CON LO SGUARDO AL TERRITORIO
L’ampia vallata dove sorge il sole, vede al centro allungarsi il fosso, che, nella stagione dei grandi acquazzoni, un tempo, provava ad assurgere al rango più elevato di torrente, quando alle piogge, si univano le acque di scolo dei monti che diventavano tumultuose scorrendo tra le rocce del suo letto.

Dando le spalle ai Prati, sulla destra, si estende la parte montana di questo territorio. I pendii più a valle, sono utilizzati dall’uomo per coltivare, cacciare, raccogliere legname: Capoliana, Coranieri, S.Janni, Torello, Schioppo morto.
Parte di questi territori, figuravano, tra i beni immobili delle Confraternite del Gonfalone e del Sacramento e vengono descritti come “ terreni pascolivi e olivati”. Il loro valore, nel periodo dell’accentramento dei beni alla Congregazione di Carità, alla fine dell’800, fu così stabilito: S.Janni, £ 191,88; Scentelle, £ 900; Malvizza, £ 8,48.

Sulla sinistra, il colle su cui poggia l’abitato, un panorama meno noto. La zona delle “Scentelle sfruttata per piccoli allevamenti uso famiglia, con “stalletti” che ospitavano maiali e pollame. Le mura castellane o quello che ne rimane aprono piccole porte cancellate che danno accesso a modesti orti affacciati sul ripido pendio inframezzato da terrazzamenti.

Al tramonto, la luce dorata colpisce la facciata del paese, quella che si offre al visitatore, visibile dalla campagna, così innalzato rispetto alla conca ternana, domina su fertili pianure e su campi di ulivi che ne adornano la via di accesso. Le montagne tutte intorno sembrano proteggere l’abitato offrendo luoghi di riparo e risorse. Boschi per il legname, castagni, noci e frutti del sottobosco, pascoli e selvaggina, hanno rappresentato per lunghi anni una ricchezza per il popolo stronconese. I Pozzi della neve, la semina del grano, le fornaci di calce, la produzione del carbone sono tra le attività che si sono perse nel tempo ma che hanno, comunque, caratterizzato questi luoghi insieme alla struttura sociale che ne derivava.

E’ il Panorama maggiormente descritto, fin dall’antichità, sia nei documenti ufficiali che nelle liriche digressioni dei letterati. Nel Memoriale di Frate arcangelo Contessa, risalente al 1600, così veniva descritto:
” E’ donque il suo sito ameno, l’aria salubre, la vista giocunda perché hora si spiega in fertile campagne, hora s’abassa in fruttiferi colli, apriche piaggie, fioriti campi, chiuse valle, folti boschi e dilettevole pianure”
Sovrastano, le mura ormai diroccate, i campanili delle due chiese principali, poste alle estremità delle numerose case, strette in un intrigo di vicoli, stradine e piazzette. Le vie principali sono ancora lastricate di sampietrini, i piccoli blocchi che caratterizzavano le strade romane e materiale privilegiato, in epoche successive, per facilitare il passaggio delle ruote dei carri, con la loro superficie levigata. Alla Collegiata di San Michele Arcangelo e alla Canonica di San Nicolò, è legata la spiritualità di questo popolo di antica e orgogliosa fede guelfa. Sempre il Contessa definisce “Gente Nobile… Nè mai sono stati machiati d’heresia”.
Un paesaggio uguale a se stesso che, poco ha cambiato, nel corso della sua storia secolare. Stroncone non ha subito grandi cambiamenti, non è stato ricostruito né a causa delle guerre né a causa di terremoti e ha potuto, quindi, mantenere intatte le caratteristiche architettoniche medievali. Ben diverso deve essere stato sul piano socio-culturale sulla scia delle politiche di governo che si andavano affermando nelle diverse epoche.
Uno spartiacque tra antico e moderno fu , senza dubbio, il Plebiscito con il quale nel 1861 l’Umbria accettava di entrare a far parte del Regno d’Italia.
E’ di certo impossibile conoscere il pensiero dell’uomo comune in tali frangenti. Quali dubbi, quali domande, discorsi, dubbi, avranno animato le botteghe, le vie, le osterie…quali ansie si saranno nascoste nelle omelie delle messe e delle funzioni religiose… Sì, perché, l’anima garibaldina, sfiorò Stroncone solo nell’ardire di sporadici giovani la cui memoria si è ormai fermata a ricordi familiari. Niente a che vedere con quei ternani animati dalla sete di gloria e di indipendenza che combatterono a fianco di Garibaldi, prima e dopo l’unità d’Italia, sacrificando se stessi anche per la presa di Roma. Di conseguenza, qui, tra le mura castellane la novità rappresentata dal Re al posto del Papa, avrà senza dubbio suscitato perplessità e preoccupazione.
UN’AUTONOMIA CONTROLLATA
In concreto, infatti, il passaggio amministrativo dallo Stato Pontificio al neonato stato italiano, fu tutt’altro che facile. I Documenti e i carteggi, evidenziano le immediate difficoltà che si trovarono ad affrontare i primi amministratori, nel gestire gli iter che la nuova burocrazia esigeva con una regolarità e tempistica inderogabili. Il tutto certamente non fu agevolato dalla figura del Pepoli, primo rappresentante del nuovo governo in terra umbra, che fu incaricato, per dirla con un’espressione più colorita, di far capire quale aria avrebbe tirato da quel momento in avanti!
…” il nostro primo e amato despota all’indomani della liberazione” (…) “come una gragnola piovono (…) sull’Umbria i decreti del marchese Pepoli. (…) A ritmo serrato essi seppelliscono il passato e preparano l’era nuova”. Così descriveva il rinnovamento in atto, Uguccione Ranieri di Sorbello.
Di certo non sbagliava, si consideri che circa 290 norme passarono come un colpo di spugna su consuetudini, principi, abitudini, usi… sembrò quasi, come qualcuno affermò, che volesse “ togliere nell’animo di tutti questi popoli ogni affezione, ogni idea del cessato governo”.
Al Marchese Gioacchino Napoleone Pepoli, appartenente all’alta nobiltà, essendo nipote niente di meno che di Napoleone Bonaparte, da parte di madre, il 12 settembre 1860, fu affidata l’opera riformatrice per accompagnare il processo di statalizzazione vero e proprio. Un periodo preparatorio, che avrebbe condotto al primo passo ufficiale: quello delle prime elezioni politiche che avrebbero designato i nuovi Consigli municipali e i Sindaci a capo di ogni Comune, (all’inizio furono insediate commissioni temporanee). 100 giorni per far conoscere la terra umbra con i suoi pregi e difetti, bisogni e ricchezze. Due i momenti fondamentali che segnarono il suo percorso: il plebiscito e le nuove elezioni.
Così scriveva a Cavour: ” Pubblicai ieri il plebiscito, accolto ovunque con entusiasmo! Io avrò compiuta la mia missione con le elezioni comunali. (…) La mia presenza qui non sarebbe più necessaria essendo organizzato il paese in tutti i suoi rami d’amministrazione…”
Su un paese come Stroncone, da sempre legato allo Stato Pontificio al punto da mantenerne i simboli nel proprio stemma: la croce e le chiavi di Pietro, il nuovo regolamento cadde come una doccia fredda. Quello che impattò maggiormente fu lo scioglimento delle opere pie, con il Decreto 11 dicembre 1860, a vantaggio dell’istituzione di una Congregazione di Carità, prevista in ogni comune, che ne avrebbe amministrato i beni. In realtà, un po’ ovunque, tale riorganizzazione trovò opposizioni. Anche se le intenzioni erano buone, in quanto lo scopo era di ricondurre l’ordine patrimoniale, in alcuni casi lasciato nell’abbandono più assoluto, per ampliare la cerchia d’ azione delle opere di beneficenza. Dalle relazioni di accertamento pervenute sulle rendite delle confraternite erano apparsi ammanchi, irregolarità nei bilanci e l’assenza totale o parziale degli archivi.
La causa Angeletti nella gestione della Confraternita S. Filippo Neri
Gli Amministratori delle opere pie e delle confraternite , con zelo ottemperarono a quanto emendato. Provvidero a stilare inventari e a redigere bilanci e li inviarono tempestivamente al viceprefetto secondo le modalità stabilite. Fu il Decreto Reale del 22 novembre 1896, che autorizzò la Congregazione di Stroncone ad accentrare le 5 locali confraternite, Purtroppo però, questo dette inizio ad una annosa e altrettanto burrascosa diatriba legale circa la questione economica della Confraternita S. Filippo Neri, amministrata da A. Angeletti. Quest’ultimo si rifiutò di uniformarsi al nuovo regolamento, così con Decreto 10 luglio 1899, il sottoprefetto incaricò il commissario Crisostomi Angelo di accertare il bilancio del 1899 dell’Oratorio della Confraternita suddetta. Egli concluse dichiarando la pessima gestione tenuta dal 1876 con spese maggiori delle entrate, arbitrarietà nell’estinzione di censi attivi e conseguenti appropriazioni indebite. Il danno si calcolò ammontare a una cifra di £ 1475,81. Logicamente l’Angeletti ricusò queste accuse e il tutto si trascinò per alcuni anni tra giudici e carteggi tra gli avvocati Falciola e Pasqualini. Di analoga questione fu imputato anche Genuini A., segretario dell’opera pia Orsini e gli venne sospeso lo stipendio. Fu accusato di aver usato a proprio vantaggio fondi di riserva ma egli reagì facendo causa alla Congregazione stessa in quanto affermò che si trattava di pagamenti dovuti per il lavoro svolto.
UN’ ENTITA’ TERRITORIALE DA UNIFORMARE AL RESTO DEL REGNO
Stroncone, un Comune inserito nella Provincia di Perugia e nel Circondario di Terni.

La preoccupazione del Governo era quello di diffondere su tutto il territorio, norme e ordinamenti legislativi, in una sorta di tacita condivisione e accettazione. Dalla circolazione di una moneta unica all’organizzazione di un’istruzione pubblica, dalla sanità alle imposte dirette e indirette per sanare i bilanci, tutto pesava sulle spalle dei Comuni grandi o piccoli. Il confronto continuo era subordinato al controllo del prefetto che attraverso il vice e i sindaci allungava la mano del Potere centrale.
Al Prefetto venivano consegnati bilanci, fatte richieste e comunicata ogni decisione o iniziativa che gli amministratori avessero voluto mettere in campo per dirigere al meglio il proprio paese. E così passava tutto sotto alla sua supervisione: dal modello delle uniformi delle Guardie Campestri o dei bandisti, alla modalità di festeggiamenti per il natalizio di sua maestà il Re.
Ecco, allora, che, diventa interessante confrontare e approfondire le voci che compaiono nei registri di protocollo e in quelli dei bilanci di fine ‘800. Esse mostrano le modalità di gestione e i rapporti con i vari enti, associazioni e autorità del Comune, a circa un ventennio dalla sua annessione al Regno d’Italia.
La sicurezza pubblica
Per qualche anno, accanto agli uomini di pubblica sicurezza, figurarono distaccamenti militari a guardia sia dei confini, sia dei possibili contrasti con chi si era mostrato contrario all’annessione. “A Terni risultavano di stanza il 5° Granatieri, il 2° battaglione di Bersaglieri, un reggimento di Cavalleggeri, una batteria di artiglieria”. Ne troviamo conferma sia nei documenti comunali dell’epoca, sia nella Storia di Terni dell’Ottaviani.
“L’8 marzo 1866, per la morte di Oddone di Savoia, la Guardia Nazionale prese il lutto per 45 giorni. Gli ufficiali portarono il bracciale nero e la bandiera nazionale restò abbrunata”.
Nel 1880, il Distaccamento di Fanteria, chiede al sindaco di Stroncone ” Quando potrà recarsi ad eseguire il tiro a segno”

Il Reggimento di Cavalleria Nizza di Terni, nello stesso anno, ” rimette avviso di vendita di cavalli da riforma”.

La regolamentazione nelle vendite: pesi e misure
Altro importante traguardo normativo, verso l’uniformità delle varie realtà del regno fu rappresentato dalla Legge 28 luglio 1861, con la quale si estendeva a tutte le province del regno il Sistema metrico decimale per la verifica di pesi e misure necessari al commercio.

Fu la Legge 28 Luglio 1861, discussa nella seduta alla Camera svoltasi il 12 di luglio con la quale si adottò il Sistema Metrico Decimale per tutti e si stabilirono le modalità di controllo su tutto il territorio. Nell’art. 5 si può leggere che i “prototipi” del metro e del chilogrammo sono depositati negli archivi generali del Regno; l’art. 7 stabilisce che campioni conformi saranno depositati presso ogni capoluogo di circondario e presso i comuni che ne dovessero fare richiesta; l’art. 12 stabilisce che le verifiche avverranno periodicamente.
La stessa Legge, prevede che la vendita e lo smercio dei prodotti nella propria abitazione, di prodotti della terra e del bestiame, non debbano essere soggetti a tali controlli. Un aspetto importante per questa comunità rurale che viveva in buona parte di tale attività.
Le imposte

Le entrate comunali derivavano per lo più dalle imposte derivanti dal dazio sul consumo. Il Dazio fu introdotto con la L. 1830 del 14 luglio 1864 ed era un’imposta che i Comuni potevano anche dare in appalto all’incanto, al miglior offerente. Le tasse sulla famiglia e sul bestiame furono autorizzate e introdotte nel 1868, per poter far fronte alle spese, anche di competenza statale che i comuni erano chiamati a soddisfare come l’istruzione, la guardia nazionale e così via. In particolare, per Stroncone, come dimostrano alcuni documenti, anche di anni successivi quella determinante al punto da essere un cardine addirittura per pagare gli stipendi dei dipendenti comunali, fu la tassa bestiame. Si trattò di cespite importante , per chi, come questa comunità, non poteva contare sulle tasse dei domestici, delle vetture o dei biliardi in maniera consistente.
Il Concerto Civico
L’unità italiana venne perseguita anche, cercando una comunione di valori in cui identificarsi. Ecco allora che ogni occasione che ricordasse le vittorie e i sacrifici di chi si era immolato per cacciare il nemico, diventavano momenti da celebrare .
A Terni, dal 1861, la prima domenica di giugno si festeggiava lo statuto albertino con sfilate militari ed esibizione di bande musicali.
Il Civico Concerto, fu anch’esso parte dell’organizzazione municipale. Come a Terni, anche a Stroncone la sua fondazione fu precedente all’Unità d’Italia grazie a gruppi di cittadini che volontariamente si associarono. Successivamente entrò di diritto nelle attività sostenute dalla municipalità al punto che del consiglio faceva parte sia il sindaco che alcuni rappresentanti comunali. Veniva siglato un capitolato e un regolamento molto rigido sia per il direttore che per i componenti. Il regolamento del 1848, che poi, verrà rinnovato anche per gli anni successivi comprendeva norme di buona condotta sia nei luoghi che nell’uso dello strumento vero e proprio. I bandisti dovevano essere moralmente irreprensibili mostrando serietà durante le prove e durante le esibizioni rispettando orari e decoro nell’uniforme; lo strumento non poteva essere suonato per proprio diletto nemmeno davanti alla porta di casa e ci si doveva recare a svolgere il servizio partendo tutti insieme e tornando tutti insieme senza arrecar danno alcuno. Il Comune di Stroncone, forniva i locali, l’illuminazione, le uniformi e stipendiava il bidello e il maestro. I servizi che la banda era tenuta a svolgere, caratterizzano anch’essi, il momento patriottico: 1.festa del Patrono; 2.Natalizi: della Regina Elena, della Regina Margherita, di S.M. il Re Vittorio Emanuele e di Giuseppe Garibaldi; 3. Festa dello Statuto; 4. Festa della Breccia di Porta Pia.
L’assistenza medica
In Consiglio Comunale, nel 1896, si discusse sulla riapertura della farmacia chiusa l’anno precedente, affidandola ad un farmacista disposto ad assumere l’incarico per £ 300 annue più £ 300 per indennità di trasporto, solo per il primo anno.
Il sindaco Colantoni, ricordò all’Assemblea che la Regia Prefettura aveva dato parere negativo all’autorizzazione di dotare il Comune di un ” Armadio Farmaceutico” e che la soluzione temporanea adottata era divenuta quella di istituire un pedone che si recasse a Terni quando i due medici lo ritenessero necessario “evitando così la le lagnanze della popolazione”. Nel dibattimento, il Consigliere Costanzi disapprovò la proposta affermando che tale servizio era inutile e che ” chi vuole i medicinali se li può andare a comprare da sè a Terni”. Di diverso parere fu invece, l’altro Consigliere, Vittori, il quale affermò che la spesa pattuita non era eccessiva. Dopo ampia discussione si passò alla votazione per alzata e seduta. La proposta venne approvata con la sola astensione del Costanzi.
Venne quindi assunto il nuovo farmacista Cavalieri Filippo, nativo di Comacchio. Si deliberò che la nomina avesse durata di un anno e che potesse essere riconfermata di anno in anno. La somma occorrente sarebbe stata prelevata dalle spese impreviste.
LA NUOVA AMMINISTRAZIONE
Il primo Sindaco eletto del neonato comune del regno fu Belisario Contessa, la durata del suo mandato fu dal 5 gennaio 1861 al 31 dicembre 1865. Il sindaco era l’anello di congiunzione tra il potere locale e quello governativo rappresentato da prefetto e viceprefetto, si veniva così a concretizzare quel decentramento burocratico che avrebbe dovuto controllare l’ordine sociale e politico del nuovo stato italiano. Secondo la Legge Rattazzi che, nel 1865, riordinò i Comuni, il Consiglio era elettivo e nominava al suo interno la Giunta. Le sessioni ordinarie erano due: una primaverile e una autunnale.

La formazione del Consiglio e della Giunta, variavano secondo il numero della cittadinanza. E’ lecito supporre che Stroncone facesse parte dei Comuni con più di 3000 abitanti perché dal censimento del 1871 la popolazione di Stroncone, comprese le frazioni, risultava essere di 3 183 abitanti, quindi gli spettava l’elezione di 20 membri e una Giunta formata da 4 consiglieri più il sindaco. Nei verbali delle sedute del 1908, infatti, si può verificare tale costituzione numeraria.
Rappresentanti comunali, dovevano far parte sia delle Commissioni per il rinnovo del Capitolato del Concerto, che della Congregazione di Carità. Per quest’ultima il Commissario regio generale sceglieva tra una rosa di candidati proposti dalle commissioni municipali. A Stroncone, poichè la popolazione era inferiore a diecimila abitanti, spettavano 4 membri.
In questi primi anni, dall’Unità alla fine del secolo stesso, i Sindaci che si alternarono furono: Belisario, Eugenio e Ulisse della famiglia Contessa, per più di un mandato. Nel 1895 venne eletto Colantoni Vincenzo, dell’Amministrazione fecero parte, tra gli altri, il segretario Morettini, e gli assessori: Malvetani Terenzio, Rosa Costanzi Filippo, Serlorenzi Giovanni, Marini Vincenzo, Bizio Vittori; al termine del mandato, il sindaco che traghetterà il Municipio verso il nuovo secolo sarà Terenzio Malvetani.
Tra gli incarichi, mansioni curiose ormai scomparse
Spulciando nei registri del personale, alle dipendenze del comune, degli anni considerati, troviamo: Gasbarri Generoso guardabosco dal 1868; Brunetti Ernesto, guardia campestre dal 1883; per la Sanità: il dottor Faggioli Augusto medico chirurgo dal 1889 e il dottor Passini Luigi, la levatrice Grimani Bernardina dal 1890; per la Musica Cardoli Giuseppe, Maestro di musica del Concerto nella scuola comunale, dal 1868, Marini Marino Ulderico, bidello del Concerto dal 1897; Stefanini Cassio, messo comunale dal 1877; per l’istruzione: Napolitano Cipriano, maestro elementare dal 1881 e Nobili Gaetana dal 1878, Uguccioni Tersilia, Ippoliti Angelina, Leonardi don Salvatore, Giovanna Boccanera, Vergnano Isabella e Frattali Luigi insegnanti anch’essi, come Diamanti Raffaele, maestro anche della scuola di retorica dal 1865 e Zannecchia Caterina coadiutrice della maestra dal 1881; Rosati Valentino, procaccia rurale; Sabatini Eugenio, moderatore dell’orologio di Vasciano e De Santis Eligio di quello del capoluogo; Venturino Giovanni è scrivano dal 1893; l’agente daziario è Fiorenza Nazzareno dal 1891. Menzione a parte, merita l’illustre concittadino Luigi Lanzi che fu segretario dal 1890 al 1893, quando fu chiamato ad altro incarico presso il Comune di Terni.
Tra le figure autorevoli di cui il Comune non poteva fare a meno, troviamo il Giudice Conciliatore, una figura che venne istituita con R. Decreto 6 dicembre 1865 n. 2626. L’ufficio venne regolamentato successivamente, con la Legge 16 giugno 1892. Assistito dal segretario comunale in veste di cancelliere, il giudice avrebbe dovuto giudicare le controversie tra le parti che a lui si fossero rivolte attraverso vere e proprie citazioni.

In una comunità dove l’ambiente agricolo e campestre è maggiormente rappresentato, quelle citazioni, lette oggi fanno sorridere, parlano di situazioni di vita quasi al limite della barzelletta. Si va dalle galline che razzolano sull’aia del vicino o che rovinano il raccolto, al maiale portato a pascolare sotto alla quercia, danneggiando la ghianda, o al “somaro” che è passato su un sentiero di proprietà e così via. Eppure, dietro al sorriso che possono suscitare, si intravede un mondo contadino dove l’essenzialità delle cose rappresentava un fragile equilibrio capace di fare la differenza, talvolta, nella lotta alla sopravvivenza.
IL VENTO DEL PROGRESSO CHE AVANZA
L’ultimo ventennio dell’ottocento getterà le basi per tutta l’era moderna. Aprirà le porte al progresso tecnologico. Nuove idee, ispirazioni, valori si concretizzeranno sempre più in progetti così ampi da sembrare, talvolta, vere e proprie utopie.
Nella vicina Terni, il fermento era tutto per la costruzione delle nuove fabbriche: ” La Manchester italiana”, come venne definita. Con la sua ricchezza d’acqua, la vicinanza a Roma ma anche la lontananza da pericolosi confini, la presenza già in loco di opifici, venne individuata, all’indomani dell’Unità, come la città ideale che avrebbe segnato il passo verso la modernizzazione del nuovo Stato Italiano. La Fabbrica d’armi nel 1881; la SAFFAT, ” la più bella officina siderurgica del mondo” nel 1884.
Curiosità: L’atto di nascita dell’Acciaieria è datato 10 marzo 1884 e fu stipulato a Stroncone nello studio dell’avvocato Contessa. Il capitale sociale fu di 3 milioni ed elevato subito dopo a 6.
Mentre le grandi fabbriche ebbero investitori di altre regioni, l’imprenditore ternano Alterocca in questi stessi anni, dotava la sua tipografia di macchine sempre più moderne e si distingueva anche per altre innovazioni che diedero lustro alla città. Fondò il settimanale ” L’Annunziatore umbro-sabino” e dette annuncio, nella uscita del primo numero, del primo esperimento di illuminazione elettrica; a lui si deve anche l’installazione del primo telefono pubblico.
Insomma uno sviluppo tutto in ascesa, poco importava se c’era sovraffollamento nei quartieri poveri dove la gente moriva per la mancanza di igiene e per le malattie. Poco importava se c’era in atto uno scontro tra gli strati sociali della cittadinanza, con il ceto contadino sempre più ai margini; la vecchia borghesia che restava a guardare il movimento operaio e le nuove idee liberali che masse di operai diffondevano anche da altre regioni. Il processo di rinnovamento delle idee ormai era inarrestabile e viaggiava su chilometri di strade e ferrovie in un inarrestabile cantiere senza fine che percorreva tutta la penisola da nord a sud. Ma questo sarà oggetto di prossimi articoli.
Documenti conservati presso Archivio Storico del Comune di Stroncone
Sitografia
file:///C:/Users/elisa/Downloads/251%20(1).PDF-Materiali e ricerche per la storia della provincia di Perugia
http://www.percorsistorici.it/component/content/article/13-numeri-rivista/serie-atti-numero-1/55-paolo-franzese-gioacchino-napoleone-pepoli-e-il-commissariato-generale.html
storia.camera.it Tornata del 12 luglio 1861 Camera dei Deputati-Portale storico
Bibliografia
M. Tosti, ” L’inserimento dell’Umbria nello Stato Unitario” in ” Alle Origini della Provincia dell’Umbria, poi di Perugia di R. Abbondanza in Corrispondenze dall’Ottocento 0/2007
” Sull’Accentramento del patrimonio delle confraternite nella Congregazione di Carità in applicazione della legge 17 luglio 1890″ , Terni, Tipografia Borri 1891
Congregazione di Carità di Terni, ” Confraternite e legati di beneficenza” Terni, tip. dell’Industria 1892
G. B. Furiozzi, “La Provincia dell’Umbria dal 1861 al 1870” a cura dell’Ufficio Stampa della Provincia di Perugia
D. Ottaviani “L’ottocento a Terni” ( I e II parte) ed. Terni, 1984
L. Palmeggiani, ” Dall’Amministrazione Pontificia a quella unitaria “ in Storia Illustrata delle Città dell’Umbria a cura di R. Giorgi, Elio Sellino Editore, 1993
Molto bello….grazie della nostra storia …abbiamo un archivio storico meraviglioso.Stroncone è bello e stai lavorando x fare conoscere le cose uniche…del territorio
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