
“l’arte è una in tutte le sue forme e in tutte le sue manifestazioni: solo vi hanno mezzi di espressione che arrivano più o meno direttamente alla mente e al cuore del popolo; e la banda, nota dal popolo, per la sua voce poderosa e squillante parlata dall’aria libera, nelle piazze, resta appunto uno dei mezzi più diretti di educazione musicale” cit. A.Vessella
Un suono sovrasta gli schiamazzi della strada, il vociare della gente e le grida dei bambini…d’un tratto si avvicina…si distinguono le delicate melodie di flauti e clarinetti; uno squillo di tromba fa piombare nel silenzio ogni altro rumore…gli rispondono un corno e un sassofono, poi…in un’unica Armonia il ritmo della musica avvolge ogni cosa fino a quando, un colpo di piatti e di grancassa ne determinano la fine…Schierati, i bandisti, nelle loro impeccabili uniformi, sfilano per le vie, fermandosi di tanto in tanto per farsi ammirare nell’esecuzione del loro repertorio…
Un po’ di storia
Gli strumenti a fiato, in particolare chiarine e trombe, hanno, da sempre, accompagnato gli eventi più importanti di luoghi e persone: feste religiose, incoronazione di papi e imperatori..Nel XIII sec., a Firenze, i suonatori si uniscono in corporazioni ben organizzate.
“la musica assurge a vera espressione d’arte…”
Nel 1339 tra le spese per gli impiegati del Comune di Firenze compaiono musici regolarmente stipendiati con attribuzioni regolamentate da speciali statuti.
Nella metà dell’800, sulla tradizione delle bande militari, cominciano a formarsi Associazioni Filarmoniche su iniziativa di privati di cittadini che pian piano vengono inglobate nelle Amministrazioni comunali.
Stroncone e la prima Associazione Filarmonica(1840)
Sono almeno due, le Deliberazioni Comunali, attestanti l’origine della Banda a Stroncone, risalente al 1840


Lo scopo dell’Associazione è…” di gentile incivilimento degli Onesti cittadini”, una definizione che rimarrà invariata nel corso di tutto il primo dopoguerra.
Essa possiede un capitolato e un regolamento che durano per circa un biennio o triennio.
I Soci e le Amministrazioni comunali, allo scadere del mandato, rivedono clausole e articoli, modificandone il contenuto qualora nuove esigenze lo rendessero necessario.



Essi sono legati da un vero e proprio contratto come dimostra un documento del 1882

Inutile dire che, nel corso del secolo preso in esame, contrastate e animate vicende, hanno caratterizzato l’attività bandistica del paese che, però, nella tenacia e nella fermezza, sia dei soci che degli amministratori pubblici, ha trovato un valido sostegno per il prosieguo della sua storia.
Uno dei temi più dibattuti, come è lecito supporre, è quello economico e un documento del 1883 ci mostra come vengono ripartite le quote finanziarie

La Banda “un affare di famiglia”
Intere generazioni si avvicendano nella formazione del corpo bandistico,” famiglie storiche” i cui cognomi si ripetono per oltre cinquant’anni: Massoli, Leonardi, Vittori, Spezzi, Rossi, Ferracci, Andrielli, Grimani, Castelli…




Sono cognomi che torneranno ancora nel secondo dopoguerra, una continuità che suggerisce un grande senso di appartenenza.
Si tratta di operai, artigiani, contadini, che dedicano le ore del riposo, allo studio di uno strumento,impegnandosi in lezioni e prove per dare il meglio di sé nelle uscite dentro e fuori il Comune.
Gli allievi, spesso figli degli effettivi, per poter partecipare devono aver:
-compiuto 10 anni di età;
-fede di nascita;
-certificato di subita vaccinazione e di essere libero da mali contagiosi;
-certificato di saper leggere e scrivere.
Tra i vari articoli si legge:
–L’ allievo dovrà presentarsi al Maestro di musica per essere inscritto nel registro che appositamente sarà aperto e dovrà giustificare ogni assenza.
–Dovrà provvedere personalmente all’acquisto dei quaderni di carta di musica e alle riparazioni dello strumento, seguendo le indicazioni del maestro.

Orgoglio paesano
Per i Comuni avere un Corpo Filarmonico è un vanto, e, anche Stroncone, si prodiga, nel corso degli anni, secondo le possibilità, a sostenerlo economicamente, preventivando nei bilanci, quelle spese necessarie al suo sostentamento: la sala per le prove e la relativa illuminazione; un sussidio per gli arredi e l’abbigliamento; lo stipendio al bidello e al maestro di musica. Inoltre,attraverso i suoi rappresentanti, cerca di valutare l’opportunità migliore, per garantire che, le trasferte dei bandisti,avvengano rispettando gli accordi presi. Non solo, ma è attento al suo “benessere”, anche quando è impegnato in servizi obbligatori sanciti dal regolamento, non disdegnando di mettere in bilancio, spese extra, come “bicchierate” fornite dagli esercenti locali.


La stessa popolazione tiene in forte considerazione sostenere il Corpo filarmonico come si evince anche dalle relazioni che accompagnano le delibere ogni volta che si deve rinnovare il capitolato.


L’uniforme
La rispettabilità passa anche attraverso il vestiario, non a caso, i musici della Filarmonica dei Laudesi, nel lontano 1232, avevano l’obbligo di vestire sempre abiti forniti dal comune stesso, uno per l’inverno e uno per l’estate, col distintivo del giglio fiorentino:”a ciò che possano onorare il loro ufficio in modo onorevole per il comune”.
Quasi settecento anni dopo, si sente la stessa esigenza, come leggiamo nella relazione che, la Commissione municipale, nel 1891, redige in occasione della ricostituzione del Patrio Concerto.


Essa, infatti, appoggia la richiesta di rinnovare le divise, ormai logore, affinché anche il Paese ne possa trarre lustro.

Già nel 1883, il Comune stanziava una somma da spendere per il vestiario ripartendola secondo i ruoli ricoperti dai vari componenti


Nel 1880 il Ministero dell’Interno autorizza i nuovi figurini

Di quelle rinnovate, nel 1908, vengono conservati i bozzetti


La Banda, specchio dei tempi
L’accentramento burocratico e il rigido controllo statale che si attuò all’indomani della Unità d’Italia, traspare anche dal regolamento che disciplina l’attività bandistica.


Le norme evidenziano la ricerca di un’integrità morale quasi esasperata mirante al controllo quasi ossessivo verso ogni comportamento suscettibile di creare onta a se stessi o al Paese che rappresentano.
Dall’osservanza degli orari, al decoro dell’uniforme, tutto è impregnato di un rigore quasi militare.
Sanzioni e multe in denaro, colpiscono chi ritarda alle prove, chi non esegue le parti assegnate, chi si assenta senza giustificato motivo, perfino chi si diletta nell’uso dello strumento senza autorizzazione del maestro…



Anche in materia ECONOMICA, Stroncone, attraverso la sua banda è testimone del più ampio quadro storico nazionale.
Quando la crisi si fa più sentire, nel 1919, ne può fare le spese, persino,uno dei personaggi più amati e rispettati che ha occupato la scena per oltre un decennio. Menghini Ercole, maestro di musica, nasce a Roma nel 1871. Si diploma all’Accademia di Santa Cecilia, in Roma, nel 1894, conseguendo il titolo di: Diploma di maestro compositore e direttore di banda. Quando approda a Stroncone nel 1907, può vantare un’esperienza decennale. Per circa 13 anni si distingue per professionalità e serietà, ricevendo encomi e lodi dall’Amministrazione Comunale. Poi…la guerra…E sì, la Grande Guerra gioca proprio un brutto scherzo al povero Menghini che si ritrova in poco tempo,come vuole il detto:”dalle stelle alle stalle”.
Si ritrova con un gruppo, è proprio il caso di dirlo, “sbandato”; deve utilizzare la sua casa per fare le prove, in quanto il Comune non dispone più di una stanza adatta; deve comporre musica nuova e occuparsi dei nuovi allievi e tutto per un misero mensile di 120 £ ( che arriva anche in ritardo) e senza indennità caroviveri, come gli spetterebbe in quanto impiegato comunale.
Cerca di arrangiarsi come può cercando di raggirare quella clausola del contratto che gli impone di risiedere in Paese e prendendo al volo quel “detto non detto” dell’Amministrazione, va a fare servizi presso altre Bande viciniore.
Figuriamoci se i diligenti stroncolini potevano accettare una cosa del genere e così, scatta subito il provvedimento disciplinare della Censura, alla quale, il Menghini non ritiene di rispondere discolpandosi, ma, presentando una relazione dove si toglie qualche sassolino dalla scarpa e conclude con le sue dimissioni.
I temi musicali
Dal repertorio svolto, nonché dai servizi che la Banda è tenuta a svolgere o svolge liberamente, si colgono momenti di vita quotidiana che caratterizzano questa piccola comunità e che si intrecciano ancora una volta con realtà più grandi, dimostrando che Stroncone, pur nella sua peculiarità di paese rurale non è affatto isolato .
Anzi, testimonia e partecipa di ogni evento che può avere risonanza nazionale.
“…la banda comincia ad imporsi come mezzo di diffusione artistica e si delinea (…) la sua missione di efficacia come mezzo culturale per le masse”
I grandi autori come Verdi, Rossini, Ponchielli, … con le loro opere più celebri si mischiano a operette, sinfonie e cori dai titoli e contenuti patriottici o frivolezze sociali.



I servizi
I servizi ufficiali, stabiliti dal regolamento, sono all’insegna del più profondo patriottismo: Natalizi della casa reale e di Garibaldi, l’anniversario della Breccia di Porta pia, la ricorrenza dello statuto…
ci sono poi dai tre agli 8 servizi l’anno da fare a disposizione del sindaco per ricevimenti e feste civili occasionali, oltre alla festa del patrono in febbraio e in agosto.

Nel 1868, compaiono anche :
-la festa per la Madonna del Colle;
-fiere, tranne quella di Corvajanni.
Compaiono anche i servizi presso le 4 frazioni del Comune, che sono regolamentati da precise raccomandazioni, compresa una cauzione che i festaroli devono lasciare a garanzia degli impegni presi.
Essi consistono nel fornire i bandisti di vitto e alloggio per 1 giorno e mezzo, durata prevista per il servizio, e cavalcature necessarie per l’andata e per il ritorno.

L’attività dei filarmonici è variegata e certamente poco monotona. Accanto agli impegni regolamentati, ci sono le gite “fuoriporta” che non sempre vengono condivise dai membri, tant’è che nel 1892, alla ratifica del nuovo capitolato, si teme il pericolo che qualcuno si ritiri, impedendone così la ricostituzione.

La questione si risolve con la garanzia che il Comune di volta in volta deciderà e vigilerà sulle condizioni necessarie affinché l’impegno si possa o meno accettare.
I servizi a pagamento offrono uno spaccato delle usanze della comunità stronconese, come quella di accompagnare messe, processioni e funerali con differente tariffa a seconda del luogo (distanza dal paese); del giorno( feriale o festivo); dell’ora( mattina o pomeriggio);


ci sono, poi, le esibizioni più frivole legate alle feste da ballo, specie nel periodo del Carnevale.

Il Maestro
Il capomusica in tempi più remoti era scelto tra i più bravi.
Con la Riforma del 1900 e con l’Istituzione della Cattedra di Composizione e Strumentazione, nel 1896, istituita presso il Liceo Musicale di Santa Cecilia in Roma, si riconosce l’importanza della figura del Maestro come “educatore delle masse”.
Vengono indetti concorsi e il curriculum diventa basilare per avere punteggio ed ottenere il posto. Il maestro non si improvvisa e sicuramente quelli che dirigono il Concerto a Stroncone nel periodo storico considerato, hanno una competenza stimata e apprezzata.
Il maestro Cardoli
A lui, va senza dubbio, riservato un pensiero a parte, avendo servito la filarmonica per circa 25 anni, guadagnandosi una rispettabilità che lo porterà ad essere nominato persino Giudice conciliatore e vice presidente della società operaia.
Dal foglio matricolare, risulta essere nato a Narni nel 1835.
Nel 1868 diventa maestro del Concerto presso il Comune di Stroncone.
Le sue esperienze non sono molte: dopo aver svolto l’incarico di capo musica presso il Reggimento di fanteria, ha avuto un solo incarico presso la Banda di Calvi.
Termina la sua carriera da invalido, probabilmente, per vecchiaia. Lo scopriamo da un verbale del consiglio Comunale riunito in seduta straordinaria, per sostituire il Maestro elementare Chiorri, il quale ha ricevuto il trasferimento a Sutri, proprio a inizio dell’ Anno Scolastico 1905-1906. In tale dibattimento, si cerca di porre rimedio sia alla supplenza nelle classi rimaste scoperte, che alla direzione del Concerto. Sembra infatti che il Comune, dovendo pagare l’assegno al Cardoli invalido, abbia utilizzato le competenze del Chiorri per dirigere anche la scuola di musica.
Una relazione sull’attività bandistica del 1894, ci mostra, il Cardoli, come una persona comprensiva e capace di vera empatia nei confronti dei suoi sottoposti.
Accanto alle lodi per l’Amministrazione Comunale che sempre li sostiene, non manca di ammettere certe situazioni di taluni allievi che hanno provocato degli “appunti” da sanzionare.
Egli, allora, pur condividendo la necessità del rispetto del regolamento, chiede umilmente, che venga tenuto conto dell’oneroso impegno che i numerosi servizi richiedono e prega di far decadere la multa impegnandosi egli stesso a far valere quelle doti di moralità mettendo a garanzia il proprio comportamento.
Il maestro Cerù
Probabilmente fu quello che sostituì il dimissionario Menghini.
Di lui quello che sappiamo, lo troviamo in una lettera che scrive al sindaco alla scadenza del suo mandato, nel 1924.
In essa, fa presente che se gli venisse tolta la Direzione della Banda, ciò causerebbe un: “grave danno per lo sviluppo delle tendenze artistiche e tecniche degli elementi del Concerto, con l’ interruzione degli esercizi graduali che in questo tempo ho avuto agio di iniziare”.
Da Verbale del Consiglio però apprendiamo della sua partenza e così il Comune si trova a bandire un nuovo concorso

I curriculum degli aspiranti, dimostrano l’evoluzione che la figura del Maestro, ha avuto in questi anni del dopoguerra.
Ad esempio Secca Gino, che risulterà quello scelto e, che però, non prenderà servizio perché accetterà altro incarico, può vantare oltre ai vari diplomi di Composizione, Contrappunto, Direzione di banda ecc. Anche una serie di elogi e di encomi per le sue capacità artistiche, lodi di originalità e creatività nell’istruire parti, “drizzare vecchi musicanti e affinare i giovani iniziandoli all’esecuzione delle migliori opere italiane e straniere con squisito senso d’arte”

Accetterà il nuovo incarico, il Maestro Tagliaferri con uno stipendio di £ 7000 annue più 200 di indennità.
Il fascino intramontabile della banda
“Il carattere di popolarità della banda va inteso come mezzo diretto e immediato per l’educazione musicale del popolo che si viene a trovare naturalmente in contatto nelle piazze”
La Banda ha reso possibile la divulgazione dell’arte della musica che era stata privilegio di pochi, chiusa nei teatri e nei salotti, portandola a contatto con una moltitudine di persone. Persone semplici, spesso analfabete, che attraverso arie ed opere famose si avvicinavano ad una cultura altrimenti inaccessibile.
E’ interessante notare come viene descritta da un adolescente un’esibizione bandistica nel 1923
“Tutti ascoltano con grande attenzione tanto che (…) nessuno si accorge che il cielo si è coperto di nuvoloni. Quando cadono le prime gocce (…) i più prudenti si allontanano ma la maggior parte della folla non si muove (…).
La banda continua a suonare: sta eseguendo magistralmente il finale del primo atto della Traviata e maestro e suonatori sono addirittura trasportati da quella stupenda pagina musicale…l’entusiasmo è al colmo scoppiano fragorosi applausi.”
Conclusione
Il presente articolo riguarda il periodo che va dalla fine dell’800 al primissimo dopoguerra (1924). I documenti esaminati sono: Delibere comunali, relazioni, inventari, minute e atti ufficiali, capitolati di spesa e regolamenti che si sono susseguiti negli anni, aventi come unico scopo quello di mantenere il Corpo Filarmonico Comunale di Stroncone.
Bibliografia
–La banda, dalle origini ai nostri giorni…,di Alessandro Vassella; Milano, Istituto editoriale nazionale,1935
-Le foto dei documenti sono conservati presso l’Archivio Storico del Comune di Stroncone.