L’acciaieria:alba o tramonto (prima parte)

Il sogno operaio

Il 1 maggio 1987 a Luigi Spezzi, mio padre,veniva conferita la Stella al merito del Lavoro.

La decorazione, istituita con R.D. 30/XII/1923, comporta il titolo di “Maestro del lavoro” ed è concessa ai dipendenti pubblici o privati che si siano” particolarmente distinti per singolari meriti di perizia, di laboriosità e di buona condotta morale”

Una vita, la sua, tutta dedicata alla “più bella officina siderurgica del mondo”, come fu definita da Schneider nel 1884.

Dalle 8 alle 19 per 6 giorni alla settimana, con pochissimi giorni di ferie durante la “ferma” di Ferragosto; mai un giorno di malattia o permessi straordinari.

Una carriera sempre in crescendo che lo portò, in pochi anni, a maturare competenze e relazioni sociali importanti.

Negli anni delle agitazioni sindacali lo vedevo tornare a casa provato…Il suo volto scarno non riusciva a dissimulare la tensione e la preoccupazione di chi, come lui, non condivideva scioperi e manifestazioni.

La “Terni” non poteva e non doveva fermarsi per qualche soldo o beneficio in più; la “grande fabbrica” doveva produrre ininterrottamente.

Il senso di appartenenza

Nei miei ricordi di bambina ci sono le telefonate all’alba, di notte o nei giorni festivi, per problemi nel reparto di Manutenzione di cui era responsabile. Egli non considerava il suo incarico come un semplice susseguirsi di turni di lavoro.

Per lui, come per molti altri, negli anni ’70 e ’80, lo stabilimento era l’estensione della Città stessa.

Occupare un posto all’ Acciaieria era un sogno che si concretizzava perché, voleva dire, partecipare, in prima linea, alla vita economica di Terni, concorrendo indirettamente al suo sviluppo.

Le capacità finanziarie delle famiglie, con un reddito sicuro, potevano accedere al ceto medio aspirando a un futuro migliore per se stessi e per i propri figli.

Dentro la storia

Il senso di appartenenza a questa fabbrica fu tale e profondo grazie anche alla storia che ha accompagnato il suo sviluppo fin dalle origini.

Uno stabilimento ritenuto da subito unico in Italia e in Europa, intorno al quale girarono subito numeri da capogiro a cominciare dai lavori per la sua costruzione:

500.000 m. cubi di terra da scavare;

125.000 m. cubi di muratura ordinaria per fondazioni ed elevazioni;

oltre 6.000 m. cubi di muratura refrattaria;

5.750 tonnellate di tubi di ghisa;

15 km di binari…per un costo totale di 56 milioni impiegati per finire l’opera reperiti mediante obbligazioni e debiti;

12 milioni versati dallo Stato per fornire la corazzatura delle navi;

il grande Maglio di 105 tonnellate, quasi unico in Europa, che a detta delle cronache, quando cominciò a funzionare fece un “rumore spaventevole” che fece tremare lo stesso stabilimento e che si sentì per tutta la città.

L’importanza a livello Nazionale fu enorme .

Nel 1886, la prima rotaia venne laminata alla presenza del principe Tommaso di Savoia; nel 1887 re Umberto I, con un seguito di alti funzionari volle aprire il primo secchio di colata che arrivava alle lingottiere; dal 1889, visitare e fotografare le Acciaierie divenne quasi una moda e “la tecnologia cominciò a dare spettacolo”.

Farne parte ,quindi, voleva dire entrare, per un pezzetto nella storia..

Terni: terreno di conquista

All’indomani dell’Unità d’Italia, si verificarono due eventi che finirono per percorrere insieme la stessa strada:

-la crisi del mercato della città, che non godeva più dei benefici dello Stato Pontificio;

-la necessità del Governo di trovare un luogo dove impiantare una fabbrica, in grado di fornire acciaio, per produrre materiale bellico, secondo le tecniche più moderne, rendendosi così indipendenti dall’estero.

Le potenzialità del sito ternano furono, da subito, intuite dal Pepoli, il commissario regio per l’Umbria, che la definì la “futura Manchester d’Italia”.

In un suo discorso così si esprimeva:”Al silenzio delle vostre campagne succederà il rumore dei telai, ed il fischio del vapore, ai cadenti casolari sostituirà la speculazione solidi ed ampi edifici; all’ozio mantenuto dai Conventi succederà il lavoro poiché quell’acqua che scende limpida e meravigliosa per le chine delle vostre montagne feconderà la vostra industria”

In effetti:

-la ricchezza delle acque;

-la vicinanza con Roma;

-la lontananza da siti strategici di possibili attacchi nemici: coste o confini;

-la linea ferroviaria;

-le condizioni di viabilità;

-la presenza di opifici con macchinari moderni che evidenziavano la propensione tecnologica della popolazione ternana…tutto ciò rendeva il sito adatto all’impianto di grandi stabilimenti.

Due Commissioni governative, esplorative e l’azione dell’Ammiraglio Brin furono determinanti affinché il Governo concedesse i finanziamenti necessari per la costituzione della Società degli Altiforni e Fonderia di Terni di Cassian Bon e C.

Da protagonisti a comparse

A ben guardare l’imprenditoria di quegli anni, si può notare come, delle fabbriche impiantate a Terni, solo una sia d’origine ternana: Virgilio Alterocca.

Il territorio, nel periodo storico preso in esame, sembrò, infatti, preda di capitalisti anche stranieri che non portarono con sé soltanto soldi ma crearono un’ egemonia, che impedì ad altri settori di decollare con il conseguente risultato che l’economia fu movimentata soltanto dal salario operaio.

Essi si mossero, nel tessuto cittadino, senza alcun concerto con gli amministratori locali che, ben presto si trovarono tagliati fuori da decisioni importanti.

Eppure non si può dire che non si siano mossi con entusiasmo e facendo le mosse giuste, arrivando ad indebitare il bilancio pubblico per promuovere quelle opere necessarie a creare il sito industriale.

La costruzione di Corso Tacito, ad esempio, progettato dall’Ing. Sconocchia, nel 1868, serviva a collegare rapidamente la stazione con il centro cittadino; la piazza che, ugualmente, ne prese il nome, serviva da snodo in direzione Valnerina.

Il Canale Nerino, definito “Fonte battesimale della nuova Terni industriale”fu costruito in 5 anni ed ebbe un costo di oltre 200.000 lire che misero in difficoltà i bilanci pubblici.

Malgrado ciò, più cresceva l’enfasi e l’importanza dell’Acciaieria, meno venivano prese in considerazione, le voci dei locali.

Emblematica fu la visita dell’On. Depretis il 4/XI/1886, allo stabilimento, che, come confermarono le cronache dei giornali, arrivò con un treno speciale all’interno della fabbrica, con modalità anonime e incuranti, non si fermò in città nemmeno per un minuto snobbando apertamente le rappresentanze comunali.

Nemmeno la visita del re l’anno successivo, fu ” per la città”, nonostante la sua partecipazione ai complimenti per la “grande fabbrica” in un discorso tenuto dal balcone del palazzo comunale. In tale occasione, gli amministratori non poterono parlare delle problematiche della città ma dovettero condividere l’entusiasmo del sovrano per un luogo dove tutto andava bene e la popolazione viveva felicemente e in prosperità. Questo perché, in realtà, era quello che aveva organizzato Cassian Bon, il quale dall’esito della visita, sperava in un nuovo finanziamento statale per il suo stabilimento.

La “Ternanità” tradita

Qualcuno ha definito l’acciaieria il DNA di Terni, ma in realtà non fu sempre così, anzi.

I 7 stabilimenti, che alla fine dell’ 800, erano presenti nel territorio, portarono la città, in pochi anni, ad aumentare la sua popolazione di 2500 unità.

Questo determinò un sovraffollamento con tutti i problemi abitativi e di ordine igienico-sanitario che ne conseguirono.

Soprattutto, però, cambiò il tessuto sociale che non sempre visse in armonia.

Per molto tempo, durò una frattura tra il ceto borghese della città tradizionale e quello operaio della città industriale.

Idiomi diversi, uniti a ideologie, usi e tradizioni, si vennero ad intrecciare modificando ineluttabilmente la cultura preesistente.

La convivenza, all’inizio, non fu facile…le case erano poco più che tuguri, dove dormivano anche 13 persone in condizioni igieniche precarie…

Presto cambiò anche il paesaggio con la costruzione di interi quartieri per ospitare le case degli operai.

Oggi, due vie, vicine allo Stabilimento: Viale Brin, e via Cassian Bon,ci ricordano i due principali attori di un evento che ha cambiato la nostra storia per sempre.

Quel 10 marzo 1884, di cui oggi ricorre l’anniversario, ha segnato uno spartiacque tra un passato rurale e un futuro industriale…su quel che ha determinato poi…ci rifletteremo in seguito…

Bibliografia

D.Ottaviani, L’Ottocento a Terni (parte II) ed. Terni,1984

M.Arca Petrucci,Il territorio in Storia illustrata delle Città dell’Umbria a cura di R.Rossi;Terni, a cura di M. Giorgini, ed.Elio Sellino,1993

R.Covino,Lo sviluppo industriale
in Storia illustrata delle Città dell’Umbria a cura di R.Rossi;Terni, a cura di M. Giorgini, ed.Elio Sellino,1993

L.Palmeggiani,Dall’Amministrazione Pontificia a quella unitaria.
in Storia illustrata delle Città dell’Umbria a cura di R.Rossi;Terni, a cura di M. Giorgini, ed.Elio Sellino,1993

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