Vittori Vitaliano: genio del suo tempo (1880-1957)

Vitaliano Vittori ( foto archivio gruppo fb “Stroncone, l’altro ieri, ieri, oggi, domani”)

Le origini

Gaspare Vittori nasce a Roma nel 1828, da famiglia agiata che, da generazioni, si divide tra Roma e Stroncone. Suo nonno Giuseppe, agricoltore benestante, si trasferisce a Roma per esercitare il mestiere di “industriante” . Quando rientra al paese è sposato e ha 7 figli. Anche suo padre, Raffaele e sua madre Angela Frascarelli, non resistono al richiamo della grande città e lì fanno nascere, anche loro, 7 figli. Gaspare sposa Paolina Bernabei, di 10 anni più grande. Torna a Stroncone e qui vive il dolore più grande che un genitore possa trovarsi ad affrontare: la morte del figlio ventenne, Vitaliano, colpito da un fulmine sul campanile della chiesa di San Michele Arcangelo. Gioberto, l’altro ed unico figlio, nato nel 1852, può essere considerato il capostipite della famiglia Vittori che dette origine alla Grande Officina.

Una grande bottega per un grande artigiano

Gioberto, nei registri comunali, viene definito ” fabbro chiavaro”. E’ un abile e apprezzato artigiano, non solo, sul piano professionale ma anche nella vita pubblica. E’ infatti inserito in quelle che sono le associazioni più importanti dell’epoca, come la società operaia, fin dal 1901 il cui presidente è Mauro Rosa; il Civico Concerto. In particolar modo è impegnato a curare l’organizzazione di quest’ultimo dove è capobanda e socio, nonché garante per alcuni bandisti apprendisti. Si espone in prima persona nella denuncia presso il Comune, nel 1919, contro il maestro Menghini, quando, questi, sembra trascurare l’attività bandistica causandone “una mal gestione”.

Nel 1911, compare tra i dipendenti comunali come ” appaltatore dell’illuminazione pubblica con lampade all’acetilene” o “lampionario”.

Nella sua bottega le commesse non mancano, soprattutto per gli attrezzi che riguardano la manutenzione di strade, fontane o quelli necessari per i lavori agricoli. Le liquidazioni dei bilanci comunali e le citazioni presso il giudice conciliatore contro clienti morosi, ne dimostrano l’operosità.

“A Vittori Gioberto, fabbro-meccanico di qui, £82,00 per lavori dell’arte sua in servizio delle pubbliche fontane come alla nota liquidata”; “£13,00 in servizio degli arnesi dei cantonieri e stradini, come alla nota liquidata” ; ” £16,50 lavori diversi negli uffici e fornitura di utensili per gli edifici stessi come alle note liquidate”; ” £ 18,00 riparazione ai fanali della frazione Vasciano e provvista di tubi, come da nota liquidata”; ” £3,75 lavori di riparazione alle cabine elettorali, come alla nota liquidata”; ” £ 12,00 lavori e provvide in servizio della Banda comunale come alla nota liquidata”;

Concorre con altre ditte a realizzare opere per il Comune come ad esempio:

fornitura di una cancellata in ferro per il Monumento ai Caduti, £ 2.500; supplemento prezzo di fiamme di ghisa occorse per il Monumento £ 303,20″; “fornitura di un mascherone di ghisa per fontana pubblica £ 40,00″;” trasporto a mezzo ferroviario di una fontanella di ghisa £ 56,75; ” fornitura 5 carriole con ruote in ferro per nettezza urbana, £ 475,00.

Vittori Gioberto al Giudice Conciliatore cita per ” accomodatura di pompe, £ 9,50 e £ 3, riparazioni su un aratro con ruote, £ 50,00; impianto a gas, £ 36,00; accomodatura di una pompa irroratrice per le viti, £ 4,00; accomodatura di una pompa, £ 1,50.

L’officina è sita in via Contessa e, nel 1923, la troviamo registrata come Ditta Vittori Gioberto e figli. Tuttavia, mentre Vitaliano sembra seguire le orme paterne, fin da piccolo, Ubaldo, è meno interessato. Ben presto i loro destini si divideranno e Ubaldo si dedicherà al negozio di articoli casalinghi in via Delfini gestito con la moglie La Bella Laura.

Vitaliano, una vita in ascesa, interprete del suo tempo

Dotato di grande e versatile personalità, Vitaliano, ebbe una vita lavorativa e politica sempre in ascesa, coronata da soddisfazioni sia nella vita pubblica che privata. La sua felice intuizione fu quella di coniugare con successo, le linee politiche del suo tempo con l’abilità, l’ingegno e la competenza. L’entusiasmo della sua giovane età fece il resto.

Uno dei problemi dell’Italia unita e del primo dopoguerra, fu la necessità di ammodernare l’attività agricola. L’economia di molte regioni era basata sullo sfruttamento di terreni che rendeva poco e metteva in crisi i mercati. I provvedimenti presi dal governo centrale ebbero tutti lo scopo di sensibilizzare e informare i contadini, spingendoli verso l’adozione di nuovi strumenti e tecniche di lavorazione. Vennero istituiti dapprima i Comizi agrari, le Cattedre ambulanti e poi i Consorzi. Questi Enti, furono presenti anche a Stroncone, fin dal 1896: “contributo al Comizio agrario, £ 6,60″; nel 1921:“è aumentato il sussidio alla cattedra ambulante di agricoltura, £ 80,00”.

Essi promuovevano e organizzavano fiere, mercati, concorsi, esposizioni…La politica fascista, lanciando “la battaglia del grano”, favorì anche l’emigrazione coloniale per l’utilizzo di terreni fertili nelle zone conquistate. Tutto ciò, se non migliorò di molto il mercato economico, tuttavia,dette slancio al progresso meccanico con una parabola ascendente sul piano delle invenzioni e produzioni di: pompe, ruote, turbine, “azionati da locomobili a vapore”che permettevano anche bonifiche o irrorazioni di terreni altrimenti incoltivabili. All’inizio, trattori e aratri erano di provenienza straniera ma, poi, anche in Italia, sorsero piccole e” medie imprese metalmeccaniche che producevano attrezzature agricole di ogni tipo, spesso di livello pari alle più prestigiose industrie straniere”.

E’ in questo ampio contesto che si colloca la genialità di Vitaliano. Partecipò, ricevendo encomi, premi e medaglie a moltissimi concorsi e fiere anche internazionali. Giunse fino a Tripoli, dove vinse la medaglia d’oro e d’argento in due diverse manifestazioni. Dal 1910 al 1930 fu protagonista in varie città italiane, da Genova a Caltanissetta, distinguendosi per i suoi manufatti, alcuni dei quali, dotati di brevetto. L’aratro siciliano trainato da cavalli e quello a trampolo per i cammelli, pompe irroratrici e solfatrici a zaino, solfatrici e torchio per vinacce, sono solo alcuni degli attrezzi agricoli presentati che gli valsero diplomi d’onore e Gran Croci di merito.

Da bottega a opificio: le origini dell’Officina Vittori

Seppur affascinato dalla lavorazione del ferro, Vitaliano si impegnò anche nella costruzione di motori a vapore impiegati, in modo particolare, nella trebbiatrice a grano.

lampade utilizzate per motori a vapore

In effetti, sia nei registri comunali che nelle citazioni presso il Giudice Conciliatore, cui si rivolge per essere risarcito di opere di trebbiatura effettuate e non pagate, lo troviamo con la definizione: “trebbiatore“( diversamente da suo padre, definito “fabbro”): ” Vittori Vitaliano di Gioberto per trebbiatura di grano, £ 27,00″ (1905); “£ 14,00 per trebbiatura di grano”; “£ 80,00 per lavori eseguiti”; “£ 197,25 per trasporto col camion a Terni, prezzo di copertoni e forniture varie” (1925). Nel 1925, appare negli elenchi dei proprietari di ” locomobili e trebbiatrici esistenti in questo territorio: Vittori Vitaliano, 2 trebbiatrici e relativi motori”. Così pure appare nelle convocazioni delle Verifiche periodiche di” pesi e misure”. Questo, almeno fino al 1929, quando, proprio dai documenti di quest’ultime, scopriamo che la nuova denominazione è: Ditta Vittori Vitaliano e C. .Certamente ormai, da tempo, la bottega si stava trasformando in un vero e proprio opificio, dove, anche, giovani del luogo trovavano un’occupazione. Ne è un esempio il referto medico del Dottor Gangi del 1922:

Nel 1905, si accese, nella sua officina, la prima lampada elettrica e avviò le macchine con motori elettrici. Nel 1908 iniziò la costruzione di attrezzi e macchine agricole, in particolare l’aratro voltarecchio a trazione animale che sostituì il vecchio e rudimentale aratro di legno.

Maglio costruito da Vitaliano Vittori nel 1920

Negli anni della Grande Guerra trasformò l’azienda nella lavorazione delle granate per cannone da 75 mm. La sede dell’Officina non fu sempre la stessa così come la società che, per un breve periodo di tempo fu consociata con altre famiglie stronconesi. Un altro fiore all’occhiello della produzione fu il mobilio scolastico in ferro e legno con banco a catena brevettato. Rappresentanti giravano per l’Italia a prendere ordinazioni e commesse e c’era collaborazione con le industrie del ternano.

La vita politica

Vitaliano, oltre ad aver studiato, dimostrava una spiccata personalità, era dunque, normale la sua partecipazione alla cosa pubblica in una piccola società come quella di Stroncone. Nel 1915 fu tra gli assessori nel Consiglio Comunale e si trovò a gestire l’ emergenza finanziaria del terremoto dell’11 novembre 1915

Dal 1918 al ’19 sostituì nella carica di sindaco, Francesco Malvetani , richiamato al servizio militare. In questi anni si rinnovò la capitolazione del “Concerto Civico”( 1919) , di cui faceva parte anche come bandista e socio. Fu assessore in vari anni accanto al sindaco Mauro Rosa (1923-24),

Quando questi, nel 1925, rassegnò le proprie dimissioni, fu tra i candidati per ricoprirne il ruolo. Successivamente fece parte della Giunta di Dario Contessa(1925-26). Furono anni molto frenetici e complicati per l’amministrazione stronconese, che venne coinvolta in molte opere di interesse nazionale, come la rete viaria e ferroviaria o la contrattazione con le banche per accesso a mutui e prestiti.

Vitaliano fu, spesso, coinvolto in prima persona come “persona delegata del sindaco”, e si recò in trasferta a Roma, Spoleto,Poggio Mirteto e Terni.

Gli amministratori, spesso, si trovarono a decidere su progetti di tipo economico che gravano, a volte, anche in modo pesante, e cercavano di conciliare le esigenze della popolazione. Fu il caso della Ferrovia economica a trazione elettrica, che impegnò una parte del bilancio ma che, poi, non si realizzò.

la motivazione che inseriva Stroncone nel percorso era in una relazione che ne spiegava le ragioni economiche di spostamento di merci e persone da e verso il Paese.

Durante la crisi economica del 1919, si recò a Terni per :“conferire con la sottocommissione di requisizione dei cereali circa l’aumento dell’assegnazione granaria insufficiente fatta al Comune” . Nel 1923 , a Spoleto per “contrattare il mutuo per conto del Comune”. A Terni partecipò come “membro della commissione giudicatrice del Concorso per Messo Comunale”. Furono anni difficili e non mancarono crisi sul piano amministrativo, tant’è che partì anche un’inchiesta a seguito di denuncia, sulla cattiva gestione del bilancio. Ancora una volta, però, tutto si può comprendere inquadrando il momento storico. Se la guerra, nel nostro territorio non rappresentò combattimenti e distruzioni, tuttavia, gli effetti nell’economia non tardarono a farsi sentire. Tutti i Comuni erano pressati dalle imposte prelevate dal Governo centrale che aveva reduci da ricollocare, spese di guerra da risanare, crisi dei mercati da fronteggiare…di certo non fu proprio poco più di una battaglia, come i letterati del tempo avevano osato prevedere…Lo Stato concesse alle municipalità di applicare altre tasse come quella sui beni di lusso: pianoforti, biliardi, autovetture, domestici…di sovratassare quella sul focatico, sul bestiame e sui cani, ma…una piccola comunità rurale, contadina e artigiana come Stroncone di certo non poteva contare sui beni di lusso, né poteva “dissanguare”i suoi cittadini tassando beni di prima necessità.

D’altra parte però bisognava provvedere alle problematiche del vasto territorio: capoluogo, frazioni e montagna; gestire la sanità, con le condotte mediche e veterinarie, la scuola, la manutenzione di strade e fonti d’acqua… nonché rispondere alle nuove esigenze della popolazione, come il servizio pubblico, l’illuminazione nelle frazioni e l’acquedotto.

Nel consiglio comunale vengono deliberate £ 6.500 annue alla Ditta Rapida, per il servizio automobilistico Terni Stroncone e viceversa

Nel 1920, il bilancio fu revisionato da un commissario prefettizio che relazionò e analizzò le voci di spesa e di entrata, razionalizzando la gestione economica del Comune.

Segni di stima vennero, a Vitaliano, anche da altre istituzioni o da semplici cittadini. Nel 1927, quando la” Federazione fascista autonoma delle Comunità artigiane in Italia”, chiese un elemento idoneo a ricoprire la carica di fiduciario per l’organizzazione locale degli artigiani, venne proposto il suo nome .

Nel 1925, si prodigò nel portare conforto alla popolazione, e nell’intervenire, insieme al sindaco Rosa e all’assessore Contessa, per organizzare i trasporti d’acqua con i Vigili del Fuoco, durante un furioso incendio scoppiato nella frazione del Colle.

Dal 1934 al 1939 ricoprì la carica di Consultore nel Comune di Terni, in rappresentanza della delegazione di Stroncone; nel 1945 venne nominato Commissario dei Presidenti dell’Opera Nazionale maternità e infanzia. Dal 1948 al 1952 fu sindaco della riconquistata autonomia comunale; nel 1952 fu nominato Commissario Prefettizio per il Comune di Stroncone; nel 1956 gli venne conferita l’onorificenza di Cavaliere della Repubblica Italiana. Nel 1960 fu premiato anche dalla Camera di Commercio di Terni con il diploma e la medaglia d’oro per ” miglioramenti tecnici di carattere sociale, nei servizi al pubblico”.

Oggi una targa commemorativa gli dedica la Passeggiata grazie all’acquisizione del terreno su cui sorge, realizzata negli anni del dopoguerra, quando era a capo dell’Amministrazione comunale.

La vita privata

Nel 1904 sposò Taide Malvetani di Terenzio e Eva Bruni. Di famiglia benestante, Taide è figlia e nipote di sindaci e parroci, proprietari di immobili e di mole di grano ed olio. Matrimonio di interesse, combinato tra casate importanti? chi può dirlo? La realtà ci mostra una lunga e duratura unione coronata da 9 figli che riuscì a superare sia crisi familiari che economiche. Un brutto lutto, sembra voler replicare a distanza di anni, nella stessa famiglia, la sofferenza dei due genitori con la morte a 20 anni della figlia Viviana. Taide era una donna colta e laboriosa, che si prodigava per gli altri mettendo a disposizione le sue capacità. Leggeva e scriveva lettere a chi glielo chiedeva, raccontava storie ai bambini e sferruzzava guanti e calzini perfino per i soldati. Superò una crisi familiare quando si trattò di abbandonare la casa del marito, in seguito alla spartizione dei beni con il fratello Ubaldo. Seppure a malincuore, lasciò la casa di via Contessa e non esitò ad utilizzare la sua dote per acquistare la casa di via dell’Arringo, dove oggi, una targa porta il suo nome. Il primo figlio nacque nel 1906, Orlando, seguirono poi: Paolina, Anna, Vittorio, Gaspare, Maria, Viviana, Alberto e infine Eugenia nel 1925. Quando l’Officina si trasferì nella sede definitiva, allevò galline, coltivò l’orto e ogni specie di pianta da frutto. Si muoveva sempre con uno stuolo di figli e nipoti al seguito, felici di poter condividere con lei quella serenità e saggezza che emanava con lo sguardo. Si diceva che sapesse la Divina Commedia a memoria e che la ripetesse a quei bimbetti che l’ascoltavano con aria trasognata. Corrispondeva con Giacomo Giacomini, direttore dell’Idioma Gentile, cui era abbonata e sostenitrice. Vitaliano e Taide riuscirono a festeggiare le nozze d’oro nel 1954

circondati dall’affetto della numerosa famiglia cui intanto si erano aggiunti nipoti e pronipoti.

Chiesa di San Nicolò 1954

I miei ricordi

Taide era una donna piccola e robusta, il viso rotondo e l’immancabile ciuffo di capelli grigi pettinato come tutte le donne anziane del tempo. Taide…Nonna Taide! Sì perché le persone di cui ho parlato fin qui, fanno parte della mia famiglia e io le ho nel cuore da sempre. Quando è morta io avevo 4 anni eppure di lei mi ricordo tutto…quello che faceva per me aveva qualcosa di magico… a volte mi portava a vedere la piccola finestrella del lungo corridoio della sua casa, poi, mi prendeva in braccio per aspettare la rondinella che lasciava una caramella sul davanzale…La ricordo sul letto di morte, ma non ricordo manifestazioni di tristezza…lei era lì con il viso sereno, paga di una vita incorrotta, ancora una volta non volle tradire chi, in quel volto vedeva la pace e la tranquillità.

Nonno Gioberto e nonno Vitaliano, li ho “conosciuti” dal tono della voce dei miei cari quando mostravano oggetti a loro appartenuti o da loro costruiti: biancheria, alari, pinze, soffietti per il camino…lì c’era tutta l’enfasi che affermava la stessa notorietà e fama che avevano avuto in vita.

Nei tiepidi pomeriggi della mezza stagione, la domenica, anche mia madre si concedeva il riposo dalle faccende domestiche. Ben vestite, uscivamo e, poiché, i luoghi in cui passeggiare non erano molti, complice, un certo sentimento religioso,arrivavamo fino al Convento di San francesco per una visita al Beato Antonio. Io camminavo lungo i muretti che costeggiano ancora oggi, parte della strada. Quasi sempre, arrivati alla ” curva dell’Officina”, il cancello aperto ci invitava ad entrare. La porticina di ferro grigio, era semichiusa, segno che c’era sicuramente qualcuno. I lavori erano fermi ma l’Officina per la famiglia Vittori era una seconda casa: c’era l’orto, l’amico che cercava una tavoletta o un pezzetto di ferro, il nipote che doveva costruire qualcosa per la scuola, le ordinazioni che dovevano partire il lunedì mattina…zio Alberto, zio Gaspare, zia Maria e poi figli, nipoti e pronipoti che “transitavano” per un primo lavoro, fare esperienza o in cerca di diversa occupazione…clienti e amici per un consiglio, un aiuto o un parere professionale…tutti venivano accolti dall’allegro fischiettio dei Vittori, gente allegra e ottimista. Il grande e lungo capannone ospitava le macchine da falegnameria e da carpenteria. Un forte odore di legno, segatura e trucioli, saldatura e limatura di ferro entrava nelle narici fino quasi ad impregnare la pelle; ti accoglieva ancora prima di entrare dentro.

Oggi il tetto malandato e le erbacce oltre il cancello chiuso, sono tristi tracce di un luogo che, per molti anni è stato un punto di riferimento per l’intera comunità. Restano le opere e i manufatti, indistruttibili testimonianze di un’arte preziosa che purtroppo non ha potuto continuare a svilupparsi,privando, così, l’intero territorio di una fetta di economia che poteva essere sfruttata anche dal punto di vista dell’archeologia industriale.

Bibliografia

P. Lombardi ” L’evoluzione dell’agricoltura italiana nel Novecento. Il caso di San Patito Sannitico” Tesi di laurea, A.A. 2014-15

Documenti conservati presso Archivio Storico del Comune di Stroncone

Documenti Archivio Vitaliano Vittori

Fonti orali

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