Giacomo Giacomini e “L’idioma gentile” anni ’20

Un illustre Stronconese poco conosciuto

Sconosciuto ai più, Giacomo Giacomini, è ancora vivo nel ricordo di Ornella e Flavia, che, a dispetto della loro età, rammentano bene alcuni particolari della vita di questo insigne concittadino. Ornella, in particolare, lo ricorda perché, sua nonna, Taide Malvetani, donna colta e raffinata, era abbonata al suo giornale e di tanto in tanto vi corrispondeva. Flavia ricorda bene la spiccata intelligenza di questo ragazzo che per essa si distingueva e i sacrifici dei genitori per farlo studiare. Ricordano, inoltre, la figlia Giuliana (o forse sorella ?), che divenne maestra e insegnò a Stroncone; poi “sposò un pezzo grosso della finanza e si trasferì a Genova“. Di sicuro, sappiamo che nel periodo di pubblicazione del giornale, ebbe una bambina: Maria Luisa, che nacque il 30 luglio 1922.

30 luglio 1922

Il legame con Stroncone, del Giacomini, è rappresentato, anche, dalle letterine che scrivevano le bambine Bianca e Nunziatina. C’era, infatti, una sezione del giornalino, riservata alla corrispondenza di “zia Bianca”, dove, per lo più bambini, descrivevano fatti del loro modesto vissuto. A settembre 1923, Bianca, in una di queste lettere, così descriveva Stroncone

Stroncone (Perugia), 20 settembre 1923

Bianca è abbonata a tale rivista, lo testimonia un appunto a fondo pagina nel 1923

La storia del giornale

Venne pubblicato, per la prima volta, il 15 aprile 1921 con lo scopo di estendere, perfezionare e utilizzare in maniera corretta, la lingua italiana, scoraggiando, anche, l’uso di quei francesismi che sembravano inquinare “quell’idioma che Dante consacrò ed il Petrarca ingentilì”.

Fino al settembre del 1925, quando cessò la sua diffusione, fu strumento attraverso cui, fanciulli e adulti (desiderosi di migliorarsi), poterono confrontare le loro capacità e conoscenze, applicandosi in composizioni scritte, esercizi di grammatica, di prosa, di memorizzazione e approfondire la loro cultura attraverso lo studio dei classici.

La struttura del giornale

Nella copertina appariva il sommario;

poi si aprivano le pagine dedicate a una novella, quasi sempre a sfondo morale, spesso di E. De Amicis

Le Pagine Belle erano destinate alle opere dei grandi classici.

Un Concorso Permanente di Composizione italiana raccoglieva gli elaborati degli abbonati, pubblicandone i migliori. Non venivano disdegnati gli errori che venivano evidenziati con il suggerimento per le dovute correzioni. Questo modo di procedere metteva in luce anche quello che era il livello di capacità degli alunni nei vari ordini di scuola e, il giornale, si fece carico di queste difficoltà, proponendo “corsi” di perfezionamento e di insegnamento vero e proprio sulla stesura di un componimento.

L’idioma gentile e la riforma del 1923

La filosofia, da sempre, ha messo al centro l’educazione dei fanciulli per una buona organizzazione dello Stato. Quando Giovanni Gentile ebbe l’incarico di riformare l’istruzione pubblica, da buon filosofo, lo fece sul modello politico-sociale del momento, quindi fu espressione dell’ideale fascista. Per dirla con Antonio Martino:“eternerà con l’omonima riforma il modo fascista di intendere l’istruzione”.Dalle pagine del suo giornale, il Giacomini fu specchio di tale realtà. I Programmi gentiliani si prefissavano la “formazione di un cittadino con diritti e doveri, rispettoso della famiglia, della società e dello Stato”. Tutti i racconti, le poesie e le prose, le riflessioni che i lettori erano invitati a fare, erano all’insegna del rispetto e dell’amore per i genitori, per la patria, per la bandiera…venivano valorizzati i sentimenti di amicizia, fedeltà, perdono…poi c’era il ricordo imperituro di date, luoghi e nomi che resero glorioso il suolo italiano. Inoltre, il giornale si proponeva di estendere la sua divulgazione verso le colonie per tenere vivo quel sentimento nazionale in terra straniera.

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