Le vie aromatizzate
Tra settembre e ottobre, camminare per Stroncone era inebriante: effluvi riempivano vicoli e strade diramandosi dalle cantine dove il mosto bolliva nei grandi tini dalle doghe di legno. I rigagnoli di acqua mista a succo di uve schiacciate e sfuggite alla diraspatrice correvano per le strade fino a gettarsi nelle fognature più vicine, emanando un buon odore anche da quei canali proverbialmente malsani. Erano gli anni della mia infanzia dove i profumi di cucina e dei forni caratterizzavano ogni stagione dell’anno e ogni festa comandata. Ricordi indelebili che io non potrò mai cancellare e che i miei figli purtroppo non potranno conoscere, se non attraverso le mie parole.

Ogni “stroncolino” vero, possedeva una cantina, attigua alla propria abitazione o situata in un qualche vicolo. Ambienti poco illuminati, che sapevano di terra bagnata e di stantìo, quasi mai intonacati, con muri di vecchie pietre a vista, spesso, nidi di grossi ragni. Le finestrelle, se presenti, erano piccole e dotate di inferriate per impedire l’accesso ai piccoli animali. Le porte dotate di grosse serrature fatte dai fabbri di paese erano aperte da pesanti chiavi di ferro, quasi sempre copie uniche, perciò custodite gelosamente e appese agli ingressi delle case. Una parte del locale, era quasi sempre destinata a legnaia, sullo sfondo, spesso una grotta, ospitava le conserve alimentari , prime su tutte olio e vino. Era una parte della proprietà quasi sempre frequentata dagli uomini che continuavano il loro lavoro di artigiani, in pensione, al solo scopo familiare. In alcuni periodi dell’anno, come quello tra la fine dell’estate e l’inizio autunnale, l’attività diventava febbrile tra canestri, zappette, barattoli e sacchi di iuta, imbuti, grossi caldai e tutto l’occorrente necessario alle provviste invernali: conserva di pomodoro, raccolta e mantenimento di funghi, more, noci e castagne; non ultima la scorta di legna per l’inverno.
Ma la Regina era la Vendemmia. Tutta l’attrezzatura che pazientemente aveva sostato in un angolo per un anno intero, diventava protagonista per il rinnovarsi dell’ antico rito della vinificazione. Torchi, bigonci, tini, spesso dopo essere stati utilizzati venivano prestati ad amici e parenti. Per giorni l’aria restava impregnata di tali aromi e le cantine sempre aperte di giorno e di notte per sorvegliare la fermentazione, animavano ogni angolo del borgo. Ogni famiglia aveva la sua ricetta a partire dalle tecniche di coltivazione, dalla miscela delle uve, dalla svinatura, all’affinamento del vino nelle botti ; si tramandava da generazioni e, quando a novembre si assaggiava il vino novello con le prime castagne arrosto, si discuteva e si confrontavano sapori e metodi.

La coltivazione della vite
La coltivazione della vite si perde nella notte dei tempi e chissà perché assunse da subito una così grande importanza, Sarà stato il fenomeno soprannaturale che, agli occhi degli uomini primitivi, dovette sembrare quel liquido dolciastro che li rendeva così euforici o la sua somiglianza con il sangue che gli conferì sacralità? Non possiamo dirlo con certezza, però è certo che entrò in poco tempo, nei commerci delle grandi civiltà come un prodotto richiesto e ben pagato. Le religioni si appropriarono di tale bevanda per celebrare i loro rituali, dalla mitologia greca con il Dio Dioniso, passando per la Bibbia, quando Noè coltivò come prima pianta del nuovo mondo, appunto la vite, fino ad arrivare all’ultima cena quando Gesù consacrò il vino come sangue del suo sangue. Assunse quindi un’importanza sacerdotale che caratterizzò anche le feste pagane come le incoronazioni o le altre cerimonie del ceto nobile. Inutile dire che anche l’arte si appropriò di questa pratica effigiando la vite e il frutto, dalla scultura alla pittura e non ultima la letteratura. Altro ci sarebbe da dire sugli oggetti che sono diventati simboli di ideologie o di eventi legati al vino, uno su tutti la coppa del Graal, ma ciò non è inerente allo scopo di questo articolo.
La coltivazione nelle nostre campagne

La VITE MARITATA si otteneva facendo crescere la pianta su un albero, spesso l’olmo o l’olivo. Una ricerca universitaria del padovano studiando questa pratica antica ha scoperto che i grappoli sono più sani e meno soggetti all’attacco della fillossera. La convivenza tra l’olivo e la vite si accompagnava spesso a quelle coltivazioni che per essere trattate non avrebbero compromesso la loro produzione.
Domenica De Angelis, ai primi del ‘900, stipula un contratto col suo colono e proibisce la semina del grano nell’oliveto e nella vigna, permettendo solo quella di fave ed erbe da foraggio che permettevano arature primaverili.
Nelle cause presentate al Giudice Conciliatore, non sono rare le citazioni per danni arrecati su terreni olivati e vitati:
Voc. Casette, danno arrecato con somaro su terreno vitato e olivato; danno arrecato con pecore e somari in altro terreno vitato e seminato di biada; voc. Lenze danno arrecato con pecore in terreno vitato e olivato; voc. pizzicone, danno arrecato con 8 cavalle su terreno vitato e olivato; in voc. Vascigliano detto l’Osteria, Vincenzo F. cita Felice F. per transito abusivo e danneggiamento delle uve mediante tiro di sassi; voc. Lunigiani danno arrecato con pecore su terreno vitato; voc. Caprafico, stessa motivazione; voc. Moiallo, danno arrecato con suino in terreno vitato.
Di particolare interesse è la citazione di Febi Isidoro contro G. Giusti per il pagamento di varie forniture, perchè da esse si evincono alcuni particolari che caratterizzavano l’attività vinicola nel 1903. La minuta è scritta di suo pugno con errori di ortografia e di sintassi che riporto fedelmente:
Portata una soma di uva daterni £ 01.00;
Più a portare astregne i menacci some tre dapepe degidio con la traglia £ 02,00
Più l’uva fragolina viaggi 4 £ 02,00
Più due some di vino da stroncone £ 02.00
Più vino £00,50; 00,20; 00,20
Preso vino unlitro £ 0,40; preso un fiasco e unlitro £ 1,40
Iquanto ai tre menacciari isoadato apigliare labote da Giusti Chiara conliboi
Altri documenti attestano la presenza di tali coltivazioni tra le proprietà di Corpetti Federico e dei fratelli Crisostomi, famiglie entrambe possidenti: voc, Santa Maria a Montemaggio: vitato e olivato; Voc. Piano terreno seminativo e vitato; voc. Montemezzo, voc. Pantano, voc. Regolatore tutti seminativi e vitati.
Da sempre rinomato per le sue colline fertili dove ulivi e viti producono frutti ricercati, Stroncone, non compare solo sulle descrizioni letterati dei vari autori che nel tempo ne hanno fatta la storia, ma anche nelle perizie che hanno accompagnato in diversi momenti eventi più o meno drammatici. Ne è un esempio, quella presentata a seguito del terremoto del 1915, che causò ingenti danni al capoluogo, che parla di un territorio con presenza di uve prelibate.
Vino locale ed economia
Come ogni attività agricola, anche la coltivazione della vite muoveva la piccola economia della comunità.
nel 1918, nella perizia del Progetto-Variante Tramvia elettrica, che avrebbe dovuto collegare Terni a Poggio Mirteto, e che non venne mai realizzata, si legge che: Stroncone esporta cereali, vino, olio, calce e legnami e importa foraggi e cereali.
Coinvolgeva artigiani per la costruzione e riparazione degli oggetti necessari sia al processo vero e proprio come falegnami e fabbri per botti, torchi e botticelle, sia alle attività che vi ruotavano attorno e che interessavano altri manovali, come potatori, lavoratori a giornata, garzoni, che avevano bisogno di attrezzi necessari alla potatura, alla coglitura e al trattamento delle piante come ad esempio, i soffietti per insolfare e le pompe irroratrici e non ultima la lavorazione del terreno.
Vittori Gioberto, fu Gaspare, si rivolge al Giudice Conciliatore, per essere risarcito della somma di £ 4 per aver aggiustato una pompa irroratrice per le viti
Dal Consiglio di famiglia degli orfani Contessa, apprendiamo che ” due opere” per zappare la vigna, costano £ 15.
Era un lavoro che durava tutto l’anno e che veniva gratificato dalla possibilità di vendere al minuto il prodotto finito, pagando la licenza al Comune, anche temporaneamente e presso la propria abitazione.

Marini N. vende vino dei propri fondi, nella sua abitazione e chiede al Comune il permesso di organizzare, negli stessi locali, una festa da ballo privata in occasione del Carnevale, dopo l’orario di chiusura e senza scopo di lucro.
Le rivendite di vino all’interno del Borgo
Le Osterie e le bettole erano i locali maggiormente rappresentati per la vendita del vino. Nella classificazione degli esercizi, l’Osteria è un luogo dove si consuma anche cibo; la bettola è frequentata da ceti inferiori e il vino offerto è di minore qualità. Spesso erano a conduzione familiare e il vino che si consumava, locale.
Non entriamo nel merito dell’uso smoderato di questa bevanda, un malcostume che c’è sempre stato, e di cui Stroncone non fa certo eccezione:
Nel 1914, le guardie Campestri M. Angelo e M. Ernesto, vengono licenziati, per atti di insubordinazione e perché dediti al vino.
Nel 1923 M. Candido, viene arrestato dai Carabinieri per ubriachezza molesta;
Il consumo di vino, prima di diventare una moda per incontri pomeridiani, era limitato al pasto o ai momenti di sosta durante il lavoro manuale. Di sera, nei locali, assumeva il carattere conviviale della bicchierata tra amici, dove trovavano posto sfottò, chiacchiere, aneddoti e resoconti della giornata appena trascorsa. Questi luoghi, hanno avuto il pregio di tenere insieme un tessuto sociale dove si poteva chiacchierare, cantare, confrontarsi su più svariati argomenti, una sorta di agorà, dove poter esprimere le proprie idee, anche in modo poco ortodosso, perché giustificato da quella ebbrezza naturalmente dovuta al vino. Calzolai, fabbri, manovali, carbonai e ogni genere di lavoratori, trovavano sollievo dalle fatiche con un bicchierino, alla fine della dura giornata.
La richiesta al Prefetto di mantenere aperta la rivendita di vino in loc. Prati, nel periodo estivo durante i lavori di mietitura del grano, aveva proprio lo scopo di rappresentare un momento di riposo dalle fatiche delle grandi opere agricole estive.
Nel 1928 tra i vari esercenti che svolgevano la propria attività all’interno del paese, erano registrati anche i seguenti:
Cecchini Francesca e Coletti Matilde: vino, caffè e liquori in via dell’Arringo;
Danielli Odoardo: vino e liquori in piazza . S. Giovanni;
De Santis Pietro: vino al minuto in piazza della Libertà;
Ferracci Vincenzo: vino, caffè a piazza S. Giovanni;
Gasbarri Generoso: vino al minuto in via dell’ Oricello;
Grimani Cesarina: vino al minuto e affittacamere.
Inoltre:
nel 1911, a Vasciano centro, apre una vendita di vino in via del Monte, 32 casa Mazzocchi da Stentella Lavinia;
nel 1936, a Coppe, Leonori Vincenza, esercente di una bettola, comunica che terrà chiuso il locale per restauro del fabbricato.
Una distribuzione regolamentata e controllata
Nel 1904, le donne sposate, per aprire una rivendita di vino, dovevano avere l’autorizzazione del marito.
Nel 1920, il sottoprefetto, lamentava che: “in alcuni comuni del Circondario di Terni, gli esercenti a volte, vendono bevande alcoliche di alta gradazione senza averne l’autorizzazione. Per passare da una classifica all’altra serviva una speciale autorizzazione”.
Nel 1923, venne stabilito che: “Le concessioni di vendita di bevande superalcoliche sono personali, non trasmissibili a padre, figlio o coniuge, quindi cessano definitivamente con la morte o rinuncia del beneficiario”.
La L. 7/10/1923, n.22, per combattere l’alcolismo, stabilì l’orario di chiusura dei pubblici esercizi: “tra le 22 e le 24, secondo la stagione e i luoghi, la vendita dei superalcolici è consentita fino a 1 ora prima della chiusura. I funzionari di P.S., l’arma dei C.C. e tutti gli altri agenti della forza pubblica sono incaricati dell’esecuzione della presente ordinanz”.
Nel 1937 a Ferracci Ferruccio, la Commissione contro l’alcolismo, espresse parere contrario sulla variazione di classifica dell’esercizio da Osteria a Bar in considerazione della località eccentrica ove l’esercizio stesso è situato.
Celi Emma ha l’autorizzazione a vendere bevande con alcol al 21%;
Gasbarri Generoso è autorizzato a cambiare la classifica del suo esercizio da Bettola a Osteria.
Gli Orari erano ben definiti: le fiaschetterie, le Osterie e le Bettole, potevano restare aperte solo fino alle 22 sia in estate che in inverno. Nel 1936, gli esercenti del luogo chiesero di protrarre l’apertura in occasione delle feste di Natale e di fine anno.
Nel 1921, il Regio Decreto 1260 del 21 agosto 1921, elevò la misura di imposte e di tassa di bollo, su vini e liquori. Nello stesso periodo , a causa della forte crisi economica, anche il vino venne incluso tra i prodotti calmierati. Venne, inoltre, chiesto ai produttori, di presentare denuncia sulle rimanenze del raccolto 1919, ai Comuni e ai dipendenti appaltatori dei dazi.
Particolare attenzione legislativa venne attuata dal Ministero dell’Agricoltura, anche per l’importazione e la circolazione delle viti. Con un telegramma del 30 agosto 1921 la Prefettura si rivolge ai Sindaci dei Comuni del Cirondario.
Si ricorda che per la circolazione nel Regno di qualunque pianta o parte di piante destinate all’allevamento, il certificato non può essere rilasciato dai sindaci, nemmeno da quelli immuni da fillossera, bensì dal Delegato Fisiopatologico, nominato dal Ministero dell’agricoltura. E’ stato rilevato che alcuni Sindaci rilasciano tali certificati e vengono esibiti alle stazioni o agli uffici postali dai vivaioli per sfuggire ai divieti di circolazione di piante infette e provenienti da zone infette per altre malattie o infezioni diverse dalla fillossera.
Il consumo del vino nelle occasioni comunitarie
Attraverso, istanze e registri di bilancio presenti nei documenti del Comune di Stroncone, riferiti agli anni ’20, possiamo immaginare alcune situazioni di vita allietate da un buon bicchiere.
Leonardi Vittorio, proprietario di un caffè locale, chiede il rimpborso per caffè e vino somministrati agli agenti municipali, in occasione della guardia notturna fatta a due decessi, per £ 33.
Castelli Pericle,chiede il rimborso per una bicchierata offerta al Corpo Filarmonico in occasione della festa nazionale del 20 settembre ( Presa di Roma), per £ 20.
Gasbarri Generoso, pubblico esercente chiede il rimborso per una bicchierata offerta al Corpo Filarmonico Municipale, nell’occasione del servizio prestato per il compleanno di S.M. la Regina.
Salvato Adolfo e Gasbarri Generoso, chiedono rimborso per vino somministrato al Concerto in occasione della festa per la “Consegna delle Bandiere“
Cecchini Francesca chiede rimborso per £ 120,50 per fornitura vino e liquori in occasione delle Elezioni Amministrative del 1925.
Ferracci Domenico, si rivolge al Giudice Conciliatore contro Spezzi Domenico per ottenere £ 30, per vino somministrato.
Salvati Basilio, cita Castelli Pio, per vino e liquori somministrati.
Santi Vincenzo cita Sabocchia Sante per £ 75,00, costo di uva vendutagli.
Giacomini Teresa cita Eva e Pietro per vino somministrato
Marini Alfonso cita Barbara per 50 litri di vino e per £ 12,60, tassa sul vino del 1924.
In Occasione del Carnevale, Contessa Dante e Ferracci Luigi chiedono al Prefetto di poter organizzare feste da ballo pubbliche e di autorizzare, Danielli Odoardo a vendere vino e liquori per tutta la durata della festa”
Bibliografia
Documenti conservati presso Archivio Storico del Comune di Stroncone
G. Orsini Cervelli -O. Lazzarini ” Terni di jeri” Le Bettole, Litografia Stella Terni, Novembre 2001
Sitografia
https://www.unifi.it Università degli studi di Firenze P.L. Pisani Barbacciani ” La vite e l’uomo: storia, cultura, scienza”