsi per un voto fatto e non adempiuto, a Santa Maria di Loreto; Florella uxor q. Iohannis Cole Florelle, dispone che suo nipote Urbano, vada a Santa Maria degli Angeli, ad Assisi e a Roma nel tempo dell’indulgenza, ” semel trium pro Deo et anima” sua e di Andrea suo genero e padre dello stesso Urbano.

Un messaggio capace di cambiare la società

Come già detto, i seguaci di Francesco, condivisero una forma di religiosità non puramente ascetica ma capace di muovere il cuore degli uomini alla ricerca di una maggiore giustizia sociale. Attraverso il Vangelo essi cercarono anche di interagire con scelte politiche dei Comuni che li ospitavano e alcuni di essi divennero veri e propri predicatori che venivano chiamati in occasione delle feste religiose più importanti.

Fu merito loro, la creazione dei primi Monti di Pietà e dei primi Monti frumentari, con lo scopo di aiutare le persone più bisognose sottraendole alle prepotenze di ricchi e spregiudicati. Come afferma l’Angeletti, si trattava di una vera e propria lotta all’usura. Sempre dall’Angeletti apprendiamo che il Monte di Stroncone, deve la sua costituzione a Frate Agostino da Perugia. Il Monte frumentario, ebbe come caratteristica quella di utilizzare l’eccedenza della quota stabilita, per maritare una fanciulla del castello, provvedendo alla sua dote; entrambi miravano ad una moralizzazione dei costumi e fungevano da propulsori per un rinnovamento nella vita di alcune persone sfortunate.

Marutia, moglie del fu Marco di Pietro Colutii, lascia al Monte di Pietà di Stroncone, 24 bolognini; Maria vedova di Thomas Marinutii, lascia 3 libre di denaro; Francischa uxor Petri Jacobi Perischuti, lascia al Monte di Pietà di Terni (Interamna) , un carlino papale.

Bibliografia

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Documenti conservati presso Archivio Storico Notarile del Comune di Stroncone

L. Canonici Beato Antonio Vici Terni, Tipolitografia Nobili Grafiche srl, luglio 2004

P. A. Coletti Esattissima notizia della traslazione del Beato Antonio Vici di Stroncone Todi, LITOGRAF srl, 1988

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