“Nei bollettini dei decessi, la polmonite è agevolmente al secondo posto, dopo la tubercolosi“; — William Osler medico canadese 1849 – 1919
Un’espansione industriale incontrollata
Quando lo sviluppo industriale sembrò rappresentare il progresso e il superamento delle vecchie economie rurali, non preoccupò l’impatto che l’invasione di masse di operai avrebbero avuto nell’equilibrio sociale e architettonico delle piccole città. Le autorità comunali, seppur convinte della positività di tale avanzamento economico e produttivo, si trovarono a far fronte a numerosi problemi di sistemazione delle nuove famiglie a partire dagli alloggi, oltreché a rendere idonei i luoghi di lavoro. Gli spazi comuni si affollarono di persone, insufficienti impianti fognari, servizi igienici in numero inadeguato, la promiscuità nei luoghi di lavoro e nelle abitazioni, portarono alla diffusione di numerose malattie che trovò impreparato anche l’assetto sanitario dei Comuni. Sebbene la Legge sanitaria del 1888, prevedesse: la presenza, in ogni città, di un ufficiale sanitario che agiva accanto ai medici condotti; l’ispezione da parte del sanitario, delle abitazioni nei quartieri poveri con la facoltà addirittura di abbattere edifici non confacenti.
Terni, che alla fine del’800, venne definita la ” Manchester italiana” e che veniva vista come un luogo idoneo a rappresentare la città industriale per eccellenza, per le risorse d’acqua, la posizione geografica, gli opifici già esistenti, fu colpita in pieno da questo nuovo riadattamento sociale con tutte le conseguenze sanitarie che ne derivarono.
Nel 1911, il professor Trottarelli e il professor Tini, denunciarono la gravità della mortalità causata dalla tubercolosi e la definirono ” flagello della città di Terni”. Le loro analisi la ricondussero alla: “scarsa igiene praticata nelle case tugurio spesso abitate da 12-14 persone che mangiano e dormono negli stessi ambienti; dove condotti di scarico dei lavandini comunicano con le fogne e pozzi neri. Le strade sono piene di immondizia che unita agli escrementi di cavalli e cani forma pulviscolo infetto e maleodorante”.
Negli stessi anni, il documento è del luglio 1896, anche a Stroncone, l’Ufficiale sanitario reclamava lo stato deplorevole a livello igienico del comune e così scriveva:” in questa stagione il paese dovrebbe essere spazzato due volte alla settimana ma la nettezza e la disinfezione dovrebbero essere tutti i giorni costantemente e principalmente nei vicoli dove si raccolgono immondizie di ogni genere. E’ necessario un aumento di personale per tutto ciò. Il condotto dell’acqua potabile è malandato, l’acqua stessa viene inquinata, la poca cura delle stalle, delle latrine pubbliche e dei vicoli, ove più che in altri luoghi si annidano le materie di rifiuto è grandemente trascurato”
La malattia e gli aspetti sociali
Dalla metà del 1800, gli studi di medicina dimostrarono la relazione tra malattie e microbi e questo inevitabilmente portò a coinvolgere la sfera sociale e relazionale degli individui e tutti gli aspetti delle loro attività. La Legge Crispi, modificò gli ospedali, che da luoghi di assistenza e di ricovero, vennero trasformati in luoghi di cura e di ricerca. Questo favorì lo studio di alcune malattie che uccidevano molte persone e delle quali non si sapeva molto. Permise il diffondersi e la condivisione di studi fatti nei diversi paesi e la somministrazione di farmaci e cure in grado di debellare morbi mortali, anche attraverso la profilassi. E’ in questo contesto che le Congregazioni di Carità di Bettona e di Cannara, nel 1903, si adoprarono per richiedere aiuti economici alle altre Congregazioni del regno, compresa quella di Stroncone. Si chiedevano fondi per ” il rinnovo dell’Ospedale secondo i dettami del progresso e della scienza, soprattutto in fatto di igiene” e ancora “E’ un fatto che gli Ospedali civili col procedere del tempo, uniformandosi alle progressive esigenze della scienza e delle leggi sociali, hanno avuto maggiori sviluppi e per alcuni è stato superiore alle proprie forze economiche, di conseguenza si trovarono nella necessità di ricorrere alla carità degli altri istituti di pubblica beneficenza per riparare alle deficienze finanziarie”
La tubercolosi cominciò a diffondersi tra gli strati più deboli della popolazione, dove la miseria e la carenza di cibo e igiene si affiancavano a luoghi di lavoro malsani svolti a ritmi estenuanti. Sempre il Trottarelli e il Tini, definiscono pericolosi anche i materiali usati nella fabbricazione di alcuni manufatti come la iuta, e il carburo di calcio. ” la tubercolosi insorge maggiormente negli operai che lavorano in ambienti molto affollati…” e aggiungono: ” le polveri sono veicolo di trasporto per i bacilli di Koch… ” per questo auspicano: la bonifica delle polveri e una ricerca batteriologica fatta periodicamente nelle industrie, “allontanando gli operai malati anche se ciò sembra cosa inumana è più dannoso per la collettività contagiare l’operaio sano che può ammalarsi e morire”
La polvere come veicolo di infezione, negli anni considerati, sarà un concetto molto forte e i comuni si attivarono per provvedere alla pulizia straordinaria delle strade, provvedendo prima alla loro innaffiatura. Così disponeva Elia Rossi Passavanti

Lo Stato, ben consapevole della difficoltà sanitaria di rispondere ai numerosi casi di tubercolosi che avrebbero potuto presentarsi, emanò ogni sorta di decreto mirante a contrastare la diffusione di altre malattie predisponenti alla possibile contrazione di tale malattia tubercolare. Perciò consigliava di evitare luoghi affollati privi di adeguate ventilazione, già consapevole della ricaduta collettiva in un possibile contagio.

La ricerca scientifica e i provvedimenti dello stato sociale
La salvaguardia della salute pubblica, nel nuovo stato unitario, si praticava attraverso gli enti morali che provvedevano all’assistenza dei malati attraverso gli ospedali, attraverso le condotte mediche e sanitarie dei comuni, l’attività dei farmacisti che preparavano medicinali e medicamenti vari e le vaccinazioni obbligatorie. Quella vaiolosa veniva effettuata nelle scuole, i sacerdoti venivano pregati di comunicarne la data anche attraverso la S. Messa e i maestri dovevano tenere un registro dove annotavano i bambini che si sottoponevano all’inoculazione del siero.
Nel novembre del 1925, un telegramma del Governo, avvertì tutti gli Ufficiali sanitari di stare in allerta per manifestazioni di vaiolo nel bacino del Mediterraneo e da altri paesi europei. Si temeva la diffusione del morbo nel Regno.” Particolare cura dovrà darsi al servizio vaccinazioni antivaiolose sessione autunnale per avere sicurezza che nessuno sfugga dall’obbligo sancito. Dato poi l’inizio dell’anno scolstico si deve procedere rigorosamente al controllo dello stato di vaccinazione degli alunni secondo la legge che prevede l’obbligo di vaccinazione all’ottavo anno di età”

Altre temute malattie erano la malaria, le febbri tifoidee, e infezioni intestinali trasmissibili.

Erano così temute che lo stesso governo emanava decreti e raccomandazioni anche attraverso telegrammi affinchè gli amministratori attuassero una corretta profilassi. Nel 1922, a causa dell’estate particolarmente calda, si raccomandavano indicazioni sanitarie come:“profilassi infettiva verso gli animali in piena efficienza; disinfezione periodica a brevi intervalli acqua potabile zona protezione serbatoi percorso conduttura, incaricando persone responsabili di ispezionare mulini, pastifici e depositi cereali di provenienza estera; necessario aver pronto locale isolamento personale, adatto materiale disinfezione; denuncia qualsiasi caso anche sospetto malattia infetta intestinale, febbre acuta, ghiandole ascellari e inguinali, senza creare allarmismi. La denuncia deve avvenire per telegramma”

La tubercolosi e il contagio
Sul finire del 1800, venne scoperta la contagiosità della tubercolosi e dunque la legislazione si occupò di creare strutture idonee per accogliere i malati. Vennero creati reparti di isolamento ed emanate disposizioni per contrastare il contagio negli ospedali, negli opifici e in altri luoghi di lavoro. “i malati e i morti di tubercolosi, in una casa che non viene risanata igienicamente continueranno a contagiare quelli che vi abiteranno nuovamente”. Negli anni della Grande Guerra, furono rimpatriati migliaia di prigionieri dai campi austriaci perchè colpiti da tale malattia. Fu il caso che si verificò nella frazione di Aguzzo nel 1921, per il figlio di Sabatino M., come confermò l’ufficiale sanitario: “congedato tubercolotico già prigioniero di guerra in Austria e che giace nel sanatorio di Roma a soli 22 anni. Tutta la famiglia risulta contagiata perciò abbisogna di un sussidio per raschiare l’intonaco e rimbiancare disinfettando e curarsi con medicine, assistenza e buon cibo”


Poichè era vacante una delle due condotte mediche, fu chiamato il dottor Gangi da Terni, il quale come onorario, comprese le spese di viaggio, chiese al comune £ 200.
La tubercolosi fu talmente frequente nella popolazione, che alcuni studi, ipotizzano che la “spagnola” potrebbe aver avuto molte vittime perchè il germe trovò fisici già interessati da tubercolosi latenti.
Cure e profilassi nella cura e prevenzione della tubercolosi
Nel 1769, Leonardo Spallanzani aveva già notato l’azione battericida del sole e nel 1892, Antonino Sciascia applicò per primo l’elioterapia nella cura della tubercolosi. Fu dunque chiaro che il clima, in qualche modo poteva aiutare nella cura e prevenzione della malattia. Sorsero così i primi sanatori, montani e balneari e vennero organizzati soggiorni nelle località climatiche. Agli inizi del secolo le colonie di vacanza marina erano affidate agli enti caritatevoli che si occupavano di portarci bambini malati e bisognosi che non avrebbero potuto accedere alle cure. Presto il binomio clima-benessere diventò simbolo di salute fisica e così, soprattutto in epoca fascista, queste colonie divennero luogo, non solo di cura ma anche ambienti dove esercitare il nuovo modello educativo del regime fascista.Nel 1927 venne resa obbligatoria l’istituzione, in ogni provincia del “Consorzio antitubercolare per: “la tutela e l’assistenza del malato e la profilassi dei sani“
BIBLIOGRAFIA
Documenti conservati presso l’Archivio Storico del Comune di Stroncone
S. Tini e G. Trottarelli – Della tubercolosi a Terni , Tip. Terni ” L’Economica”,1911
S. Sabbatani “La nascita dei sanatori e lo sviluppo socio-sanitario in europa e in Italia” in Le infezioni in medicina, 2005