” Calmiere…Quello è l’origine di tutti i mali. Perché, quando tu, governo, miette ‘o calmiere, implicitamente alimenti l’astuzia del grossista e del dettagliante…il calmiere è una delle forme di avvilimento che tiene il popolo in soggezione e in stato di inferiorità” cit. Edoardo De Filippo in Napoli Milionaria
Calmiere, una parola che in questo periodo, si sente spesso, e che evoca alla memoria uno dei periodi più difficili, a livello economico, che il nostro Paese si sia trovato ad affrontare. All’indomani della fine della Grande Guerra, i benefici di vincitori, non erano certo evidenti e la risposta che il Governo seppe dare fu essenzialmente di repressione, con aumento di tasse e contenimento dei consumi. Fu attuata una politica annonaria con prezzi calmierati e furono costituiti Consorzi e Commissioni di controllo. Fu un rincorrersi di provvedimenti di restrizione e limitazione dell’uso di alimenti con requisizione di materie prime come i cereali, il grasso, l’olio di oliva…vennero emanate disposizioni sulla composizione di pasta e pane; venne limitata la vendita e il consumo di carne, arrivando addirittura a dimezzare le fiere del bestiame.
Una guerra sottovalutata
Una guerra, quella del 1915-18, che la giovane Italia, forse, affrontò con un peccato di superbia, trascinata dagli entusiasmi di chi era convinto che sarebbe stata breve e, poco più, di una guerra coloniale. I delicati equilibri politico sociali che erano in atto per ” costruire” una Patria comune a tutti gli italiani furono di nuovo in bilico soprattutto grazie alle spinte interventiste della grande industria che vedeva nella guerra un grande profitto economico.
Quello che ne derivò causò quei movimenti di masse popolari che caratterizzarono tutto il secolo successivo. Donne, contadini, operai…furono investiti di nuovi ruoli e responsabilità durante il conflitto, e questo determinò una nuova consapevolezza delle parti, e segnò un punto di non ritorno.
Dal canto suo, il governo centrale non recepì questi cambiamenti, anzi si trovò a contrastarli con le politiche restrittive attuate per far fronte alla grande crisi economica . I Comuni, da parte loro, erano già indebitati, con la Cassa di mutui e prestiti, per ammodernare l’apparato burocratico e dotarsi di infrastrutture come strade, energia elettrica, scuole, acquedotti e sistemi fognari, necessari ad una popolazione sempre in aumento. Inoltre, dovevano provvedere all’ampliamento della pianta organica, tra cui le condotte mediche e veterinarie e i conseguenti adeguamenti degli stipendi con le indennità caroviveri per tutti i dipendenti . Nei bilanci comunali comparvero nuove tasse non sempre applicabili ad una popolazione rurale, come era quella di Stroncone e, dunque non produttiva, per aumentare le entrate e bilanciare le uscite. C’era, poi, una fascia di popolazione che doveva essere tutelata la cui condizione era stata determinata dalla guerra stessa: orfani e vedove.
Nel 1917, il Comune di Stroncone, stanziò £ 200 annue di contributo continuativo a favore degli orfani di guerra. Tali contributi dovevano essere ripartiti in egual misura fra i patronati delle 2 opere nazionali: quello degli orfani dei Contadini morti in guerra e quello per l’assistenza civile e religiosa degli orfani di guerra.
La politica annonaria
La convinzione che si potesse trattare di una guerra breve, non portò a fare scorte delle materie prime alimentari. Questo, unito alla mancanza della forza lavoro principale, nel settore dell’agricoltura, determinò un impoverimento del cibo sia destinato alla popolazione che ai soldati impiegati al fronte. Si assistette, dunque, ad una serie di provvedimenti governativi miranti a controllare il consumo degli alimenti, che divennero progressivamente sempre più restrittivi.
Nella tornata di giovedì 3 ottobre 1918, il Presidente del Consiglio dei Ministri, Orlando, così si esprimeva: “In nessun altro Stato le difficoltà economiche nascenti dalla guerra, hanno potuto raggiungere la medesima intensità che in Italia.
E lo stesso si dica della crisi della manodopera determinata dal fatto che ben cinque milioni di uomini sono stati chiamati alle armi.
...di particolare gravità permane la situazione degli approvvigionamenti e dei consumi alimentari soprattutto per il fenomeno degli altissimi prezzi (…) ha (…) reso oltremodo penosa l’esistenza di quelle piccole economie domestiche, i cui redditi sono rimasti costanti.” Orlando, continuava dicendo: “la curva dei prezzi comincerà la discesa a patto che sia rigorosamente osservata la disciplina dei consumi soggetti a tesseramento e controlli”.
Il pericolo della speculazione
13 Dicembre 1920 Lettera del Prefetto: ” …Purtroppo si verifica di continuo il fenomeno dell’accaparramento e del rifiuto di vendita dei generi alimentari e delle merci di largo consumo da parte dei produttori e dei commercianti sia grossisti che dettaglianti, i quali per ritrarre guadagni smodati non vendono se non a prezzi di gran lunga superiori al calmiere , oppure non vendono in attesa di rialzo dei prezzi. Opera criminosa di speculatori. Il Comune deve vigilare e anche il cittadino può direttamente o mediante un ufficiale di polizia giudiziaria, reclamare alla Commissione Annonaria del Comune, ogni volta che un commerciante o venditore, chiude l’esercizio o rifiuti di vendere senza giustificato motivo ai prezzi determinati dall’autorità competente. La Commissione potrà requisire parte della merce o tutta. Per le gravi condizioni di approvvigionamento del Paese faccio appello al più vivo senso di responsabilità per una solerte opera di controllo.”
Nel 1920, fu calmierato il prezzo del petrolio: £ 247 al quintale, ai rivenditori da parte della Società merce nuda in recipienti posta in vagone alla partenza. In fusti o bidoni il prezzo aumenta dai 20 ai 30 cent.; reso in latte è di £ 46,10 per ciascuna latta”.
Il 25 maggio 1921, fu effettuata una revisione dei calmieri da parte della Prefettura. ” Da un esame nelle varie città della provincia, si rileva un fenomeno di discesa dei prezzi di generi di largo e popolare consumo, quindi necessita una revisione generale dei calmieri, soprattutto per vino, olio, erbaggi, frutta, carbone…”
La carne
Fu oggetto di limitazioni perchè, in particolare quella bovina, serviva a nutrire i soldati al fronte, oltrechè a rispondere ai bisogni della popolazione. La sua richiesta, portò gli allevatori a considerare un’opportunità di guadagno, quindi la facevano pagare molto sacrificando anche gli animali destinati alla produzione di latte o al lavoro nei campi.
Nel 1918 un Decreto prefettizio ordinò la sospensione di metà delle fiere annuali del bestiame

Aprile 1920 venne destinato un: “contributo di £ 5 a chi macella animali bovini. Il 9 per cento va allo Stato, l’1 per cento al Comune in cui avviene la macellazione”.
Ad Agosto dello stesso anno, il Commissario Generale Approvigionamento e Consumi, ripristinò la libera macellazione degli animali bovini. Restano ferme le norme che disciplinano la macellazione delle vacche e giovenche gestanti e le disposizioni che vietano la macellazione delle femmine bovine fino a che non siano apparsi i primi 4 incisivi da adulti” A Stroncone, la presenza di bovini, nel 1915, come risulta dalle denunce di macellazione, non era molto alta con una media di 3 capi al mese , macellati. Diversa situazione, invece, l’allevamento di ovini, la cui macellazione registrava numeri molto più alti, arrivando a contarne dai 40 ai 50 capi per ogni mese estivo.
D.M. del 12 ottobre 1920: “Dalle ore 15 del mercoledì a tutto il venerdì di ciascuna settimana è vietato vendere al pubblico e consumare nei pubblici esercizi, carni bovine, bufaline, ovine, ecc. fresche o congelate o conservate crude o cotte o in scatola. Gli esercizi di vendita delle carni debbono rimanere chiusi dalle ore 15 del mercoledì a tutto il venerdì. Tale disposizione è applicata a mense annesse a circoli, clubs, vetture, ristoranti, ecc. …Tale divieto però, può essere infranto per gli ammalati i quali con un certificato medico e sotto il controllo di un agente municipale che annoterà l’acquisto, potranno servirsi di carne negli spacci autorizzati anche dal mercoledì al venerdì”.
A giugno del 1921, venne incentivato il consumo della carne in scatola appartenente all’Amministrazione militare, di produzione nazionale, giacente nei magazzini.
” Nell’intento di favorire i consumatori e di produrre un effetto calmierante nel mercato, attualmente esageratamente caro,…si cedono esclusivamente a Enti e a Istituzioni pubblici di consumo e a cooperative, tale marca a prezzo vantaggiosissimo £ 1 la scatola che contiene 220 gr. di carne“.
Olio
In alcuni casi, furono emanati provvedimenti per consentire lo scambio di prodotti da comune a comune e da provincia a provincia per evitare che in alcune regioni, l’eccedenza potesse far calare i prezzi alimentando un rincaro degli stessi, laddove l’approvvigionamento fosse risultato carente.
Ottobre 1920: venne vietata l’esportazione delle olive da frantoio della campagna olearia.”
Tale divieto non vuole creare ostacoli ai produttori nel loro commercio ma assicurare alla provincia l’olio per il suo consumo”.
A novembre venne ulteriormente precisato: Il Decreto ha lo scopo di accertare in modo rigoroso, senza creare ostacoli al libero spostamento della merce nell’ambito provinciale, le disponibilità effettive di olio della stessa provincia, allo scopo di assicurare il fabbisogno tenuto presente la scarsità del nuovo raccolto. In una nota si leggeva, inoltre, che : “l’anno precedente, nonostante il raccolto fosse stato abbondantissimo, alcune difficoltà hanno impedito il corretto approvvigionamento a tutti. Nella denuncia del detentore di olio deve esserci il quantitativo di olio prodotto in 7 giorni” Il prezzo viene indicato dal Decreto e si va da £ 1100 al quintale per l’olio puro lampante finissimo, a £ 600 il quintale per quello al solfuro.
L’8 gennaio 1921, da verbale dell’Adunanza dei Sindaci di: Terni, Sangemini, Cesi, Acquasparta, Montecastrilli, Polino e Arrone, ” la produzione olearia è insufficiente ai bisogni della popolazione e quindi deve essere requisita per intero”.
Il 18 marzo 1921, venne revocato il divieto di esportazione di olio d’oliva nella provincia di Terni. Quindi: “il commercio all’interno del Regno è libero. Però in questo ordinamento, non sono comprese le partite di olio cedute direttamente ai Comuni per i bisogni locali e quelle già assegnate dalla prefettura ai Comuni.“
I grassi suini
Art. 5 Decreto 9 ottobre 1920 per la requisizione dei grassi di maiale per la popolazione. ” Dalla requisizione dovranno escludersi i suini occorrenti al fabbisogno della famiglia e dell’azienda dell’allevatore. La richiesta indirizzata alla Prefettura dovrà specificare : 1) Il numero dei suini ingrassati da requisire nel territorio comunale; 2)la quantità di lardo e strutto occorrente per la popolazione che non alleva. Quindi n. suini necessari alla requisizione ;3) numero di suini ingrassati rimasti disponibili per l’eventuale esportazione”.
Il Sindaco del comune di Stroncone nel febbraio del 1921, fece richiesta di approvvigionamento di tali grassi. Il prefetto rispose che nè la Prefettura, nè il Consorzio potevano approvvigionare il Comune di grassi suini, in quanto il Comune risultava essere produttore ed esportatore di tale derrata. Quindi lo esorta ad usare provvedimenti coattivi autorizzati dal Prefetto per riuscire ad assicurarsi il fabbisogno della popolazione. Nel caso di assoluta difficoltà a reperirne anche attraverso il mercato libero, verrà autorizzato a rivolgersi al Sindaco di Terni.
La produzione dei cereali
“Pane nero”, ” pane di guerra”, definizioni che ben fanno intuire un alimento sgradevole e poco digeribile fatto quasi intenzionalmente per allontanare la popolazione dal suo consumo. Lo Stato intervenne energicamente e drasticamente nella composizione degli ingredienti di pane e pasta.
Maggio 1920: vennero emanate disposizioni che regolavano la denuncia e la requisizione del cereale del: prossimo raccolto.”Ogni Comune dovrà avere un capogruppo di requisizione il quale si occuperà delle denunce originali in un elenco in ordine alfabetico con i nomi dei denunzianti e le indicazioni qualitative e quantitative dei cereali da ciascuno denunziati, da farsi entro 5 giorni dalla trebbiatura. La Commissione per la requisizione dei cereali visiterà le aziende produttrici e determinerà dalla quantità prodotta quella che dovrà essere esentata dalla requisizione e quella no”.
” Alle autorità comunali poi, come quelle che vivono più a contatto della popolazione, income il sacrosanto dovere di agevolare il lavoro delicato e gravoso ad ogni gruppo di requisizione affidato, segnalando in tempo i nomi di quei produttori che a scopo di lucro e di speculazione cercassero di nascondere o sottrarre allo stato i cereali soggetti alla requisizione. Va fatta la sorveglianza alla trebbiatura e la ricognizione delle trebbiatrici. restano esclusi dalla requisizione i cereali già preparati per seme riconosciuti tali dalla Commissione provinciale.”
I Comuni avevano, inoltre, l’obbligo di ritirare mensilmente il grano assegnato loro dal Consorzio provinciale per l’approvvigionamento dei non produttori. Veniva spiegato come sarebbe dovuto avvenire il trasporto dei cereali e vennero autorizzati i Comuni a richiedere un sovraprezzo di £ 0,20 per eventuali spese sostenute.
A Dicembre dello stesso anno, il Prefetto inviò una circolare in cui rinnovò ai Comuni, la necessità di condividere il senso di responsabilità nel difficile momento che lo Stato si trovava a fronteggiare, a fronte della richiesta di alcuni di voler sostituire la segale mensilmente assegnatagli con granturco; “Tali Comuni dimostrano di non voler comprendere le gravi difficoltà in cui si trova il governo per l’approvvigionamento del Paese. Le scorte sono limitate a causa delle difficoltà dell’importazione del grano dall’estero, ostacolata dai cambi aspri, questo impone una riduzione dell’utilizzo di granturco, segale e orzo per garantire il fabbisogno a tutti”.
La L. del 26/02/1921, indicò che dal 1 aprile si sarebbero potute “fabbricare” diversi tipi di pane e pasta. “E’ data facoltà ai Consorzi di regolare la materia per rispondere alle abitudini locali. In via di esperimento si possono fabbricare : il tipo popolare, di peso non inferiore ai 500 gr.; forma piccola, non inferiore a 150 gr.; tipo comune con farina abburattata al 75%; tipo fino con farina abburattata al 6%. I prezzi dei prodotti raffinati saranno maggiori e serviranno a coprire i costi del confezionamento di quelli più grezzi. I Comuni saranno tenuti a comunicare ai Consorzi le quantità di confezioni di cui abbisognano.“
A Marzo, nuovi telegrammi prefettizi fissarono nuovi prezzi massimi dei cereali.” La pasta alimentare di tipo popolare avrà un costo di £ 214,85 al quintale, merce resa molino o pastificio, pagamento contenente tela o imballaggio a rendere. Il prezzo della pasta non potrà superare £ 2,30 il kg e quello del pane £ 1,55″.
Nello stesso periodo, al comune di Stroncone venne attribuito, per il mese di aprile, un quantitativo pari a 180 quintali di grano, da prelevarsi al magazzino di Terni.
Beni di lusso: dolciumi
Il Decreto del 27/7/ 1920 aveva emanato norme restrittive per la vendita e il consumo di dolciumi.
A marzo del 1921 venne consentita la vendita di tutte le qualità ed i formati dei dolciumi compresi quelli di pasticceria.
La propaganda
I governanti cercarono di far leva sul senso civico e sulla responsabilità della popolazione che aveva sostenuto l’esercito in guerra, per far rispettare i decreti restrittivi sulle limitazioni dei consumi alimentari. Ovunque sorsero Comitati per sensibilizzare la cittadinanza sui benefici di un’ alimentazione parca e frugale, prendendo a giustificazione la salute e l’igiene. La socializzazione di tale pensiero, coinvolse anche le scuole. I ragazzi, vennero indirizzati, verso la realizzazione di attività come piccoli allevamenti e creazione di orti, verso, cioè, un’educazione mirata al risparmio e alla corretta gestione delle risorse.
Bibliografia e Sitografia
Documenti conservati presso l’Archivio storico del Comune di Stroncone
http://napolidieduardo.blogspot.com/2016/06/eduardo-il-calmiere-di-gennaro-jovine_19.html