“la storia è madre della verità depositaria delle azioni, testimone del passato, esempio e annuncio del presente, avvertimento per il futuro”
(Miguel Cervantes)
Alcuni luoghi legano la propria storia a miti e leggende e la nostra Terni non fa eccezione.A tempi assai remoti, quando il suo nome era legato allo status di sito collocato tra due fiumi, risale il famoso racconto del drago, quel drago che ancora oggi troneggia nello stemma comunale.Il “Thyrus”, capace di evocare e soddisfare il più intimo senso di appartenenza alla comunità. E’ ben visibile nei gagliardetti delle associazioni sportive, nei loghi di enti o studi professionali, nelle manifestazioni locali e perfino nei tombini.Per tanta fama, gli è stata dedicata anche una statua. Nella tradizione araldica, questa creatura alata, simboleggia: vigilanza,custodia e fedeltà; altre figure simili incarnano virtù di potenza, forza e maestà. Eppure, volendo leggere con attenzione quanto riportato anche dal Passavanti nella sua Historia di Terni, il drago della leggenda ternana, non ha niente di tutto ciò, anzi è portatore di morte , simbolo della palude insalubre, capace di fare più morti di un'”ondata di barbari”.Fu ucciso da un giovane di cui si sono perse le tracce!Egli è il vero eroe della situazione, ma che fine ha fatto? Dove sono le glorie a lui dedicate per aver salvato la comunità a sprezzo della propria vita? Non se ne conosce neanche il nome…certamente siamo di fronte a costruzioni fantastiche care alle credenze popolari, ma ciò che colpisce è la mancanza di riconoscenza e l’assenza totale di ossequio. L’ingegno umano, l’intelletto e la capacità di stravolgere le sorti di una situazione catastrofica, la fiducia nelle possibilità dell’uomo di modificare a suo favore anche la natura stessa creando un ambiente salutare.. ecco cosa è stato ignorato…Forse, sul piedistallo è stato posto il simbolo sbagliato!
La storia si ripete
Le cronache di questi ultimi anni, sono piene di articoli sull’aria inquinata della conca ternana. Sul banco degli imputati: la “grande fabbrica”, l’Acciaieria, emblema di una “ternanità ” moderna e orgogliosamente tecnologica fin dal 1884, quando fu posta la firma per il suo impianto.Terni, “città dell’acciaio” e l’acciaieria, estensione della città stessa, un binomio indissolubile, due realtà che sono andate, via via, identificandosi l’una con l’altra. Nel 1965, lo stabilimento, assunse come marchio di fabbrica proprio “TERNI” e precedentemente un logo ne sancì il legame.
“L’identificazione aveva portato il simbolo della soc. Terni, la cascata stilizzata, disegnata nel 1945 dal pittore futurista ternano, G. Preziosi che sovrastava il nome Terni, quasi a sostituire l’antico Thyrus del gonfalone”
Ancora una volta un simbolo di morte, solo che stavolta i miasmi velenosi escono da camini e ciminiere con nomi che non richiamano qualche insetto raro,bensì, zinco, piombo, benzene, nichel, cromo… e la malattia che ne deriva è la più temuta del secolo.
I rapporti dell’ Azienda sanitaria locale parlano di un numero di morti per inquinamento, maggiore rispetto alla media nazionale.
Un patrimonio naturale sottovalutato
L’Umbria è una piccola regione caratterizzata dal verde dei suoi territori.Paesaggi naturali e corsi d’acqua creano mete ambite per il turismo.Terni stessa, anche se sembra strano a dirsi, nei secoli scorsi è stata decantata da viaggiatori e poeti per le bellezze e la ricchezza del suo patrimonio, tanto da essere definita “città di Dio“. Quando si è persa la consapevolezza di questo potenziale economico di cui certo oggi non avremmo di che rammaricarci? Di sicuro ci credevano gli antichi amministratori, se leggiamo nelle Antiche Riformanze del 1564, che :
“Il senato cittadino attento al miglioramento dell’agricoltura, emanò una legge in base alla quale ciascun proprietario, doveva piantare per ogni tavola di terreno irriguo posseduta, cinque piante da frutto..”
pena una multa.
Nel 1500, Leandro Alberti nella sua “Descrittione di tutta l’Italia” e Piccolpasso, nella sua relazione in viaggio per l’Umbria, parlano di ricchezza e abbondanza di “selve di ulivi con vigne”.
“La quantità di ulivi è tale che al tempo che si raccoglie per cinque mesi continui rimette nella città cento some di olio al giorno”
Descrivono ovunque l’abbondanza di acque; il Nera ” grosso fiume, velloce et rapace et perpetuo…”
Orti e giardini rigogliosi per la facilità di reperire acqua a pochi metri dal suolo e campi che danno anche quattro raccolti all’anno. Nel secolo successivo, Carbonario descrive le bellissime colline con ulivi e frutti
” selve aspre da legname e cacciare tanto a volatili, quanto a quadrupedi”
E il Nera…“con abbondanti pesci, trote, lucci tinche anguille ” Una terra ricca di frutti e animali come “piccioni buonissimi che vengono a mangiarli da altre città. Lepri, volpi, cinghiali, tordi se ne mangiano tanti…”
L’abbondanza degli uliveti: “…vi è oliva fino all’ottava di Pasqua…”E inoltre: canapa fina, cavoli, porri, agli e cipolle…che si vanno a vendere perfino a Roma.
“Alla fiera del Campitello si vedono cipolle di smisurata grandezza, castagne, funghi, tartufi belli e grassi che pesano anche una libbra, meloni e olio”.
L’occasione mancata
Oggi l’economia cerca di rivalutare tutto il patrimonio sia naturale che artistico per rilanciare lo sviluppo della città. Eppure lo aveva avuto sempre sotto gli occhi, senza scomodare, poi, la cascata delle Marmore o il lago di Piediluco… La crisi inevitabile dell’agricoltura, all’indomani dell’uscita dallo Stato Pontificio, gettò nello sconforto la società post unitaria facendo crollare la fiducia in quel territorio che era sembrato così produttivo. Fece spostare l’interesse e indirizzare l’operosità verso un nuovo mondo industriale anziché migliorare quella immensa ricchezza già posseduta. E ciò è ancora più paradossale se si confrontano zone del Paese dove una natura, poco generosa, non ha impedito ai suoi abitanti di ingegnarsi per ricavare terre da coltivare in zone impervie e di difficile accesso. Terni che ” non fu avara di sacrifici per far sì che l’industria nazionale si svolgesse potentemente nel suo seno”, oggi paga un tributo troppo alto anche a fronte dell’incontestabile benessere economico che ha portato. La soluzione del problema si è cercata altrove…forse, come è stato fatto con l’Eroe dimenticato…è mancato lo spirito di abnegazione, il virtuosismo eroico e la fiducia di potercela fare nonostante le avversità.
Bibliografia
L. Palmeggiani, Dall’Amministrazione Pontificia a quella unitaria in Terni, a cura di M.Giorgini; in Storia illustrata delle Città dell’Umbria a cura di Raffaele Rossi, Elio Sellino editore,1993;
R.Covino Lo sviluppo industriale
in Terni, a cura di M.Giorgini; in Storia illustrata delle Città dell’Umbria a cura di Raffaele Rossi, Elio Sellino editore,1993;
G. Papuli L’industria prima e dopo l’unità
in Terni, a cura di M.Giorgini; in Storia illustrata delle Città dell’Umbria a cura di Raffaele Rossi, Elio Sellino editore,1993;
D. Ottaviani L’ottocento a Terni (parteII) ed. Terni,1984
M.Arca Petrucci Il territorio
in Terni, a cura di M.Giorgini; in Storia illustrata delle Città dell’Umbria a cura di Raffaele Rossi, Elio Sellino editore,1993;
V.Pirro Il paesaggio agrario della Valle di terni nella descrizione dei viaggiatori dal 1500 al 1800 in Rappresentazioni e pratiche dello spazio in una prospettiva storico-geografica a cura di G.Galliano ed Brigati (Genova)
M. Virili La fabbrica d’armi a Terni. Un’architettura neo rinascimentale dall’Italia post-unitaria alla Grande Guerra in Industria e Società durante la Grande Guerra ed. Thyrus,2016