
La dodicenne Igina Crisostomi, nel luglio del 1920, consegue l’Attestato di promozione alla classe VI, completando così il suo ciclo di istruzione obbligatoria. A dimostrazione di ciò, nel Documento, compaiono le firme, oltreché dell’Ins. Cipriano Napolitano, del Presidente della Commissione giudicatrice e dell’Ispettore Scolastico, necessarie solo “alla fine del proscioglimento dell’obbligo dell’Istruzione”.

In realtà la classe VI, a Stroncone, venne istituita soltanto nell’anno 1922. La legge Orlando n.407 dell’08/07/1904, infatti, prevedeva un Corso Popolare (formato dalle classi V e VI). che aveva carattere di scuola di avviamento professionale e la sua istituzione era obbligatoria nei comuni oltre i 4000 abitanti. Il Corso completo era presente solo nei comuni più agiati e quindi si potevano verificare situazioni diverse che venivano, di volta in volta, modificate dalle richieste al M.P.I. Successivamente, poterono accedere a tale richiesta anche i Comuni di 3000 abitanti . Come risulta da dati statistici, nel 1901 la popolazione, nel nostro territorio, contava un totale di 3794 abitanti, comprese le frazioni. A causa, dunque, dell’alto numero di alunni, il Comune di Stroncone, fece domanda per ampliare il corso scolastico . ” Reclamata dall’intera popolazione e necessaria per l’aumentato incremento dell’Istruzione”. Il M.P.I. si espresse con parere favorevole a patto che l’Amministrazione, in sede di Consiglio, avesse deliberato di sostenerne le spese relative a stipendi e liquidazioni.

Quale Istruzione?
Prove scritte, orali e pratiche permettevano di valutare i contenuti dell’insegnamento. I Programmi scolastici avevano l’obiettivo di togliere le persone dall’ignoranza attraverso i principi del Positivismo: insegnamento formale e pratico. Si passava dall’osservazione degli oggetti più semplici a quella più generale dei fenomeni naturali e del mondo circostante, nelle classi più grandi. Una curiosità era lo spazio dedicato alle “Scienze, igiene, economia domestica” , che comprendeva anche la cura del proprio corpo e quella dello spazio pubblico. Forse, questo non deve stupire più di tanto se si pensa che sono gli anni in cui si afferma la convinzione che le malattie possono essere controllate attraverso regole igieniche rigorose. I medici Sanitari denunciavano la promiscuità degli uomini con gli animali nei centri abitati, dove esistevano stalle piene di letame che “ammorbano l’aria”; la mancanza di sistemi fognari adeguati; raccomandavano la pulizia profonda di strade e vicoli dove, non di rado, venivano svuotati orinali e la nettezza delle latrine pubbliche. Erano gli anni in cui la popolazione infantile veniva colpita dalla Difterite, malattia infettiva contagiosa che ogni anno faceva registrare fino a 1500 decessi.
L’11 Aprile del 1923” la Scuola di Finocchieto viene temporaneamente chiusa dall’Ufficiale Sanitario del Comune per casi di difterite.”
Il capitolato della bidella del capoluogo
Anche l’Ordine di Servizio della Bidella richiamava questa necessità di pulizia, come apprendiamo dal documento comunale del 1922: “1) aprire la scuola tutte le mattine di lezione, appena suonata la campanella; 2) Spolverare ogni mattina tutte le scuole e i banchi: D’estate spalancare e puntellare le finestre, innaffiare le aule e provvederle di un secchio per ciascuna; 3) Rimanere nel locale scolastico a disposizione del Direttore e delle insegnanti durante tutto il periodo delle lezioni; 4) Spazzolare una volta alla settimana, parte il mercoledì e parte il sabato, tutte le aule, le scale, compresa quella dell’asilo e della Direzione; 5) pulire una volta al mese tutte le finestre; 6) mantenere pulite e sorvegliare le latrine, curare la loro disinfezione e il lavaggio giornaliero specialmente nell’estate; 7) Imbiancare gli asciugamani e gli strofinacci delle aule; 8)recapitare a domicilio gli eventuali biglietti per servizio scolastico ai genitori degli alunni 9) accompagnare questi alle loro abitazioni qualora se ne presenti l’occasione. Il servizio della Bidella verrà compensato con la somma di £ 45 mensili compresi i periodi di vacanza”. Emilia Palmieri, a causa del gravoso orario e compito, chiese che le venisse aumentato lo stipendio da £ 30 a £ 45. Le venne concesso, ma, le venne tolta “l’Indennità caroviveri”.
Un richiamo alla pulizia e disinfezione che verrà fatto più volte e comunque alla fine di ogni anno scolastico, come dimostra anche il documento del 1936 del Direttore De Bonis, inviato al Podestà per comunicare la riapertura delle scuole.

La profilassi contro il vaiolo, veniva condotta con la stessa rigorosità. Il Comune richiamava alla vaccinazione e rivaccinazione che, sarebbero avvenute presso le scuole, coinvolgendo anche i sacerdoti che erano invitati a ricordare tale obbligo dal pulpito domenicale. Ai bambini privi di vaccinazione veniva impedita la frequenza a scuola.

Gli obbligati alla scuola elementare: in classi di circa 50 alunni

Nell’A.S. 1924-25 La classe III è formata da 21 maschi e 24 femmine. Tra gli altri ci sono: Contessa Costante di Eugenio e Rosa Malvetani; Crisostomi Marcella di Mariano Augusto e Corpetti Gilda; Coletti Luigina di Francesco e Giulia Malvetani. Il maestro Guido Contessa, insegna nella classe IV mista, con 33 alunni maschi e 11 femmine, a cui si aggiungono 5 maschi e 2 femmine ripetenti. Raccoglie nati tra il 1910 e il 1914 Sono presenti: Danielli Armando di Ugo; Marini Mario di Natale; Spezzi Viscardo di Spartaco; Vittori Gaspare di Vitaliano; Vittori Norberto di Ubaldo; Vittori Vittorio di Vitaliano; Vittori Maria di Vitaliano. La classe V dello stesso anno, dove è impegnata la maestra Danielli Ginevra, raccoglie alunni nati tra il 1910 e il 1914. Sono 20 alunni: 12 maschi e 8 femmine. Tra loro troviamo: Contessa Maria di Eugenio e Rosa Malvetani; Coletti Albertina di Francesco e Malvetani Giulia; Serlorenzi Vincenzo, che abita a Crocemicciola.
Quella delle classi numerose, è una situazione che rimarrà invariata per molto tempo, e in ogni Comune, come dimostra la foto seguente di Conti Augusto, frequentante ad Acquasparta nel 1940.

Un’edilizia inadeguata per una popolazione scolastica in crescita
Il Regio Decreto 31 dicembre 1923 n. 3125, concesse ai Comuni agevolazioni per ristrutturare o costruire nuovi locali scolastici, in seguito alla crescita del numero degli alunni frequentanti. Una realtà edilizia con la quale si confrontò anche il Comune di Stroncone.
Il 31 agosto del 1922, il Direttore delle scuole, Napolitano scriveva al Sindaco per richiedere la manutenzione di alcune scuole del territorio. “ Le aule scolastiche durante il periodo delle vacanze autunnali dovranno essere disinfettate. Bisogna far costruire nuovi banchi per almeno 50 scolari. La scuola di Colle, una delle più frequentate e popolose delle nostre rurali, per la sua ampiezza con una piccola finestrina, è circondata da stalle dalle quali non emana che aria insalubre, è inadatta. Bisogna riparare d’urgenza il tetto dell’aula della scuola di Coppe; imbiancare la scuola di Vascigliano e cambiare i vetri. L’aula della scuola di Santa Lucia è angusta per 60 bambini delle 2 e 3 classi riunite; nelle scuole di Vasciano e Finocchieto vanno riparati il tetto e il pavimento. Nel Capoluogo va riparato il pavimento, dove i bambini inciampano” .

La spesa di riscaldamento spettava al Comune. Nel 1923, rimborsò a Magnanimi Felicina, le spese per la scuola di Vasciano e ad Angelici Giovanni, la legna fornita alla scuola di Coppe. Nel 1927, agli insegnanti venne conferita un’indennità annua di £ 80, perciò quando scrissero al Comune, tramite la Direzione Didattica di Papigno, per lamentare di non avere legna, non ottennero il riscontro sperato.

Una stufa a legna scaldava le immense aule dagli alti soffitti e comunque faceva sempre troppo freddo, soprattutto quando veniva accesa all’inizio delle lezioni. Adriano Grimani, ricordava che durante il tragitto che da San Liberatore lo portava a Stroncone, si fermava a raccogliere piccoli pezzi di legna da dare alla maestra per alimentare il fuoco e come lui anche altri compagni si prodigavano in tal senso.
La Direzione Didattica
Documenti comunali, ci informano che le scuole di Stroncone erano dipendenti dalla Direzione di Papigno. Nel 1924, però, vennero temporaneamente gestite dal Direttore di Narni .

La riforma Gentile
Con il Regio Decreto del 6 maggio 1923 n. 1054, la scuola elementare venne ad assumere la funzione di “educatrice dello spirito”. Si passò, così, da una formazione “pratica” ad una idealistica, dove lo scopo principale dell’istruzione era quello di elevare lo spirito attraverso la religione e la morale. Veniva dato ampio spazio alle materie espressive che dovevano formare l’uomo e non il professionista. In questo clima fiorirono concorsi ginnici e canori organizzati dal Ministero della Pubblica Istruzione e a cui nessun insegnante si sottrasse. A Maggio del 1924, ad esempio, venne organizzata una gara di canto corale per il fausto anniversario dell’intervento in guerra, aperto a tutte le scolaresche d’Italia. Accanto allo studio, erano previsti giochi all’aperto, racconti ricreativi e giochi di intelligenza. Queste ultime attività furono ben rappresentate dal giornalino quindicinale: “L’Idioma gentile” diretto dal nostro compaesano Giacomo Giacomini e stampato a Città di Castello dalla Società Tipografica: ” Leonardo da Vinci”.
Giacomo Giacomini e “L’idioma gentile” anni ’20
Un’attenzione particolare veniva data all’educazione dei ” fanciulli anormali” per la costituzione di “classi differenziali“. In base all’art. 28 del R.D. 31/12/1923, n. 3126, il Ministero stanziava £ 500,000 e i Comuni ne avrebbero dovuti versare £ 100 ai Patronati scolastici per ogni alunno anormale.

Il Comune rispose che: “ nel territorio di Stroncone, non ci sono bambini con sviluppo anormale“.
Quali insegnamenti?
In piena riforma gentiliana ed epoca fascista nell’A.S. 1938/39, Massoli Rossana, termina il Corso di studi del grado Inferiore. La maestra è Ester Santopaolo

Che cosa ha imparato in questi 3 anni?
Preghiere, racconti del Vangelo, canti semplici ed esercizi ritmici; ha imparato a tenere in mano la matita e ad apprezzare le forme spontanee del suo tratto nel disegno e a copiare la “bella scrittura” dalla lavagna; dopo gli esercizi preparatori di lettura e scrittura, ha imparato a comporre, a raccontare e riassumere i fatti più importanti della vita familiare e della scuola.
Nei programmi, particolare attenzione era riservata all’insegnamento della matematica della prima classe:
“Con lentissima gradualita’ si deve raggiungere un risultato di assoluta sicurezza e
speditezza nelle quattro operazioni, sino al numero 20. Nessun espediente giovera’ a
rendere piu’ rapida la graduale intuizione dei numeri e l’ideazione dei loro rapporti ed
operazioni. Un intero bimestre non sara’ troppo, specie in scuole rurali, per la
formazione intuitiva del numero dall’uno al cinque, e per gli esercizi scritti e con
corrispondenza di piccoli disegni geometrici, che accompagnino le nozioni di aritmetica
con le prime intuizioni di geometria.
Solo verso il quarto mese di scuola potra’ oltrepassare il 10, giungendosi altresi’ al calcolo
onnilaterale dentro il dieci”.
In terza, si dava spazio al calcolo mentale e al ragionamento intorno ai concetti di: guadagno, perdita e ripartizione, sui pesi e misure e sulle monete. Per quello che riguardava le scienze e l’igiene si insisteva ancora sulle buone abitudini e sui corretti comportamenti di pulizia del proprio corpo e degli ambienti; sulla conoscenza del proprio corpo e degli spazi vissuti. I lavori donneschi restavano indispensabili e in questi primi anni si concretizzavano in cucito e maglia. Riguardo il lavoro con l’ago:
“…noteranno le maestre quanta influenza avrà l’esercizio del lavoro sull’insegnamento della scrittura, in quanto esso educa il senso della proporzione”.
Tra le Varie, a proposito di IGIENE:
“Il patronato scolastico potra’ stanziare un piccolo fondo a disposizione dei maestri, per
la tosatura gratuita delle teste la cui tenuta non sia migliorabile senza mezzi radicali. Ogni
mattina, prima ancora della preghiera, il maestro verifichera’ la pulizia personale
degli scolari. Il direttore didattico e l’ispettore dovranno riferire in modo specialissimo
sulla capacita’ che ha il maestro di ottenere dagli scolari la massima nettezza.“
Gli anni del patriottismo fascista
I simboli
Il 2 novembre 1922, L’amministrazione Provinciale Scolastica, richiamava al mantenimento nelle scuole del Crocefisso e del ritratto del Re. “Il toglierli è violazione di una precisa disposizione regolamentare e offende la religione dominante dello Stato e il principio unitario della Nazione simboleggiata ed espresso nella Persona Augusta del Sovrano” . I Sindaci dovevano vigilare affinchè fossero ben visibili nelle scuole.

Allo stesso spirito si lega la “Festa della consegna delle bandiere”, del 1923, anche a Stroncone, degnamente celebrata.
Il Patriottismo a Stroncone: 1923 la festa della consegna delle bandiere alle scuole
Fonti
Documenti conservati presso Archivio Storico del Comune di Stroncone
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