L’Istruzione a Stroncone dal 1880 al 1920

“Istruire il popolo quanto basta, educarlo più che si può”

cit. Ministro della P.I Guido Baccelli 1894

Nella complicata organizzazione dello stato unitario, il ruolo della scuola risultò fondamentale perché rappresentava la strada principale, per indirizzare la cultura sociale e politica della popolazione, secondo linee che non si discostassero, da quella che era l’ideologia della classe dirigente. Più che la lotta all’analfabetismo, apparve importante, trasmettere quei valori di patria, lavoro, famiglia, accettazione della condizione sociale…escludendo tutto quello che avrebbe potuto favorire pensieri divergenti in grado di minare l’ordine costituito.

La gestione comunale e amministrativa, i tentativi di elevare la professione dell’insegnante attraverso la conquista di un degno stato giuridico, il difficile rapporto con le popolazioni rurali e le condizioni di vita disagiate in ambienti umili e poveri, classi numerose, a volte fino a 60 alunni per classe… realtà ricorrenti di fine ‘800, e Stroncone, non faceva di certo eccezione.

Il maestro, anzi la maestra

“Ma la mia maestra, che per noi fu ed è una seconda mamma è stata la sig. Giulia Faggioli, è superfluo parlare di lei, quando si è detto il suo nome si è detto tutto; chi non la conosce? chi non l’ama?chi non la stima come il suo nome merita? se l’educazione, la religione, l’abbiamo apprese dalla mamma, …da lei sono state rafforzate e moltiplicate, quando recito la coroncina al S. Cuore, ritorno tra i banchi della scuola; …mi rivedo in quella stanzetta con la mia maestra. Che dire dell’amor di Patria? Sapeva inculcarlo così bene nei nostri cuori e ci parlava della nostra bella penisola con un modo tutto suo particolare…Cara buona signora! Il vostro ricordo è legato a me come le mie persone più care…mi sarà caro sempre ricordare la mia cara maestra ai nipoti e pronipoti. Iddio benedica sempre le vostre azioni buone e vi conservi ancora in vita a conforto dell’umanità sofferente che da voi trova sempre conforto di parole e di carità. ( Taide Malvetani)

Questo è il ricordo che Taide Malvetani, poco più che ventenne, affidava alle pagine del suo diario nel 1901. Le sue parole descrivono proprio lo spirito educativo del tempo finalizzato a ” spargere” l’amore per la patria, la religione, la famiglia.

La maestra Giulia Valentini in Faggioli, godeva di una grande stima che le derivava anche dall’essere la consorte del medico condotto Augusto. I due non ebbero figli e, probabilmente, la “compassionevole dote” che suscitava in Taide molta ammirazione era proprio dovuta alle tragiche situazioni che poteva osservare, di riflesso, nella professione del marito. Egli stesso si fece portavoce, svariate volte, dei più umili nel sostenere la causa per un sussidio a causa dell’ estrema indigenza. Nel 1905, ad anno scolastico già iniziato venne chiamata a sostituire il dimissionario Chiorri Cesare, nella 2 e 3 maschile. Il Consiglio comunale deliberò la sua assunzione per un anno, anche perchè aveva già insegnato nelle medesime classi. La votazione avvenne con palline bianche e nere, su 16 votanti: 15 favorevoli e 1 astenuto.

Alla fine dell’ ‘800, il grado inferiore dell’insegnamento, sembrava essere esclusivo appannaggio delle donne. Un documento che riporta i nomi dei dipendenti comunali del 1911, conta 21 insegnanti donne e 5 uomini. Tra questi ultimi, uno era un sacerdote. Alla maestra si richiedeva di accompagnare con il suo senso materno la trasmissione di quelle attività che dovevano garantire il ruolo femminile all’interno del nucleo domestico. I contenuti delle materie che formavano il corso di studio nella Scuola Normale, prevedevano quei lavori donneschi che potevano estendersi dalla cura di piante e animali all’arte del cucito e del ricamo.

“…le candidate devono mostrare di aver acquisito speciale abilità nel tagliare o nell’apparecchiare gli oggetti di biancheria o gli abiti …e nel saperli bene cucire; e devono essere interrogate intorno al modo da tenere nell’insegnare i lavori di cucito nelle classi elementari” ( art.169 cap.XVI Regolamento del Ministro Boselli 1889)

Qualcuno ha definito, queste prime donne che si emancipavano dalla famiglia borghese e anelavano ad uno status diverso da quello di moglie e madre, come delle “pioniere”. Le Scuole, infatti, si trovavano spesso distanti dal luogo di origine e quindi dagli affetti più cari, per non parlare dei paesi dove esercitare tale professione, spesso situati in zone periferiche che mal si adattavano allo stile vissuto in città. A ciò si aggiunga che ad esse veniva richiesta massima integrità morale. Sindaci e Ispettori scolastici si informavano, addirittura, anche attraverso le ” voci di paese” considerate attendibili.

1906-L’Ispettore scolastico chiede informazioni sul conto della maestra Rocchetti Maura; chiede alla maestra Masi se sia maritata civilmente. Non dimentichiamo, inoltre, che per esercitare la professione di insegnante i comuni dovevano rilasciare certificato di indubbia moralità.

Mosca Maria proveniva da Pievetorina e aveva frequentato gli studi a Camerino; Vergnano Isabella era di Torino e aveva studiato a Novara; Uguccioni Tersilia era di Pesaro; Celestina Buranti era di Ravenna; Boccanera Giovanna di Leonessa e Ippoliti Angelina di Città Reale, per citare quelle più lontane. Avevano avuto esperienze in scuole di città e portavano a loro corredo encomi e menzioni di merito e lodi. Di certo la campagna stronconese doveva essere ben altra cosa rispetto ai loro sogni: Vasciano, Aguzzo, Finocchieto, Coppe, non solo erano scuole rurali ma spesso erano anche considerate non classificate o miste, uniche…con una numerosa popolazione di alunni 50-60 per classe oppure svuotate per la scarsa frequenza. Era una popolazione scolastica disagiata perchè l’idea di scuola pubblica era lungi dal divenire luogo di aggregazione per figli di famiglie abbienti. La borghesia si rivolgeva a scuole e precettori privati e dunque le scarne aule rispecchiavano esattamente le condizioni di vita degli allievi. Eppure esse svolgevano la professione con abnegazione e solerzia.

La signora Nobili Gaetanina, poverina! quanto era bruttina, la natura con lei era stata davvero matrigna, zoppa, un viso piuttosto lungo, brutta la bocca con denti finti, il labbro inferiore sporgente che pareva a volte gli toccasse il mento, forse per troppo bagnarsi l’indice nel rivoltare pagine di libri e di quaderni…per il resto scrupolisissima nell’adempiere il suo dovere, attivissima , infaticabile, aveva tutti gli anni più di cento ragazzi, per la prima, li tirava avanti eccome…le fu concessa la medaglia d’oro per 50 anni di insegnamento, non volle fosse festeggiata perché era in corso la guerra del 1915-18.(Taide Malvetani)

La scuola…non certo una priorità per tutti!

Nel giugno del 1896, l’Ispettore Scolastico, lamenta “l’infrequenza” della scuola di Finocchieto e afferma, in una nota, che la giunta comunale può variare i mesi di vacanza. Anche la maestra di Aguzzo chiede di chiudere la scuola e fa richiesta per due mesi di stipendio anticipati.

Probabilmente, anche qui, accadeva quello che era comune a tutte le realtà contadine: nei mesi invernali, quando i lavori della campagna erano fermi, le classi si affollavano ma appena ricominciavano l’aratura e la semina, i ragazzi aiutavano nei campi, disertando la scuola. D’altro canto, la povertà era considerata una eccezione all’obbligo scolastico , come aveva sancito anche la Legge Coppino ( 1877) definendola un impedimento legittimo. Era anche vero però che il Regio decreto del 9 Ottobre 1895, sull’Istruzione obbligatoria affermava che: “sindaci, ispettori e insegnanti dovevano operare a far sì che i fanciulli tutti si iscrivano alle scuole

In un’ Italia dove il 78 % della popolazione era analfabeta e per lo più contadina mezzadrile, l’istruzione, seppur importante rimaneva comunque un passo indietro rispetto alle misere condizioni di vita dei più. Era questa la vera battaglia che i giovani maestri si trovavano a combattere quotidianamente. A Stroncone, il quadro della situazione si poteva facilmente desumere dalle richieste per sussidi alla Congregazione di Carità. Famiglie numerose che venivano sostenute da un unico lavoratore spesso chiamato a giornata, contadini e artigiani che contavano sull’aiuto dei figli per svolgere le loro attività. Anche elemosinare era considerata un mezzo di sostentamento e quando la malattia si abbatteva su di loro non restava che sperare in un seppur minimo e temporaneo aiuto economico

F. Amabile, è malata e quindi impossibilitata a lavorare, solo il marito deve provvedere a mantenere la numerosa famiglia e non può neanche comprarsi le medicine

C. Angelo, ha il figlio gravemente malato, giovane sostegno della famiglia, capace di dargli un aiuto col lavoro

A. Giuseppe, da lungo tempo malato non ha di che mantenere i suoi tre figli piccoli

P. Paolo, non trova lavoro a giornata e ha moglie e figlio da mantenere

M.Stanislao, è da molti giorni malato e non può guadagnarsi da vivere

P. Attanasio vive di elemosina ma ora è malato e vive nell’indigenza

A. Angelo è povero e carico di famiglia

G. Enrico è muratore ed è malato di febbre tifoidea, non ha beni di fortuna e mantiene la famiglia col lavoro delle sue braccia e ora che non può guadagnare, chiede un sussidio

perfino le avverse condizioni meteorologiche, erano in grado di mettere in ginocchio la povera economia

G. Pietro “stante il cattivo tempo si trova inabile a poter lavorare”

R. Felicita ricava poco dal lavoro e non può essere aiutata dai figli che “con queste stagioni hanno da pensare non poco per sè”

M. Francesco non può lavorare a causa del rigido inverno

In questa situazione drammatica, si confrontavano quotidianamente gli insegnanti, facendo fronte anche alle situazioni disagiate dei locali in cui operavano.

Il Direttore Napolitano, nel 1888, fa presente al sindaco i provvedimenti da prendere nell’edilizia scolastica fatiscente: nella scuola di Vascigliano, le finestre devono essere munite di vetri; nella scuola di Vasciano e Finocchieto, vanno sistemati il tetto e il pavimento; denuncia il locale angusto di Santa Lucia, in cui sono raccolti bambini di 2 e 3 classe; nel capoluogo occorre sistemare” i mattonati per impedire che i bambini inciampino nei mattoni smossi”

L’Amministrazione e la Congregazione di Carità aiutavano per quello che era nelle loro possibilità imbrigliate, anch’esse, negli assidui controlli del potere centrale, rappresentato dal sottoprefetto e mal si muovevano nelle rigide maglie della burocrazia statale.

Nel 1899, la maestra Vergnano , scrive per segnalare lo stato di estrema povertà di molte sue allieve che “si presentano a scuola sprovviste degli oggetti più indispensabili per scrivere: quaderni,penne, pennini e carta sugante. A causa di tale mancanza non può ottenere da loro il profitto richiesto.” La Congregazione concede £ 2

Nel mese di dicembre del 1900, la scolaresca di Vasciano, si deve trasferire nella casa parrocchiale a causa del tetto malridotto. La casa parrocchiale è ancora senza occupazione da parte del titolare che è atteso da un momento all’altro. Il comune paga una mensilità di £ 1,90 al reggente la parrocchia.

Il libro

La formazione pedagogico-didattica degli insegnanti di fine ‘800, era varia e non sempre avveniva con un titolo legale. Una risposta a tale mancanza, venne dalle Conferenze pedagogiche con la circolare del Ministero P.I. n.706 del 22/06/ 1883: ” Vista l’utilità che hanno recato le conferenze pedagogiche tenutesi negli scorsi anni in alcune città del regno, allo scopo di diffondere le cognizioni dei modi più efficaci d’istruzione e di educazione nelle scuole primarie e popolari, volendo dare uno stabile e definitivo assetto a tali conferenze decreta che le conferenze pedagogiche avranno luogo ogni anno… nella seconda quindicina del mese di settembre”

Le Conferenze volevano contribuire alla formazione degli insegnanti specialmente venendo incontro a quelle situazioni in cui, per la carenza di personale si permetteva di svolgere questa professione anche a chi non aveva requisiti. Si svolgevano nei capoluoghi di provincia, nei centri maggiori erano presiedute dal Provveditore, in quelli minori dall’Ispettore scolastico, come appunto il caso di Stroncone.

Un aspetto non trascurabile di questa difformità nella preparazione del corpo docente, era la preoccupazione dello Stato, per la trasmissione di un sapere , non sempre, in linea con il pensiero politico prevalente e dunque “pericolosa”. Ecco allora che la scelta del libro del testo ad opera dello Stato, serviva a garantire contenuti uguali e una omogeneità del pensiero pedagogico: “scongiurando un’ampia e sconfinata libertà nell’uso dei libri di testo”. Il libro diventava così, il mezzo indispensabile, non solo per l’insegnamento delle nozioni, ma anche per comunicare e “suggerire” , attraverso le letture, ” regole sociali di comportamento”. Si capisce, allora, come, fornire libri, alle scolaresche, diventava un obbligo verso cui il Comune e la Congregazione di Carità non potevano sottrarsi.

Francesca Cattani a nome dei suoi scolari fa istanza di £ 8 per acquistare libri e quaderni. Gliene vengono concesse soltanto 2

Nel dicembre del 1902, la Congregazione comunica al Direttore di aver fornito ai fanciulli poveri delle scuole elementari di Stroncone, £ 3,05 per l’acquisto di libri. I prezzi dei libri variavano: £0,60- £ 0,15-£0,30- £ 1,00-£1,90

Al figlio di Adele Forzanti, vedova e in povertà, vengono forniti i libri per il figlio maggiore che frequenta le scuole elementari del comune.

Una professione ricercata ma irta di ostacoli

Nel 1864, la carenza di maestri era talmente alta che a fronte dei 50 000 necessari, ce n’erano solo 16.770. Nel 1892 la situazione era talmente grave che si ricorse anche ad arruolarli attraverso gli annunci sul Corriere dei Comuni .

Il corso di studi era di 4 anni, 2 per il corso inferiore e altri 2 per quello superiore, poi bisognava conseguire la patente. In realtà, per oltre un decennio, per ovviare alla mancanza di tali figure, si accettavano anche persone che tali requisiti non li avevano e spesso erano i Consigli Comunali a deliberare sull’assunzione di questo o quella persona.

E’ il caso di Pisani Maria di Catanzaro, che non riuscì a conseguire il titolo nella Scuola Normale di Rieti, a causa di una malattia, che venne chiamata a sostituire il maestro Frattaroli, nella frazione di Vasciano, nel 1908. L’Ispettore scolastico la raccomandò pur essendo sprovvista di titolo e tale Atto, venne regolarmente approvato dal Consiglio Provinciale Scolastico. Quando nel 1911, chiese le dimissioni, sulle note che accompagneranno l’accettazione delle dimissioni, si leggerà che:” il modo in cui ha condotto il suo officio ha compensato quello che non aveva“.

Per lo più, le donne, avevano la patente per il grado inferiore e, spesso, pur possedendo anche quella di grado superiore erano impiegate nel gradino più basso. Era rarissimo, poi, vederle impegnate in materie come la ginnastica ad esempio, in quanto il corso si praticava nei ginnasi e nei licei a carattere misto, un ambiente quindi disdicevole secondo i pregiudizi del tempo. Le classi del grado superiore erano riservate, quasi sempre ai colleghi maschi che portavano “ esempio delle forza, del coraggio, in una parola della virilità” ( Il rinnovamento scolastico, 1893).

La diversa considerazione tra sessi, caratterizzava anche il trattamento economico, che era a sua volta diverso a seconda che l’insegnamento avvenisse in scuole rurali o urbane e grado scolastico. Le donne venivano a percepire un salario di un terzo inferiore a quello dei maestri. Nonostante il legislatore avesse più volte cercato di uniformare titoli di studio, abilitazioni e trattamenti economici con le leggi: Orlando, Casati, Credaro, tuttavia, a causa della carenza del personale scolastico, i Consigli Comunali, almeno nei piccoli centri continuarono a gestire la figura dell’insegnante. Questo comportava che gli incarichi erano sempre provvisori e lasciati alla discrezionalità degli amministratori, lo stesso stipendio non era sempre adeguato e spesso appigliato alle larghe maglie delle eccezioni che le Leggi lasciavano aperte. Certamente i disagi non erano solo per i maestri ma anche per le stesse amministrazioni che potevano trovarsi a causa di improvvise dimissioni nell’impossibilità di garantire la regolarità dello svolgimento dell’ anno scolastico. Evento che non di rado avveniva anche a Stroncone.

In particolare, quando il maestro Chiorri lasciò l’incarico ad anno già iniziato, non solo ci si trovò nella situazione di dover provvedere nell’immediatezza a ricoprire le classi ma, il Chiorri portava via con sé anche la competenza nella direzione del Civico Concerto, il che causò un ulteriore problema di non facile soluzione.

Spesso, gli incarichi venivano abbandonati a causa del misero stipendio e, soprattutto in questi anni di fine secolo, il maestro, per sbarcare il lunario faceva anche un secondo lavoro. Inoltre, come già precedentemente detto, la disparità di trattamento economico tra scuole rurali e urbane, faceva protendere per l’accettazione di mandati cittadini, dove anche la vita quotidiana si rivelava meno disagiata.

Dai registri della Tesoreria Comunale, possiamo risalire al trattamento economico del personale della scuola del luogo: la ritenuta che più lo evidenzia, è la ritenuta di una giornata di stipendio ai sensi della L. 8/7/1904 n.407 art.29 essa prevedeva il pagamento da versarsi alla Cassa Depositi e Prestiti” per provvedere in avvenire a rendere più larga e proficua l’educazione e l’istruzione degli orfani degli insegnanti elementari”.L’importo della giornata equivarrà alla trecentosessantesima parte dello stipendio annuale netto, goduto dal direttore e dall’insegnante al 1 gennaio del corrente anno” (1904).

Napolitano Cipriano : £ 3,48; Valentini Giulia: £ 2,50; Danielli Ginevra £ 2,13; Buranti Celestina £ 1,66; Frattali Luigi £ 1,40; Leonardi Salvatore : £ 0,70.

Napolitano Cipriano quando prende servizio nel 1881, nelle scuole del grado inferiore percepisce uno stipendio di £608, due anni dopo, passa a quello superiore e il suo stipendio è di £ 770. Nel 1886 diventa Direttore delle scuole con uno stipendio di £ 796 che però vengono aumentate in sei anni fino a raggiungere £ 1000.

Nel 1908 la maestra Borzacchini Ines viene nominata a Finocchieto con uno stipendio di £ 600 annue e un aumento, fino a 660,00 con delibera della Giunta e approvazione del Consiglio Provinciale Scolastico;

Le altre ritenute erano poi riferite al Contributo Monte Pensioni ( 19 giugno 1878 Atto c. 74), e alla ritenuta di Ricchezza Mobile ( 14 luglio 1864).

La gestione amministrativa locale e statale

Nel 1896, per la Pubblica Istruzione, il Comune di Stroncone riceve £ 399,52 in sussidi dallo Stato e £ 100 dalla Provincia per un totale di £ 499,52

Nel 1889 riceve un Contributo dallo Stato per gli aumenti di stipendio ai Maestri £ 216,68; le spese per l’Istruzione pubblica ammontano in totale a £ 6 409,00, tra esse, £ 100 sono destinate a mobili, arredi. Si tratta di spese per l’affitto di locali: S. Filippo, Vasciano, Finocchieto, Aguzzo; contributo Monte pensioni; manutenzione locali; illuminazione e riscaldamento; premi agli alunni. C’è anche l’acquisto del calendario scolastico £ 15 in 6 copie

Per effetto della Legge 8 luglio 1904, ( ministro Orlando), la Tesoreria della Provincia di Perugia, versa in favore del comune di Stroncone 945,75 centesimi, per il concorso dello Stato nella spesa per gli aumenti di stipendio agli insegnanti elementari. Nel 1906, saranno £ 365 ed inoltre riceverà dal Ricevitore Provinciale in Perugia, £ 116,78 per sussidio istruzione elementare in base al Mandato dell’Amministrazione Provinciale dell’Umbria

Nel 1911, l’Amministrazione delle Scuole passa alla Provincia con la Legge 4 giugno 1911 n. 487

Il Comune di Stroncone deve contribuire versando annualmente, alla Tesoreria di Stato £ 6,972,25.

Nel 1911, lo stesso M.P.I. però paga al Comune parte della somma stanziata per l’esercizio delle Scuole elementari £ 3 188,00 per effetto della L. 15/7/1906 n.383 e per il concorso dello Stato per l’aumento dello stipendio dei maestri elementari agli effetti della Legge 11/ 4 /1886.

Bibliografia

Documenti conservati presso Archivio storico del Comune di Stroncone

Ministero del Tesoro-Bollettino Ufficiale volume XXIV anno 1906, Roma Tipografia Nazionale di G. Bertero e C. Via Umbria

Archivio Centrale dello Stato- fonti per la storia della scuola -C.Covato e A.M. Sorge, “L’istruzione normale dalla legge Casati all’età giolittiana”- Arti grafiche Panetto-Petrelli, Spoleto -Roma, 1994

F. Rosa-L’Istituzione scolastica nel periodo successivo all’Unità-

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